Dollaro verso quota 1,15 vs Eur. Torna ad essere «valuta rifugio»?
Giù il prezzo del petrolio, anche se Hormutz resta praticamente chiuso.
Il risiko bancario italiano irrompe sulla scena: Milano segna nuovi massimi.
I mercati continuano a muoversi al ritmo degli sviluppi in Medio Oriente. Dopo giorni di forte tensione, Iran e Israele hanno annunciato la sospensione degli attacchi reciproci in seguito all’intervento del presidente americano Donald Trump.
La tregua resta tuttavia fragile: Teheran ha avvertito che eventuali nuove operazioni israeliane contro Hezbollah in Libano potrebbero provocare una ripresa delle ostilità. La prospettiva di un allentamento delle tensioni ha contribuito a stabilizzare il sentiment degli investitori, ma l’attenzione resta elevata sia sul fronte geopolitico sia su quello macroeconomico.
A Wall Street la seduta di ieri, 8 giugno, si è chiusa senza una direzione univoca. Il Dow Jones ha ceduto lo 0,16% a 50.786,01 punti, mentre il Nasdaq ha recuperato parte delle perdite accusate venerdì (-4%) salendo dello 0,86% a 25.929,66 punti. In rialzo anche l’S&P 500, che ha terminato la giornata a 7.405,73 punti (+0,30%).
Tra i titoli più osservati resta Apple. Il gruppo ha presentato la nuova generazione della propria piattaforma di intelligenza artificiale, introducendo una versione evoluta di Siri e nuove funzionalità basate su Apple Intelligence. Nonostante la rilevanza strategica dell’annuncio, il mercato ha reagito con cautela e il titolo ha chiuso in ribasso del 2%.
Il mercato guarda ora al dato sull’inflazione americana di maggio, in հրապարակazione mercoledì, dopo le robuste indicazioni arrivate dal mercato del lavoro statunitense. Un indice dei prezzi al consumo superiore alle attese rafforzerebbe lo scenario di una Federal Reserve ancora prudente sui tagli dei tassi, mantenendo elevato il costo del denaro più a lungo del previsto. Un contesto che potrebbe pesare sia sui metalli preziosi sia sugli asset caratterizzati dalle valutazioni più elevate.
In Europa, Piazza Affari si conferma la migliore tra le principali Borse continentali, chiudendo in rialzo dello 0,63%, mentre Parigi, Francoforte e Madrid terminano la seduta in calo.
A sostenere il listino milanese è ancora il risiko bancario. Mps mette a segno un balzo del 12,96% e Mediobanca dell’11,98%, dopo il lancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo (-1,37%) sull’istituto senese. L’operazione coinvolge anche Unipol (+4,5%), che acquisirà 635 filiali da integrare in Bper (+5,18%).
L’offerta, che ai prezzi di chiusura di venerdì incorporava un premio del 12,5%, si è trasformata nell’arco di una sola seduta in uno sconto dell’1,5%, segnale dell’entusiasmo con cui il mercato ha accolto il riassetto del settore.
Sul fronte obbligazionario il rendimento del BTP decennale italiano resta stabile intorno al 3,83%, contro il 3,06% del Bund tedesco. Gli investitori continuano a premiare la relativa stabilità politica italiana, mentre aumentano le incertezze in alcune delle principali economie europee, tra la debolezza della crescita tedesca e le incognite elettorali francesi.
Stamattina, 9 giugno, in Asia prevalgono gli acquisti, favoriti dal rientro delle tensioni geopolitiche e dal forte recupero del comparto tecnologico. Il Nikkei giapponese sale dell’1,92%, mentre il Kospi sudcoreano rimbalza dell’8,18% dopo il brusco calo della seduta precedente. Tra i protagonisti Samsung Electronics (+7,6%) e SK Hynix (+13%), sostenuta anche da una nuova partnership con Nvidia.
In Cina il CSI 300 guadagna l’1,2%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong perde lo 0,2%. I dati sul commercio estero hanno mostrato un surplus commerciale di maggio superiore alle attese, grazie alla forte crescita delle esportazioni. Più debole l’Australia, con l’ASX 200 in calo dello 0,2%, mentre il Nifty 50 indiano avanza dello 0,1%.
Sul mercato delle materie prime, il miglioramento del quadro geopolitico ha favorito una correzione del petrolio. Il Brent scende a 92,50 dollari al barile, oltre il 2% sotto i livelli della vigilia, mentre l’Indice Bloomberg Commodity arretra a 132,80 dollari, sui minimi dal 21 aprile.
L’attenzione degli operatori resta però concentrata sui metalli industriali. L’alluminio, attualmente a 3.600 dollari per tonnellata, potrebbe salire fino a 3.750 dollari nella seconda metà dell’anno e persino raggiungere i 4.000 dollari qualora le tensioni in Medio Oriente continuassero a compromettere le forniture. Le stime indicano inoltre un possibile deficit globale record di 2,2 milioni di tonnellate nel corso dell’anno. Anche il rame recupera terreno e quota 13.615 dollari, sostenuto dagli acquisti provenienti dalla Cina e dai flussi verso gli Stati Uniti, in vista delle decisioni dell’amministrazione Trump sui possibili dazi alle importazioni.
Più stabili i metalli preziosi. L’oro si mantiene a 4.330 dollari l’oncia e l’argento a 68,0 dollari, livelli vicini ai minimi delle ultime 11 settimane, complice l’allentamento della domanda di beni rifugio.
Sul mercato valutario il cambio euro-dollaro resta poco mosso a 1,154, mentre il biglietto verde consolida i massimi da febbraio. Il rafforzamento del dollaro suggerisce che gli investitori stanno tornando a considerarlo il principale bene rifugio globale. Tuttavia, una Federal Reserve più rigida del previsto potrebbe tradursi in maggiori pressioni sugli asset più rischiosi, dalle società legate all’intelligenza artificiale fino al comparto delle criptovalute, riportando la volatilità al centro della scena nelle prossime settimane.
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