La Regione Emilia-Romagna punta sul riordino territoriale. Al centro della riforma, che dovrebbe essere approvata entro fine anno, il ruolo delle sue nove Province, compresa naturalmente quella di Piacenza. L’obiettivo è ambizioso: rafforzare la governance, migliorare i servizi e ridurre i divari territoriali. Anche per superare la legge Delrio che 12 anni fa ha trasformato le Province in enti di secondo livello, primo passo verso il loro smantellamento.
Dal 2014 però le Province sono ancora lì, in un limbo fatto di tante responsabilità amministrative ma con un peso politico limitato. I cittadini le vedono lontane, perché non votano più per eleggere il presidente e i consiglieri. E tutto si muove nelle stanze del potere amministrativo: oggi sono i sindaci e i consiglieri comunali a candidarsi e a votarsi tra di loro. Se le Province stentano, non va meglio il percorso aggregativo pensato per i Comuni: le unioni e le fusioni sono in affanno, tra problemi organizzativi, gestionali e campanilismi politici.
Il tour di Baruffi
In questo quadro, al Palazzo della Provincia di Piacenza è arrivato ieri l’assessore regionale Davide Baruffi, accolto da un affollato parterre di stakeholder locali. Con la sua sfilza di deleghe (Programmazione strategica e Attuazione del programma; Fondi europei; Bilancio; Patrimonio; Personale; Montagna e aree interne) l’assessore ha tutte le carte in regola per gestire il cammino di questa riforma.
Baruffi infatti sta girando tra i capoluoghi di provincia in un tour denominato “Luogo al cambiamento” per incontrare non solo sindaci e amministratori, ma anche autorità civili, militari, e i rappresentanti delle parti sociali. Anche a Piacenza l’assessore ha spiegato i principi alla base del progetto di riordino ed ha ascoltato le esigenze dei territorio per stendere una legge coerente con le diverse realtà regionali.
Un po’ di numeri
Il sistema piacentino è composto da 46 Comuni e da quasi 289mila residenti. Tuttavia, emerge una marcata frammentazione amministrativa. Il 70% dei Comuni conta meno di 5mila abitanti e la metà non raggiunge nemmeno la soglia dei 3mila. Il che rende difficile la gestione di servizi complessi, con l’89% dei Comuni piacentini che contano meno di 25 dipendenti e faticano a reperire personale qualificato.
Attualmente solo il 47% delle municipalità aderisce a un’Unione, con un livello di consolidamento disomogeneo sul territorio. Sul piano economico, il sistema piacentino degli enti locali esprime una capacità di spesa pari a 350 milioni di euro, che rappresenta il 5,5% del totale dell’intera Emilia-Romagna.
Un territorio fragile
L’assessore Baruffi ha sottolineato le fragilità del territorio: “Quello piacentino si caratterizza per la presenza di Comuni ‘micro’ e piccoli, con una percentuale alta, il 33% del totale, di Comuni montani”. La riforma in questo caso punta a una “governance multilivello” più efficace. Anche nei rapporti con le agenzie regionali, da Atersir ad Arpae. Dunque non si tratta solo di razionalizzare e rendere più efficiente la burocrazia, ma di aumentare la capacità di risposta ai bisogni reali dei territori.
Anche il consigliere regionale del Pd Luca Quintavalla vede una concreta chance di rilancio: “La riforma del riordino territoriale regionale può essere un’occasione per rafforzare il ruolo della Provincia, che nel caso di Piacenza ha continuato a rappresentare in questi anni un punto di riferimento fondamentale”.
Un cambio di passo
Monica Patelli, presidente di centrosinistra della Provincia di Piacenza, ha sollecitato un deciso cambio di passo: “Il riordino istituzionale è una sfida non più rinviabile; oggi a Province e Comuni viene chiesto di garantire servizi sempre più complessi senza avere strumenti e risorse adeguate”. La richiesta è chiara: servono leve effettive per rispondere alle istanze dei territori.
La Provincia aspira così a diventare un hub di concertazione e supporto specialistico. Piacenza, secondo Patelli, è già all’avanguardia, essendo una delle poche province ad aver approvato il Ptav, uno strumento che permette di coordinare la pianificazione di area vasta e lo sviluppo economico.
Competitività e sicurezza
Il riordino avrebbe implicazioni dirette anche sulla competitività territoriale. Una gestione associata delle funzioni può liberare risorse e migliorare l’efficienza degli uffici amministrativi. Settori come per esempio la logistica e la promozione turistica richiedono infatti una visione sovracomunale.
Un tema economico e sociale di cruciale importanza è poi il dissesto idrogeologico. Patelli ha evidenziato come questa criticità non debba più essere considerata un’emergenza, ma un problema strutturale: gestire strade e sicurezza ambientale richiede competenze tecniche e finanziarie che i piccoli Comuni non possiedono.
La politica torna protagonista?
Il percorso dell’assessore Baruffi proseguirà toccando le altre Province dell’Emilia-Romagna. La sensazione è che la Regione intenda muoversi sempre più come regista e sempre meno come gestore diretto, applicando il principio di sussidiarietà. Se questo fosse davvero il risultato finale della riforma, è chiaro che per la politica locale si aprirebbero nuovi spazi di manovra sul piano provinciale, con più responsabilità ma di certo con più risorse da gestire. Quindi, con un peso nettamente maggiore sullo sviluppo del territorio. E anche in questa prospettiva, come vi abbiamo già raccontato (vedi l’articolo sotto), qualcuno a Piacenza ha iniziato a muoversi in vista delle prossime elezioni provinciali di fine anno…
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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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