Quali sono le prospettive a lungo termine, soprattutto per l’Europa? Come leggere i megatrend che hanno condizionato, e condizioneranno, i contesti sociali, tecnologici e ambientali? Perché è così importante studiare e comprendere le policrisi? Questi aspetti, insieme a molti altri, sono al centro degli studi di Adriano Cozzolino, ricercatore in Scienza politica presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e direttore della Ricerca-CRO della Fondazione IIF-Italian Institute for the Future. Business People lo ha incontrato.
Negli ultimi vent’anni abbiamo attraversato crisi finanziarie, pandemie e tensioni geopolitiche. Quali i principali punti di svolta tra il 2006 e oggi?
Ne individuerei tre. Il primo è la crisi finanziaria del 2007 e 2008, che in Europa si è trasformata, qualche anno dopo, nella crisi del debito sovrano. È da quel momento che è nata una stagione populista, che ha portato con sé l’affermazione dei partiti sovranisti, l’avvento degli euroscettici e il declino della fiducia nelle istituzioni. E ancora: aumento delle diseguaglianze e polarizzazione delle ricchezze. Tutto ciò ha minato la fiducia nelle democrazie. Il secondo è relativo alla pandemia. A causa del Covid-19 ci siamo trovati a gestire un’emergenza enorme e imprevista. Il terzo punto di svolta è rappresentato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Negli anni precedenti, ci eravamo abituati a una minaccia polverizzata, rappresentata dal terrorismo. Questo accadimento ha riportato la guerra in primo piano, con molte conseguenze, tra cui l’aumento delle spese militari.
Con Fondazione IIF-Italian Institute for the Future vi occupate di megatrend. Quali sono i principali, quelli che stanno ridisegnando l’economia e la politica globale?
Sono le grandi tendenze che influenzano il nostro tempo e il futuro. Non tenerne conto sarebbe problematico. Partiamo dalla digitalizzazione e dall’Intelligenza Artificiale. I risvolti sono molteplici e vanno dalla tecnologia alla geopolitica, dalla gestione delle risorse ai cambiamenti nel mondo del lavoro. L’automazione, l’AI e l’autonomia agentica sollevano pesanti interrogativi su quale sarà l’impatto sul comparto occupazionale. Veniamo poi alle crisi dei sistemi democratici, a cui abbiamo già accennato. E ancora: declino demografico, cambiamenti ambientali, trasformazioni della natura del lavoro.
A livello di rapporti internazionali, che cosa ci dobbiamo aspettare?
Una loro ridefinizione, senza dubbio. Un caso su tutti è rappresentato dalla Cina, Paese sempre più protagonista dal punto di vista tecnologico e geopolitico. Il sistema internazionale si avvierà a una ridefinizione sostanziale, in ottica multipolare. Ma sarà un sistema multipolare pacifico o conflittuale? Al momento, sembra che l’orientamento prevalente sia di tipo conflittuale. A testimoniarlo c’è la crisi delle Nazioni Unite, che evidenzia la necessità di una riscrittura della grammatica dei rapporti internazionali.
Negli ultimi anni si è diffuso il concetto di “policrisi”: crisi che si intersecano e si potenziano tra loro. Quanto questo cambia il modo in cui imprese e istituzioni pianificano il futuro?
Il termine è stato coniato dal filosofo e sociologo Edgar Morin negli anni Novanta e poi ripreso dallo storico dell’economia Adam Tooze. Questa dimensione ci invita a leggere il presente come caratterizzato non da una sola crisi, ma da vari vettori di crisi. Riguardano le migrazioni, la demografia, la polarizzazione della ricchezza economica, le relazioni internazionali. Queste crisi si amplificano a vicenda, entrando in connessione e generando un effetto aumentato. Ciò richiede la capacità di vedere come interagiscono vari sistemi e trovare delle risposte sistematiche.
Guardando ai prossimi vent’anni, l’Europa rischia di essere spettatrice o può ancora giocare un ruolo strategico?
Da un punto di vista statico, l’Europa attuale mostra aspetti disfunzionali. L’Unione Europea ha alcuni elementi tipici di uno Stato (Parlamento europeo e Banca centrale) e altri, come la Commissione, tipici di un’organizzazione sovranazionale. Prendere decisioni è lungo e complesso, data la sua natura elefantiaca. Ma se invece guardiamo alle crisi come occasioni di ripensamento, allora l’Europa può giocare un ruolo attivo. Gli Usa che ripiegano, la Cina che investe sulla tecnologia, la guerra in Ucraina e l’Africa in pieno boom demografico: tutti questi fattori potrebbero dare una spinta affinché l’Europa diventi più vicina a uno Stato federale e quindi più integrata, con maggiori investimenti e legittimazione democratica.
C’è un errore grave in cui un imprenditore o un manager non deve cadere nel prevedere il futuro?
Immaginarlo come linearmente legato al presente, quasi fosse una sua propaggine. Nei workshop e nelle consulenze, noi diamo sempre un consiglio: pensare l’impensabile. Guardare a scenari diversi, anche lontani e allenare la capacità di immaginazione. Per essere preparati. Nessuno si sarebbe aspettato il Covid, ma neanche lo smartphone. Bisogna allenarsi a immaginare rotture, innovazioni radicali, forme di coesistenza di tecnologie tra loro molto diverse.
Qual è uno scenario che oggi sembra improbabile ma che, secondo lei, potrebbe diventare realtà?
Alla luce dell’AI e della velocità a cui avvengono le innovazioni, ciò che potrebbe diventare realtà è una società dove la stragrande maggioranza dei processi produttivi e decisionali è automatizzata e in cui le persone sono sgravate da una buona parte delle attività ripetitive, meno elaborate e complesse.
Business People è un mensile economico che compie 20 anni. Che cosa dovrebbe fare per prosperare per altri 20?
Andrei nella direzione opposta a quella che vediamo quotidianamente: uso sciatto dell’AI, utilizzo pigro dell’elaborazione intellettuale. E invece: approfondire il racconto, cogliere segnali deboli del cambiamento, essere originali. Ci si può far aiutare dall’intelligenza artificiale, ma mantenendo la firma e l’originalità autoriale.
Intervista tratta dallo speciale 20+20 – Cosa è successo e cosa può (ancora) succedere, pubblicato sul numero di Business People di giugno. Scarica il numero o abbonati qui
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Lucia Ingrosso
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