Laigueglia, il caso spiagge: quando un bando rischia di far deflagrare un’intera comunità. E il sindaco? “Un uomo solo al comando”. Dopo mesi porte chiuse


Il caso delle concessioni balneari a Laigueglia non è una semplice questione tecnico-amministrativa.

COMMENTO DI TRUCIOLI.IT – È la miccia accesa su un territorio già provato, dove la somma delle fragilità rischia di trasformarsi in una deflagrazione che nessuno — né i sostenitori del bando né i suoi oppositori — sarà in grado di governare.

L’articolo di News Balneari restituisce con precisione il clima da tutti contro tutti” che si è installato sul borgo: da un lato i concessionari attuali, sul piede di guerra contro quello che definiscono un “bando capestro”; dall’altro, e questo è un elemento che merita attenzione, imprenditori locali e nuovi soggetti che nel bando vedono invece un’opportunità. Una polarizzazione che, in un contesto già fragile, ha tutto il potenziale per lacerare il tessuto sociale prima ancora di quello economico.

Perché Laigueglia arriva a questo appuntamento già ferita. La crisi del commercio ha lasciato segni visibili: chiusure record di negozi e attività, un calo di residenti che si riflette a cascata sui servizi — dalla scuola ai servizi sociali, alcuni dei quali rischiano di essere travolti dalla riforma in corso. Sono numeri e dinamiche che disegnano un borgo che non può permettersi ulteriori shock, men che meno auto-inflitti.

In questo scenario si muove la politica, con un sindaco che appare sempre più “uomo solo al comando”: già ai ferri corti con Confcommercio, ora in aperto conflitto con i balneari dei Bagni Marini, e sostenuto da una maggioranza che guarda alla minoranza con occhio sempre più strategico, in previsione delle prossime amministrative. A pesare è anche la sua base elettorale: eletto con poco più di un terzo dei votanti, al primo cittadino si rimprovera non soltanto la mancanza di visione, ma soprattutto l’assenza di confronto con le categorie economiche — un deficit che l’articolo conferma plasticamente, citando mesi di richieste di incontro rimaste senza risposta.

Il paradosso è tutto qui: un bando che nei documenti ufficiali parla di “fare squadra” e di “camminare uniti”, ma che nella realtà del paese viene percepito come l’ennesima mossa calata dall’alto, senza il coinvolgimento di chi quelle spiagge le ha costruite e tenute in vita per decenni. E sullo sfondo, il tema delle opere pubbliche: zero cantieri avviati direttamente da questa amministrazione, solo il completamento di quanto ereditato da chi c’era prima. Non è un dettaglio: in un borgo che si candida a essere “il più bello d’Italia”, la percezione di immobilismo istituzionale amplifica ogni altra tensione.

Il nodo vero, però, non è il bando in sé. È la domanda che il bando porta con sé: che modello di sviluppo vuole darsi Laigueglia? Un turismo di qualità, presidio di servizi e identità, o una transizione verso un’offerta frammentata e dequalificata che — come avvertono gli stessi operatori — rischia di allontanare proprio quella fascia di visitatori con maggiore capacità di spesa? E ancora: chi beneficerà davvero della nuova struttura delle concessioni? Le piccole imprese familiari che hanno costruito la storia turistica del borgo, o soggetti più capitalizzati pronti a inserirsi in un mercato reso più vulnerabile?

Sono domande che non ammettono risposte soltanto tecniche. Richiedono una visione. E soprattutto richiedono un tavolo aperto, non slogans sulla “squadra” pronunciati dopo mesi di porte chiuse.

2/ARTICOLO DI NEWS BALNEARI-

Laigueglia, “bando capestro” sulle spiagge: balneari sul piede di guerra, a rischio l’economia del paese

Concessioni di massimo cinque anni, premi per chi cede arenile come spiaggia libera, contributi per manifestazioni e servizi pubblici: per gli operatori è “il peggior bando letto finora, un colpo al cuore dell’economia di Laigueglia”.

Il Comune di Laigueglia ha pubblicato il bando per l’assegnazione delle concessioni balneari con finalità turistico‑ricreative, prorogando nel frattempo gli attuali titolari solo per la stagione 2026 e fissando la conclusione delle gare entro il 31 ottobre.
Negli atti ufficiali si parla di “fare squadra” tra amministrazione e stabilimenti, di ambiente, accessibilità e occupazione, ma la lettura che ne danno molti operatori sui social è opposta: “forse il peggior bando che abbiamo letto finora, qui non si condanna a morte solo i concessionari balneari, ma un intero paese e un’economia delicata e già indebolita da mille fattori”.

Durata breve e incertezza: “così si blocca ogni investimento”

L’amministrazione ha scelto di fissare la durata delle nuove concessioni in massimo cinque anni, richiamando la necessità di adeguare il Piano di Utilizzazione delle aree Demaniali e di rispettare, dal 2027, l’obbligo di destinare il 40% del litorale comunale a spiaggia libera. Ma, per chi lavora sul mare, questo significa programmare investimenti importanti – su strutture, accessibilità, risparmio energetico – senza un minimo di orizzonte temporale: “qui non si condannano a morte gli invisi concessionari balneari, ma un intero paese – scrive un operatore – perché in queste condizioni nessuno sano di mente può investire sul lungo periodo”.

Arenile ceduto e spiagge libere: “premiati se ti riduci, ma i costi restano”

Nel racconto ufficiale il bando è un “gioco di squadra”: il Comune rinuncerà ai “Bagni San Matteo”, trasformandoli in arenile pubblico, e chiede ai privati di cedere porzioni delle proprie concessioni per creare nuovi tratti di spiaggia libera.
Sui social, però, la lettura è molto diversa: “premiare chi cede porzioni di arenile come spiaggia libera, fare da bancomat a manifestazioni varie del Comune e smantellare servizi è pura follia”, scrive un concessionario. Il timore è che, a fronte di una superficie commerciale ridotta, restino invariati – se non aumentati – i costi per pulizia, sorveglianza e salvataggio, con il risultato di comprimere ulteriormente i margini delle imprese.

Contributi, servizi e “bancomat del Comune”

Il disciplinare richiama come “punti premianti” la mobilità, i servizi di pulizia e salvataggio sulle spiagge pubbliche, l’infopoint, la promozione turistica e la sinergia con le strutture ricettive. Tradotto in pratica, però, significa che il concessionario diventa un co‑finanziatore obbligato di servizi pubblici: “fare da bancomat alle manifestazioni del Comune – si legge in un altro commento – e allo stesso tempo ridurre strutture e arenile è insostenibile”. Per molti operatori questa impostazione assomiglia a una “tassa parallela”, che si somma a canoni e tassazione ordinaria, scaricando sui privati costi che dovrebbero competere alla fiscalità generale.

Esperienza non tutelata e rischio speculazione

Nei comunicati ufficiali si parla di valorizzare “esperienza maturata”, “prevalenza della fonte di reddito” e “mantenimento dei livelli occupazionali”. Eppure, nel mondo degli operatori prevale la sensazione opposta: “quello pubblicato è un bando capestro che non tutela esperienza e professionalità ma apre solo le porte agli speculatori”, accusa un commento. L’idea diffusa è che, tra contributi richiesti e premi per chi cede arenile, il vero vantaggio non sia per le piccole imprese familiari che hanno costruito la storia turistica del paese, ma per soggetti più capitalizzati, pronti a subentrare in un mercato reso più fragile e meno redditizio.

Degrado del modello turistico: stabilimenti “spezzettati” e spiagge libere a macchia di leopardo

Tra i balneari circola anche una preoccupazione più strategica: la trasformazione del modello turistico. “Le persone con una disponibilità economica importante non vengono in stabilimenti con accanto una spiaggia libera – osserva un operatore – e visto che l’idea dell’amministrazione è fare uno stabilimento balneare intervallato da piccoli o medi tratti di spiaggia libera, non può che portare a un degrado generalizzato”. Secondo questa lettura, il bando rischia di sacrificare la qualità complessiva dell’offerta – ordine, servizi, percezione di sicurezza – in cambio di “qualche metro di spiaggia libera in più”, con il risultato di indebolire l’attrattività di Laigueglia rispetto ad altre località concorrenti.

Economie locali, immobili e “punto di svolta” per Laigueglia

Nei commenti più duri il bando viene inserito in una traiettoria più ampia, che riguarda il futuro stesso del borgo: “è la strada che Laigueglia ha preso da anni nel campo immobiliare: prezzi degli appartamenti alle stelle e residenti decimati”, scrive un cittadino. Per molti questo bando potrebbe essere il punto di svolta anche per l’economia turistica: “anche quelli che ora esultano nel vedere in difficoltà i concessionari – si legge – andranno a prendere a casa chi ha ideato questo bando assurdo”. L’idea di fondo è che, colpendo una filiera già fragile, l’effetto boomerang ricadrà su negozi, ristoranti, seconde case e sul tessuto sociale complessivo.

Le parole del sindaco e la distanza con i balneari

Il sindaco Giorgio Manfredi, commentando il bando, insiste sulla necessità di “fare squadra”, ricordando che “Laigueglia non è solo un luogo geografico, è una comunità: questo bando è l’invito a camminare uniti per costruire, tutti insieme, un futuro prospero per il nostro borgo”. Parole che, alla prova dei fatti, cozzano con la percezione di molti operatori: “comico leggere che l’amministrazione vuole fare squadra – replica un concessionario – quando la verità è che il sindaco per mesi ha rifiutato un incontro chiesto per affrontare e risolvere le problematiche del settore”. Il rischio, segnalato dai balneari, è che il dialogo si apra solo a giochi fatti, quando “piangere sul latte versato non servirà più a nulla”.

“Bloccare questa assurdità” o ripensare il bando?

Tra le righe dei commenti emerge una richiesta chiara: “bisogna bloccare questa assurdità, la qualità del nostro turismo andrà a farsi benedire”. Al netto della necessità di adeguarsi alla legge regionale e di aumentare la quota di spiaggia libera, il giudizio degli addetti ai lavori è netto: “insostenibile”, “bando capestro”, “punto di svolta per tutta l’economia di Laigueglia”. L’alternativa, anziché contrapporre slogan sulla “squadra”, potrebbe essere aprire finalmente un confronto vero con chi in questi anni ha tenuto in piedi le spiagge e, insieme ad esse, una parte fondamentale dell’identità del borgo.

https://www.newsbalneari.com/laigueglia-bando-capestro-sulle-spiagge-balneari-sul-piede-di-guerra-a-rischio-leconomia-del-paese/

LA DICHIARAZIONE DEL SINDACO MANFREDI

AL IVG.IT, GIORNALISTA NICOLA SEPPONE

Il sindaco Manfredi: “ho operato nel pieno interesse del territorio e di tutte le categorie economiche locali”

“Non possiamo che ribadire quanto già comunicato in sede di pubblicazione del bando di gara, pubblicazione che ci ha consentito di rilasciare la proroga straordinaria agli attuali concessionari per la stagione balneare in corso – spiega il sindaco di Laigueglia Giorgio Manfredi -. La scelta dell’amministrazione comunale di limitare la durata delle concessioni a cinque anni, contestualmente alla premialità prevista per i gestori che cederanno almeno 5 metri di arenile, è dettata dalla necessità di  raggiungere il limite stabilito dalla Regione Ligura del 40% di spiagge libere”.

“La rinuncia da parte del Comune alla concessione dei ‘Bagni San Matteo’ e la restituzione delle concessioni di beneficenza per le quali sono venuti meno i requisiti – ricorda il primo cittadino -, non sono sufficienti; il raggiungimento del risultato previsto dalla normativa non può prescindere dal reperimento di ulteriori tratti di arenile. Le cessioni volontarie previste dal bando ci auguriamo possano consentire il conseguimento del risultato, mantenendo tutte le concessioni balneari, senza perderne la peculiarità di piccoli stabilimenti a conduzione familiare”.

Sottolinea Manfredi: “Per quanto riguarda le perizie, il Comune si è limitato a nominare, fra i periti indicati dall’Ordine dei Commercialisti, coloro che avevano accettato l’incarico. I titolari degli stabilimenti balneari hanno scelto, tra i designati, il professionista al quale conferire dell’incarico per la valutazione degli indennizzi, conferendo un mandato diretto dal quale il Comune è totalmente estraneo. L’importo delle perizie non è stato inserito nel bando in quanto, sulla base di pareri espressi da consulenti legali e fiscali del Comune, derogava agli attuali criteri normativi e di indirizzo regionale, peraltro comunicati, in diversi documenti ufficiali, ai concessionari e ai periti incaricati”.

In merito alla richiesta di contributo economico al Comune, la breve durata di 5 anni, precedentemente motivata, non consente realistici progetti di investimento da parte dei singoli gestori. Pertanto abbiamo optato per convogliare le risorse in progetti più ampi a beneficio della collettività: il risparmio energetico, la riduzione del traffico urbano, l’ottimizzazione delle risorse idriche, sono ambiti in cui il singolo imprenditore non può cimentarsi se non con iniziative modeste e frammentate, mentre un’Amministrazione deve agire in modo organico con interventi strutturati. Ogni bando può essere oggetto di diverse opinioni, ma definirlo ‘capestro’ ci pare pretestuoso: l’Amministrazione deve considerare le esigenze di un intero territorio. A questo scopo riteniamo di aver deliberato criteri nel rispetto della normativa e delle linee guida della Regione, nel pieno interesse del territorio e di tutte le categorie economiche locali. Attendiamo con fiducia l’esito del ricorso, certi che la sentenza del TAR, porti chiarezza e ponga fine a questo clima di tensione”, conclude

 


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