Arriva a Foggia, in Piazza Cavour, l’allestimento dell’“Andrea Chénier” di Umberto Giordano firmato dal Teatro alla Scala e nato per l’inaugurazione del 7 dicembre 2017, con la regia di Mario Martone. Un’operazione di grande portata che rappresenta uno degli appuntamenti più ambiziosi del GIO Festival.
Sul podio, al posto di Riccardo Chailly, per volontà dello stesso regista napoletano, a dirigere l’orchestra sarà la Maestra Gianna Fratta. Per Martone, lo splendido fondale del pronao della Villa Comunale diventa una naturale scena per l’opera: quasi un’installazione, quasi una performance, con l’idea che il teatro sfondi la quarta parete per ritrovare un senso civile e politico.
L’incontro di presentazione al Teatro Giordano ha visto sul palco Mario Martone, Gianna Fratta, Dino De Palma e i protagonisti dello spettacolo, intervistati da Enrico Ciccarelli. Martone ha voluto ringraziare tutti i collaboratori dell’allestimento: la scenografa, i costumisti, Raffaele Di Florio come aiuto regista, Danila Schiavone per la coreografia e l’intera squadra artistica e tecnica impegnata in quello che è stato definito uno sforzo titanico.
Per Gianna Fratta, la partitura di Umberto Giordano possiede una straordinaria ricchezza.
«La partitura di Umberto Giordano per l’Andrea Chénier si può sentire come una sinfonia. È un’opera molto piena, intrisa di elementi diversi. È un’opera di grande virtuosismo. Martone mi ha detto: avevo interesse che fossi tu a dirigerlo. La regia è molto viva. Ci sono tempi molto rapidi, tutto come nelle intenzioni di Giordano, che è un verista. Lui dava indicazioni per rubare il tempo continuamente. C’è grande omogeneità e grande innovazione. Il pronao della Villa è diventato un fondale naturale».
La direttrice d’orchestra ha inoltre sottolineato come Giordano fosse ossessionato dalla precisione delle indicazioni musicali, spesso considerate ineseguibili e per questo trascurate.
“Non ho sentito quello che hanno fatto alla Scala. Se mi faccio influenzare sbaglio. Quello che ci sarà di speciale non l’ho inventato io, ma quello che ha scritto Giordano. Ci sarà un cast grandioso. Undici grandi solisti, un lavoro certosino sulla scelta del cast. È una sorta di miracolo. Sono state coinvolte cinquecento persone, di cui duecento artisti, con una squadra tecnica pazzesca”.
Fratta ha anche ricordato un passaggio decisivo nella biografia del compositore foggiano. “Giordano era caduto in disgrazia. Sonzogno gli aveva bloccato il contratto. ‘Regina Diaz’ era andata malissimo e lui pensava di smettere di scrivere. Due amici, Franchetti, che aveva il libretto di Illica, e Mascagni, credettero fortemente in lui. Andrea Chénier nasce per amicizia”.
Il soprano Maria Agresta ha spiegato di non voler ricalcare le grandi interpreti del passato e neppure figure leggendarie come Maria Callas.
“Noi interpreti contemporanei viviamo un’epoca molto complessa. Rischiamo sempre paragoni e ci vengono richieste sul palco cose che allora non venivano richieste. Sono solita affidarmi allo spartito e all’autore. Mi piace riscoprire i colori che l’autore voleva dare al personaggio. Giordano amava profondamente la donna che metteva in scena e lo si capisce da come la tratta musicalmente. Martone mi aiuta a entrare ancora di più nel personaggio”.
Anche il tenore Jorge de León, interprete di Chénier, ha parlato dell’emozione di affrontare un ruolo centrale nel repertorio verista.
“È una responsabilità grandissima fare questo percorso. Ho cantato Chénier a Malaga e al Teatro Real di Madrid. Questa opera rappresenta la mia vita e la mia carriera. Sono onorato di cantare nella sua città e onorato di essere con il maestro Martone e la maestra Fratta. Lo spartito per il tenore è importantissimo. Nessuno vuole fare un calco di ciò che è stato fatto prima. Per me sembrava impossibile cantare Chénier, poi ho capito che avevo la voce giusta”.
Il direttore artistico Dino De Palma ha evidenziato il rapporto tra Umberto Giordano e la nascente arte cinematografica.
“La storia di Giordano ci dice che il cinema è stata la sua passione. Aveva capito la potenza espressiva di questa nuova arte. Dai suoi diari si comprende che quasi tutte le sere frequentava i cinematografi. Toccare con mano il risveglio di un orgoglio ci ha dato una soddisfazione enorme. Toccare con mano come un bene immateriale possa diventare tangibile”.
Il sogno di Pino Di Carlo
Visibilmente emozionato, il presidente Pino Di Carlo ha ricordato la genesi del progetto.
“Ho fatto un sogno che si è avverato. È un’emozione troppo grande, non solo per me ma per tutta la nostra terra. La cultura caratterizzerà la nostra città, con una nuova narrazione”.
Martone: “Una ragione di orgoglio perché siamo al Sud”
Mario Martone ha spiegato che una delle ragioni che lo hanno convinto ad accettare la sfida di Foggia è stata proprio l’identità meridionale del progetto.
“Sono napoletano e so molto bene quali siano i pregiudizi verso il nostro Sud e quale sia invece la nostra statura. Il fatto che fossimo a Foggia, in Puglia e nel nostro Sud era una ragione di grande orgoglio”.
Il regista ha ringraziato il Teatro alla Scala e la direttrice di scena Barbara Patruno per aver reso possibile il trasferimento dell’allestimento.
“Lo spettacolo è quello della Scala, ma qui c’è una proposta diversa. Andrea Chénier l’ho visto nella sua tumultuosità: la Rivoluzione francese, le speranze, il terrore. Giordano riesce a dare tutti questi effetti. La rivoluzione non è solo uno sfondo. Il ritmo, modernissimo, viene tirato fuori dalla musica. È stato un incontro sorprendente. In quest’opera senti già il Novecento e senti il cinema come capacità di montaggio drammaturgico”.
Martone ha inoltre sottolineato l’importanza della collaborazione con Gianna Fratta. “È la prima volta che metto in scena un’opera con la direzione di una donna. Credo che avremo uno Chénier sul quale sarà interessante interrogarsi”.
Il poeta della rivoluzione
Nella lettura di Martone, Andrea Chénier è molto più di un protagonista romantico. “È un poeta che coglie il senso e lo spirito della rivoluzione. Sente in sé il senso dell’ingiustizia ed è vittima di tutto ciò che stritola gli slanci ideali: il potere, la menzogna, l’invidia, tutto ciò che crea il male nella vita sociale e dei cittadini. Chénier rappresenta molto bene questa contraddizione. Vive lo slancio ideale e poi finisce alla ghigliottina. La vera forza del personaggio è nella purezza con cui si batte contro l’apparato costrittivo”.
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Antonella Soccio
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