L’approvazione da parte della Giunta comunale delle Linee di indirizzo per l’adeguamento del Piano Urbanistico Generale ai nuovi obiettivi strategici dell’Amministrazione comunale rappresenta uno dei passaggi più significativi dell’attuale mandato amministrativo. Non si tratta dell’approvazione del nuovo Piano Urbanistico Generale, né di una modifica della disciplina urbanistica vigente, ma della definizione del quadro strategico entro il quale sarà costruito lo strumento che accompagnerà lo sviluppo della città nei prossimi decenni. Le Linee costituiscono infatti il riferimento politico, metodologico e amministrativo che orienterà il lavoro dell’Ufficio di Piano nella revisione degli elaborati già predisposti, valorizzando il patrimonio conoscitivo e progettuale esistente e riallineandolo agli obiettivi strategici espressi dal mandato amministrativo.
«Ci sono atti amministrativi destinati ad esaurire i propri effetti nel momento stesso in cui vengono approvati e ce ne sono altri che, invece, sono chiamati a disegnare il futuro di una comunità – dice il sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone – Le Linee di indirizzo per il nuovo Piano Urbanistico Generale appartengono certamente a questa seconda categoria. L’urbanistica non è una disciplina che riguarda soltanto edifici, indici di edificabilità o destinazioni d’uso. L’urbanistica è la forma più alta di programmazione di una città, perché decide il modo in cui le persone vivranno, lavoreranno, si muoveranno, studieranno, cresceranno i propri figli e costruiranno le relazioni sociali. Dentro un Piano Urbanistico Generale ci sono le case nelle quali vivranno le nuove generazioni, i quartieri che frequenteremo ogni giorno, gli spazi pubblici, le imprese che sceglieranno di investire, il paesaggio che lasceremo ai nostri figli e perfino la qualità della vita della comunità. Per questo abbiamo ritenuto necessario fermarci, riflettere e restituire al Piano una visione politica chiara, capace di interpretare il mandato che i cittadini ci hanno affidato.»
Il sindaco rivendica una scelta precisa anche sotto il profilo amministrativo.
«Non abbiamo voluto disperdere il grande lavoro tecnico svolto negli anni – precisa – Sarebbe stato un errore e sarebbe stato ingiusto nei confronti delle professionalità che hanno contribuito alla costruzione del Piano. Abbiamo invece scelto una strada più complessa ma certamente più responsabile: conservare tutto ciò che è ancora valido, aggiornare ciò che necessita di essere rivisto e costruire un Piano pienamente coerente con la nuova visione della città. La buona amministrazione non cancella il passato; lo interpreta, lo migliora e lo proietta nel futuro.»
L’elemento che caratterizza l’intero documento è una diversa interpretazione del territorio comunale. Lecce non viene più letta come una semplice successione di zone urbanistiche, ma come una città-territorio, un sistema complesso nel quale centro storico, città consolidata, quartieri, campagne, marine, infrastrutture, aree produttive e sistema ambientale diventano parti di un unico organismo. È un cambiamento culturale prima ancora che urbanistico, che supera una pianificazione fondata sulla separazione degli spazi per sostituirla con una visione basata sulle relazioni, sulle connessioni e sulla qualità complessiva del territorio. È questo uno dei principi cardine delle Linee di indirizzo, che assumono la città come un sistema integrato e unitario.
«Per troppo tempo abbiamo pianificato la città dividendo il territorio in compartimenti separati: il centro storico da una parte, i quartieri dall’altra, la campagna come spazio residuale, il mare come realtà distante – evidenzia il sindaco – Noi vogliamo superare definitivamente questa impostazione. Lecce deve tornare ad essere un organismo unitario nel quale ogni parte dialoga con l’altra. Una città moderna è una città capace di costruire relazioni tra le persone e tra i luoghi.»
Da questa nuova lettura discende forse la scelta più identitaria contenuta nelle Linee di indirizzo: Lecce città barocca sul mare. Non uno slogan, ma una precisa impostazione urbanistica destinata a orientare l’intero Piano.
«Per secoli Lecce ha vissuto un rapporto naturale con il Mediterraneo – considera Poli Bortone – Poi, lentamente, quel rapporto si è affievolito, fino a trasformare il mare in una realtà percepita come esterna alla città. Noi vogliamo ricostruire quel legame, non soltanto attraverso infrastrutture o collegamenti fisici, ma attraverso una diversa idea di sviluppo. Il mare non rappresenta più il margine della città: diventa una delle sue principali centralità. San Cataldo, il sistema delle marine, il paesaggio costiero, il futuro porto turistico, la rete ecologica, il parco costiero e l’asse Lecce-mare costituiscono parti di un’unica strategia che guarda contemporaneamente alla tutela ambientale, alla qualità paesaggistica e allo sviluppo economico – sottolinea – La nostra idea di città sul mare significa costruire nuove opportunità per il turismo, per la cultura, per l’economia del mare, per l’impresa e per il lavoro, restituendo finalmente a Lecce una vocazione che appartiene alla sua storia e che oggi può diventare uno dei principali fattori della sua competitività.»
Il documento affronta poi uno dei grandi temi dell’urbanistica contemporanea: il superamento del consumo di suolo quale principale parametro dello sviluppo urbano. Su questo interviene l’assessore Gianpaolo Scorrano. «Per molti anni si è pensato che lo sviluppo di una città coincidesse con la sua espansione – sottolinea Scorrano – Oggi sappiamo che non è così. La vera crescita consiste nella capacità di migliorare ciò che già esiste. Rigenerare significa recuperare edifici abbandonati, riqualificare i quartieri, restituire qualità agli spazi pubblici, creare nuovi servizi, rafforzare il verde urbano, migliorare la mobilità e restituire bellezza ai luoghi della vita quotidiana. Una città non cresce perché costruisce di più. Cresce perché vive meglio.»
Proprio la qualità dell’abitare rappresenta uno dei punti sui quali il sindaco intende concentrare maggiormente l’attenzione del nuovo Piano.
«La casa è probabilmente la più grande emergenza sociale che le città italiane si trovano oggi ad affrontare – dice il primo cittadino – Sempre più giovani rinviano la scelta di costruire una famiglia perché non riescono ad acquistare o affittare un’abitazione. Gli studenti universitari incontrano enormi difficoltà nel reperire alloggi accessibili. Molti lavoratori, molti anziani e tante famiglie vivono condizioni di fragilità abitativa. Per questo il nuovo Piano Urbanistico Generale dovrà considerare il tema dell’abitare non come una semplice questione edilizia ma come una fondamentale politica sociale. L’housing sociale entrerà a pieno titolo nella strategia urbanistica della città. Non immaginiamo quartieri destinati esclusivamente alle fasce più deboli, ma nuovi modelli urbani nei quali possano convivere diverse generazioni, differenti condizioni economiche e differenti bisogni, all’interno di spazi ricchi di servizi, verde pubblico, scuole, mobilità sostenibile e luoghi di comunità. L’inclusione sociale passa anche dalla qualità dell’urbanistica. Crediamo fortemente che il partenariato tra pubblico e privato possa rappresentare uno degli strumenti più efficaci per affrontare la questione abitativa, realizzare nuovi servizi e rigenerare spazi urbani che oggi rappresentano un costo e domani potranno diventare una risorsa per l’intera comunità.»
Un altro pilastro delle Linee di indirizzo riguarda la mobilità. Il Piano recepirà in maniera sostanziale il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, non limitandosi a coordinare la rete infrastrutturale ma assumendo la mobilità quale criterio ordinatore dell’intero territorio comunale. Greenway, trasporto pubblico, mobilità ciclabile e pedonale, nodi di interscambio, tangenziale e collegamenti con il sistema costiero vengono interpretati come elementi capaci di ridisegnare la forma stessa della città.
«Una città è tanto più giusta quanto più è semplice raggiungere una scuola, un ospedale, un luogo di lavoro, un parco o il mare indipendentemente dall’età, dalle condizioni economiche o dal mezzo di trasporto utilizzato. La mobilità non è soltanto una questione tecnica. È un diritto di cittadinanza e uno dei principali strumenti attraverso cui si costruisce l’equità urbana.»
Grande attenzione viene dedicata anche alle centralità urbane. Il polo ospedaliero, il sistema universitario, le grandi funzioni amministrative, culturali e produttive non saranno più considerate realtà isolate, ma nodi strategici di una rete urbana integrata. La loro organizzazione, la loro accessibilità e la loro connessione con i quartieri rappresentano uno degli assi fondamentali del nuovo Piano, chiamato a riconoscere il ruolo sovracomunale di Lecce quale capitale del Salento.
La stessa prospettiva guida il capitolo dedicato allo sviluppo economico. Le aree produttive, il sistema ASI, la logistica, il terminal multimodale, l’università, la ricerca e l’innovazione non vengono più considerati temi settoriali ma componenti di un unico progetto di crescita, coerente con il documento strategico “Lecce Euromediterranea”. L’obiettivo è rafforzare il ruolo della città come piattaforma culturale, economica e territoriale aperta verso il Mediterraneo, capace di attrarre investimenti, imprese, talenti e nuove opportunità occupazionali.
Accanto allo sviluppo economico, il Piano pone al centro la sostenibilità ambientale. La rete ecologica, la tutela della campagna, la forestazione urbana, le comunità energetiche, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la qualità paesaggistica diventano elementi strutturali della pianificazione e non semplici politiche di settore.
«L’ambiente non rappresenta un limite allo sviluppo. È la condizione indispensabile per uno sviluppo duraturo. Una città che protegge il proprio paesaggio, valorizza la campagna, investe sul verde e costruisce una rete ecologica efficiente è una città che migliora la salute dei cittadini, aumenta la propria attrattività e crea nuove opportunità economiche.»
«Abbiamo scelto di guardare oltre l’orizzonte del mandato amministrativo – concludono il sindaco Poli Bortone e l’assessore Scorrano – Il nuovo Piano Urbanistico Generale dovrà accompagnare Lecce per i prossimi trent’anni. Per questo non può limitarsi a risolvere i problemi del presente, ma deve preparare la città alle grandi trasformazioni che interesseranno il lavoro, la mobilità, l’abitare, il turismo, l’ambiente e la composizione sociale della nostra comunità. Il nostro obiettivo non è semplicemente costruire una città più efficiente. Vogliamo costruire una città nella quale sia più bello vivere, lavorare, studiare, investire e crescere una famiglia. Una città che custodisca la propria storia senza rinunciare all’innovazione, che ritrovi il proprio mare senza perdere la propria identità, che sappia coniugare sviluppo e tutela del territorio, competitività e coesione sociale. Questo è il significato più profondo delle Linee di indirizzo che oggi abbiamo approvato e per cui ringraziamo tutto il personale degli Uffici e i componenti il Comitato tecnico. Le Linee non rappresentano soltanto l’avvio del nuovo Piano Urbanistico Generale. Rappresentano la scelta di immaginare la Lecce dei prossimi decenni con coraggio, responsabilità e una visione all’altezza della sua storia e delle sue straordinarie potenzialità».
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