L’intelligenza artificiale entra nella fase della maturità operativa e pone alle organizzazioni una sfida chiara: generare valore concreto mantenendo pieno controllo su dati, modelli e infrastrutture. È questo il punto di partenza dell’evento “Sovranità Digitale nell’era dell’AI: la Secure AI Factory per use case ad alte prestazioni”, che si è tenuto il 25 giugno a Milano, presso lo Spazio Gessi, promosso da Lutech insieme a Cisco, NetApp e Red Hat.
L’incontro ha riunito aziende e stakeholder per affrontare un tema sempre più centrale per imprese e pubblica amministrazione: come adottare l’AI in modo sostenibile, sicuro e coerente con i requisiti di sovranità del dato, traducendo il potenziale tecnologico in risultati concreti per il business e per il sistema Paese.
La sovranità digitale come leva strategica per l’AI
Nel corso dell’evento è emerso con chiarezza come la sovranità digitale non sia più un tema esclusivamente tecnologico, ma una dimensione che incide direttamente su competitività, resilienza e capacità decisionale. Le scelte relative a infrastrutture, gestione dei dati e modelli di governance determinano oggi la possibilità per le organizzazioni di portare l’AI in produzione, superando la fase sperimentale.
“La sovranità digitale è una responsabilità concreta per imprese e istituzioni, una condizione operativa per governare l’AI nel tempo, ha dichiarato Giuseppe Di Franco, CEO del Gruppo Lutech. Significa mantenere continuità, governance e qualità nelle decisioni, anche in un contesto di crescente complessità tecnologica, oltre che controllo su dati, modelli e infrastrutture mentre si genera valore reale nei processi. Oggi la sfida va oltre la sperimentazione, l’intelligenza artificiale va portata in produzione in modo sicuro, scalabile e reversibile. Grazie a ecosistemi tecnologici come la Secure AI Factory, accompagniamo imprese e istituzioni nel trasformare il potenziale dell’AI in risultati misurabili, senza rinunciare alla governance.”
In questo scenario, la sovranità non si configura come chiusura, ma come governabilità: sapere dove risiedono i dati, come vengono utilizzati e con quali margini di autonomia nel tempo.
Un approccio che si traduce in tre leve fondamentali: architetture flessibili e governabili (on-premise, cloud qualificato o ibrido), modelli di governance e orchestrazione agnostici rispetto alle tecnologie, un integratore di fiducia capace di mantenere il controllo valorizzando l’ecosistema globale.
Secure AI Factory: l’infrastruttura per l’AI su scala industriale
Al centro del confronto il paradigma della Secure AI Factory, sviluppato da Cisco e arricchito dalle tecnologie di NetApp e Red Hat.
Si tratta di un modello di AI-ready data center basato su architetture integrate e pre-validate, progettate per supportare l’intero ciclo di vita dell’AI e abilitare networking ad alte prestazioni, capacità di calcolo ottimizzate per workload AI complessi, sicurezza e osservabilità end-to-end, integrazione con ecosistemi enterprise.
Cisco ha evidenziato come l’evoluzione verso l’AI agentica generi nuovi carichi infrastrutturali, con un aumento significativo del traffico dati e delle esigenze di sicurezza. In questo contesto, costruire infrastrutture scalabili e resilienti diventa un fattore determinante per sostenere la crescita dell’economia digitale e garantire autonomia strategica.
Dalla sperimentazione alla produzione: esperienze e modelli operativi
L’evento ha posto particolare attenzione al passaggio dall’innovazione al valore. La testimonianza di Intesa Sanpaolo ha portato un esempio concreto di AI già in produzione in un contesto altamente regolato come quello bancario, evidenziando il ruolo di governance, competenze e responsabilità nell’adozione su larga scala.
“L’architettura del Gruppo Intesa Sanpaolo poggia su asset chiave: una governance solida, una rete che connette funzioni centrali e periferiche, e un sistema che integra competenze tecnologiche e regole di utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale, ha dichiarato Federico Aguggini, Head of AI Transformation, Data Science & AI di Intesa Sanpaolo. L’intelligenza artificiale è sia al centro che in periferia, vicina agli end user e al business, con un impatto trasversale sull’intera organizzazione, soprattutto in termini di competenze e risorse umane, che evolvono rapidamente. Siamo, e vogliamo essere, parte attiva di un ecosistema che investe in conoscenza”.
Un ecosistema per abilitare valore: il Demo Lab per l’AI Sovrana
L’incontro ha approfondito anche il tema dell’industrializzazione dell’AI, mostrando come l’integrazione tra piattaforme, infrastrutture e modelli operativi sia essenziale per trasformare use case isolati in processi scalabili e sostenibili. In questo contesto, Lutech e Cisco hanno presentato il Demo Lab per l’AI Sovrana, un ambiente progettato per supportare le imprese nello sviluppo, nella validazione e nella scalabilità di soluzioni di intelligenza artificiale.
Il Demo Lab si propone come punto di convergenza tra tecnologie avanzate e applicazioni reali, consentendo alle organizzazioni di:
– sviluppare use case di AI generativa e agentica
– testare soluzioni in ambienti sicuri e controllati
– accelerare il passaggio dalla proof of concept alla produzione
– ridurre complessità, rischi e time-to-value
Alla base, un approccio strutturato che guida le aziende lungo l’intero percorso di adozione, dal co-design degli use case, alla sperimentazione e validazione, fino alla roadmap di industrializzazione.
Il tutto supportato dalla piattaforma Lutech BrAIn, che abilita governance, orchestrazione e integrazione dell’AI nei processi aziendali, mantenendo controllo su dati e modelli ed evitando lock-in tecnologici.
Il ruolo dell’ecosistema e la sfida della scalabilità
La tavola rotonda partecipata da Cisco, NetApp, Red Hat e Lutech, ha evidenziato come il principale ostacolo all’adozione dell’AI resti la difficoltà di passare da iniziative pilota a piattaforme industrializzate.
Tra i fattori critici emersi, l’integrazione tra tecnologie e sistemi esistenti e la disponibilità di competenze specialistiche, ma anche la gestione del trade-off tra controllo, performance e velocità di adozione e la necessità di infrastrutture progettate nativamente per l’AI.
Il confronto ha rafforzato un punto condiviso: l’adozione dell’AI richiede un ecosistema aperto e collaborativo, in cui competenze, tecnologie e modelli operativi convergano per abilitare valore reale.
AI for Value e sovranità digitale: una stessa direzione
Emerge con chiarezza la direzione tracciata da Lutech: un approccio all’intelligenza artificiale in cui sovranità digitale e generazione di valore procedono insieme. Il valore diventa una condizione da verificare nel tempo: nella qualità dei servizi, nella produttività delle imprese e nella capacità del sistema di mantenere autonomia e resilienza. La vera sfida non riguarda quanto AI adottare, ma quale impatto produrre, in quali processi e con quali garanzie di controllo e sostenibilità.
È qui che si inserisce il ruolo di Lutech BrAIn Agentic Platform, che consente di portare l’AI nei processi reali, orchestrando modelli e dati in modo governato, flessibile e indipendente dall’infrastruttura. Un layer che abilita concretamente la trasformazione, mantenendo continuità operativa e controllo nel tempo.
In questa prospettiva, la collaborazione tra imprese, istituzioni e partner tecnologici si conferma il vero fattore abilitante, un ecosistema che rappresenta il metodo per costruire un’innovazione capace di coniugare performance, governance e autonomia.
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Pierfrancesco Malu
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