rivoluzione al lago di Vico


Una mobilitazione istituzionale per blindare il futuro idrico ed economico di uno dei bacini più importanti della Tuscia. La salvaguardia della riserva naturale e la gestione della rete idrica del lago di Vico sono state al centro del vertice operativo svoltosi allo Spazio Attivo-Lazio Innova di Viterbo. All’incontro ha preso parte anche il commissario straordinario nazionale per la siccità, Fabio Ciciliano, per fare il punto sugli interventi strutturali a lungo termine pensati per contrastare la carenza d’acqua, tutelare l’ecosistema dei Monti Cimini e dare risposte concrete alle prescrizioni della magistratura sul piano ambientale.

La riduzione delle piogge e il nodo dell’agricoltura

Il punto di partenza dell’analisi tecnica risiede nelle fragilità strutturali di un ecosistema delicato, aggravate dai mutamenti climatici in corso. Il commissario straordinario nazionale per la siccità, Fabio Ciciliano, ha inquadrato così la situazione: “Il problema del lago di Vico risale agli ultimi decenni, fondamentalmente perché c’è una riduzione della quantità di acqua che piove nel corso dell’anno. È un lago di origine vulcanica che non ha emissari, quindi non ha acqua che viene portata all’interno. L’acqua viene utilizzata per i prelievi agricoli, fondamentalmente per i noccioleti che sono idrovori. Le faggete che circondano l’intera area, patrimonio dell’Unesco, diventano strategiche per l’equilibrio che deve essere restituito al bacino”.

Il quadro si complica nei mesi caldi a causa dei fertilizzanti e della mancata circolazione delle correnti idriche: “La gestione dell’indotto agricolo porta con sé l’uso di fertilizzanti. L’acqua scende, si riduce e aumenta il fenomeno di eutrofizzazione, soprattutto durante i mesi estivi, per fenomeni di anossia e di riduzione dell’ossigeno. A ciò si aggiunge l’assenza di emissari e tempi di ricambio idrico lunghissimi, di oltre venti anni. Inoltre, i fenomeni climatici non sono più regolari. Piove poco, ma quando piove l’intensità provoca l’erosione dei suoli”.

La cabina di regia nazionale ha quindi formalizzato le contromisure: “La cabina di regia della crisi idrica si è riunita all’inizio del mese di luglio, sancendo l’interazione degli interventi sul lago di Vico. Il primo riguarda la prevenzione dell’interramento dello specchio acqueo per migliorare la qualità del bacino idropotabile. È allo studio la predisposizione del bilancio idrico. A modifiche climatologiche dobbiamo rispondere con dati oggettivi e scientifici. È prevista la realizzazione di tre vasche di sedimentazione e di fitodepurazione delle acque meteoriche, ricche di materiale dilavato, insieme a fasce tampone sulle sponde del lago. Aggiorneremo anche lo storico abboccatore attraverso la tecnologia, con controlli da remoto per dare risposte immediate in caso di necessità. Quando gli ambienti diventano fragili, è necessario prendersene cura”.

I movimenti dei terreni e il patto con i produttori

Le risposte ingegneristiche sul campo devono basarsi su dati scientifici precisi, per evitare il progressivo interramento dello specchio d’acqua. Il direttore dell’Ente dei Monti Cimini, Eugenio Monaco, ha approfondito gli aspetti tecnici: “Per tutte queste schede progettuali, compreso il finanziamento di 320mila euro della Regione Lazio, è stato fondamentale fare degli studi. Il problema principale è la movimentazione dei terreni in un’area vulcanica, dove lo strato superficiale è molto granuloso. Con la siccità e le forti precipitazioni improvvise si assiste a un effetto valanga verso il bacino, che provoca l’interrimento e porta all’anossia. Il bacino funge ancora da fonte di idropotabilità per i comuni di Ronciglione e Caprarola, anche se a breve si passerà a una fase due. La Regione ha finanziato l’escavo di pozzi profondi per aumentare la qualità dell’acqua e migliorare il bilancio idrico. Abbiamo anche il via libera dell’autorità di distretto dell’Appennino centrale per studiare tutto il bacino”.

Il direttore ha poi lanciato un appello ai grandi marchi della frutta a guscio per ripristinare le vecchie barriere naturali: “Dagli anni ’30 in poi il reticolo idrico che scongiurava il dilavamento è stato modificato dall’azione antropica, in un’area con la superficie più estesa da agricoltura intensiva da nocciolo. È fondamentale aprire un dialogo con le associazioni degli agricoltori, qui operano multinazionali come Ferrero, Loacker e Lindt. Abbiamo bisogno che i proprietari ci aprano le porte per fare piccoli interventi di mitigazione morbidi ma efficaci, come il ripristino dei muretti a secco presenti nel 1930 e poi scomparsi, che servono a filtrare l’apporto verso il bacino. Come ente parco non vogliamo mandare via l’indotto della nocciola, vogliamo conviverci”.

La sicurezza delle dighe e i controlli remoti

L’introduzione della tecnologia digitale servirà anche a tutelare la risorsa idrica da utilizzi illeciti durante i periodi di maggiore scarsità. Sempre Eugenio Monaco ha ricordato un recente episodio di cronaca: “Un intervento fondamentale riguarderà l’ammodernamento della boccatora, il sistema di chiuse che regola il bypass dal lago verso l’esterno, poiché il bacino funge da sorgente di irrigazione per i campi a valle. Grazie al bando regionale sui guardiaparco, abbiamo deciso di sorvegliare le dighe con un impianto di videosorveglianza. Recentemente ci siamo ritrovati due soggetti che hanno manomesso il sistema per avere più acqua a valle per irrigare campi che non c’entravano nulla con le nocciole. Siamo intervenuti con i Carabinieri e la Polizia idraulica della Regione”.

La sorveglianza elettronica permetterà di ottimizzare i volumi d’acqua disponibili: “Risulta fondamentale avere un’impiantistica tecnologica monitorata da remoto per non disperdere una goccia. Quest’anno, grazie al potere coercitivo, il livello del lago è a 110 centimetri sulla soglia farnesiana, mentre gli anni scorsi eravamo alla metà. Dobbiamo calare a terra i progetti, abbiamo già fatto un ordine per i gabbioni e i preventivi sono pronti. Sarà inoltre fondamentale riscrivere il piano di utilizzazione aziendale, poiché l’intera caldera è sottoposta dal 2012 a un vincolo normativo con una fascia di salvaguardia intorno ai pozzi di emungimento”.

Giulio Zelli, Alessandro Pontuale e Eugenio Monaco

La sentenza del Consiglio di Stato

L’accelerazione impressa ai progetti risponde a un preciso obbligo di legge derivante dai pronunciamenti della giustizia amministrativa. Il presidente dell’Ente dei Monti Cimini, Alessandro Pontuale, ha ricordato l’origine del percorso coattivo: “Le nostre istanze vengono portate avanti da due o tre anni, soprattutto a seguito della sentenza del Consiglio di Stato del maggio 2024. Questo provvedimento ha dato soddisfazione al ricorso delle associazioni ambientaliste, ordinando alla Regione e all’ente che rappresento di provvedere a bloccare il degrado che riguarda la zona speciale di conservazione di tutto il bacino idrografico del lago di Vico”.

Un compito imponente che richiede un cambio di rotta radicale nelle politiche di gestione del territorio: “Questa sentenza è inappellabile e ci chiede di invertire la rotta e di risanare, riportando il lago a come era 40 o 50 anni fa. Abbiamo iniziato a lavorare pancia a terra. Conoscevamo le criticità e le ricette grazie alla nostra struttura e all’Università degli Studi della Tuscia, ma la quadratura del cerchio è avvenuta grazie al lavoro del deputato Mauro Rotelli e del commissario Ciciliano, che hanno riconosciuto come questa emergenza ambientale sia prima di tutto un’emergenza idrica. Ora abbiamo le risorse per mettere in atto la cura”.

Il presidente ha voluto rassicurare l’opinione pubblica sui dati relativi alla qualità delle acque per la stagione turistica: “In qualsiasi sentenza o studio scientifico si parla di degrado, ma il lago di Vico non è inquinato. Questo purtroppo passa come messaggio per una narrazione a volte distorta. Da tantissimi anni il lago viene certificato come uno dei più balneabili, se non il più balneabile della Regione Lazio. Le criticità esistono, ma adesso abbiamo la possibilità di capovolgere la situazione”.

La riduzione dei tempi e l’equilibrio della biodiversità

La Pisana si è attivata immediatamente per tradurre le linee guida in stanziamenti economici ad attivazione rapida. Giulio Zelli, presidente della commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio, ha dettagliato le coperture finanziarie: “L’operato del presidente Pontuale e del direttore Monaco tutela un’eccellenza della provincia di Viterbo. Ci sono due finanziamenti sul tavolo: tre milioni di euro dal governo grazie all’onorevole Rotelli e al commissario Ciciliano, e mezzo milione di euro dalla Regione Lazio. Questi fondi servono a regimentare il ruscellamento delle piogge che dilava i terreni e finisce nel lago, intercettando e depurando le acque. La sentenza del Consiglio di Stato ci mette davanti all’evidenza che nel passato è stato fatto troppo poco e ci ricorda che abbiamo pochissimo tempo per intervenire”.

La sfida principale resta la convivenza tra la protezione dell’habitat e l’economia locale: “Ringrazio il presidente Rocca e gli assessori Righini e Palazzo per aver captato subito l’emergenza. Questa condizione di eutrofizzazione sta rendendo più povero il lago sotto l’aspetto della biodiversità di fauna e flora. Dobbiamo trovare un giusto equilibrio tra la fruizione delle persone, la parte produttiva agricola monoculturale della nocciola e una produzione d’eccellenza che non è marginale”.

Il ruolo dei parchi contro la peste suina

La riserva dei Cimini assume un ruolo importante anche sul fronte delle emergenze sanitarie che minacciano gli allevamenti della provincia. Sempre Giulio Zelli ha sollevato l’allarme sulla fauna selvatica: “C’è una nuova visione del ruolo del parco, che non è solo protezione ma anche supporto per contenere un’epidemia. Mi riferisco alla peste suina che si sta riaffacciando in maniera prepotente nel Lazio, in modo particolare a nord di Roma nei comuni di Riano Flaminio, Campagnano Romano e Formello, a ridosso della nostra provincia. Fino ad adesso i parchi italiani sono diventati una sorta di autostrada per lo spostamento della fauna selvatica. Il monitoraggio attento del Parco del Lago di Vico contribuisce a contenere la diffusione: se la malattia arrivasse nella Tuscia, rappresenterebbe un disastro economico. Gli esperti sostengono che a livello nazionale questa problematica inciderebbe dal 3% al 5% del Pil”.

Fabio Ciciliano, Daniele Sabatini e Mauro Rotelli

La risposta della filiera istituzionale

Il coordinamento tra i diversi livelli dello Stato ha permesso di sbloccare stalli amministrativi che duravano da anni. Il capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale, Daniele Sabatini, ha espresso soddisfazione per l’impegno che si è tradotto in risorse certe per il personale e le strutture: “La Regione si è adoperata già nel biennio 2023-2024 con delibere di applicazione della sentenza. Oltre al mezzo milione di euro, ricordo i 320mila euro dell’ultimo bando riservato esclusivamente alle riserve naturali del Lazio per la regimazione delle acque. La presenza del commissario Ciciliano impreziosisce questo lavoro. Inoltre, la Regione ha aperto il reclutamento di nuove risorse umane tramite avviso pubblico per il personale dei guardiaparco. Senza uomini e donne competenti sul territorio sarebbe impossibile applicare sentenze così complesse”.

Le bonifiche nel quadrante della Tuscia

L’intervento sul lago fa parte di un programma più ampio di risanamento ambientale che interessa diversi comuni del Viterbese. Mauro Rotelli, presidente della commissione Ambiente della Camera dei deputati, ha allargato lo sguardo sulle altre criticità in via di risoluzione: “Insieme alla Regione e agli enti territoriali stiamo provando a chiudere una serie di emergenze ambientali, vere e proprie ferite degli ultimi anni nella nostra provincia. Penso alla bonifica dell’ex deposito Nbc nel quadrante del lago di Vico, una porzione di territorio che potrebbe essere recuperata e annessa alla riserva. Siamo alla seconda fase e faremo presto un aggiornamento con il sottosegretario. Nel quadrante di Vetralla stiamo monitorando la chiusura definitiva e il capping della ex discarica del Cinelli”.

La vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, ha invece illustrato l’attività legislativa a Bruxelles: “Nel marzo 2025 è stata promossa la strategia europea per la resilienza idrica. Abbiamo avviato diverse interlocuzioni con la commissaria europea all’Acqua, Jessika Roswall, per rappresentare il territorio e chiedere che la strategia tenga conto delle specificità locali. I bacini di estrazione vulcanica come il nostro sono diversi da altri territori e presentano dati ambientali differenti. Questa fase passerà ora al vaglio del Parlamento. Nel nuovo bilancio stiamo lottando per mantenere la separazione della coesione agricola all’interno del fondo unico, affinché le politiche di coesione abbiano voce in capitolo nel sostegno a regioni ed enti locali per fronteggiare le emergenze”.

Un secondo asse di intervento riguarda la riforma dei sistemi di soccorso e prevenzione: “Nelle prossime settimane arriverà al voto il rapporto sulla riforma del meccanismo europeo di protezione civile, su cui ho lavorato come relatore ombra e per cui mi sono confrontata a Roma con il commissario Ciciliano e con il ministro. Il modello italiano è il migliore in Europa e tutti vi si ispirano. Ci auguriamo che la prontezza italiana sia presa ad esempio e finanziata in modo adeguato. Il lago di Vico è una perla e richiede l’attenzione trasversale di tutte le istituzioni per risanare le ferite esistenti”.


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