Tra le parole d’ordine che hanno illuminato il primo scorcio di questo secolo, “connessione” è senz’altro una di quelle che continueranno a orientare lo sviluppo economico, sociale e culturale anche nei prossimi decenni.
Il pensiero corre subito alla digitalizzazione e alla rapidità con cui Internet ha cambiato il modo di comunicare, lavorare, approcciarsi alla conoscenza. E poi ci sono le grandi promesse dell’AI distribuita, che muove ora i suoi primi veri passi, soprattutto nel mondo produttivo. Ma il concetto di “connessione” è – e resterà – fondamentale anche nell’ambito energetico. O meglio, nell’ambito degli ecosistemi energetici intelligenti, imprescindibili per le infrastrutture critiche su cui si è innestata questa rivoluzione.
“Connessione”, però, oggi è anche sinonimo di continua interazione tra sistemi organici e ambienti tecnologici. E proprio perché viviamo in un’epoca segnata da accelerazione, ibridazione e connettività costante, questa idea si estende inevitabilmente oltre la dimensione fisica, arrivando così a includere aspetti virtuali, ecologici e relazionali.
È partendo da questa riflessione che Trigenia – Energy Service Company specializzata nei servizi di consulenza per la finanza agevolata, con un fatturato da 6,1 milioni di euro – ha scelto il tema per la terza edizione del Trigenia Award: “Connessione”, per l’appunto, come evidenza il nome “CONNESSIONE: Abitare il presente: tra natura e digitale“.
L’iniziativa che il gruppo guidato da Massimo Catania ha ideato per sostenere e valorizzare le voci artistiche emergenti nel panorama dell’arte contemporanea è organizzata in collaborazione con la Crag Gallery, diretta da Elisabetta Chiono e Karin Reisova. Si tratta, mutuando le parole delle due galleriste, di una “piattaforma di scoperta, dialogo e visibilità, che riunisce un gruppo accuratamente selezionato di talenti le cui pratiche riflettono l’urgenza e la complessità del presente». Anche per questo il premio è riservato ad artisti provenienti da ogni parte del mondo, purché siano rigorosamente under 40.
Massimo Catania, ceo e founder di Trigenia: «quello delle utility viene percepito come un mondo “freddo”. L’arte ci aiuta a spiegare che non è così»
«Tutto ha origine da una passione mia e dei soci di Trigenia, che presto si è trasformata in qualcosa di diverso, e più grande», ha spiegato Catania a Industria Italiana durante l’evento di premiazione, di scena a Torino l’8 settembre. «In azienda ci siamo gradualmente resi conto che l’arte ha la capacità di mobilitare energie, aiuta a sviluppare prospettive originali, e per certi versi si trasforma anche in un fattore di attrazione per nuovi talenti. Visto da fuori, quello delle utility è spesso considerato un mondo ‘freddo’, dove possono lavorare solo certi tipi di profili professionali, tipicamente tecnici e ingegneri. Il linguaggio dell‘arte ci aiuta a spiegare che non è così».

Per Catania non si tratta solo di tradurre in un’iniziativa tangibile la cultura aziendale di Trigenia, ma di coltivare valori, primo tra tutti quello della bellezza, che abbiano un impatto concreto sulla community aziendale. «E direi che funziona, dato che registriamo un turnover di appena il 2%, con un’età media dei dipendenti pari a 32 anni». La prospettiva, del resto, è quella di accrescere ulteriormente l’organico, che oggi conta circa 50 dipendenti a cavallo delle sedi amministrative e operative del Gruppo.
«Ma c’è di più. Siamo convinti che la bellezza, intesa anche nell’accezione di estetica nell’ambito del design e del lifestyle, possa essere la chiave di volta per lo sviluppo dell’innovazione Made in Italy. Inutile girarci intorno», ha continuato Catania, «viviamo in un’epoca tecnologicamente dominata da colossi stranieri. Ma l’Italia può ancora dare il proprio contributo, e a mio avviso lo farà costruendo sulle nuove tecnologie strati esperienziali che arricchiranno l’usabilità non solo dei dispositivi e delle piattaforme digitali, ma anche dei Large Language Model».
Una visione in linea con quella di Carlo Massironi, docente di Psicologia dei Processi Decisionali presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, asset manager e curatore della Italian technology Hall of Fame, fondata nel 2022 insieme a Giorgio Garuzzo. È stato anzi proprio Massironi, parlando alla platea del Trigenia Award prima della cerimonia di premiazione, a precisare che l’innovazione italiana non ha soltanto una grande tradizione alle spalle. «Senza dimenticare che siamo stati noi a inventare il primo personal computer – l’Olivetti Programma 101, progettato da Pier Giorgio Perotto con il guscio esterno studiato dall’architetto Mario Bellini, utilizzato dalla Nasa per le missioni Apollo ed esposto al MoMA come pietra miliare del design industriale – credo che il Made in Italy abbia un grande futuro davanti a sé. Anche in ambito tecnologico», ha detto Massironi. «Certo, non disponiamo dei capitali a cui possono accedere le Big tech, ma non è quella la partita che dobbiamo giocare. Ricordo che un paio d’anni prima del lancio di ChatGpt-3, avevo messo insieme un team per provare a costruire a un Llm italiano. Proprio quando il nostro modello stava cominciando a balbettare le prime parole, arrivò la rivoluzione di OpenAI. Ma a lasciarci veramente di stucco fu la notizia dell’investimento sottostante al prodotto: 1,2 miliardi di dollari! Noi invece avevamo speso qualche decina di migliaia di euro. Del nostro modello non se n’è più parlato, però ci è servito per capire qual è il terreno di gioco più congeniale per il nostro Ict: nei prossimi anni avremo a mio avviso l’opportunità di “vestire” la tecnologia con lo stile italiano, per renderla sempre più attraente e usabile». In altre parole, sempre più umana.
Carlo Massironi, asset manager e curatore della Italian technology Hall of Fame, mostra l’Olivetti Programma 101, il primo computer al mondo. Nato in Italia e progettato da Pier Giorgio Perotto, Programma 101 è stato utilizzato per le missioni Apollo della Nasa.
La vincitrice della terza edizione del Trigenia Award Federica Gottardello, e la sua opera polimaterica “Il diritto di rinunciare alle briciole”
Trova così ancora più concretezza la materia scelta per la terza edizione del Trigenia Award, dedicata alla “Connessione”. Dovendo sviluppare la sottotraccia “Abitare il presente: tra natura e digitale”, gli artisti sono stati chiamati a indagare il modo in cui questi livelli si sovrappongono, entrando in collisione e ridefinendo la percezione della realtà, dell’identità e del tempo.
L’iniziativa ha incoraggiato «pratiche che esplorano la tensione e il dialogo tra processi naturali e infrastrutture digitali, tra presenza materiale ed esperienza immateriale. Dalle urgenze ecologiche alle culture algoritmiche, dal paesaggio ai dati, le opere selezionate mappano una condizione in cui i confini si fanno sempre più fluidi e instabili», ha spiegato Karin Reisova, precisando che le due opere vincitrici – una selezionata da una giuria interna, l’altra scelta dal pubblico presente all’evento – saranno esposte nella mostra collettiva “Tracciando il sentiero. Arte, ambiente e visioni del futuro”.
L’esposizione è parte della rassegna “Dialoghi e altri sguardi”, visitabile presso gli spazi della Castiglia di Saluzzo fino al 20 settembre 2026, ed è a cura di Fondazione Garuzzo e della Galleria Crag, in collaborazione con la società guidata da Massimo Catania.

Venendo finalmente ai vincitori, ad aggiudicarsi la terza edizione del Trigenia Award è stata la bresciana Federica Gottardello, con “Il diritto di rinunciare alle briciole”, un’opera polimaterica realizzata attraverso cuciture su carta, acrilico, inamidatura, carta velina. Il pubblico ha invece scelto il ceco Matěj Macháček, che ha partecipato con “Anchorage/Tide”, installazione di due quadri realizzati con inchiostro e acrilico penetrati direttamente nella carta prima di essere montata su tela.
Federica Gottardello – diplomata in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e residente nel 2025-2026 presso la Fondazione Bevilacqua La Masa – concentra la propria ricerca artistica sul rapporto tra fragilità, memoria e connessione, costruendo superfici che raccolgono e restituiscono tracce di esperienze e presenze. In questo senso la sperimentazione del filo sulla carta, attraverso cuciture, sovrapposizioni e trasparenze, permette al disegno di farsi strada anche nello spazio.
«Tecnicamente, l’opera presentata al Trigenia Award si discosta molto dai miei lavori precedenti”, ha spiegato Gottardello parlando con Industria Italiana a margine della premiazione. “Utilizzando due fogli di carta velina di colore diverso, azzurro e bordò, ho cercato di dare enfasi al concetto di fragilità. Il lavoro si interroga sulla possibilità di scegliere quali legami mantenere e quali rifiutare, e nasce da una riflessione sulla connessione come condizione del presente, sospesa tra sistemi naturali e infrastrutture digitali». La struttura ramificata e viscerale dell’opera richiama infatti al tempo stesso le forme di un organismo vivente e quelle di una rete, assumendo a tratti le sembianze di un sistema digitale e di un apparato organico. «Le briciole», ha continuato Gottardello, “rappresentano ciò che resta di una connessione quando la relazione si riduce a una traccia minima, facendo riferimento al valore della presenza e del legame in un mondo sempre più interconnesso».

Dalla rigenerazione alle riflessioni: i temi delle precedenti edizioni del Trigenia Award
Federica Gottardello è dunque la terza artista a vincere il premio Trigenia conferito dalla giuria interna. La prima edizione, a tema “Rigenerazione e Sostenibilità“, andò a Cesare Goria Gatti (premio del pubblico a Chen Li), per la sua capacità di affrontare la rigenerazione come un nuovo modo di pensare, conoscere e creare, incoraggiando una transizione verso pratiche più consapevoli, innovative e lungimiranti. Alla base del viaggio artistico proposto da Trigenia c’era il compito di confrontarsi con la consapevolezza che il futuro dipende dalle scelte compiute oggi e che la sostenibilità richiede sia responsabilità collettiva che una visione a lungo termine.
La seconda edizione, invece, ha affrontato il tema “Riflessioni: Visione e libertà sull’uguaglianza di genere attraverso l’arte emergente“. Il vincitore Tomáš Kurečka (premio del pubblico a Nicola Bindoni) è riuscito, secondo la giuria, a esplorare il concetto ampio e sfaccettato di uguaglianza di genere attraverso il proprio linguaggio visivo, esprimendo prospettive personali su libertà, identità e relazione tra sé e l’altro.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



