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Ben trovati.
Grazie per la vostra presenza a questo evento istituzionale, in una cornice prestigiosa come la Sala degli Atti Parlamentari.
Il leader del Senato siamo qui in occasione di un evento promosso dal competenza internazionale Cim, dal titolo misurare, per scegliere, investire per crescere, un momento, diciamo, di dialogo e di confronto con la parte politica e istituzionale.
Dove verrà presentato un position paper con delle proposte finalizzato ad accrescere la competitività della manifattura italiana,
è un momento importante dove si confronteranno le istituzioni e i rappresentanti delle imprese, e non perdiamo altro tempo e direi subito di chiamare qui al podio, dottor Raffaele Spallone dirigente delle politiche e delle imprese del Mimit, Ministero delle imprese e del made in Italy per un suo saluto di benvenuto ma prima ancora ringrazio il il questo is, il questore senatore Marco Meloni per ovviamente la disponibilità ad averci ospitato in questa prestigiosissima Sala, grazie, prego, dottor Spallone
Soprattutto i buongiorno.
Vi ringrazio per avermi invitato oggi io porto i saluti, naturalmente del capo dipartimento, Marco Calabrò, e per me è un piacere partecipare a questa, a questa iniziativa, a questo evento, perché?
Oltre a avverrà, ha avuto l’opportunità di leggere il paper proposto dal cibo che oggi discutiamo, devo dire, sempre è sempre interessante partecipare a eventi del genere, dove effettivamente ci ci uno scambio di idee e di di riflessioni sui temi che sono effettivamente, per fortuna o per sfortuna la mia quotidianità, cioè la politica industriale, e sono particolarmente contento che a farlo sia il CIM, perché di fatto noi personalmente, ma naturalmente prima ancora come il ministero, abbiamo investito molto sulle attività dei centri di competenza e lo abbiamo fatto un po’per le ragioni che sono esposte nel nel paper perché i centri di competenza sono elementi centrali nella politica industriale del nostro Paese ma in generale, più in generale, io penso
E che l’attività dei centri di competenza dell’European Digital Innovation Hub sia centrale nella strategia di crescita europea, proprio perché, proprio per le ragioni che sono esposte nel paper, perché è fondamentale in questo momento accompagnare le imprese in percorsi di innovazioni che si fanno sempre più complessi, sempre più complicati,
E quando si parla di centri di competenza si parla, si usa spesso l’immagine dell’antenna no, un presidio sul territorio che capta i segnali e li trasmette, un’immagine giusta, però probabilmente incompleta, perché un’antenna riceve invece quello che fa il centro di competenza, anche misurare un termometro e il documento che viene presentato oggi nasce proprio da questa seconda funzione che è una funzione importante, anche una funzione di proposta politica.
In sette anni ai centri di competenza ha accompagnato oltre 2000 imprese, ci tengo a sottolineare che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Il Centro di competenza scimmie tra i 48 soggetti attuatori nel attivi nel trasferimento tecnologico è quello che ha utilizzato più risorse e quello che ha ricevuto più finanziamenti, e non l’ha, fatto perché.
C’è una simpatia che naturalmente cioè personale con Enrico Pisino, l’ha fatto perché ricevuto domanda dalle imprese perché i finanziamenti che noi abbiamo erogato al centro di competenza Cim sono in realtà aiuti di Stato che sono andate alle imprese beneficiarie,
E incontrando questi 2000 imprese e centri di competenza ha fatto proprio questo, cioè rock, ha raccolto i fabbisogni che non sono soltanto fabbisogni innovazione, ma sono fa fabbisogni.
E sono richieste molto spesso che le imprese, come dire, non sanno neanche bene esprimere non solo alle associazioni di categoria
Ma soprattutto alla politica, e quindi le proposte e le 7 proposte che che ci vengono da queste torme termometro A&F fotografa una situazione che è quanto mai vera, perché, appunto è frutto di non solo di intitolazione di statistiche, ma misurazioni che vengono fatte face to face,
Molte delle proposte che sono contenute sono non possono, ovviamente, che non incontrare il mio favore favore in generale del ministero e in parte quello che abbiamo fatto con i centri di competenza in questo periodo già in nuce raccoglie alcune di queste proposte. Partiamo dal titolo misurare per scegliere e investire per crescere, la misurazione per noi è un aspetto cruciale. Io ho gestito tre misure sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e credo che siano state le uniche misure che sono state soggette sin dall’inizio a una valutazione ex ante. Alcune sono state disegnate per essere valutati successivamente, proprio perché anche a livello di policy, anzi soprattutto a livello di pollici, non si può migliorare ciò che non viene misurato. Questo era un vecchio adagio di chi ha studiato come me politica industriale. Però la valutazione è effettivamente un elemento cruciale per dare delle indicazioni di policy maker, per aggiustare gli elementi
Di un di un Dies de de Seine, ad esempio incentivante l’abbiamo fatto contraddizione 4.0 con il MEF e con la Banca d’Italia l’abbiamo fatto su Transizione 5.0 con l’Ocse.
Con il MEF e con la Banca d’Italia l’abbiamo fatto su Transizione. 5.0 con l’Ocse e a ottobre sarà presentato lo studio di valutazione a Parigi. E l’abbiamo fatto anche con i centri di competenza, perché io credo che l’attività dei centri di competenza non si può misurare semplicemente su un numero di imprese servite, ma bisogna capire che cosa succede poi a queste imprese, che vengono supportate e aiutate, e il 28, presenteremo il ministero l’esito di questo studio, che è stato condotto su un campione statistico estremamente significativo, insieme al Cnr e all’Università di Padova e ovviamente insieme ai centri di competenza, e naturalmente viene affrontato uno dei temi cardine no del de de de de in uno dei problemi strutturali nel nostro Paese, quindi, il percorso di crescita dimensionale
L’aggregazione delle micro, piccole e medie imprese e soprattutto quando si parla di innovazione, e questo in realtà è uno dei punti che noi affrontiamo anche nell’atto di indirizzo sul trasferimento tecnologico, noi siamo convinti che la cooperazione tra ecosistemi sia centrale e funzionale per accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione ma anche perché,
Serve una una contaminazione delle competenze, serve cooperare per colmare il gap che sono strutturali all’interno delle piccole e medie imprese. Accolgo con estremo favore la proposta sul servizio nazionale di orientamento e accompagnamento, che è un po’quello che i centri di competenza fanno e quindi un programma strutturato su questo con dei fondi dedicati, sarebbe estremamente utile
E sottolineo questa quanto viene espresso, cioè ci sono imprese che sono fragili per ritardo tecnologico, ci sono imprese che sono fragili perché dipendono da un solo cliente, quindi analizzare questo e capire questo da un solo fornitore o perché hanno un solo fornitore o un solo committente capire questo ci ci ci può indirizzare su scelte di policy diverse, perché effettivamente sono mali a cui si danno cure differente e poi il contratto di innovazione aggregata. Dicevo, il sistema delle misurazioni degli impatti, ne ho non ne ho già parlato sulla proposta. 5. Il voucher di formazione, innovazione che lega la formazione al progetto, anche qui e ci ritorno è quello che stiamo provando a fare con i centri di trasferimento tecnologico. È quello che stiamo provando a fare
Con all’osso, abbiamo allo studio alcune proposte normative che introducono il concetto di formazione su misura che entra in un percorso di innovazione d’impresa in transizione 5.0 il tentativo che abbiamo fatto è di introdurre un tipo di formazione qualificata che poteva essere erogata dai centri di competenza dell’European Digital Innovation Hub e dalle università però non è sufficiente probabilmente perché non è un accesso a un incentivo, chi deve dare la possibilità di formarsi, ma deve essere un percorso strutturato che che parte da
Da una raccolta dei fabbisogni capillare sul territorio fa emergere i fabbisogni dell’impresa fabbisogni presenti fabbisogni futuri e accompagna le imprese nel percorso dell’informazione che poi magari diventa Test Before Invest
E poi, ecco la proposta 7 è una proposta contenuta anche nel nuovo finanziamento, ne abbiamo ottenuto dei nuovi fondi per finanziare i centri di competenza, abbiamo con successo aggregato European Digital Innovation hub, siamo passati da 37 a 10, ma il finanziamento deve essere proporzionale al coinvestimento delle imprese o a co-investimento del centro.
E nel nuovo
Nel nel nel sistema di accreditamento che noi prevediamo per l’istruttoria del trasferimento tecnologico all’interno dell’atto del trasferimento tecnologico, i KPI, che noi introdurremo per favorire l’accreditamento sono proprio questi, cioè il finanziamento è legato alla performance in termini anche di di co-investimento, quindi io devo dire,
Riprendo l’immagine ed il termometro più che utilizzato all’inizio e il termometro da solo non cura nessuno.
Ma nessuna cura e affidabile, senza una misurazione che sia seria e completa intorno, quindi sul titolo, e sottolineo che la politica industriale.
Non deve mai chiedersi quante imprese ha finanziato, perché non è questa la domanda e lo dice uno che ha gestito il piano transizione 4.0 e il successo che si dà al piano Transizione 4.0 è sempre un successo in termini quantitativi, ma difficilmente c’è una riflessione qualitativa sul piano 4.0
Ma appunto la politica dovrebbe chiedersi quante imprese ha reso più produttive e più grandi e più competitive, e quindi il ritorno misurare per scegliere e investire per crescere grazie grazie a tutti.
Grazie dottor Spallone, adesso invito a raggiungermi qui sul podio al ingegnere Enrico Pisino ceo del Cim, ma è anche presidente del Cluster Nazionale dei trasporti, nonché il presidente dell’associazione internazionale del World Class Manufacturing.
Chiedo sintesi e così andiamo veloci e poi iniziamo il dibattito con i nostri senatori e, onorevoli, prego tutti,
Grazie grazie per rappresentazione, grazie al dottor Spallone inizia subito col dottor Spallone, per come dire, è la sintesi e per l’introduzione, è di fatto mi ha scombinato il il mio intervento spolverando sostanzialmente la la struttura, ma sono molto contento perché noi continuiamo sempre come dire, un dialogo e quasi quotidiano con la struttura tecnica del MIMIT proprio nella nostra attività operativa. Il fatto di aver in qualche modo, come dire condiviso un documento che è cresciuto grazie appunto all’interazione con con il MIMIT, insomma, mi mi rende particolarmente, come dire in questo momento anche orgoglioso di presentare questo questo studio, intanto e volevo ringraziare e
Gli onorevoli senatori, gli onorevoli e diciamo deputati e deputate.
Che, come dire assieme a da alcune associazioni a noi molto vicina, in particolare Confindustria con l’Unione industriale di Torino e Anfia, insieme a tutti i diciamo gli organi della della stampa e ci dedicano del tempo del tempo che noi speriamo di poter in qualche modo trasformare in diciamo in azione naturalmente un grazie e in particolare agli onorevoli Federico Mollicone, che oggi non non è intervenuto, e al all’onorevole e Giulia pastorella e che assieme, appunto ai senatori Lorenzo Basso, Lorenzo Rosso, Roberto Rosso e Luigi Nave,
E si sono confrontati con noi in qualche modo hanno contribuito alla alla forma e alla struttura di questo position paper, ma sono soprattutto gli imprenditori, quelli a cui oggi ci rivolgiamo, perché quello che noi oggi testimoniamo è frutto di un confronto diretto, agito con i team delle imprese con le fabbriche, con le loro imprese e quindi comincio da quello che vediamo più che dai numeri che si possono diciamo e guardare dai vari rapporti Ocse piuttosto che di istituti e che promuovono il in un confronto diretto con il il comparto manifatturiero.
In questi sette anni che ricordava e il dottor spallone come centro di competenza abbiamo lavorato
A stretto contatto con più di 2000 imprese sembrano tante sono tante, ma sono poche in termini percentuali rispetto al numero di imprese, piccole e medie imprese che sono sul tessuto nazionale.
E abbiamo lavorato con queste aziende da dentro, cioè siamo entrati all’interno dei processi aziendali, abbiamo valutato i reparti, i turni operativi e le strutture software, magari anche un foglio Excel con cui tengono in piedi la programmazione parlato con gli imprenditori che decidono un investimento riorganizzano,
I processi commerciali di fabbrica ecco da queste interazioni è nata una convinzione che vorrei sottolineare è che alla base di questo documento il problema della manifattura italiana non è la mancanza di buone imprese e che troppe buone imprese restano piccole e continue.
Verranno arrestare piccole se non attuiamo delle policy a loro dedicate e non è il finanziamento o il caffè, il cofinanziamento a fondo perduto lo chiedono gli stessi imprenditori, quindi queste aziende non restano piccole per scelta, quasi mai restano piccole perché il sistema che dovrebbe aiutarle a crescere ogni volta che ci provano presenta il conto un adempimento in più, una soglia che scatta un bando che si esaurisce in otto ore sembrano temi che le grandi aziende risolvono in un secondo, ma sono problemi e ostacoli per le piccole e medie imprese, ma naturalmente questo è un punto di vista parziale.
E quindi provo anche ad aggiungere qualcosa relativa alla temi che afferiscono al mondo imprenditoriale forse una parte un po’scomoda, ma che è importante ribadire e sottolineare la prima, il passaggio generazionale spesso arriva quando le aziende hanno bisogno della spinta maggiore,
E spesso si conclude con la scelta, diciamo, più conservativa, con la vendita o con la chiusura che va a impattare, naturalmente mediamente, su una produttività nazionale che non si sposta secondo punto, tante di queste aziende lavorano in zona di comfort, l’azienda col capannone pagato il cliente storico ha un margine che che che tiene quindi che sembra al sicuro ma che espone le imprese,
O al cambio di tecnologia o al cambio di committente che le porta in momenti di crisi vediamo quello che sta succedendo nel comparto automotive in particolare e poi una cultura d’impresa, questa tutta italiana, che misura il successo dalla continuità più che dalla crescita allora con rispetto con rispetto soprattutto verso gli stessi imprenditori che sostengono quello che ho appena detto, nessuna politica pubblica può sostituirsi a una decisione che spetta l’impresa, però quello che la politica può fare e togliere le ragioni per cui oggi non cresce non crescere resta la scelta più razionale,
Arriviamo ai numeri perché dai numeri e è possibile trarre delle informazioni molto importanti per comprendere quello che stiamo vivendo in questo momento, a volte questi numeri sono anche fraintesi, quindi mi permetto di spendere qualche secondo per ricordarli dal 1990 al 2024.
Il peso, diciamo, della manifattura sul Pil è sceso in Italia dal 20 al 14,6%.
Può essere letto come un declino italiano.
Non lo è, non lo è, perché in Francia la stessa percentuale è passata dal 16 al 9,4% in Germania dal 24 al 17%, gli Stati Uniti, da circa il 16% a circa il 10%, è successo anche in Cina, dove la quota è scesa da circa il 32% dei primi anni 2000 a circa il 25% pur restando la più alta fra le grandi economie che sviluppa manifattura.
E il motivo è lo stesso ovunque non è la deindustrializzazione che ha causato questo cambiamento di percentuali in valore assoluto, la manifattura è cresciuta quasi dappertutto.
Qualche Paese europeo più che che che in Italia, però è cresciuta, è cresciuta anche in Italia.
La quota scende perché corre il denominatore confonderlo con il declino porta a diagnosi sbagliata e quindi anche a interventi sbagliati.
Il punto italiano, però, è un altro, forse anche il più scomodo, lo dimostra anche lo studio condotto dalla Banca d’Italia. La produttività rispetto a Francia e Germania dell’Italia è concentrata interamente nelle micro e piccole imprese. All’interno del position paper trovate questi dati evidenziati molto bene. Le nostre medio e soprattutto grandi imprese sono invece allineati ai partner europei, quindi significa che non abbiamo un problema di manifattura. Abbiamo un problema di dimensione. La nostra impresa media a quattro addetti, quella tedesca 12 quasi 13
E queste imprese non sono un mondo a parte, sono l’ossatura delle nostre filiere, il problema è che la domanda di innovazione, che scende lungo la filiera, spesso non raggiunge esattamente come ne non le raggiungono gli strumenti pubblici, così come sono costruiti oggi tanto è stato fatto ma molto deve essere ancora credo,
Migliorato. C’è poi una cosa che si vede solo stando in fabbrica e mi piacerebbe e condividerla perché il cuore della questione, quando una piccola impresa prova a entrare in una filiera nuova, quando c’è un momento di crisi, pensiamo dall’automotive all’aerospazio oppure dalla meccanica alla meccanica intelligente o al medicale l’ostacolo non è quasi mai tecnologico, le competenze spesso sono di eccellenza, le macchine ci sono,
Le persone sanno anche lavorare molto bene, sono ben organizzate, ma manca una cosa banale ma necessaria la certificazione, i requisiti di qualità, i processi di omologazione, tutte cose che per una grande impresa rappresentano il pane quotidiano, rappresentano azioni normali, ma per una piccola e media impresa e soprattutto una microimpresa i mesi di lavoro i costi fissi da sostenere non sono assolutamente sostenibili e quindi è lì che bisogna intervenire.
Quando si parla di diversificazione, non parliamo soltanto di trascorre, è come dire, a risolvere un problema di una filiera produttiva, parliamo di rendere un’azienda più resiliente o addirittura di far sì che quell’azienda possa crescere, scalare da una, diciamo categoria ad un’altra,
Ed è questo quindi questa è la ragione per cui un’impresa spesso resta legata a un solo committente con un tetto di di di crescita che di fatto non è decisa dall’azienda ma dal proprio dal proprio cliente.
Quindi innovare va bene
Ma innovare da solo non basta, è quello che praticamente rappresenta la tesi di questo documento,
Negli ultimi anni, soprattutto negli ultimi tre anni, abbiamo investito molto io direi, come ha sostenuto anche il dottor Spallone anche ebbene sull’innovazione tecnologica, ma l’innovazione tecnologica da sola non produce competitività di sistema, io posso leggere un miglioramento, lo posso leggere ex ante, lo posso leggere anche monitorare dopo però da solo questo non mi sposta la competitività del nostro territorio,
Per quello che abbiamo detto prima e quindi abbiamo fatto una simulazione, abbiamo detto, ma ipotizziamo, per esempio nei prossimi 10 anni, di cofinanziare col pubblico e con il privato uno sviluppo tecnologico, immaginiamo questo sviluppo tecnologico, dico finanziarlo senza modificare la struttura del del del manifattura attuale,
E poi invece immaginiamoci lo stesso investimento fatto non soltanto per rinnovare all’interno del del comparto, quindi all’interno delle micro, all’interno delle piccole ed all’interno delle medie imprese, ma di farlo in maniera puntuale andando appunto a sviluppare l’aggregazione andando a sviluppare la diversificazione andando a sviluppare l’internazionalizzazione di queste imprese. E cosa si scopre e si scopre che l’effetto non è la somma, non è come dire, un incremento, ma è decisamente, diciamo, importante e sposta il posizionamento, diciamo, della competitività della manifattura nazionale. Naturalmente, e
Dentro questo calcolo che noi riportiamo in un allegato c’è un risultato che vale la pena, quindi isolare. Nel primo scenario, la produttività media del settore cresce meno di quanto cresce in una in una in ogni singola classe di imprese. Nel secondo cresce più del guadagno ottenuto da qualunque classe. Non è un errore di calcolo, è la dimostrazione aritmetica che innovazione e crescita dimensionale usate insieme valgono più della somma delle due. Lo ripeto perché è alla base degli della proposta che noi, come dire, avanziamo una proposta che si basa sostanzialmente su due su tre assi, l’asse della capacità
Portare diagnosi, sperimentazione, formazione alle imprese che oggi non arrivano nemmeno a presentare una domanda, quindi spostarci anche verso le micro imprese, non soltanto lungo le piccole e medie imprese. La seconda azione agire sulla soglia, quindi rimuovere gli scalini fiscali e amministrativi che rendono praticamente poco razionale la crescita e non abilitano l’aggregazione, favorendo la diversificazione e coinvolgendo anche i capi filiera secondo, diciamo importante o meglio il terzo e il metodo no, prima si ricordava il metodo di misurare va benissimo l’ex ante, va benissimo misurare il progetto, ma qui bisogna cambiare approccio, non bisogna valutare il progetto, non bisogna valutare l’investimento, ma credo che occorra
Misurare gli impatti e legare il finanziamento e alla capacità anche di attrarre risorse private, quindi bisogna in qualche modo completare un metodo che già avviene e agito, ma non viene agito nel tempo per monitorare l’evoluzione. Naturalmente queste tre azioni sono tre azioni che non possono essere considerate indipendenti. Le prime due diciamo che non non producono le stesse e Fish l’efficacia e la stessa efficacia se è ad esempio, no, ripeto no, no, non facciamo crescere le imprese, così come il problema
Per cui le presentiamo in maniera integrata e che è la sinergia tra i due assi, più l’asse della metodologia, di fatto garantiscono il il il risultato finale, le presentiamo insieme perché diciamo ognuna di queste.
Deve essere considerata in maniera rigorosa, cioè dobbiamo mettere in evidenza sempre il problema che risolve la proposta, il veicolo normativo, l’impatto atteso.
E ripeto, nessuna di queste azioni, almeno sulla base della nostra idea della nostra esperienza, seppur limitata, richiederebbe creazioni di nuovi enti, ma si tratta di farli praticamente lavorare, magari un po’meglio.
Oggi il sistema misura, le risorse impegnate misure, le attività Rel Re realizzate però non misura in maniera puntuale, l’impatto sulla competitività dell’azienda stessa, non misura in maniera piena i risultati e come valutare un’azienda dal budget speso invece che dal fatturato generato.
E quando misura guarda spesso solo da un lato, spesso misura e chiede conto a chi eroga quasi nulla di ciò che accade nell’impresa dopo cioè, ci dimentichiamo dell’effetto, se quell’effetto atteso ha portato a un cambiamento, ha portato a un cambiamento all’interno dell’impresa piuttosto che all’interno di un’intera filiera.
Proponiamo quindi un sistema che guarda ad entrambi, guarda e diciamo, attraverso un soggetto pubblico che di fatto esiste già no, potrebbe essere l’Istat come candidato naturale che può pubblicare annualmente i risultati in un formato aperto e naturalmente in questa metodologia che noi proponiamo.
Non è che non guardiamo soltanto al tema della domanda, guardiamo anche al lato dell’offerta, quindi chiama in causa i competence center, che oggi rispondono di quante imprese hanno accompagnato di quanto capitale privato, hanno mobilitato per ogni euro pubblico, ma devono anche rispondere in quanto tempo sono riusciti a portare un’impresa dalla diagnosi alla messa in produzione, l’impatto vero è quello, cioè l’impatto non è il completamento di un progetto, ma è il contributo allo sviluppo di un territorio e lo sviluppo di un’impresa stessa. Cosa vale dal lato della domanda al momento della domanda, certo, l’impresa dichiara ex ante i suoi obiettivi
Ma spesso sono obiettivi tecnici, sono obiettivi specifici di un prodotto, ebbene, quello che noi chiediamo che ex ante, ma poi anche monitorando gli dopo si possa capire in termini di produttività, a valore aggiunto per addetto, consumi energetici per unità di prodotto, quota di export, come sta andando l’evoluzione del nostro comparto manifatturiero naturalmente la prima cosa che potrebbe in qualche modo,
Essere criticata no da parte soprattutto degli imprenditori e va be’ok, creiamo un’altra, un’altra azione per la misurazione, qui non stiamo chiedendo alle imprese di compilare nulla, non un modulo in più, non una relazione, non un questionario, da i dati esistono, bisogna soltanto utilizzarli, utilizzarli in maniera imparziale e serve quindi che qualcuno li colleghi e che a farlo sia un soggetto ripeto indipendente.
Aggiungo un altro indicatore che nel dibattito spesso manca e spesso manca, perché e lo diamo per scontato il fattore tempo i giorni che passano tra la domanda e l’erogazione, i mesi che passano tra la diagnosi e le élite e l’avvio dell’investimento, i mesi che passano tra l’avvio di un progetto e la messa in produzione.
La velocità con cui una tecnologia diventa applicazione produttiva e il vero fattore competitivo che spesso chi guarda ai territori.
Per un potenziale investimento, considera tra tra i primi tra i primi KPI.
E, naturalmente, e non abbiamo fatto un esercizio giusto per come dire e trasmettere una sensazione, trasmettere una una.
Come si dice una una, una, una proposta, una delle né proposte lo abbiamo fatto e qui vedete praticamente lo schema, anche evidenziando i tempi, visto che abbiamo parlato proprio adesso di tempi nel 2 vi nel 2006 e 27, si può decidere la cornice, tra il 2027 2028 possono entrare in funzione gli strumenti tra il 2029 e il 2031,
Si può consolidare o correggere quello che si è impostato entro il 2030, si può realizzare la prima valutazione indipendente, così come l’abbiamo Deif de descritta,
E concludo con una parte che è, come dire, è anche una sorta di di di ammissione, no, un impegno che ci prendiamo come CIM e come competenza Inter ripeto, in sette anni abbiamo lavorato con 2000 imprese, 87% di micro e piccole e medie imprese abbiamo attivato 83 progetti, oggi siamo una struttura che realizza servizi grazie a 120 tra dipendenti, specialisti e ricercatori.
E distaccati dal Politecnico di Torino e dell’Università di Torino, piuttosto che dai nostri soci fondatori.
Ma 2000 imprese sul totale della manifattura italiana contano meno dell’1%, se sommo per 10 al rotondo, considerando il lavoro fatto dai nostri, diciamo colleghi, altri centri di competenza o altri centri per il trasferimento tecnologico manca comunque un ordine di grandezza, quindi io sono d’accordo, il modello funziona sta dimostrando che ci sono anche delle aree di miglioramento, ma il modello funziona, ma non va bene la scala.
Ed è il motivo per cui oggi siamo qui a sottolineare l’importanza anche di scalare l’importanza di scendere e poter coinvolgere un maggior numero di micro piccole imprese, ma occorre farlo lavorando anche con le grandi imprese, perché questo è fondamentale.
Non per completezza di catalogo, cioè non è che i competence center lavorano con le micro imprese, lavorano anche con le pigro grandi aziende lavorare con un capo filiera che introduce un nuovo standard e il fornitore fatto anche di otto addetti 50 addetti è importante perché, come dicevamo prima il problema va visto nella sua interezza a lungo la filiera produttiva e quindi è questa la funzione che rivendichiamo se vogliamo quella che sottolineiamo come azione che può fare la differenza. Coordinare l’ecosistema nazionale del trasferimento tecnologico, lo sottolineo due volte,
I centri di competenza hanno dimostrato di saperlo fare con gli DH possono coordinare, non per creare un nuovo livello amministrativo di quelli ce ne sono già abbastanza, ma per far sì che nei competence center le cose si incontrano, le università che hanno promosso la nascita dei competence center e garantiscono la guida scientifica
L’Istituto italiano di intelligenza artificiale ho provato a non usare l’acronimo intelligenza artificiale, ma è doveroso transizione digitale significa applicare in maniera sistematica l’intelligenza artificiale, l’istituto che sviluppa le soluzioni che promuove, promuove le migliori soluzioni e Competence Center, che lei li portano all’interno l’ingegnerizzazione di portano all’interno dell’impresa,
Naturalmente con le Camere di commercio con gli ITS Academy, con i poli di innovazione e, ripeto, non solo con la finanza ma soprattutto con i capi filiera, ecco, i competence center possono realizzare questa sorta di di efficacia, una sola porta d’ingresso per l’impresa, molti soggetti dietro a quel punto d’ingresso
E non chiediamo quindi, però, che che vengono misurati soltanto gli altri noi proponiamo anche che gli stessi Competence Center siano i primi a essere valutati con questo metro, quindi noi come cima aderiamo a questa, a questa iniziativa un ko, un percorso che porti tutti i centri di trasferimento tecnologico a non di Pan a non dipendere da finanziamento pubblico.
O a non dipendere in maniera così diretta
Con un indicatore pubblico annuale verificabile da chiunque, sia in questa sala che fuori quello che noi proponiamo non è nulla di nuovo e il modello con cui operano da decenni il Fraunhofer Institute, quindi qui non stiamo parlando di imitare la Germania, ma di accettare un principio semplice, chi chiede di misurare i risultati degli altri devi accettare di essere misurato per primo vale quindi anche per noi.
Che offriamo innovazione vale per le imprese che la domandano e la stessa regola applicata ai due lati dello stesso incontro,
Quindi concludo dicendo questo è un position paper di partenza, parte per essere un punto di confronto, quindi una proposta di metodo, più che una proposta di di politica industriale, con i numeri però che la sostengono le date per attuarla, gli strumenti per verificare gli gli effetti, quindi,
Dal momento che tutto questo che noi lo faccio facciamo, lo facciamo per le imprese.
Io sono convinto che le imprese non abbiano bisogno che qualcuno le protegga, hanno bisogno che qualcuno smetta di renderle piccole grazie.
Grazie ingegner Pisino, la invito a rimanere seduto e chiedo di raggiungermi qui al tavolo l’onorevole Giulia Pastorella.
Il senatore Lorenzo Basso e il senatore Luigi Nave, grazie plauso.
Avevamo invitato il senatore Roberto Rosso, che per motivi istituzionali non è riuscito a essere presente, mentre l’onorevole Federico Mollicone,
E mi ha mandato un suo messaggio, che poi ovviamente ripartirò, eleggerà fin da mettere agli atti, però io volevo partire intanto con i nostri interlocutori,
Parto dalla dalla chiusura dell’ingegner Pisino
Nel raccontare i temi principali di queste di questo position paper, soprattutto delle proposte, lui ha detto.
Questo è un position paper di partenza, è una proposta di merito che però ovviamente va nella direzione di.
Sostenere in maniera molto chiara l’avete letto e visto attraverso il documento una parte importante della produttività del nostro Paese, che è data dalle micro, piccole e medie imprese, allora volevo partire appunto dalla.
Dall’onorevole Pastorella, per riprendere un po’, il tema oggetto del paper, soprattutto capire come, da un punto di vista di sensibilità politica, risulta fondamentali in questo momento.
Puntare sulla produttività, che è un tema centrale che ovviamente abbraccia il mondo industriale in senso ampio, ma che coinvolge in maniera specifica in questo periodo storico di grande cambiamento tecnologico, soprattutto le micro e piccole imprese, che devono cavalcare questo momento
Intanto.
Grazie grazie mille per l’invito, ma non mi capita spesso di dirlo, però questo paper e musica per le mie orecchie, perché dice esattamente quello che noi di azione tentiamo di dire da tempo, forse influenzati dal fatto che il nostro segretario è stato l’ideatore diciamo l’implementato ore almeno in quanto ministro di Industria 4.0 ma il tema della produttività è un tema assolutamente sottovalutato questo governo,
Parla molto di occupazione, ma il vero tema, visto che si Hans parla anche molto di salari e naturalmente quello della produttività, senza la quale i salari difficilmente cresceranno per decreto, salvo ovviamente il salario minimo, che è una cosa buona e giusta perché è musica per le mie orecchie perché intanto ha il coraggio di dire che piccolo non è necessariamente bello o almeno magari è bello ma non è produttivo che è comunque un messaggio che nel nostro Paese,
Non è facile da digerire proprio perché le micro e piccole imprese sono la stragrande maggioranza delle nostre, quindi avere il coraggio di dire beh, forse l’aggregazione anche medianti mediante misure fiscali, quindi mediante un aiuto dello Stato. L’aggregazione di impresa è comunque, in un certo senso per il coraggio di di criticare il modello esistente di direbbe forse dovreste pensare anche voi a crescere e mi è piaciuto anche il focus, una delle proposte sul sul tema della successione. Quindi cambiare anche le misure che che esistono ad oggi sulla successione tendenzialmente familiare per permettere
L’attrattività verso oh e comunque il coraggio, anche lì, di andare verso investitori esterni verso magari fondi o semplicemente verso manager esterni, e quindi anche lì la normativa può aiutare tra virgolette a costo zero nella crescita dimensionale delle imprese. Mi è piaciuto tantissimo, anche il messaggio di non c’è bisogno di aggiungere ulteriore, diciamo mostrati a questa lasagna di incentivi che già abbiamo e mangiammo giornalmente, ma aiutare invece le imprese a navigare la a partecipare ai insomma tanto vituperati giustamente cripte e quindi non volete togliere Cliternia, aiutate la partecipazione, aiutate anche ad evitare che le imprese abbiano a interfacciarsi in ogni fase con enti diversi, quindi anche lì un’idea di semplificazione
Che non significa diminuire necessariamente le risorse, ma significa far sì che, così come sta facendo a livello europeo, la Commissione europea, che vuole tagliare la burocrazia del mi pare 25%, così dovremmo, dovremmo fare noi, quindi questo anche lì è una è un’idea molto intelligente e continuo sul sui punti positivi.
Mi è piaciuto anche molto l’idea della
Vogliamo degli scivoli degli scaglioni, della dimensione d’impresa, è un po’lo stesso tema della flat tax, perché noi abbiamo criticato la flat tax al di là del del tema dell’essere regressiva non progressiva, anche perché oltre gli 80.000 euro c’è letteralmente un burrone per cui si passa da da niente tutto e anche lì a livello fiscale non avevano detto, per forse avrebbe senso avere dei degli scivoli, quindi delle delle vie di mezzo che fanno sì che non si sia incentivati a fare del nero oltre quella quella dimensione, ma che si si accetti, diciamo, di passare allo scaglione successivo in maniera più graduale e quindi l’idea di fare lo stesso sulla dimensione d’impresa e degli obblighi che seguono è assolutamente, credo, di buon senso, proprio perché diminuisce il costo del crescere. Da ultimo, ha da ultimo, quasi da ultimo
Due ultimi temi, uno è c’è anche dell’autocritica. Mi ha fatto molto piacere vedere almeno così l’ho interpretato poi magari lo interpretato male che sì, benché si mantenga il ruolo dei competence center, anzi si si amplifichi come ruolo che può appunto fare questo accompagnamento, questa guida, questo orientamento,
Si riconosce anche che devono questi questi centri diventare meno dipendenti dai finanziamenti pubblici. Sarà che io vengo da una tradizione liberale, ma questo mi sembra assolutamente corretto, perché devono dimostrare di non essere semplicemente diciamo sovvenzionati, ma a essere attrarre i privati che vedono del valore nell’ottenere i servizi di questi Competence Center e quindi giustificare la propria esistenza con un successo di mercato. È altrettanto ovvio, avendo parlato con tanti Competence Center, non solo quello che organizzato questo incontro, che un privato piccolo fa più difficoltà, ha più difficoltà a pagare un competence center per aiutarlo a passare da prototipo, insomma, fare tutte le cose che fanno i competence center. Quindi si tiene tutto giustamente insieme che, man mano che le aziende cresceranno, avranno anche più disponibilità finanziaria per andare a imbarcarsi in dei processi e dei progetti che alle volte sono anche molto costosi. E questo giuro l’ultimo punto che non è più di moda dire che alle aziende forse serve della tecnologia per aumentare la produttività, nel senso che si sta purtroppo facendo subdolamente strada l’idea che in fondo ci stiano raccontando delle bufale, in particolare con l’intelligenza artificiale. Si sta facendo strada l’idea che in fondo non serva poi così tanto che non aumenti la produttività che non riesca, forse alla fine a sostituire quasi nessuno e leggevo un’altra presentazione. Da Icom c’erano dei numeri abbastanza spaventosi su quante aziende non intendessero adottare l’intelligenza artificiale.
E quindi perché mi mi piace invece queste queste proposte, questo papere, questo studio sulla produttività, perché una volta, ancora una volta, conferma che invece la chiave per aumentare la produttività è duplice, da una parte la dimensione, ma la dimensione porta con sé la capacità di investire in risorse, in ricerca e sviluppo e anche assolutamente nell’adozione di tecnologie che molto spesso sono costose avveniristiche e quindi c’è bisogno che dietro ci sia una delle spalle abbastanza larghe da poter mettere dei fondi in questi, in questi talvolta esperimenti robotica, intelligenza artificiale, eccetera. Quindi avere il coraggio di dirlo quando la fuori
Dei comitati No, datacenter comitati, No e ai comitati, No tecnologie si stanno moltiplicando
E credo che sia, ecco un messaggio che bisognerebbe condividere di più con il Paese, condividere di più con le micro e le piccole imprese, aiutandole giustamente a a non credere sulla fiducia a questa storia, ma credere a questa storia, perché ci sono dei numeri che la dimostrano e delle strutture che possono aiutare in questa transizione grazie,
Grazie, onorevole,
Autore basso,
Il tema è anche un tema di.
Di confidenza nel riuscire da parte delle imprese, soprattutto quelle più piccole e le micro ah, gestire il processo di trasformazione tecnologica, che non è un processo semplice, è un processo complicato che ha bisogno di essere ovviamente guidato, quindi l’approccio non è soltanto, diciamo,
Essere spinti a livello tecnologico, ma avere un percorso di accompagnamento continua per riuscire a come dire a proseguire in maniera costante questo processo di innovazione, e quindi il tema che la domanda che volevo porle era, da un punto di vista di approccio e quindi guardando alla produttività
Come?
Il Competence center e tutti gli attori che abbiamo quindi ha letto anche nel documento possono lavorare insieme alle istituzioni per migliorare o comunque rendere più facile non l’inizio di un percorso tecnologico, ma la continuità di un percorso di trasformazione che soprattutto per le piccole diventa sempre più più difficile.
Ma intanto volevo partire anch’io, ringraziando e complimentandomi per il paper che, come diceva la collega, è.
È di rara profondità e anche di Chiara sincerità, né in un’analisi che proviene e si vede da un confronto diretto con le imprese, non soltanto, diciamo, da un’analisi di studi economici.
E lo si vede perché il riscontro è proprio delle proposte che vengono da chi vive ogni giorno, quelle che sono le difficoltà del fare impresa e poi e non puoi non elude la domanda, il ritorno fa particolarmente piacere perché, insomma, come ha accennato la collega
è il percorso che porta il Competence Center, nacque con il primo Industria 4.0
E con il ministro Calenda e con quel lavoro fatto nell’indagine conoscitiva,
Che condusse, insieme al collega Alberto Bombassei, e che portò appunto all’individuazione dei competence center, sulla base anche della felice esperienza tedesca all’interno del nostro Paese, e qui mi fa piacere ricordare che quell’indagine conoscitiva in realtà partiti dalle riflessioni che con il collega Bombassei facemmo dopo una lettura molto interessante il professor Giuseppe Berta si chiamava impresa intelligente o fabbrica intelligente e il libro del professore che aveva già nell’analisi delle problematiche molti dei temi che oggi, dopo il libro del 2014, quindi oramai,
E dopo 12 anni ancora vediamo essere le problematiche maggiori del nostro Paese e quindi il fattore dimensionale, il tema della pianificazione di lungo periodo e di una regolarità e di una certezza delle regole e che alle imprese sono più importante a volte che non è il tema del degli adempimenti perché il problema non è forse l’adempimento da assolvere ma la certezza che quell’adempimento, se inadempimento, che non cambia ogni anno, che non cambiano le regole, che non cambiano le regole per poter accedere ai finanziamenti, che non ci sia appunto una lavoro e un peso o un onere organizzativo che supera poi e invece è quello che è il tempo da dedicare ai processi di innovazione e credo come dire che quel tema sia un tema importante.
E con l’accezione, ma il paper è molto preciso, ma lo dico perché a volte, poi, quando si traducono questioni complesse in comunicazione, si tende a una semplificazione che non rende onore al problemi da affrontare e che il tema non è il tema dimensionale puro. Quindi noi non stiamo dicendo che all’interno di un ecosistema produttivo non possano e non debbano anzi esistere anche e piccole e medie imprese che possano all’interno dell’ecosistema garantire quella flessibilità. Quell’innovazione pensa alle start up e a tante altre imprese, ma la capacità di crescere di un’impresa. Quindi il problema non è l’esistenza delle piccole e medie imprese, ma il fatto che non difficilmente una piccola impresa che rimane tale per 2030 anni possa riuscire a
Costruire quei processi di innovazione che hanno bisogno di una professionalità, di investimenti, di una managerialità che il perdurare, il conservare. La dimensione piccola non permette di avere, quindi il tema è costruire e quindi togliere quei lacci e costruire da parte dello Stato. Non e qui vengo alla domanda non tanto accompagnare l’imprenditore a determinate scelte, perché quella parte deve rimanere all’interno dell’impresa, sia per la natura del mercato sia per la natura proprio del meccanismo con cui un’impresa capace di rispondere a quelle che sono le sfide e il tema è che gli tolga, e anzi mette a disposizione strumenti che consentono a quelle imprese che hanno la capacità di mercato di poter crescere, di potersi aggregare e quindi di poter costruire anche quelle professionalità che poi sono necessarie per un’innovazione. Io su questo anche penso che anche sul tema delle soglie e noi abbiamo bisogno di fare una riflessione, perché non dobbiamo e come spesso capita
Come dire e pensare queste soglie, queste soglie sono fondamentali quando riguardano fattori di sicurezza del lavoro, quanto riguardano questioni di appunto, formazione del dei laboratori e diventano invece bloccanti quando costruiscono misure fiscali come quella che prima veniva ricordate, che sono disincentivanti alla crescita quando costituiscono oneri burocratici che dobbiamo ancora superare. Lo dico in maniera autocritica, invece da parte dello Stato noi non stiamo riuscendo ancora a imporre delle semplificazioni, per esempio per l’accesso ai dati, e abbiamo ancora un sistema che pretende dalle imprese di riportare tutte le volte una documentazione, una che è già nel nelle disponibilità delle strutture dello Stato. Eppure abbiamo strumenti in questo momento che hanno fatto passi da gigante e lo vediamo anche
Nella nelle varie siamo molto indietro in molte statistiche di digitalizzazione, ma siamo molto avanti in alcuni processi di digitalizzazione della Pubblica amministrazione, che negli ultimi anni ha consentito di portare a un’accelerazione nel nostri processi interni, eppure il rapporto tra Stato e imprese ancora un rapporto che tutte le volte richiede all’impresa di fornire le stesse informazioni di autocertificare tutto quello che può fare invece che utilizzare le informazioni che sono già a propria disposizione.
E anche questo è un onere che, ovviamente, e non favorisce la fruizione di quelli che poi sono una serie di incentivi che, se continuano a essere, come dire, sovrapposti come prima ben veniva detto, invece che essere ottimizzati rispetto a una valutazione.
E a posteriori di quelli che sono obiettivamente poi le ricadute rischiano di non essere davvero
Metro corretto con cui andare a valutare l’impatto delle politiche pubbliche, perché la quantità dei soldi spesi non è la qualità dell’investimento che viene fatto e noi dobbiamo invece, come dire, guardare su dei KPI, che sono l’impatto sulla crescita
Del Paese, l’impatto occupazionale, la capacità di essere più competitivi e quindi su parametri che non sono, quanti soldi pubblici vengono spesi, ma quanto quei soldi pubblici producono poi un re.
Reale aumento di capacità competitiva del nostro sistema, l’altro punto secondo me
Che
è di grande importanza in questa vostro studio, è anche una capacità di dire che la sfida della manifattura non è una sfida finita per il nostro Paese, che invece oggi sta diventando un leitmotiv molto preoccupante di un arretramento anche a volte per interessi di altri economie del mondo che vorrebbe diventassimo soltanto,
Gli utilizzatori specialisti di alcune competenze di alcune piattaforme tecnologiche e, invece di continuare a essere una grande potenza manifatturiera che utilizza,
Ah, le innovazioni tecnologiche, per migliorare la propria capacità produttiva e consentirle di rimanere competitiva all’interno di uno scenario globale che è profondamente cambiato, ecco, credo che questo sia molto importante, sia molto importante è che arrivi dal Competence center, che come sappiamo ha un valore nazionale ma che, avendo una radicamento territoriale in quella che è stata la il più grande territorio di produzione manifatturiera del nostro paese e da un messaggio secondo me è molto importante e molto significativo che noi, come legislatori,
E rappresentanti del Paese. Dobbiamo cogliere nel saper raccogliere le proposte, ma anche raccogliere, come dire, la sfida, che non possiamo arretrarsi soltanto in maniera difensiva, ma dobbiamo andare a ottimizzare le risorse che il nostro Paese ha all’interno di un contesto europeo per rilanciare la nostra manifattura, se non in questo clima di dialogo, di complimenti e invece posso fare un appunto di qualcosa che vorrei ancora vedere e anche qualche proposta per aumentare la nostra capacità come non dico Paese ma come continente come Europa e quindi qualche proposta che leghi di più questa capacità, questo incentivi, queste semplificazioni, queste misure che sono proposte per accrescere però anche l’autonomia e la forza del nostro Paese e del nostro continente, perché oggi,
Noi ci misuriamo anche con aree del mondo che, a volte, con un ignorante dileggio, abbiamo giudicato per le loro proposte pianificatorie, penso per esempio alla Cina
E abbiamo troppo volte dileggiato i piani quinquennali cinesi leggendo coi piani quinquennali, noi vediamo quanto di quello che avevano pianificato e ipotizzato e incentivato e sostenuto sia diventato capacità competitiva dell’industria di quel paese. Ecco, non dobbiamo passare, come dire, dal dileggiare allo scimmiottare, quindi pensare di creare, però sicuramente abbiamo bisogno di pensare.
Di essere più flessibili, meno pesanti come Stato, ma anche con una capacità di pianificare gli obiettivi più a lungo termine
Grazie senatore basso.
Assolutamente condivisibile il suo pensiero e mi rivolgo adesso dal senatore Nave per introdurlo nella discussione, il tema quindi anche come obiettivo di questo documento da parte del Competence Center proprio stimolare.
è favorire ulteriormente un continuo dibattito tra diciamo, chi opera nell’industria e chi ovviamente opera invece nel mondo
Della.
Costruzione del miglioramento dell’implementazione delle norme legislative e quindi, ovviamente, la politica.
Direi che uno dei punti importanti diciamo non tecnici, ma.
Di di cornice di questo documento è quello di dire facciamo squadra, lavoriamo insieme ministero, parte politica, industria, imprese, università, centri di competenza e centri di ricerca, proprio perché, come si diceva, riteniamo, diciamo, una base di eccellenza molto molto forte.
Però come riuscire effettivamente a migliorare questo processo di
Come dire, di connessione tra tutti questi attori e che tipo di ruolo, quindi dovrebbe avere o potrebbe avere in maniera più forte la politica?
Grazie innanzitutto grazie per l’invito e soprattutto per aver avuto oggi una fotografia su quello che è in realtà un pensiero che ritengo noi delle opposizioni, come dire, finora il dato non non era uscito fuori, ma in quest’a questo tavolo ci troviamo più o meno concordi su una linea ed è quella dell’opposizione su quello che possa essere un piano industriale.
Ci sono delle distinzioni da fare perché, seppur ritengo che possiamo essere concordi sulla linea, poi il modo con cui viene coniugata sul territorio, beh, quella lì fa la scelta politica, allora c’è di fare.
Pensa, nonostante ecco, ritengo ci sia un’unità di intenti tra chi a questo tavolo oggi, è pur vero che, per esempio, misure come tra industria, 4.0 Industria, 5.0 non hanno aiutato le micro e piccole imprese perché mostravano un.
Quindi l’1 soglia, uno scoglio notevole da superare dovute, ecco la capacità finanziaria al credito d’imposta
Ricordo che, invece, con Transizione 4.0 si era molto più vicino a anche a quel mondo lì quindi proposta fatta nel governo il governo Conte però detto questo, io ritrovo delle misure da voi messe come dire, nero su bianco, che sono assolutamente condivisibili e rappresentano la realtà del del Paese,
Pur facendo dei distinguo su quello che può essere, ecco la micro impresa manifatturiera da quella che è, per esempio, il mondo dell’artigianato.
Che ha pur necessita di mantenere dei numeri, a volte il lo scaglione fa la differenza anche contrattuale, non solo di oneri, ma anche in modo contrattuale, cioè.
Avere 40 sarti che lavorano manualmente non è la stessa cosa di avere 40 magari che lavorano su una linea di produzione e che invece è fatta a livello industriale anche a livello sartoriale. Quindi c’è una dimensione ancora da verificare all’interno di chi lavora in determinati numeri e contesti quindi avere una fase di transizione per gli Sky, per gli scaglioni assolutamente aiuta. Ecco prima la collega accennava a quella che è la il, la soglia non sulla flat tax o il contratto dei minimi. Quando ho raggiunto la soglia, poi vado da mio cugino, vado dall’amico e quindi riesco a bypassare su questo l’italiano. Poi in realtà c’ha il suo ben da fare, soprattutto in un contesto in cui le lobby poi sono forte anche a livello di rappresentanze sindacali, quindi condivisibile in pieno quella linea
La politica deve fare la sua parte. Ma, ripeto, la fai poco alla sua coniugazione, quindi ecco un momento in cui
Ci si è si è d’accordo su questa linea, non si può far altro che emendare su quelle sul sulle risposte da dare, ritengo noi lo abbiamo fatto l’ho fatto personalmente spezzato per sempre il mondo del degna degli artigiani proponendo ecco di portare a 40 49 il numero dei dipendenti per le aziende artigiane senza essere considerate una Pmi per avere, ecco quello che qui viene scritto, c’è una ripartizione differente e quindi dare un contesto particolare per la crescita, come correttamente sosteneva il collega Basso, non sempre il numero fa
è corretto che la piccola o media impresa, la micro impresa,
Ah, l’azienda artigianale, debba fare quest’altro, ma nel momento in cui c’è una necessità tecnologica, allora bisogna intervenire in questo caso di competenza. Inter fanno la differenza, perché perché c’è quel lavoro di
Di Foresight tecnologico che di certo non se lo può permettere. Una piccola la microimpresa, è questo il Competence center con la parte scientifica dell’Università, invece, sono al corrente, come comunque i meccanismi di dell’orizzonte scanning no cioè quindi di capire dove la tecnologia si evolve, invece aiuta e allora lì c’è bisogno di tagli. Bisogna necessita di incidere, così come ritengo che la parte di formazione sia fondamentale. Quindi anche quella proposta sui voucher sia un altamente condivisibile, ma dirò di più leggevo quest’estate il libro di padre ricco padre povero Di Chio vaste che Osaki, dove veniva riportato un dato fondamentale nella nostra scuola non si insegna la materia della finanza
Quindi anche la possibilità di formare i giovani imprenditori e quindi anche il palco, il passaggio generazionale diventa fondamentale nel momento in cui si hanno nozione anche di finanza, non solo di economia, ritengo anche assolutamente condivisibile l’aspetto della del controllo, perché nulla, come dire, nulla è possibile.
Veri, cioè, non se non è verificabile, un produce un processo, non si possono tirare le conclusioni, quindi il controllo va assolutamente fatto, e quindi anche quella partecipazione da parte dei competence center sul trovare dei partner che rendano poi efficace quelle misure da parte delle imprese che hanno usufruito di incentivi diventa fondamentale, perché si va anche ad operare su quella che è la necessità del momento e non Fares. Ecco superare il momento della crisi avendo degli investimenti. Quindi io, da questo punto di vista, ritengo che la politica debba fare la sua parte nel momento in cui ha le idee chiare a una fotografia come quella che c’è oggi qui. Io ritengo che queste proposte possano coprire quel contesto,
Attualmente insomma in difficoltà. Ricordo San di 35 mesi di calo industriale, una un’economia afferma il mese di luglio leggevo agli inizi di settembre e da inizio gennaio praticamente stagnante, quindi una necessità di rivedere i paradigmi c’è, pur non toccando quello che è la parte economica, che ritengo possa essere anche sufficiente, ma se distribuita bene e correttamente lungo tutto il tessuto produttivo nazionale. Grazie grazie
Mi permetto di leggere ora brevemente una
Un messaggio dell’onorevole Mollicone che appunto si scusa per non essere qui oggi, quindi cerco di
Di leggerlo, desidero rivolgere il mio più cordiale saluto alla dirigenza del Cim Alessio Enrico Pisino, e a tutte le autorità e i colleghi parlamentari e rappresentanti del mondo dell’industria della ricerca, riuniti oggi al Senato e alla Sala degli Atti Parlamentari, in più occasioni ho avuto modo di incontrare i vertici e le realtà operative dei centri di competenza nazionale pur potendone apprezzare direttamente lo straordinario valore strategico.
In competente, sede come Cime rappresentano un presidio tecnologico scientifico irrinunciabile per la nostra Nazione, reali orchestratori capaci di mettere in rete alla ricerca Attack accademica di eccellenza con il tessuto vivo delle nostre più piccole e micro e medie imprese, favorendo il trasferimento tecnologico, la crescita del capitale umano, il position paper presentato oggi misurare per scegliere e investire per crescere e la proposta con il Programma nazionale per la competitività delle micro, piccole e medie imprese 2027 mila 31 offrono un contributo
Di straordinario pragmatismo al dibattito della politica industriale scientifica del Paese. In un contesto globale sempre più competitivo, puntare alla scalabilità dimensionale delle imprese sull’innovazione integrata, sulla formazione, alla misurazione oggettiva degli impatti delle politiche pubbliche significa tracciare la rotta corretta per la competitività del made in Italy. La convergenza tra ricerca scientifica, applicazioni tecnologiche, sviluppo industriale costituisce uno dei pilastri centrali del futuro della nostra economia. Per questa ragione riteniamo fondamentale raccogliere e approfondire le analisi e le 7 proposte elaborate dal Cim
A tal fine. Annuncio con piacere che inviteremo quanto prima il centro di competenza nazionale CIM, in audizione ufficiale presso la Commissione, da me presieduta alla Camera dei deputati, per illustrare nel dettaglio questo piano strategico e coordinare le necessarie iniziative istituzionali e legislative a sostegno della ricerca applicata e dell’innovazione delle Pmi.
Un saluto presidente Federico Mollicone.
Arriviamo in chiusura e lascio la parola all’ingegner Pisino, per un po’insomma a tirare le fila e dare un suo ultimo contributo prima di liberare la sala i nostri.
Ospiti qui presenti, ma intanto grazie a tutti, grazie ai senatori e al l’onorevole deputata per per, diciamo per partito preso parte a questo diciamo il confronto con che conclude la giornata, no, però volevo puntualizzare tre tre aspetti, uno per ogni vostro intervento.
E parto dalla
Onorevole Pastorella, effettivamente e una una, un’autocritica, quella che noi abbiamo fatto, il Competence Center, nel senso che.
Già in Industria 4.0 i competence center, non identificati come soggetti che avrebbero dovuto poi camminare con con le proprie gambe no, questa fu la parola di qualche, diciamo, direttore della del del, Mise all’epoca e quindi è un’autocritica, cioè quindi un impegno che noi ci prendiamo e lo vogliamo appunto esplicitare in maniera chiara perché perché lo leggiamo all’interno di questo position paper è il problema di molte piccole imprese quella di trovare una propria zona di comfort e continuare,
Come dire a sopravvivere senza fare la differenza. No, quindi il tema di e puntare alla crescita e con i finanziamenti privati riguarda anche i competence center, fino a limitare quindi il contributo del finanziamento pubblico. Quindi, ah ah ah accentrato esattamente quello che volevamo in qualche modo trasmettere come impegno
E il tema invece è legato alle filiere strategiche. Li chiamiamo cosino che il senatore Basso ha messo in evidenza che devono essere in qualche modo guidate da un Paese, non dalla sola impresa. Io credo che vada fatto anche come Italia. Io non credo che si esista no, o meglio non non ne ho come dire, non sono informato, evidentemente,
E qual è qual è la strategia e dell’industria del qual è la la politica e
O meglio cosa esprimere la politica in termini di filiere strategiche per il Paese per essere indipendente, per garantire la sovranità, per crescere più velocemente. La Francia lo fa cioè la la Francia, esplicita no, cioè da queste indicazioni il nucleare, o meglio l’energia, e una filiera strategica, deve essere curata lungo tutta la filiera. Ecco, io credo che quello che lei ha puntualizzato riguarderà anche le piccole e medie imprese, ma non sono le piccole e medie imprese che possono, da sole e come dire e per quanto private, definire questa questa politica. Quindi io mi aspetto che che sia soprattutto la politica a definire e quelle che potrebbero essere da un confronto, naturalmente con le associazioni con le grandi imprese, quelle che potrebbero essere le filiere rilevanti per l’Italia anche in termini di eventualmente
è garanzia delle materie prime o delle materie critiche. No quindi con i temi del riuso, riciclo
Eccetera, eccetera. No, quindi io credo che dalle piccole e medie imprese non possiamo aspettarci questo questo questo indirizzo, ma credo che lei volesse proprio ed eventualmente evidentemente sottolineare questo terzo punto, la formazione no che mi ha messo in evidenza come appunto di di attenzione, no, e naturalmente parliamo anche di ITS, parliamo di ITS Academy, parliamo anche di formazione Up skilling, rischi delle delle persone. Io credo che anche da questo punto di vista vada fatta una azione che trasformi il sussidio. Il supporto alle imprese in crisi attraverso azioni
Che portino e la forza lavoro a trovarsi preparata, quando poi la crisi, prima o poi finirà in quel comparto. No e non voglio, come dire, evidenziare altre azioni che naturalmente non sono state tutte considerata all’interno di questo position paper non abbiamo voluto affrontare il tema del costo dell’energia. Non l’abbiamo voluto affrontare il problema dell’attrazione degli investimenti per le grandi imprese. Sono tutti i temi che ne con diciamo nel capitolo,
Industria manifatturiera italiana dovrebbero in qualche modo completare un un focus che quello che era un po’l’obiettivo di questo position paper per sostenere soprattutto le micro, piccole e medie imprese. Un ultimo punto, e credo che un po’tutti siete passati sul tema della rilevanza della manifattura. Io no, non sono un tifoso della manifattura
Sebbene abbia lavorato tantissimo con le scarpe antinfortunistiche, come dico io no. Quindi, all’interno degli stabilimenti produttivi, però la manifattura e garantisce l’evoluzione tecnologica garantisce lo sviluppo delle competenze, è fondamentale e va letta in assoluto, non soltanto in relativo in assoluto, ancora una cosa importantissima per l’Europa, però, in Europa ormai l’Italia non sta più giocando il ruolo che giocava negli anni 90 o agli inizi degli anni 2000 da protagonista, e dobbiamo capire, come ha fatto la Spagna, a fare della manifattura una leva importante per il suo sviluppo economico. Oggi, dialogando con le grandi imprese, quindi non con le piccole e medie, ma con le grandi imprese, guardano la Spagna con un interesse mai visto, e quindi secondo me, ripeto, dovremmo affrontare o sviluppare un altro position paper, quindi quello non è stato in qualche modo
è affrontato all’interno di questo studio. Io vi ringrazio tantissimo perché l’obiettivo oggi era di non raccontare un punto d’arrivo un position paper, così come lo abbiamo chiamato, ma di aprire un confronto e quindi mettiamo sul tavolo dei pensieri che arrivano dalle imprese. Non sono i pensieri del Competence Center, quelli che abbiamo riportato sono, diciamo, e quello che noi abbiamo raccolto, dialogando con gli imprenditori e con le imprese che non rappresentano significativamente e statisticamente l’insieme delle piccole imprese italiane, che sono tantissime, c’è un numero come dire che a me spaventa però e sono vere sono come dire diretta,
E quindi vi ringrazio ancora per il tempo che ci avete dedicato grazie a tutti e buona giornata.
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