Auto sempre più cara: servono 11 mensilità, il mercato cambia con i giovani


Per acquistare una vettura nuova occorre più del doppio degli stipendi necessari nel 2000. Redditi, assicurazioni e costi di gestione spingono verso noleggio e formule flessibili, mentre cresce l’apertura ai nuovi marchi

Il prezzo dell’auto corre più della capacità di spesa e per le nuove generazioni la proprietà diventa una scelta economicamente più difficile. Per acquistare una vettura nuova servono oggi in media 11 mensilità di stipendio, contro circa cinque nel 2000. Un rapporto più che raddoppiato che aiuta a spiegare uno dei cambiamenti strutturali del mercato automotive: i giovani continuano a prendere la patente e a utilizzare l’automobile, ma l’acquisto non rappresenta più necessariamente il passaggio successivo. Noleggio, sharing e altre formule di accesso guadagnano così spazio in un settore nel quale il costo complessivo di possesso pesa sempre di più sulle decisioni.

Il nodo è innanzitutto reddituale. L’indagine 2026 realizzata da Bain & Company con ANIASA rileva che il 59% degli intervistati non ha preso in considerazione l’acquisto di una nuova vettura oppure lo ha rinviato, soprattutto per l’incertezza sulle prospettive di reddito e nell’attesa di prezzi o formule più favorevoli. Il dato riguarda l’intera popolazione, ma assume un peso particolare se confrontato con i livelli retributivi delle fasce più giovani. A fronte di una retribuzione media annua lorda dei dipendenti italiani pari a 27.649 euro, tra i lavoratori tra 25 e 34 anni la media indicata scende a circa 21mila euro lordi l’anno.

E il prezzo di listino è soltanto una parte dell’esborso. Nel primo trimestre del 2026 il premio medio effettivamente pagato per la Rc Auto ha raggiunto 423 euro, il 3,2% in più rispetto all’anno precedente, secondo l’indagine IPER di IVASS citata nell’analisi. A questo si sommano carburante o ricarica, manutenzione, parcheggio e svalutazione. Il risultato è un aumento della soglia economica necessaria per entrare nel mercato e sostenere nel tempo la proprietà di una vettura.

Non significa però che i giovani stiano abbandonando l’automobile. Nel 2025, su oltre un milione di patenti rilasciate dopo un esame, quasi il 74% è stato conseguito da under 25: il 62,33% da persone con meno di 21 anni e un altro 11,46% dalla fascia tra 21 e 24 anni. La domanda di autonomia rimane quindi forte. A cambiare è il modello economico attraverso il quale soddisfarla.

Nel Global Automotive Consumer Study 2025 di Deloitte, il 42% degli italiani tra 18 e 34 anni si dichiarava disposto a rinunciare alla proprietà del veicolo in favore di soluzioni di Mobility-as-a-Service, cinque punti in più rispetto al campione complessivo. Allo stesso tempo, il 49% degli italiani dichiarava di utilizzare l’automobile ogni giorno. È proprio questa separazione tra utilizzo e possesso ad aprire nuovi spazi di mercato per noleggio, sharing e servizi di mobilità.

I dati sulle immatricolazioni mostrano tuttavia che la proprietà resta centrale. Nei primi otto mesi del 2026 i privati rappresentavano ancora il 53,4% del mercato, mentre il noleggio a lungo termine valeva il 21% e quello a breve il 9,5%. Le percentuali UNRAE riguardano l’intero mercato e non specificamente i giovani, ma fotografano un settore nel quale al tradizionale acquisto si affiancano ormai canali alternativi con un peso significativo.

La convenienza delle diverse formule cambia anche in base al territorio. A Milano il 35% degli spostamenti dei residenti avviene a piedi o in bicicletta, il 31% con l’auto privata e il 29% con il trasporto pubblico. Fuori città, secondo i dati AMAT riportati nel documento, la quota dell’automobile sale al 53%. Nel capoluogo lombardo circolano inoltre 497 auto ogni mille abitanti, contro una media italiana di 701, mentre i noleggi giornalieri dei servizi di sharing sono passati da 22.600 nel 2016 a 34.700 nel 2024. La possibilità economica di fare a meno della proprietà dipende quindi anche dalla disponibilità di infrastrutture e servizi alternativi.

Il cambiamento investe anche la concorrenza tra costruttori. Con una capacità di spesa sotto pressione, prezzo e dotazioni diventano leve ancora più importanti. Nel sondaggio Areté del maggio 2026, il 75% dei giovani intervistati si dichiarava disposto ad acquistare un’auto prodotta in Cina: il 53% indicava come principale elemento di attrazione il mix tra tecnologia e qualità, il 43% il prezzo competitivo. Nell’Automotive Customer Study 2025 di Quintegia, il 74% del panel di Gen Z early adopter dichiarava inoltre di prendere in considerazione nuovi brand per il successivo acquisto.

Anche la transizione delle motorizzazioni si inserisce in questa competizione economica. Nei primi otto mesi del 2026, su quasi 1,13 milioni di vetture immatricolate in Italia, le ibride hanno raggiunto il 49,3% del mercato, le plug-in il 9,4% e le elettriche pure l’8%, mentre benzina e diesel si sono fermate rispettivamente al 19,6% e al 6,7%. Ma la sostenibilità non è l’unica variabile: dalle rilevazioni citate emerge che prezzo, qualità e caratteristiche del prodotto continuano a pesare nelle decisioni e che, per chi guarda all’elettrico, anche il possibile risparmio sui costi di alimentazione rappresenta una motivazione.

La trasformazione riguarda infine la distribuzione. Il 60% degli italiani preferisce ancora acquistare in concessionaria, mentre il 45% si dichiara interessato a comprare direttamente online dal produttore. Il mercato si muove quindi verso un modello ibrido: più digitale nella ricerca e nel confronto delle offerte, ma ancora legato al punto vendita per prova del veicolo, valutazione economica e scelta tra acquisto, finanziamento e altre formule.

Per l’industria automobilistica il tema diventa così meno generazionale e più economico. La patente resta diffusa, ma tra redditi più bassi, prezzi più elevati e maggiori alternative alla proprietà si allunga la distanza tra il bisogno di mobilità e l’acquisto di una vettura. È in questo spazio che si gioca una parte crescente della concorrenza: non soltanto sul prodotto, ma sul costo complessivo di utilizzo e sulla capacità di offrire formule compatibili con redditi e disponibilità di spesa delle nuove generazioni.


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