Dalla ricerca al territorio: la rete dell’innovazione energetica che passa da EVE


Le voci di Sebastiano Di Stefano e Salvatore Raciti raccolte a HEYSUN completano il racconto iniziato con Enna Verdi Energie: dalla ricerca all’impresa, fino a un modello nel quale energia, pubbliche amministrazioni e cittadini possono produrre insieme valore per il territorio.

Una fiera può essere una vetrina nella quale presentare prodotti e tecnologie. Oppure può diventare il luogo nel quale soggetti diversi scoprono di poter costruire insieme qualcosa che prima non esisteva.

È una delle letture più interessanti che rimangono dopo HEYSUN, la manifestazione dedicata all’energia e alle nuove tecnologie che si è svolta a Catania.

Nei giorni della fiera avevamo raccontato l’esperienza di Enna Verdi Energie – Società Benefit (EVE) e l’idea di una Sicilia capace di diventare laboratorio dell’innovazione, facendo incontrare ricerca scientifica e impresa.

Gli incontri avvenuti a Catania consentono adesso di completare quel racconto.

Da una parte c’è il mondo della ricerca e del trasferimento tecnologico, rappresentato dal Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia. Dall’altra c’è il territorio, con cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni chiamati a diventare protagonisti della transizione energetica.

In mezzo c’è l’impresa, che può trasformare ricerca e innovazione in applicazioni concrete.

Il Parco Scientifico: creare un ecosistema dell’innovazione

Per Sebastiano Di Stefano, presidente e direttore del Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, HEYSUN ha rappresentato l’occasione per mettere a sistema le esperienze sviluppate negli anni nel settore delle energie rinnovabili, della riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni e dell’efficienza delle costruzioni.

Manifestazioni di questo tipo consentono infatti di fare incontrare produttori di tecnologie innovative, installatori, fornitori di energia, imprese e organismi di ricerca.

L’obiettivo è trasformare questi incontri in partenariati e progetti capaci di generare innovazione e, contemporaneamente, creare opportunità per giovani, ricercatori e piccole e medie imprese.

Il Parco ha presentato a Catania, insieme allo storico partner CERISDI, alcuni dei progetti sviluppati nell’ultimo triennio nei settori dell’ambiente e delle energie rinnovabili.

Tra questi T-Domus e una nuova progettualità per la realizzazione di un data center green, che dovrebbe svilupparsi nei prossimi due anni attraverso due poli, uno nell’area di Catania e l’altro in quella di Palermo.

L’obiettivo è sperimentare anche in Sicilia un’infrastruttura caratterizzata da elevati livelli di efficienza energetica e capace, contemporaneamente, di strutturare dati ambientali utili al territorio regionale.

Di Stefano ha inoltre annunciato una fase di rilancio del Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia.

Gli attuali dieci soggetti che ne costituiscono la struttura portante, secondo quanto dichiarato dal presidente, sono destinati a diventare trenta nel prossimo semestre, rafforzando competenze e struttura finanziaria e recuperando pienamente il ruolo del Parco come aggregatore dell’ecosistema siciliano dell’innovazione.

Dalla ricerca all’impresa, dall’impresa al territorio

È in questo passaggio che torna il ruolo di Enna Verdi Energie.

Il rapporto con il Parco Scientifico e Tecnologico rappresenta uno dei lati di un sistema di relazioni che EVE sta costruendo intorno all’innovazione energetica.

L’altro conduce direttamente alle comunità locali.

E qui il tema diventa particolarmente interessante perché la transizione energetica smette di essere soltanto una questione tecnologica e comincia a riguardare il modo nel quale il valore prodotto può essere distribuito sul territorio.

Raciti: «Una comunità energetica deve creare valore per il territorio»

Il modello promosso dalla Federazione parte da un principio preciso: una comunità energetica non deve essere costruita soltanto intorno a chi possiede un impianto.

Deve mettere insieme chi produce energia e chi la consuma, chi possiede un impianto e chi non può permetterselo, imprese e pubbliche amministrazioni.

È una differenza tutt’altro che formale.

Significa considerare l’energia non soltanto come una risorsa da produrre e consumare, ma come uno strumento attraverso il quale una comunità può generare e redistribuire valore.

Il funzionamento descritto da Raciti parte dalla condivisione virtuale dell’energia tra produttori e consumatori. Questa condivisione genera un corrispettivo economico riconosciuto alla comunità energetica.

Ed è nel modo in cui quel corrispettivo viene utilizzato che emerge la caratteristica sociale del modello.

Secondo Raciti, produttori e consumatori devono avere pari dignità: le quote vengono suddivise in maniera uguale tra chi produce e chi consuma, mentre il 10 per cento viene riservato ad attività sociali, con particolare attenzione alle famiglie che si trovano in condizioni di povertà energetica e hanno difficoltà a sostenere il costo delle bollette.

È un’impostazione che rovescia in parte la prospettiva abituale.

Anche il cittadino che non dispone di un tetto, di un terreno o delle risorse economiche necessarie per realizzare un impianto può diventare parte attiva della comunità e partecipare ai benefici prodotti dalla condivisione dell’energia.

Il ruolo decisivo delle pubbliche amministrazioni

È soprattutto quando Raciti parla delle pubbliche amministrazioni che il modello assume una dimensione territoriale più ampia.

Comuni ed enti pubblici possono entrare nelle comunità energetiche attraverso i propri consumi, ma possono anche mettere a disposizione tetti, edifici e terreni sui quali installare impianti.

In questo modo beni che appartengono alla collettività possono contribuire alla produzione di energia e alla generazione di nuove risorse.

Più cresce la capacità della comunità di produrre e condividere energia, più aumenta la possibilità di creare benefici che rimangono sul territorio.

E se una parte di quelle risorse viene destinata alle finalità sociali, la politica energetica finisce per incontrare direttamente le politiche di contrasto alla povertà.

È probabilmente uno degli aspetti più interessanti della visione proposta dalla Federazione: la pubblica amministrazione non è soltanto il soggetto che autorizza o accompagna un progetto, ma può diventare parte attiva di un meccanismo economico, ambientale e sociale.

Una comunità che cresce insieme all’energia che produce

Per Raciti la diffusione delle comunità energetiche può quindi produrre contemporaneamente crescita ambientale e crescita sociale.

Ed è anche per questa ragione che attribuisce importanza a luoghi d’incontro come HEYSUN.

La fiera consente di mettere in relazione chi produce impianti e tecnologie con chi dovrà utilizzarli, ma permette soprattutto di creare nuove opportunità, condividere esperienze e sviluppare ricerca.

Il passaggio successivo è infatti rendere sempre più efficienti non soltanto gli impianti, ma anche i sistemi attraverso i quali l’energia viene condivisa.

Tecnologia e organizzazione della comunità devono crescere insieme.

Un laboratorio che non finisce con la fiera

È mettendo insieme le due testimonianze raccolte a Catania che l’esperienza di EVE a HEYSUN acquista un significato più ampio.

Il Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia lavora affinché ricerca, imprese e competenze possano incontrarsi e generare nuovi progetti.

Enna Verdi Energie opera nel punto nel quale quelle competenze possono trasformarsi in applicazioni.

La Federazione delle Comunità Energetiche del Mediterraneo porta infine una parte di questa innovazione dentro il territorio, mettendo allo stesso tavolo cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni.

Ricerca, impresa e comunità diventano così parti dello stesso processo.

Ed è forse questo il risultato più interessante da portare fuori dai padiglioni di HEYSUN.

Una fiera dura pochi giorni. Le relazioni che nascono al suo interno possono durare molto di più.

La sfida, da adesso, è capire quali di quelle relazioni riusciranno a trasformarsi in progetti concreti e quanto valore riusciranno a generare e a lasciare sul territorio siciliano.


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