Cos’è la certificazione della parità di genere e a cosa serve
La certificazione della parità di genere è stata introdotta dalla Legge 162/2021 nell’ambito delle misure del PNRR per favorire l’occupazione femminile e ridurre le disuguaglianze nel mondo del lavoro.
Il suo obiettivo è incentivare le aziende ad adottare politiche concrete per garantire equità retributiva, pari opportunità di carriera, inclusione e conciliazione tra vita privata e professionale.
La parità di genere rappresenta infatti uno degli ambiti della sostenibilità sociale, che comprende anche la tutela dei diritti dei lavoratori, il benessere e l’inclusione.
La necessità di intervenire emerge anche dai dati sull’occupazione: secondo Eurostat, nel 2025 il tasso di occupazione femminile in Italia, nella fascia 20-64 anni, era del 58%, contro una media europea del 71,3%.
La certificazione si basa sulla UNI/PdR 125:2022, la prassi di riferimento pubblicata da UNI che definisce requisiti e indicatori per misurare le performance aziendali in materia di parità di genere.
La certificazione parità di genere è obbligatoria?
No, la certificazione è volontaria e può essere richiesta da organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore, comprese le PMI.
Anche per le piccole e medie imprese, la certificazione può rappresentare un passo concreto nell’implementazione dei criteri ESG, contribuendo a strutturare le politiche aziendali dedicate alle persone e alle pari opportunità.
Non va confusa con il rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile, obbligatorio per le aziende con più di 50 dipendenti.
Quali sono i requisiti per ottenere la certificazione parità di genere?
La UNI/PdR 125:2022 individua sei aree di valutazione, attraverso le quali viene misurato il livello di maturità dell’organizzazione:
- Cultura e strategia: promozione di una cultura aziendale inclusiva e definizione di obiettivi per la parità di genere.
- Governance: responsabilità e strumenti di controllo dedicati alle pari opportunità.
- Processi HR: equità nelle procedure di selezione, assunzione e gestione del personale.
- Opportunità di crescita e inclusione: accesso delle donne a formazione, promozioni e posizioni di responsabilità.
- Equità remunerativa: monitoraggio delle differenze salariali tra uomini e donne.
- Genitorialità e conciliazione vita-lavoro: politiche di sostegno alla genitorialità, flessibilità e welfare aziendale.
Questi requisiti richiedono un approccio che coinvolga diverse funzioni aziendali, dalle risorse umane alla direzione. Le politiche di parità di genere diventano così parte integrante della sostenibilità aziendale, contribuendo al miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione.
KPI e punteggio minimo richiesto
Per ciascuna area, la UNI/PdR 125 prevede specifici KPI (Key Performance Indicator), qualitativi e quantitativi, che permettono di valutare le politiche adottate e i risultati raggiunti.
Per accedere alla certificazione è necessario raggiungere un punteggio complessivo minimo del 60%.
I requisiti vengono differenziati in funzione delle dimensioni aziendali, con semplificazioni previste per micro e piccole organizzazioni.
I dati raccolti per la certificazione possono essere utili anche nella compilazione dei questionari ESG richiesti da clienti e partner commerciali, che spesso includono domande sulle politiche HR, sulle pari opportunità e sulle condizioni di lavoro.
Come ottenere la certificazione parità di genere
Il percorso richiede l’implementazione di un sistema di gestione conforme alla UNI/PdR 125:2022 e si sviluppa generalmente in cinque fasi:
- Analisi iniziale: valutazione delle politiche aziendali, dei dati sul personale e dei KPI richiesti.
- Gap analysis: individuazione delle differenze tra la situazione aziendale e i requisiti della prassi.
- Piano di miglioramento: definizione di obiettivi, responsabilità e interventi per rafforzare la parità di genere.
- Implementazione: adozione delle procedure, raccolta delle evidenze e monitoraggio degli indicatori.
- Audit di certificazione: verifica del sistema da parte di un organismo accreditato.
Durante il percorso può essere utile coinvolgere e sensibilizzare il personale, affinché le nuove politiche vengano applicate concretamente. Più in generale, la formazione ESG aiuta le aziende a sviluppare competenze interne e a diffondere una cultura della sostenibilità tra i dipendenti.
Quanto costa la certificazione parità di genere?
Non esiste un costo fisso. L’investimento dipende dalle dimensioni aziendali, dal numero di sedi, dalla complessità organizzativa e dalle attività necessarie per adeguarsi ai requisiti.
Occorre considerare sia i costi della consulenza, se prevista, sia quelli dell’organismo certificatore, comprese le verifiche successive.
Sono disponibili anche contributi pubblici che possono coprire parte di queste spese.
Chi rilascia la certificazione parità di genere e quanto dura?
La certificazione viene rilasciata esclusivamente da organismi di certificazione accreditati per lo schema UNI/PdR 125:2022. In Italia, l’accreditamento è gestito da Accredia.
Tra gli organismi accreditati figurano TÜV AUSTRIA, gruppo di cui Ollum fa parte, RINA, DNV e Bureau Veritas. L’elenco aggiornato è consultabile sul sul portale ufficiale della certificazione.
Validità e rinnovo della certificazione
La certificazione della parità di genere ha una validità di tre anni, durante i quali sono previsti audit di sorveglianza annuali.
Al termine del triennio, l’organizzazione deve affrontare una nuova verifica per ottenere il rinnovo.
Quali sono i vantaggi della certificazione parità di genere?
Oltre a promuovere condizioni di lavoro più eque, la certificazione della parità di genere offre importanti benefici economici e competitivi alle imprese.
Tra i principali vantaggi rientrano le agevolazioni sui contributi previdenziali, le premialità nelle gare d’appalto e nell’accesso ai finanziamenti pubblici. A questi si aggiungono benefici organizzativi e reputazionali, legati al miglioramento delle politiche di gestione del personale, alla valorizzazione dei talenti e al rafforzamento delle performance ESG (Environmental, Social, Governance
Vediamo nel dettaglio le opportunità previste per le aziende certificate.
Esonero contributivo INPS fino all’1%
Le aziende private certificate possono beneficiare di un esonero fino all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, nel limite massimo di 50.000 euro annui per impresa.
L’agevolazione non è automatica: è necessario presentare domanda all’INPS secondo le procedure e le scadenze previste.
L’ultima finestra riguardava le aziende certificate entro il 31 dicembre 2025, con termine per le domande al 30 aprile 2026. Per le certificazioni successive occorre verificare le nuove istruzioni dell’Istituto.
Premialità negli appalti e nei finanziamenti pubblici
Il possesso della certificazione può offrire ulteriori vantaggi:
- Punteggi premiali nelle gare pubbliche, secondo i criteri applicabili.
- Riduzione fino al 20% della garanzia provvisoria negli appalti pubblici, ai sensi dell’art. 106, comma 8, del D.Lgs. 36/2023. Il beneficio si applica quando la certificazione della parità di genere è prevista tra quelle ammesse nei documenti di gara, secondo la percentuale stabilita dalla stazione appaltante.
- Premialità nei bandi per finanziamenti e investimenti, secondo le disposizioni dei singoli avvisi.
Parlando di appalti pubblici, la sostenibilità aziendale più in generale può rappresentare un vantaggio competitivo anche in altri ambiti degli appalti pubblici. Ad esempio, attraverso il Green Public Procurement (GPP), le amministrazioni integrano criteri ambientali negli acquisti, prevedendo in determinati casi requisiti e punteggi premianti.
Benefici ESG e reputazionali
La certificazione contribuisce anche al miglioramento delle performance ESG, in particolare nella dimensione sociale.
L’adozione di KPI e politiche strutturate permette di monitorare le pari opportunità, migliorare la gestione del personale e fornire informazioni verificabili a clienti, investitori e altri stakeholder.
La promozione delle pari opportunità rientra inoltre nelle politiche di responsabilità sociale d’impresa (CSR), attraverso cui le aziende integrano considerazioni sociali ed etiche nelle proprie attività. Per le aziende che vogliono approfondire gli effetti delle proprie iniziative, la valutazione dell’impatto sociale permette di misurare i cambiamenti concreti generati dalle politiche e dai progetti rivolti alle persone.
La nostra esperienza sul campo
Nella nostra esperienza, la certificazione della parità di genere emerge spesso come obiettivo di miglioramento durante la redazione dei bilanci di sostenibilità. Uno dei vantaggi del reporting di sostenibilità è infatti proprio quello di individuare le aree su cui intervenire e definire obiettivi misurabili per gli anni successivi.
Questi interventi possono essere integrati in un piano di sostenibilità aziendale, che definisce obiettivi, azioni e indicatori per monitorare i progressi nel tempo. Allo stesso tempo, i dati raccolti per la certificazione UNI/PdR 125 possono essere valorizzati nella rendicontazione ESG.
Per le Società Benefit, gli obiettivi e i risultati raggiunti in materia di parità di genere possono trovare spazio anche nella Relazione d’Impatto, il documento annuale che rendiconta le azioni intraprese e i risultati ottenuti nel perseguimento delle finalità di beneficio comune.
Bandi e contributi per ottenere la certificazione parità di genere
Oltre agli incentivi destinati alle imprese già certificate, sono previsti finanziamenti pubblici per sostenere i costi necessari al conseguimento della certificazione.
Bando certificazione parità di genere Regione Lombardia 2025-2027
Regione Lombardia ha attivato il bando “Verso la certificazione della parità di genere”, rivolto alle micro, piccole e medie imprese con almeno un dipendente e una sede operativa in Lombardia, secondo i requisiti dell’avviso.
Il bando prevede contributi a fondo perduto fino all’80% delle spese ammissibili, con massimali complessivi che variano da 4.500 a 16.000 euro, in funzione del numero di dipendenti.
Sono finanziabili due tipologie di attività:
- Servizi di consulenza e accompagnamento alla certificazione.
- Spese sostenute per ottenere la certificazione UNI/PdR 125:2022.
Le domande possono essere presentate fino al 30 giugno 2027, salvo esaurimento delle risorse.
Tutti i dettagli sono disponibili sul portale bandi di Regione Lombardia.
Bandi nazionali e altre agevolazioni
Nel 2025, Unioncamere ha previsto contributi nazionali fino a 2.500 euro per l’assistenza tecnica e 12.500 euro per i servizi di certificazione. Le domande potevano essere presentate fino al 18 aprile 2025 e il bando è oggi chiuso a nuove richieste.
Altre agevolazioni possono derivare da bandi regionali e camerali. Ad esempio, nel 2026 la Camera di Commercio di Firenze ha previsto una premialità aggiuntiva di 500 euro per le imprese certificate nel bando Doppia Transizione, mentre la Camera di Commercio di Roma ha riconosciuto 250 euro.
La disponibilità di questi contributi dipende dalle scadenze e dalle condizioni dei singoli bandi.
Esistono altre certificazioni per la parità di genere?
Oltre alla UNI/PdR 125, esistono altri standard e schemi dedicati alle pari opportunità e alla responsabilità sociale:
- ISO 53800:2024: linee guida internazionali per promuovere la parità di genere.
- ISO 30415:2021: linee guida sulla diversità e inclusione nella gestione delle risorse umane.
- SA8000: certificazione relativa alla responsabilità sociale e ai diritti dei lavoratori.
- SRG 88088: certificazione del sistema di gestione della sostenibilità ESG, che comprende anche aspetti sociali e di governance.
- EDGE: certificazione internazionale dedicata alla parità di genere nelle organizzazioni.
Questi strumenti hanno finalità e caratteristiche differenti e non sostituiscono la certificazione accreditata UNI/PdR 125:2022 per accedere ai benefici specifici previsti dalla normativa italiana.
È importante distinguere inoltre le certificazioni dai rating ESG, che valutano le performance di sostenibilità complessive dell’organizzazione, attraverso metodologie e sistemi di punteggio differenti.
Come ti supportiamo in Ollum
In Ollum affianchiamo le aziende nel percorso verso la certificazione della parità di genere, partendo dall’analisi delle politiche aziendali e degli indicatori esistenti.
Supportiamo la definizione degli obiettivi di miglioramento, l’implementazione del sistema di gestione UNI/PdR 125:2022 e la preparazione alle verifiche dell’organismo certificatore.
Grazie alla nostra esperienza nella consulenza ESG, aiutiamo inoltre le aziende a integrare la parità di genere in una strategia di sostenibilità più ampia. Il nostro supporto comprende anche la Valutazione dell’Impatto Sociale (VIS) e l’analisi SROI, per misurare gli effetti sociali generati, e la redazione della Relazione d’Impatto per le Società Benefit.
Vuoi capire come ottenere la certificazione della parità di genere? Contattaci per valutare i requisiti applicabili alla tua azienda e individuare il percorso più adatto.
Fonti:
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