Viterbo, il “Colosseo” del Riello torna all’asta: base da un milione di euro


VITERBO – Il cosiddetto “Colosseo” del Riello torna sul mercato giudiziario con una base d’asta di un milione di euro, una cifra lontanissima dalle valutazioni iniziali del progetto. L’enorme complesso in cemento armato, mai completato e abbandonato da anni, sarà protagonista della quindicesima asta immobiliare dal 2015. L’ultimo tentativo di vendita risale al 21 aprile 2021.

L’appuntamento è fissato per l’11 novembre, quando si svolgerà la vendita telematica dell’intero lotto nell’ambito della procedura esecutiva del Tribunale di Viterbo. Le offerte potranno partire da un minimo di 750mila euro, con rilanci minimi di 5mila euro in caso di gara. Per partecipare è richiesta una cauzione pari ad almeno il 15% del prezzo proposto.

Il complesso si trova in località Riello, lungo la strada Tuscanese, con ingresso da via Falcone e Borsellino, nelle vicinanze del Palazzo di giustizia. L’eventuale aggiudicatario dovrà affrontare una sfida importante: recuperare una struttura di grandi dimensioni e individuare una nuova destinazione per un’area strategica della città.

Il progetto originario da oltre 118 milioni di euro

L’edificio era stato concepito come un moderno centro polifunzionale dalla caratteristica forma circolare. Secondo la documentazione peritale, il progetto si sviluppava su 11 livelli, di cui tre interrati, un piano terra e sette piani fuori terra, per una superficie lorda complessiva di circa 73.491 metri quadrati.

Il piano prevedeva un articolato insieme di attività e servizi: 142 appartamenti dotati di box, posti auto e roof garden, una galleria commerciale con 74 negozi, cinema, ristoranti e centro sportivo. Erano inoltre previsti circa 60 uffici, spazi espositivi e un albergo a quattro stelle con 101 camere.

Sulla copertura avrebbero dovuto trovare spazio anche strutture dedicate allo sport, tra cui una pista di atletica e diverse piscine. Una volta ultimato, il complesso avrebbe raggiunto un valore stimato superiore a 118 milioni di euro.

Di quel progetto ambizioso, tuttavia, sono rimaste soltanto le strutture portanti in cemento armato, senza finiture e senza le opere necessarie a rendere utilizzabile l’edificio.

Dall’acquisto dei terreni al blocco dei lavori

La vicenda prende avvio il 16 settembre 2003, quando la società costruttrice acquista i terreni dalla Carivit per 3 milioni e 111mila 900 euro, oltre all’Iva.

Dopo successive modifiche progettuali e varianti volumetriche, il 27 dicembre 2007 il Comune rilascia il permesso di costruire. I lavori entrano nel vivo nel 2008, con importanti interventi di scavo, modifiche alle infrastrutture esistenti e l’installazione di tre gru alte circa 45 metri.

Entro il 2010 vengono realizzate gran parte delle strutture in calcestruzzo armato, per un valore delle opere eseguite superiore a 39 milioni di euro.

La situazione cambia nel 2011, quando scade il titolo edilizio triennale. La società presenta una richiesta di rinnovo, ma emergono problemi legati al pagamento di una rata del costo di costruzione e alla relativa sanzione. Nel frattempo, la crisi economica e le difficoltà finanziarie contribuiscono ad aggravare la situazione.

Tra ottobre e dicembre dello stesso anno arrivano due decreti ingiuntivi, rispettivamente per un milione e per 2 milioni e 400mila euro. Il 22 maggio 2012 viene avviata la procedura di pignoramento immobiliare.

Il degrado e le criticità rilevate nelle perizie

Nel luglio 2013 il consulente tecnico nominato dal giudice effettua un sopralluogo per valutare lo stato dell’immobile. La relazione descrive un cantiere incompiuto, privo di finiture e caratterizzato da diverse situazioni di rischio.

Tra gli elementi segnalati figurano aperture non protette, armature metalliche esposte alla corrosione, assenza di illuminazione e recinzioni danneggiate. Vengono inoltre rilevati segni di accessi abusivi e altre tracce della presenza di estranei nell’area.

In quella fase, il valore di mercato del complesso nello stato in cui si trovava, insieme ai terreni, era stato stimato in circa 50 milioni di euro. Per completare l’intero progetto, invece, la valutazione indicava un fabbisogno economico di circa 118 milioni.

Quindici aste e un prezzo drasticamente ridotto

Negli anni successivi il complesso è stato proposto più volte in vendita, inizialmente con valori nell’ordine di decine di milioni di euro. Nessuno dei tentativi ha però portato all’aggiudicazione.

Il costo necessario per completare l’opera, le difficoltà legate alla sua destinazione urbanistica e le condizioni del mercato immobiliare hanno rappresentato ostacoli rilevanti per i potenziali investitori.

I ripetuti ribassi hanno così portato alla nuova base d’asta di un milione di euro, con offerte minime ammesse da 750mila euro. Una riduzione considerevole rispetto alle stime iniziali, che non elimina tuttavia le difficoltà legate al recupero dell’immobile.

Permessi da rinnovare e opere da completare

L’area interessata si estende per oltre tre ettari, per una superficie complessiva indicata in 30.353 metri quadrati. L’intero complesso è ancora allo stato rustico e necessita di interventi per poter essere recuperato e destinato a nuove funzioni.

Le autorizzazioni edilizie originarie risultano scadute: il futuro proprietario dovrà quindi confrontarsi con il Comune di Viterbo per ottenere i nuovi titoli necessari, verificare eventuali difformità e completare le opere di urbanizzazione previste.

Nel lotto sono comprese anche porzioni di terreno destinate alla cessione gratuita al Comune per interventi legati alla viabilità e ai parcheggi, tra cui l’area antistante il Tribunale. È inoltre presente una particella interessata da una procedura di esproprio giunta al termine.

Come partecipare all’asta

La vendita si svolgerà in modalità telematica asincrona, senza incanto, nell’ambito della procedura esecutiva seguita dal Tribunale di Viterbo. Il professionista delegato e custode è Pietro Benucci, mentre il giudice dell’esecuzione è Federico Bonato.

Le offerte dovranno essere presentate entro le ore 13 del 10 novembre. Le modalità di partecipazione, la documentazione tecnica e la perizia dell’immobile sono consultabili attraverso il Portale delle vendite pubbliche e i siti ufficiali del Tribunale di Viterbo e di Astegiudiziarie.

Dopo oltre un decennio di abbandono e numerosi tentativi di vendita, resta da capire se il nuovo ribasso riuscirà ad attirare un investitore disposto a recuperare una delle incompiute più imponenti del territorio viterbese.


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