Come confrontare due offerte di finanziamento aziendale


Quando un’impresa riceve due proposte di finanziamento, il primo confronto riguarda quasi sempre il tasso d’interesse. È il numero più visibile e quello su cui si concentra la trattativa. Il tasso nominale misura però soltanto il prezzo del capitale. Non dice quanto denaro l’impresa riceverà davvero, quali costi sosterrà all’erogazione e durante il rimborso, quali garanzie dovrà prestare né quanto le costerà uscire dal contratto prima della scadenza. Per questo due offerte con tassi vicini possono avere costi effettivi molto diversi e l’offerta con il tasso più basso può rivelarsi la più onerosa.

Questo approfondimento propone a imprenditori e commercialisti un metodo per confrontare due finanziamenti prima della firma. Chiarisce che cosa misurano TAN, TAEG e TEG, sviluppa un confronto numerico fra due offerte ipotetiche ed esamina le garanzie e le condizioni contrattuali che nessun indicatore riesce a sintetizzare.

Tre indicatori per tre domande diverse

TAN, TAEG e TEG non sono tre modi di esprimere la stessa grandezza. Rispondono a domande diverse e seguono regole di calcolo diverse. Usarli in modo intercambiabile produce confronti scorretti.

TAN: il prezzo del capitale

Il tasso annuo nominale è il tasso con cui si calcolano gli interessi sul capitale. Serve a costruire il piano di ammortamento e a determinare la quota interessi di ciascuna rata. Non comprende spese di istruttoria, commissioni, costi di incasso, garanzie, assicurazioni o imposte. È quindi un dato necessario ma parziale: indica quanto costa il denaro, non quanto costa il finanziamento.

Il TAN non tiene conto nemmeno della frequenza dei pagamenti. Un TAN del 5,20% con rate mensili corrisponde a un tasso annuo composto di circa il 5,33%, perché gli interessi maturano e si pagano dodici volte l’anno. La differenza è contenuta ma basta a mostrare che il TAN non è un tasso effettivo.

TAEG: il costo complessivo in percentuale annua

Il tasso annuo effettivo globale esprime in percentuale annua il costo complessivo del credito. Comprende gli interessi, le commissioni, le spese e le imposte connesse al finanziamento. Comprende anche i costi dei servizi accessori quando sono necessari per ottenere il credito. Il calcolo è attuariale: il TAEG è il tasso che rende equivalenti la somma effettivamente erogata e l’insieme dei pagamenti dovuti nel tempo. Per questa ragione una spesa trattenuta all’erogazione pesa più della stessa spesa distribuita sulle rate.

Per le imprese l’applicabilità del TAEG richiede una precisazione. Le disposizioni di trasparenza della Banca d’Italia, nel testo integrale aggiornato a marzo 2025, prevedono che per mutui, anticipazioni bancarie e altri finanziamenti il foglio informativo e il documento di sintesi riportino un indicatore sintetico di costo denominato TAEG. L’indicatore è calcolato secondo i criteri previsti per il credito ai consumatori. Per le aperture di credito in conto corrente l’obbligo riguarda invece i soli clienti al dettaglio, una categoria che comprende consumatori, persone fisiche che svolgono attività professionale o artigianale, enti senza finalità di lucro e micro-imprese.

Due cautele sono necessarie. La prima riguarda il documento da confrontare. Il TAEG del foglio informativo è spesso calcolato su un esempio rappresentativo; il dato utile è quello del documento di sintesi personalizzato, che riporta le condizioni effettivamente proposte all’impresa. La seconda riguarda le ipotesi di calcolo. Il TAEG presuppone che il contratto arrivi alla scadenza naturale e non include le spese notarili né le penali per estinzione anticipata. Nei finanziamenti a tasso variabile è calcolato sul valore del parametro alla data del calcolo e fotografa quindi una sola delle traiettorie possibili.

TEG: l’indicatore per la verifica dell’usura

Il tasso effettivo globale ha una funzione diversa: serve a verificare che il finanziamento rispetti la legge n. 108/1996 sull’usura. Si calcola secondo le istruzioni della Banca d’Italia del luglio 2016 e si confronta con il tasso soglia della categoria di operazioni a cui il finanziamento appartiene. La soglia si ottiene aumentando di un quarto il tasso effettivo globale medio (TEGM) rilevato trimestralmente e aggiungendo quattro punti percentuali. La differenza fra soglia e TEGM non può comunque superare otto punti.

Per i finanziamenti rateali la formula richiama il metodo di calcolo del TAEG. Il perimetro dei costi però è diverso. Le istruzioni includono le spese di istruttoria, quelle di incasso delle rate, il costo della mediazione sostenuto dal cliente e le spese per assicurazioni o garanzie che tutelano il rimborso del credito. Per i finanziamenti assistiti da un confidi o da un fondo di garanzia entrano nel calcolo i costi riferibili alla specifica operazione, come le commissioni di garanzia pagate all’erogazione. Restano esclusi l’acquisto di quote sociali, i depositi una tantum e i costi associativi ricorrenti. Sono escluse anche le imposte e tasse, gli interessi di mora, le spese notarili e le penali per estinzione anticipata. Per questo TEG e TAEG dello stesso finanziamento possono non coincidere: nel TEG manca, per esempio, l’eventuale imposta sostitutiva.

Il TEG è un indicatore utilizzato per la verifica del rispetto della disciplina antiusura, non uno strumento per stabilire la convenienza economica di un finanziamento.

Un confronto numerico fra due offerte

Consideriamo un’impresa che chiede 200.000 euro da rimborsare in cinque anni con rate mensili costanti. Riceve due proposte a tasso fisso. I valori sono ipotetici e servono soltanto a illustrare il metodo.

Condizione Offerta A Offerta B
Capitale finanziato 200.000 € 200.000 €
Durata 60 mesi 60 mesi
TAN fisso 5,20% 5,90%
Spese di istruttoria (trattenute all’erogazione) 4.000 € 750 €
Commissione di garanzia del confidi (all’erogazione) 5.000 € Nessuna
Spese di incasso rata 5 € al mese 2 € al mese
Imposta sostitutiva ipotizzata (0,25%) 500 € 500 €
Garanzie personali Nessuna Fideiussione dei soci
Penale per estinzione anticipata 2% del debito residuo Nessuna

Capitale finanziato

Offerta A
200.000 €

Offerta B
200.000 €


Durata

Offerta A
60 mesi

Offerta B
60 mesi


TAN fisso

Offerta A
5,20%

Offerta B
5,90%


Spese di istruttoria (trattenute all’erogazione)

Offerta A
4.000 €

Offerta B
750 €


Commissione di garanzia del confidi (all’erogazione)

Offerta A
5.000 €

Offerta B
Nessuna


Spese di incasso rata

Offerta A
5 € al mese

Offerta B
2 € al mese


Imposta sostitutiva ipotizzata (0,25%)

Offerta A
500 €

Offerta B
500 €


Garanzie personali

Offerta A
Nessuna

Offerta B
Fideiussione dei soci


Penale per estinzione anticipata

Offerta A
2% del debito residuo

Offerta B
Nessuna

L’imposta sostitutiva è un’ipotesi dell’esempio e non un onere presente in ogni finanziamento aziendale. Si tratta di un regime opzionale previsto dal d.P.R. n. 601/1973 per i finanziamenti con durata superiore a diciotto mesi. L’opzione va esercitata per iscritto nell’atto di finanziamento; in sua assenza si applicano le imposte ordinarie. Il trattamento fiscale di una specifica operazione va quindi verificato caso per caso.

Il risultato del confronto

Indicatore Offerta A Offerta B
Rata mensile (escluso incasso) 3.792,60 € 3.857,27 €
Liquidità netta iniziale 190.500 € 198.750 €
Interessi complessivi 27.556 € 31.436 €
Costo monetario complessivo 37.356 € 32.806 €
TEG illustrativo (escluse imposte) 7,41% 6,25%
TAEG illustrativo (incluse imposte) 7,53% 6,36%

Rata mensile (escluso incasso)


Offerta A

3.792,60 €


Offerta B

3.857,27 €


Liquidità netta iniziale


Offerta A

190.500 €


Offerta B

198.750 €


Interessi complessivi


Offerta A

27.556 €


Offerta B

31.436 €


Costo monetario complessivo


Offerta A

37.356 €


Offerta B

32.806 €


TEG illustrativo (escluse imposte)


Offerta A

7,41%


Offerta B

6,25%


TAEG illustrativo (incluse imposte)


Offerta A

7,53%


Offerta B

6,36%

I valori sono arrotondati. Gli indicatori percentuali
derivano dai flussi ipotetici dell’esempio e non
rappresentano la verifica regolamentare del TEG
di un contratto concreto.

Perché la graduatoria si inverte

L’offerta A ha un tasso nominale inferiore di 0,70 punti percentuali e anche la rata più bassa. Sull’intera durata le fa risparmiare circa 3.880 euro di interessi. Il vantaggio viene però più che compensato dai costi concentrati all’erogazione: 9.500 euro fra istruttoria, commissione di garanzia e imposta, contro 1.250 euro dell’offerta B. Al termine dell’ammortamento il costo monetario complessivo dell’offerta A risulta superiore di circa 4.550 euro. Anche il confronto percentuale cambia direzione: il TAEG illustrativo dell’offerta A raggiunge il 7,53% contro il 6,36% dell’offerta B, con una differenza di circa 1,17 punti. Pur avendo il TAN più basso, l’offerta A risulta quindi la più cara.


Offerta A

TAN inferiore


TAEG illustrativo · scala comune 0–8%


Costo complessivo in 5 anni

37.356 €

Liquidità iniziale: 190.500 €


Offerta B

Costo inferiore


TAEG illustrativo · scala comune 0–8%


Costo complessivo in 5 anni

32.806 €

Liquidità iniziale: 198.750 €


+4.550 €


Il maggior costo dell’offerta A

Nonostante il TAN inferiore, commissioni e spese
rendono A più onerosa sull’intera durata.

E se il debito viene estinto dopo 24 mesi?


Costo sostenuto fino all’estinzione


Offerta A · Garanzia

Confidi

Commissione iniziale di 5.000 €.
Nessuna garanzia personale nell’ipotesi.


Offerta B · Garanzia

Fideiussione dei soci

Nessuna commissione di garanzia.
Possibile esposizione patrimoniale personale.

La liquidità ricevuta rispetto al fabbisogno

Il dato più rilevante per l’impresa potrebbe tuttavia essere un altro. Con l’offerta A l’impresa riceve 190.500 euro netti, con l’offerta B ne riceve 198.750: una differenza di 8.250 euro fin dal primo giorno. Se il finanziamento deve sostenere un investimento che richiede davvero 200.000 euro di disponibilità immediata, nessuna delle due proposte così strutturate mette a disposizione l’intero importo. La scelta riguarda quindi anche l’adeguatezza della liquidità ottenuta rispetto al fabbisogno, non soltanto il costo del credito. In una valutazione operativa occorre decidere se aumentare il capitale richiesto, rinegoziare la struttura delle commissioni o integrare il finanziamento con risorse proprie.

Il costo cambia se il finanziamento viene estinto in anticipo

Il confronto precedente presuppone che entrambi i finanziamenti arrivino alla scadenza di cinque anni. Nella gestione di un’impresa questa ipotesi non è sempre realistica. Una società può rimborsare il debito in anticipo perché dispone di nuova liquidità, realizza un’operazione straordinaria, riorganizza le proprie esposizioni o ottiene condizioni migliori altrove. In questi casi i costi iniziali già sostenuti si distribuiscono su un periodo più breve e il loro peso aumenta.

Ipotizziamo un’estinzione totale subito dopo il pagamento della ventiquattresima rata.

Indicatore Offerta A Offerta B
Debito residuo rimborsato 126.164 € 126.981 €
Penale di estinzione 2.523 € Nessuna
Costo monetario fino all’estinzione 29.330 € 20.854 €
Tasso effettivo dello scenario 9,45% 6,50%

Debito residuo rimborsato


Offerta A

126.164 €


Offerta B

126.981 €


Penale di estinzione


Offerta A

2.523 €


Offerta B

Nessuna


Costo monetario fino all’estinzione


Offerta A

29.330 €


Offerta B

20.854 €


Tasso effettivo dello scenario


Offerta A

9,45%


Offerta B

6,50%

Simulazione ipotetica di estinzione totale subito dopo
il pagamento della ventiquattresima rata.
I tassi effettivi indicati sono calcolati sui flussi
dello scenario e non costituiscono TAEG contrattuali.
I valori monetari sono arrotondati.

La differenza di costo supera gli 8.400 euro, quasi il doppio di quella calcolata sull’intera durata. Il tasso effettivo dell’offerta A sale al 9,45%, mentre quello dell’offerta B resta vicino al valore iniziale. Questi valori non sono TAEG contrattuali. Sono indicatori ricostruiti per una traiettoria diversa da quella standardizzata su cui si basa il TAEG. Un’impresa che prevede ragionevolmente di rimborsare il finanziamento prima della scadenza dovrebbe richiedere o costruire questa simulazione prima della firma, senza limitarsi al TAEG riferito alla durata contrattuale.

Il costo finanziario non esaurisce il rischio dell’operazione

Fin qui l’offerta B risulta meno onerosa in ogni scenario. Sarebbe però scorretto concludere che sia necessariamente la scelta migliore. L’offerta B richiede infatti la fideiussione personale dei soci, mentre l’offerta A prevede una garanzia onerosa rilasciata da un confidi. Le due proposte non differiscono soltanto nel costo. Differiscono anche nel modo in cui distribuiscono il rischio.

Le garanzie personali

Una fideiussione espone il patrimonio del garante alle conseguenze dell’inadempimento dell’impresa, nei limiti e alle condizioni stabiliti dal contratto. Questa esposizione non si traduce in una commissione e non compare nel TAEG. Il suo peso economico può tuttavia essere considerevole, perché si attiva proprio quando l’impresa attraversa una difficoltà. Nell’esempio la garanzia del confidi comporta invece una commissione di 5.000 euro direttamente riferibile all’operazione, considerata nel calcolo degli indicatori.

Il confronto fra le due strutture non si risolve attribuendo un valore monetario automatico alla fideiussione. Occorre verificare l’importo massimo garantito, la durata dell’obbligazione, le condizioni di escussione, le eventuali rinunce alle tutele previste dal codice civile e le altre garanzie già rilasciate dai soci. Conta anche l’ampiezza della garanzia: una fideiussione specifica limitata al singolo finanziamento ha conseguenze molto diverse da una fideiussione omnibus, che copre tutte le obbligazioni presenti e future verso la banca. Va infine chiarito che una garanzia del confidi non elimina necessariamente ogni esposizione personale e che la struttura effettiva dell’operazione va verificata sul contratto.

In determinate circostanze il maggior costo dell’offerta A può quindi essere giustificato dalla diversa allocazione del rischio patrimoniale. Questa valutazione non modifica il risultato matematico del confronto. Ne modifica il significato economico per l’imprenditore.

Le clausole che possono cambiare la convenienza di un finanziamento

Un finanziamento non è soltanto una sequenza di rate. È un contratto che disciplina obblighi, facoltà e conseguenze economiche di eventi futuri. Alcune clausole meritano un esame specifico.

Estinzione anticipata. La possibilità di rimborsare il debito prima della scadenza è una componente della flessibilità finanziaria dell’impresa. Occorre verificare se il contratto preveda commissioni, indennizzi o altre condizioni per l’estinzione totale o parziale. La disciplina non è uniforme. L’articolo 120-ter del Testo unico bancario dichiara nulle le penali per l’estinzione anticipata dei mutui stipulati da persone fisiche per l’acquisto o la ristrutturazione di immobili destinati ad abitazione o allo svolgimento della propria attività economica o professionale. La norma non si estende ai finanziamenti contratti da una società.

Tasso variabile e clausole floor. Nei finanziamenti indicizzati il costo futuro dipende dall’andamento del parametro di riferimento e dallo spread. Una clausola floor fissa un limite minimo al tasso applicato e riduce il beneficio di un eventuale calo del parametro. Il confronto fra un’offerta a tasso fisso e una a tasso variabile richiede quindi simulazioni su più scenari di mercato.

Preammortamento. Un periodo iniziale in cui si pagano soltanto interessi riduce le uscite dei primi mesi ma non rappresenta di per sé un risparmio, perché può aumentare gli interessi complessivi. Per un investimento che produce ricavi solo dopo una fase di avviamento può tuttavia migliorare la coerenza fra servizio del debito e generazione di cassa.

Covenant finanziari. Alcuni contratti impongono di mantenere determinati indicatori economici, patrimoniali o finanziari. Il loro superamento può comportare richieste di informazioni, limitazioni operative, rinegoziazioni o, nei casi previsti, eventi di inadempimento. La valutazione deve riguardare sia la probabilità di violazione sia le conseguenze contrattuali effettivamente previste.

Servizi accessori. Polizze, conti dedicati e obblighi di canalizzazione dei flussi possono comportare costi aggiuntivi. Bisogna chiedere se siano obbligatori per ottenere il finanziamento o per accedere a un determinato tasso e se il loro costo sia compreso nel TAEG indicato.

Come confrontare due finanziamenti prima della firma

Il confronto fra offerte con importi netti, durate o piani di rimborso differenti richiede di ricondurre i rispettivi flussi finanziari a ipotesi omogenee, distinguendo il costo del credito dall’adeguatezza della liquidità ottenuta. Per ciascuna proposta l’impresa o il suo commercialista dovrebbero disporre almeno di questi elementi.

  1. Documento di sintesi personalizzato
    con le condizioni effettivamente proposte,
    non soltanto il foglio informativo generico.

  2. Piano di ammortamento
    completo, con l’indicazione
    dell’eventuale preammortamento.

  3. Importo netto erogato,
    cioè la somma che arriverà sul conto
    dopo le trattenute.

  4. Elenco analitico dei costi,
    distinguendo quelli addebitati all’erogazione,
    quelli periodici e quelli eventuali.

  5. TAEG di entrambe le offerte
    calcolato su ipotesi omogenee di importo,
    durata e periodicità delle rate.

  6. Garanzie richieste,
    con natura, importo garantito,
    durata e soggetti obbligati.

  7. Condizioni di estinzione anticipata
    e una simulazione del costo in caso
    di uscita dopo due o tre anni.

  8. Scenari di tasso
    per le offerte indicizzate,
    con l’effetto di eventuali clausole floor.

  9. Clausole di risoluzione, covenant
    e obblighi accessori
    ,
    compresi i servizi abbinati.

  10. Sostenibilità delle rate
    rispetto ai flussi di cassa previsti
    e coerenza fra liquidità ricevuta
    e fabbisogno reale.

Il finanziamento più conveniente dipende dalla struttura dell’impresa

L’esempio mostra che una differenza modesta nel tasso nominale può nascondere uno scostamento significativo nel costo effettivo. Mostra anche qualcosa di meno immediato. L’offerta meno onerosa non è necessariamente quella che protegge meglio il patrimonio dell’imprenditore. Allo stesso modo il finanziamento con il TAEG più basso non è automaticamente il più coerente con le esigenze finanziarie dell’azienda. Il costo del credito va letto all’interno della struttura finanziaria dell’impresa: capacità di rimborso, liquidità disponibile, garanzie già impegnate e margini da preservare per esigenze future. Una decisione corretta non consiste nell’individuare il tasso più basso. Consiste nello scegliere una struttura di finanziamento i cui costi, obblighi e rischi siano compatibili con gli obiettivi e con la capacità finanziaria dell’impresa.


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Il confronto tra offerte richiede anche di comprendere
come garanzie e condizioni contrattuali modificano
il profilo economico e patrimoniale dell’operazione.


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