Le imprese più strutturate continuano a investire seguendo programmi di medio-lungo periodo, mentre tra le PMI comincia a emergere una maggiore prudenza. È da questa fotografia che Alberta Gervasio, presidente di CiviBank, Banca di Cividale S.p.A. società benefit, parte per descrivere il ruolo che oggi una banca territoriale può svolgere nel Nord Est.
Un ruolo che non si limita al credito, ma comprende consulenza, finanza agevolata, internazionalizzazione, passaggi generazionali e accompagnamento all’innovazione. Con una convinzione precisa: rimandare gli investimenti necessari oggi può significare accumulare un ritardo tecnologico, digitale ed energetico che domani diventerà molto più difficile recuperare.
Presidente, quale clima state osservando oggi tra le imprese del Nord Est?
Nei dati che abbiamo osservato fino al 30 giugno abbiamo visto una forte propensione agli investimenti, tanto che gli impieghi della banca sono cresciuti di circa il 5%. Bisogna però distinguere tra imprese di maggiori dimensioni e PMI. Le prime continuano a investire con decisione perché lavorano su programmi di medio-lungo periodo e hanno una maggiore capacità di costruire una visione strategica. Tra le PMI, invece, vediamo più prudenza e qualche esitazione prima di decidere nuovi investimenti. Proprio qui credo che le banche debbano svolgere un ruolo di stimolo e supporto, perché ciò che non investiamo oggi può trasformarsi in un problema domani.
Quali sono oggi gli investimenti più urgenti per una piccola o media impresa?
Le aziende hanno bisogno di innovazione tecnologica e digitalizzazione, ma anche di interventi capaci di ridurre i costi energetici. Se non è possibile incidere sul prezzo della materia prima energetica, bisogna lavorare sui consumi e quindi investire per utilizzare meglio l’energia. Un altro tema molto importante nelle PMI è il passaggio generazionale. In tutti questi ambiti la banca può essere l’anello di congiunzione tra il progetto dell’imprenditore e lo strumento finanziario più adatto, utilizzando anche le opportunità offerte dalla finanza agevolata.
Quanto può fare una banca anche sul fronte dell’internazionalizzazione?
Molto. L’ingresso nel gruppo Sparkasse ci permette di mettere a disposizione delle imprese una rete di relazioni e servizi internazionali. Abbiamo contatti in circa cento Paesi e questo ci consente di accompagnare soprattutto le PMI nei percorsi di esportazione e internazionalizzazione. Credo inoltre che la nostra dimensione rappresenti un vantaggio perché mantiene quella flessibilità che per una piccola o media impresa è molto importante.
E nel passaggio generazionale quale può essere concretamente il contributo della banca?
Non si tratta soltanto di individuare lo strumento finanziario più adatto. Possiamo offrire anche consulenza su come affrontare il passaggio e su come permettere all’impresa di continuare a vivere dopo un momento che spesso è decisivo per la sua stessa vitalità. È un processo nel quale aspetti patrimoniali, finanziari e organizzativi devono essere valutati insieme e nel quale un interlocutore esterno può aiutare l’imprenditore a costruire una soluzione sostenibile.
Dal 2022, appunto, fate parte del gruppo Sparkasse. Come si mantiene l’identità territoriale dentro una realtà più grande?
La capogruppo ha avuto la lungimiranza di mantenere il marchio CiviBank, e questo è già un elemento importante perché conserva una precisa identità territoriale. Ma soprattutto ci è stata mantenuta autonomia nella gestione del credito: valutazioni delle imprese, istruttorie, conoscenza del cliente e individuazione degli strumenti finanziari vengono gestite all’interno della nostra struttura. Per essere davvero una banca del territorio bisogna poter continuare a conoscere direttamente le imprese e assumere decisioni coerenti con le esigenze dell’area nella quale si opera.
Avete anche una particolare specializzazione nell’agribusiness. Perché questo settore richiede competenze specifiche?
Banca di Cividale ha storicamente accompagnato le imprese agricole nella crescita e negli investimenti, integrando credito e strumenti agevolati. L’agricoltura ha caratteristiche particolari e non sempre può essere valutata attraverso i normali strumenti di bilancio. Per questo abbiamo mantenuto nel tempo un team specializzato capace di utilizzare indicatori differenti e di comprendere le specificità del comparto. Questo ci consente di intervenire sia sugli investimenti sia sul capitale circolante, particolarmente importante, per esempio, nelle aziende vitivinicole dove i cicli produttivi richiedono tempi lunghi.
CiviBank è una società benefit. Che cosa significa questa scelta per una banca?
Per noi è soprattutto una riaffermazione della nostra identità. Quando ho iniziato il mio percorso come presidente ho letto ciò che avevano scritto i soci fondatori 140 anni fa: l’obiettivo della banca doveva essere contribuire allo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio. Diventare società benefit significa riportare formalmente nel presente qualcosa che era già nel DNA della banca. Significa svolgere attività economica prendendosi contemporaneamente cura dell’evoluzione del territorio, perché un territorio sano e attrattivo fa crescere imprese, persone e naturalmente anche le banche.
Come si traduce concretamente questo impegno verso la comunità?
Attraverso attività formative rivolte alle imprese e attraverso il sostegno all’associazionismo locale. Quest’anno abbiamo finanziato circa 300 progetti tra iniziative sociali, culturali e sportive, destinando complessivamente al territorio circa un milione di euro. Una parte molto importante della vita delle nostre comunità è sostenuta dal volontariato e credo che proprio queste realtà vadano aiutate perché contribuiscono in modo concreto alla qualità della vita e alla coesione sociale.
Che rapporto volete costruire con le nuove generazioni?
Il nostro obiettivo è aiutarle a compiere scelte consapevoli. I giovani possono rivolgersi alla banca per sostenere gli studi, avviare un’attività oppure acquistare la prima casa, ma spesso arrivano a queste decisioni con una preparazione finanziaria ancora limitata. Con Sparkasse abbiamo quindi sviluppato Spark, una piattaforma digitale che offre servizi ma anche contenuti formativi. Vogliamo utilizzare il linguaggio e gli strumenti ai quali i giovani sono abituati per aiutarli a comprendere meglio decisioni come un mutuo o l’avvio di un’impresa. Se riuscissimo a renderli più consapevoli sarebbe per noi il risultato più importante.
Digitalizzazione e presenza fisica possono continuare a convivere?
Assolutamente sì. La scelta della banca e del gruppo è quella di mantenere la presenza fisica perché ci sono momenti della vita del cliente nei quali il rapporto personale rimane fondamentale: il finanziamento di un’impresa, l’acquisto di una casa o altre decisioni importanti. Parallelamente dobbiamo continuare a sviluppare i canali digitali, perché non possiamo restare indietro rispetto all’innovazione. La tecnologia deve servire anche ai nostri collaboratori per conoscere meglio il cliente e proporgli ciò di cui ha realmente bisogno.
In questo senso state utilizzando anche l’intelligenza artificiale?
Abbiamo recentemente introdotto un CRM evoluto che utilizza innovazione digitale e intelligenza artificiale per mettere insieme informazioni distribuite nei diversi sistemi della banca. Questo permette al collaboratore di avere una visione più completa del cliente quando lo incontra e quindi di comprendere meglio quali siano le sue necessità. La tecnologia non deve sostituire la relazione: deve aumentare la competenza di chi si trova davanti al cliente e rendere più precisa e utile la consulenza.
Come immagina CiviBank nei prossimi anni?
Credo che abbiamo ancora molto potenziale da esprimere sul territorio. Dal 2022, con l’ingresso nel gruppo Sparkasse, si è aperta in qualche modo una nuova fase della storia della banca. Possiamo continuare a crescere investendo sull’innovazione tecnologica e diventando sempre più performanti, ma mantenendo una grande attenzione alla capacità di interpretare il territorio e le sue necessità. È proprio questo equilibrio che dovrà caratterizzare anche il nostro futuro.
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