I Centri Commerciali Naturali rappresentano una risorsa fondamentale per sostenere il commercio di prossimità, mantenere vivi i centri urbani e garantire servizi e occasioni di socialità, soprattutto nei borghi e nelle aree interne e montane. La Regione Toscana ha dedicato una giornata di confronto, al Palaffari di Firenze, alle esperienze realizzate e alle buone pratiche da valorizzare per affrontare le trasformazioni del commercio e contrastare la desertificazione commerciale. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Confcommercio Toscana, Confesercenti Toscana e Anci Toscana.
“I CCN – ha detto il presidente della Toscana Eugenio Giani – sono l’elemento di prossimità del commercio, favoriscono e potenziano l’associazione tra esercenti per facilitare e promuovere le attività dei singoli esercizi al dettaglio. Nascono infatti come forma di attenuazione di tutte le problematiche associate alla crescita dei grandi centri commerciali e della grande distribuzione, in particolare la perdita del senso di comunità, la vitalità. Questo vale sia per la città che per i piccoli centri e borghi. La politica in favore dei CCN va perciò associata alle politiche urbanistiche, a quelle legate ai parcheggi e ai trasporti, a quelle della rigenerazione urbana. La Toscana è stata la prima a concedere contributi per incentivarne la nascita e per dotarli di vitalità. Ma nella realtà attuale del commercio questo non può bastare. Stiamo infatti lavorando ad un bando finanziato con fondi FESR per rendere strutturale l’associazione di queste misure a politiche di rigenerazione e riqualificazione urbana. Il tutto inserito all’interno della legge sulla Toscana diffusa, in un’ottica di integrazione di politiche”.
“Vogliamo trovare la strada giusta – ha sottolineato l’assessore regionale a economia, turismo e agricoltura Leonardo Marras – per dare sostegno soprattutto ai piccoli centri, situati nelle zone più svantaggiate e periferiche. Questa iniziativa nasce proprio per dare la possibilità di avere un punto di incontro annuale dove fare il bilancio delle attività. Abbiamo provato di tutto: rigenerazione urbana, riqualificazione commerciale, il CCN digitale. Abbiamo spinto sul sostegno degli eventi dando continuità ai finanziamenti. Ma è evidente che il fenomeno generale che coinvolge la desertificazione commerciale ha bisogno di più, e la Regione deve provarci. Come? Mettendo insieme le esperienze, facendo apprezzare le buone pratiche, trovando nuove idee. Ed anche un finanziamento dedicato per provare a consolidare l’esperienza organizzativa del CCN. Il punto di arrivo potrebbe essere la fissazione di tutto questo all’interno di una norma che possa servire davvero per rilanciare l’esperienza del commercio al dettaglio”.
Dalla Regione 29,1 milioni dal 2018 ad oggi
La Regione, con 22 bandi prodotti nel periodo 2018-2026, ha stanziato 29,1 milioni di euro, attivando investimenti per quasi 38 milioni da parte degli oltre mille beneficiari. La strategia regionale ha favorito l’intervento integrato a sostegno del commercio di prossimità, delle imprese e della rigenerazione urbana, combinando risorse regionali e fondi FESR. Dall’utilizzo delle risorse è possibile osservare anche l’evoluzione delle politiche regionali nel tempo, passando dal sostegno ai singoli attori alla rigenerazione commerciale e territoriale.
I primi 12 bandi (periodo 2018-20, 15,9 milioni di euro di fondi regionali) hanno privilegiato misure territoriali e di prossimità, a favore di CCN, spazi urbani, micro imprese ed empori. I 7 bandi del periodo 2022-23 (6,9 milioni risorse FESR 2014-20) hanno puntato l’attenzione sull’integrazione con gli spazi urbani, mentre i 3 del periodo 2024-26 (6,4 milioni di risorse FESR 2021-27) su innovazione e coesione (digitalizzazione, rigenerazione commerciale, borghi e contrasto alla desertificazione commerciale).
I CCN rappresentano il principale ambito di intervento delle varie misure (9 bandi), con oltre 13,7 milioni di investimenti attivati, quasi 10 di contributi pubblici e 351 beneficiari. L’intervento regionale si è focalizzato su rafforzamento della competitività, collaborazione tra imprese e attrattività dei centri urbani.
A livello territoriale, fari puntati sulla valorizzazione delle aree interne ritenute quelle più fragili (il numero maggiore di progetti proviene da queste aree e dai borghi), sul rafforzamento delle reti commerciali locali (sostegno a esercizi di vicinato, CCN, empori e microimprese per mantenere servizi e vitalità economica) e sulla generazione di un impatto diffuso grazie ad interventi che combinano sviluppo economico, coesione sociale e attrattività dei territori. Tra i primi cinque comuni per numero di progetti troviamo Poppi (AR) con 22, Borgo San Lorenzo (FI) 21, Orbetello (GR) 19, Pitigliano (GR) 17 e Bibbiena (AR), Firenzuola (FI), Montepulciano (SI) e Pratovecchio (AR) 16. A conferma di questo, l’81,5% dei progetti, l’86,5% dei contributi ed il 68,4% degli investimenti riguardano proprio aree interne e montane.
La fotografia del commercio di IRPET
Nel corso della sessione della mattina è stata presentata una ricerca di IRPET sulla crisi del commercio. dovuta ai cambiamenti strutturali della società, come l’invecchiamento della popolazione e la riduzione della dimensione delle famiglie e la grande diffusione delle tecnologie digitali e degli acquisti online.
Nel periodo 2012-2022 le unità locali del commercio al dettaglio, i punti vendita, sono diminuite del 16%, la composizione settoriale è cambiata, ma gli addetti complessivi sono cresciuti del 3% e i dipendenti del 14%. Alle micro-attività a conduzione familiare sono subentrate imprese più strutturate. Crescono le società di capitali e le imprese con sede fuori regione. Negli acquisti si afferma il canale misto, fisico e online: l’online affianca il negozio più che sostituirlo e gli acquisti quotidiani restano saldamente in presenza (oltre il 95% per gli alimentari freschi).
Gli anziani incontrano più difficoltà a usare le tecnologie per i consumi, svantaggio che si riduce man mano che le nuove modalità si diffondono. Nei principali centri urbani e nelle località turistiche, più che di desertificazione si deve parlare di ricomposizione dell’offerta: servizi per il tempo libero e la cura della persona al posto dei negozi di beni, attività orientate ai turisti più che ai residenti. Le aree periferiche sperimentano invece da tempo una progressiva rarefazione commerciale: quasi un residente su due delle aree interne percepisce una forte desertificazione, contro uno su tre nei poli urbani. Qui l’e-commerce integrato con il commercio fisico e l’attrazione di flussi turistici possono contribuire a mantenere il presidio della popolazione.
L’analisi si conclude con alcune indicazioni sulle politiche di intervento, differenziate a livello territoriale. I Centri Commerciali Naturali possono avere un ruolo centrale se evolvono in strumenti di governo urbano, in partenariato con i comuni, integrando negozi e pubblici esercizi, investendo in forma collettiva nella multicanalità, favorendo il ricambio generazionale dei titolari e valutando i risultati degli interventi. Occorre infine riequilibrare il trattamento fiscale tra piattaforme digitali e attività fisiche.
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