Sanità, pubblico e privato “a braccetto”


Pubblico e privato devono andare a braccetto, quantomeno nel campo della sanità regionale.

Non sarà la panacea di tutti i mali, né la famosa “bacchetta magica” che metterà fine a problemi troppo incancreniti per trovare soluzione efficace nell’immediato, ma potrebbe essere un inizio, una strada da percorrere per appianare almeno alcune criticità ataviche, come quella delle liste d’attesa.

Ne è convinto Salvatore Toma, presidente di Confindustria Taranto, che ospitato proprio nella sede ionica un confronto a tutto tondo sui temi scottanti della sanità pubblica e privata, complice la presenza dell’assessore regionale al ramo, Donato Pentassuglia.

Nel corso dell’incontro Toma ha sottolineato la volontà di instaurare un rapporto di collaborazione stabile tra istituzioni e operatori sanitari. L’obiettivo non è soltanto evidenziare le criticità esistenti, ma anche individuare strumenti e strategie per prevenirne di nuove e affrontare più rapidamente quelle già in essere.

«Lo scopo della sezione Sanità di Confindustria è collaborare – ha affermato Toma –. Gli operatori del settore sono in prima linea ogni giorno e conoscono direttamente i problemi. Mettere insieme competenze ed esperienze può aiutare a trovare soluzioni più efficaci».

Al centro del dibattito il contributo della sanità privata accreditata, illustrato da Rossella Sergio, responsabile di questo settore per Confindustria Taranto. La Sergio ha definito il privato accreditato come «il braccio esteso sul territorio della sanità regionale», evidenziando come le strutture private possano rappresentare una risorsa importante per alleggerire la pressione sul sistema pubblico.

Tra le questioni affrontate, il deficit sanitario regionale e soprattutto il tema delle liste d’attesa. Secondo Sergi, le strutture accreditate dispongono di capacità organizzative, tecnologie avanzate e personale qualificato che potrebbero essere maggiormente valorizzati. Attualmente, ha spiegato, solo una parte della loro capacità erogativa viene utilizzata nell’ambito dei contratti con il servizio sanitario.

La richiesta avanzata è quella di un tavolo permanente di confronto con la Regione per individuare modalità più efficaci di integrazione tra pubblico e privato, sia nell’erogazione delle prestazioni sia nelle attività di screening e prevenzione.

Tra le proposte emerse, anche un rafforzamento dell’integrazione con il sistema CUP e l’estensione alle strutture private accreditate dei meccanismi di controllo sulle mancate presentazioni agli appuntamenti sanitari. Un fenomeno che, secondo gli operatori, genera sprechi e sottrae prestazioni a pazienti che ne avrebbero necessità.

La necessità di rafforzare ulteriormente il rapporto tra sanità pubblica e privata accreditata, è stata anche al centro delle parole di Pentassuglia, che ha sottolineato, tuttavia, come l’integrazione tra i due sistemi sia già una realtà consolidata. «Il privato accreditato deve essere pienamente inserito nell’azione del sistema sanitario regionale», ha spiegato, evidenziando che la priorità resta garantire l’accesso pubblico alle prestazioni attraverso una rete capace di mettere a sistema tutte le risorse disponibili.

Affrontando il tema delle liste d’attesa, Pentassuglia ha invitato a evitare letture semplicistiche di un problema che, a suo giudizio, richiede un’attenta analisi dei dati e una programmazione più efficace. La riduzione dei tempi di attesa, nelle intenzioni dell’assessore regionale al ramo, passa attraverso una migliore integrazione tra servizi pubblici e privati, ma soprattutto da una riorganizzazione complessiva dell’offerta sanitaria. «Bisogna qualificare la spesa e qualificare i poli sanitari», ha affermato, sostenendo la necessità di sviluppare specializzazioni territoriali e superare la logica di avere ogni servizio in ogni struttura.

Fondamentale, poi, richiamare l’attenzione sulle difficoltà finanziarie che interessano il sistema sanitario pugliese e nazionale. Secondo l’assessore pugliese il sottofinanziamento del fondo sanitario, unito all’aumento dei costi energetici e gestionali, rappresenta una criticità che accomuna molte regioni italiane. Un quadro aggravato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento della domanda di servizi e dal calo demografico registrato in Puglia negli ultimi anni.

Capitolo dedicato al nuovo ospedale San Cataldo di Taranto: Pentassuglia ha invitato a non concentrare il dibattito esclusivamente sulle date di apertura della struttura, spiegando che l’attenzione dovrebbe essere rivolta soprattutto alle condizioni necessarie per renderla realmente operativa. Se da un lato procedono le attività legate all’installazione delle grandi apparecchiature e alle successive certificazioni, che potrebbero portare all’apertura del nosocomio nel primo trimestre del 2028, dall’altro il vero nodo resta quello delle risorse umane.

«Taranto ha bisogno di una deroga sul personale», ha ribadito l’assessore, sottolineando come il nuovo ospedale debba essere riempito di professionalità adeguate per poter funzionare a pieno regime. Una questione che, a suo giudizio, riguarda non solo il San Cataldo ma l’intero sistema sanitario territoriale. Pentassuglia ha ricordato che la carenza di organico rappresenta un problema storico per il territorio tarantino e che i vincoli nazionali sulle assunzioni continuano a limitare la capacità di programmazione delle aziende sanitarie.

Proprio il tema del personale è stato indicato come la principale sfida dei prossimi mesi. Non solo per garantire l’operatività del nuovo ospedale, ma anche per assicurare il funzionamento delle Case della Comunità, degli ospedali di comunità e dei nuovi servizi territoriali previsti dalla riforma sanitaria.

Non meno importante è porre l’accento sull‘importanza della prevenzione, definita una leva fondamentale per la sostenibilità futura del sistema sanitario. «Dobbiamo parlare di prevenzione dall’asilo nido fino ai centri per anziani», ha affermato Pentassuglia, sostenendo che un sistema sanitario moderno non può limitarsi alla gestione delle emergenze ospedaliere ma deve investire sulla salute delle persone lungo tutto l’arco della vita.

Il rafforzamento della medicina territoriale e delle attività di prevenzione, per la Regione, rappresenta quindi la strada maestra per ridurre la pressione sugli ospedali e migliorare la presa in carico dei cittadini, soprattutto in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti demografici e da una crescente domanda di assistenza sanitaria.


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