Louis Dassilva, innocente o colpevole? Cosa lo incastra e cosa non torna: tutti i punti


Rimini, 7 giugno 2026 – Tutto in uno sguardo. Quello di Louis Dassilva. Del giovane di 36 anni, senegalese, a processo a Rimini per l’accusa di omicidio pluriaggravato di Pierina Paganelli, 78 anni, ammazzata con 29 coltellate la sera del 3 ottobre 2023 a Rimini.

Se quello sguardo sia di un assassino o di un uomo innocente, sarà la Corte d’Assise a stabilirlo, con la sentenza attesa per martedì. È questione di giorni prima di poter mettere un punto fermo in primo grado a un delitto che da quasi tre anni ha fatto breccia nelle case di migliaia e migliaia di persone. Tutto si decide il 9, quando la storia nera di un delitto orribile troverà il proprio epilogo, come la risposta alla pressante domanda: la morte di Pierina scivolerà senza epitaffio nell’archivio dei casi di cronaca irrisolti, oppure no?

A far pendere la bilancia della Giustizia da un lato o dall’altro saranno otto elementi: otto come gli indizi-chiave della procura o otto come le circostanze contrarie della difesa.

Pierina Paganelli con uno dei figli in una foto fornita dalla famiglia, Rimini, 24 settembre 2024

Movente e alibi: cosa lo incastra

31. Il “forte” movente

Per la procura di Rimini, Louis Dassilva ha ucciso Pierina Paganelli per paura. Paura di perdere tutto: la moglie, l’amante, la possibilità di continuare a contribuire al mantenimento della famiglia in Senegal. Tutto si sarebbe sgretolato se Pierina avesse scoperto la relazione tra l’imputato e Manuela Bianchi, nuora della vittima. Ad “armare lamano” di Dassilva sarebbe stato il timore di perdere ogni cosa e l’amore “intenso” per Bianchi.

2. L’attività del cellulare

Stando agli esiti della super consulenza sul cellulare di Dassilva, la procura evidenzia un ‘buco temporale’ dalle 21.44 alle 22.38. Un tempo “congruo” per scendere nel seminterrato e compiere l’omicidio, avvenuto alle 22,13. Inoltre, una recente perizia ha evidenziato come il tablet, che Pierina aveva nella borsa e caduto durante la colluttazione, sia stato spostato alle 1,23 del 4 ottobre mentre l’assassino sarebbe sceso di nuovo per sistemare la scena del crimine. “All’1,35” così il pm Paci “Dassilva è il solo ad essere sveglio, come evidenziano i 7 passi rilevati dal suo cellulare”.

3. Pantaloni e scarpe lavate

Louis ha inizialmente dato agli investigatori indumenti diversi rispetto quelli indossati la sera dell’omicidio e, una volta consegnati quelli corretti,questi sarebbero stati “molto lavati”, risultando “troppo puliti”. 

4. La finta zoppia

Secondo l’accusa l’imputato accentuò la zoppia sia in questura, prima del primo interrogatorio, sia davanti ai giornalisti. Una telecamera, invece, lo riprende camminare normalmente poco prima.

5. Ossessione per il Dna

La procura ha posto l’accento sulla “ossessione di Dassilva” per il Dna, tanto da “ribadire più volte di avere toccato il cadavere” quando nessuno lo ha mai visto farlo. Inoltre, il pm sostiene che l’imputato non abbia mai raccontato cosa abbia fatto nel lasso di tempo tra quando lasciò casa di Manuela e quando rientrò a casa per cena. In quel frangente, Dassilva venne ripreso da una telecamera e per la procura fu il momento in cui scese in garage per “un sopralluogo”.

6. La cam3

La procura è convinta che l’ignoto ripreso dalla telecamera della farmacia di via del Ciclamino alle 22,17 del 3 ottobre, 4 minuti dopo l’omicidio, sia Louis Dassilva.

7. Alibi fasullo

Per la procura Valeria Bartolucci, moglie dell’imputato, la sera del 3 ottobre non poteva vedere o sentire il marito uscire di casa (come ha invece sostenuto) poiché all’ora del delitto era già in uno stato di dormiveglia tale che,per posizione nel letto e “sonno pesante”, non avrebbe potuto notare l’assenza dell’uomo.

8. La versione di Manuela

La procura ritiene la ricostruzione di Manuela sulla mattina del ritrovamento del corpo di Pierina “confermata”dalle analisi tecniche. La donna, dopo aver ritrattato, ha riferito agli inquirenti di avere incontrato l’ex amante nel seminterrato prima di trovare il cadavere della suocera e che lui l’avrebbe avvertita di una donna a terra, dicendole come comportarsi.

Dna e altre piste: non tutto torna

1. Assenza del Dna

Sulla scena del crimine o sugli abiti della vittima (deteriorati dalle muffe) non è stato isolato il Dna di Louis Dassilva.

2. La cam3

La difesa dell’imputato punta sulla super consulenza: l’uomo ripreso dalla telecamera della farmacia di via del Ciclamino, 4 minuti dopo l’omicidio non può essere Dassilva, perché è troppo basso.

3. Manuela “non è credibile”

Per gli avvocati, la ricostruzione fornita dall’ex amante di Dassilva sulla mattina del ritrovamento del cadavere (e quindi sull’incontro tra lei e l’imputato in garage) “non è credibile”. Per la difesa, le analisi tecniche non confermerebbero il racconto di Bianchi, che viene anche definita “manipolatrice e abituata a dire il falso nel luogo del vero”. E richiamano il racconto dell’amica Romina Sebastiani: Manuela le avrebbe riferito di avere mentito e ‘incastrato’ Louis.

4. Il movente è “una miccetta bagnata”

Per gli avvocati non ci sono evidenze di un attivismo da parte di Pierina per conoscere il nome dell’amante di Manuela, moglie del figlio Giuliano, e che non è vero che, se la relazione extraconiugale fosse venuta alla luce, Valeria avrebbe buttato fuori di casa Dassilva. Louis “ha rifiutato l’opzione di ‘due cuori e una capanna’ prospettatagli da Manuela”, era regolare in Italia e aveva uno stipendio. Inoltre, sostengono che nei confronti della Bianchi l’imputato non provasse altro che un “affiatamento sessuale”.

5. Addestramento militare

Per la difesa l’addestramento di 2 anni compiuto da Dassilva nella Gendarmeria del Senegal è incompatibile con la dinamica del delitto, con 29 coltellate: un numero ritenuto esagerato per la preparazione militare dell’imputato.

6. Piste alternative

Gli avvocati hanno sottolineato che siano mancate attività volte a esplorare piste alternative a Dassilva. In particolare, è stato richiamato il capello nero fotografato all’angolo della bocca di Pierina durante il sopralluogo della Scientifica sulla scena del crimine e la traccia di presunta sostanza ematica individuata nel box auto di Manuela Bianchi. Elementi su cui non sono stati compiuti ulteriori accertamenti.

7. L’alibi “confermatissimo”

I difensori richiamano l’analisi del cellulare di Valeria Bartolucci, che è stato messo in carica alle 22,08 del 3 ottobre e fino alle 22,11,57 registra attività come risposte con emoji ad alcuni messaggi e l’impostazione della sveglia. Un frangente in cui la moglie di Louis “ha aggeggiato col cellulare ed è impensabile che non abbia visto o sentito il marito uscire di casa con un coltello” per dirigersi nel sotterraneo dove è stata uccisa Pierina.

8. La sera dei Bianchi

I tempi e le attività riferite dai fratelli Bianchi la sera del delitto “non tornano”. Per gli avvocati Giorgia Saponi (figlia di Bianchi e Saponi) è stata “assorbita” dall’uso massiccio del cellulare e inizialmente riferisce che lo zio Loris sia uscito di casa alle 22,05, facendo riferimento a un orologio”assolutamente funzionante”. Inoltre, nelle foto scattate da Manuela a Loris nell’appartamento alle 22.49, l’uomo “appare sudato”.


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