date ufficiali e suggestione Vasco Rossi – JUORNO.it / IL GIORNO


Può vendere centinaia di migliaia di biglietti, riempire gli stadi e attraversare oltre trent’anni di musica italiana senza perdere il pubblico. Ma dentro Max Pezzali continua a vivere quel ragazzo miope, timido e impacciato che alle feste restava in disparte e non riusciva a stabilire un contatto con gli altri.

È lo stesso cantante a raccontarlo in una lunga intervista al Corriere della Sera, nella quale ripercorre la propria adolescenza, la nascita degli 883, il successo improvviso, la paura del fallimento e il rapporto con la politica, la famiglia, l’amore e la morte.

«Da ragazzo ero il classico nerd»

Pezzali si definisce un «ragazzo inadeguato» perché il successo non è mai riuscito a cancellare completamente quella sensazione di essere fuori posto.

Da adolescente portava occhiali con lenti molto spesse, era appassionato di modellismo militare e trascorreva molto tempo studiando dettagli lontani dagli interessi dei suoi coetanei. Alle feste rimaneva spesso in disparte, incapace di sentirsi parte del gruppo.

«Ero il classico nerd», racconta. Una condizione che gli avrebbe però permesso di comprendere gli altri esclusi, gli adolescenti insicuri e tutti quelli che non si riconoscevano nei modelli dominanti.

Proprio quella normalità imperfetta sarebbe diventata la materia prima delle canzoni degli 883.

La sindrome dell’impostore prima di salire sul palco

Neppure il successo ha eliminato le paure. Pezzali racconta che nei dieci minuti precedenti l’ingresso sul palco viene attraversato da dubbi, ripensamenti e dalla sensazione di non meritare quanto ha ottenuto.

È la cosiddetta sindrome dell’impostore, accompagnata dal timore che il successo possa improvvisamente finire e che l’universo ristabilisca un equilibrio sottraendogli tutto.

A rafforzare questa inquietudine c’è anche una frase pronunciata spesso dalla madre: «Adesso che va bene, può solo andare peggio».

Eppure il pubblico continua a riconoscersi nelle sue canzoni. Il tour dell’artista è arrivato a vendere circa 650mila biglietti, confermando Pezzali come uno dei protagonisti più popolari della musica italiana.

Gli amori impossibili diventati canzoni

Molti brani sono nati da esperienze personali. Pezzali racconta la sua prima volta, vissuta a 17 anni, e ricorda di averla trasformata nella canzone “Lo strano percorso”.

Anche “Sei un mito” nasce da una storia vera. Era l’estate del 1992, l’anno del successo di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”. Pezzali e Mauro Repetto viaggiavano continuamente tra Riccione e Pavia.

Una sera, nella città vuota, una ragazza che normalmente non lo avrebbe considerato accettò di uscire con lui. L’incontro andò bene, ma dal giorno successivo lei non si fece più sentire.

Da quell’esperienza nacque il racconto di un amore apparentemente impossibile, diventato uno dei brani più conosciuti degli 883.

Il motorino, il cellulare e gli adolescenti di oggi

Pezzali confronta la propria generazione con quella del figlio Hilo.

Per i ragazzi degli anni Ottanta e Novanta il motorino era lo strumento attraverso il quale conquistare libertà, raggiungere gli amici e improvvisare la giornata. Oggi lo smartphone permette ai genitori di conoscere continuamente la posizione dei figli.

Una sicurezza che, secondo il cantante, rischia però di limitare le possibilità di sperimentare, sbagliare e affrontare i pericoli.

Pezzali considera gli adolescenti di oggi «piccoli eroi» per aver attraversato gli anni della pandemia e del distanziamento, ma invita gli adulti a non confondere la protezione con l’eliminazione di ogni rischio.

L’eroina e gli amici che non ce l’hanno fatta

Il ricordo della giovinezza comprende anche il dramma della droga.

Pezzali racconta che nella sua generazione l’eroina era presente in molte compagnie e che numerosi ragazzi morirono. Chi riuscì a evitarla, osserva, non fu necessariamente più intelligente o prudente: spesso si trattò semplicemente di una casualità.

Il cantante ricorda anche le proprie esperienze negative con le droghe leggere. Le poche volte in cui provò a fumare cannabis ebbe reazioni di paura e angoscia, isolandosi mentre gli altri ridevano.

Dalla cassetta a Jovanotti alla nascita degli 883

Un ruolo decisivo nella sua carriera è stato svolto da Jovanotti.

Nel 1989 Pezzali e Mauro Repetto si chiamavano ancora “I Pop” e inviarono una cassetta con la loro musica a Lorenzo Cherubini. Nonostante la registrazione fosse rudimentale, Jovanotti decise di trasmetterla in radio.

Due anni dopo arrivò la seconda cassetta decisiva, consegnata alla portineria di Radio Deejay e ascoltata da Claudio Cecchetto.

La telefonata del produttore Pierpaolo Peroni cambiò tutto: «È una bomba». Da quel momento iniziò la storia degli 883.

Il nome preso da una Harley Davidson

Il nome del gruppo nacque quasi per caso.

Pezzali era appassionato di motociclette Harley Davidson e rimase affascinato dalla Sportster 883, chiamata così per la cilindrata del motore.

Sulla cassetta destinata a Cecchetto era rimasto pochissimo spazio per scrivere il nome del gruppo. “Max e Mauro” era troppo lungo, mentre “M&M” non convinceva.

Quei tre numeri occupavano poco spazio e suonavano bene. Nacquero così gli 883, un marchio destinato a entrare nella storia della musica pop italiana.

«Sembravamo due scappati di casa»

Mauro Repetto era considerato il più bello dei due, ma Pezzali divenne il frontman perché era quello che cantava.

Repetto scelse invece il ruolo del ballerino, una figura originale e apparentemente surreale che divenne una parte essenziale del successo del gruppo.

«Sembravamo due scappati di casa», ricorda Pezzali. Due ragazzi normali e lontani dall’immagine tradizionale delle rockstar, capaci proprio per questo di trasmettere al pubblico un messaggio semplice: se ce l’avevano fatta loro, potevano farcela anche gli altri.

L’Uomo Ragno come metafora dei sogni rubati

“Hanno ucciso l’Uomo Ragno” nacque dalla passione di Pezzali per i fumetti Marvel.

All’epoca la casa editrice non era ancora il colosso cinematografico di oggi. I suoi supereroi parlavano soprattutto ai ragazzi considerati nerd o fuori moda.

Pezzali ebbe la sensazione che la Marvel stesse progressivamente rovinando quel patrimonio, riducendo la qualità delle storie e persino della carta.

L’Uomo Ragno ucciso diventò così la metafora dell’adolescenza che finisce e del mondo degli adulti che porta via i sogni dei ragazzi.

Gli anni Novanta e l’ultima cultura condivisa

Secondo Pezzali, gli anni Novanta continuano ad affascinare perché furono l’ultimo decennio caratterizzato da una cultura pop realmente condivisa.

La televisione, la radio, la musica e il cinema costruivano un immaginario comune. Oggi, invece, i consumi culturali sono frammentati e ciascuno vive all’interno della propria nicchia.

Gli anni Novanta rappresentarono inoltre un passaggio irripetibile tra il mondo analogico, ancora dominante, e quello digitale che cominciava ad affacciarsi.

Furono anche gli anni delle speranze successive a Tangentopoli, della lotta alla mafia, di Bill Clinton e della “Cool Britannia” di Tony Blair, prima che l’11 settembre aprisse una lunga stagione segnata dalla paura.

Meloni, Schlein e l’intelligenza artificiale

Nell’intervista al Corriere della Sera, Pezzali parla anche di politica.

Si definisce vicino a una visione liberale e libertaria, favorevole alla libertà economica e ai diritti individuali. In passato si era avvicinato alle battaglie dei Radicali, anche attraverso l’influenza culturale di Vasco Rossi.

Di Giorgia Meloni riconosce le capacità politiche e la tenuta dell’immagine internazionale in una fase difficile. Ma ritiene che il dibattito politico italiano stia sottovalutando la rivoluzione provocata dall’intelligenza artificiale, destinata a essere ancora più profonda di quella industriale.

L’Europa, secondo Pezzali, dovrebbe costruire un proprio progetto sull’AI per evitare di diventare marginale e dipendente dalle grandi potenze tecnologiche.

«Schlein conosce il tempo in cui viviamo»

Pezzali racconta di avere conosciuto Elly Schlein durante un concerto e di averla trovata simpatica e contemporanea.

La segretaria del Pd gli sembra una politica capace di comprendere il tempo presente. Ma davanti alle guerre e ai cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale, il cantante immagina che potrebbe essere necessario persino un governo di unità nazionale.

Su Roberto Vannacci esprime invece un giudizio negativo: lo considera concentrato su questioni obsolete e troppo legato alle contrapposizioni nate nel passato.

La paura della maledizione di Sanremo

Il rapporto di Pezzali con il Festival di Sanremo è stato a lungo difficile.

Nel 1995 partecipò con gli 883 con “Senza averti qui” e come autore di “Finalmente tu”, interpretata da Fiorello. Le pressioni furono tali da provocargli febbre alta, herpes e sfoghi cutanei.

Nel 2011 tornò con “Il mio secondo tempo”, ma venne eliminato. Quella esperienza lo spinse persino a pensare di lasciare la musica.

La partecipazione come ospite all’edizione 2026 gli avrebbe finalmente permesso di fare pace con il Festival.

Vasco, Ligabue e l’imbarazzo davanti ai miti

Nonostante la lunga carriera, Pezzali confessa di non riuscire a comportarsi normalmente davanti ai propri idoli.

Vasco Rossi resta una figura quasi impossibile da umanizzare. Incontrandolo, Pezzali si è sentito intimidito e incapace di trovare le parole giuste.

Lo stesso è accaduto davanti a Giovanni Lindo Ferretti. Con Ligabue, invece, il rapporto è diventato più naturale dopo essersi ritrovati vicini durante il concerto della reunion degli Oasis.

Il rapporto con Claudio Cecchetto

La collaborazione con Claudio Cecchetto si è conclusa dopo circa trent’anni.

Pezzali ne parla senza rancore, paragonando la separazione a una relazione sentimentale che, dopo molto tempo, perde il proprio senso e finisce per trasformarsi in sopportazione reciproca.

Riconosce però a Cecchetto il merito fondamentale di avere creduto negli 883 e di aver dato inizio alla loro carriera.

Non esistono divorzi completamente consensuali, osserva il cantante, perché qualche scoria rimane sempre. Ma questo non cancella la gratitudine.

L’Inter come educazione alla sofferenza

Pezzali racconta anche la propria passione per l’Inter, trasmessa dal padre e soprattutto da uno zio che frequentava lo stadio.

La squadra nerazzurra gli avrebbe insegnato un modo di affrontare la vita: grande entusiasmo all’inizio della stagione, delusione nei momenti difficili e improvvise gioie capaci di compensare le sofferenze.

L’Inter, dice con ironia, aiuta a costruire una solida educazione morale.

L’amore come condivisione della fatica

Nel 2019 Pezzali ha sposato Debora Pelamatti. Con il tempo ha compreso che l’amore non è soltanto passione, viaggi o momenti romantici.

La vita adulta è fatta di genitori che invecchiano, figli adolescenti, problemi di salute, impegni e difficoltà quotidiane.

Amare significa avere accanto una persona con la quale condividere le piccole e grandi battaglie di ogni giorno.

È forse questo il punto di arrivo del ragazzo inadeguato: non la cancellazione delle insicurezze, ma la capacità di trasformarle in canzoni, relazioni e storie nelle quali milioni di persone continuano a riconoscersi.


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 Anna Buono

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