Abituata a misurarsi con alcuni dei vitigni più rappresentativi dell’Alto Adige, dal gewürztraminer al lagrein, la famiglia Walch apre un nuovo capitolo della propria storia. L’approdo nel Trento Doc segna l’ingresso in un universo produttivo differente, dove terroir, tempi di affinamento e pratiche di cantina seguono le logiche del metodo classico.
La storia di Elena Walch
Architetto di professione, Elena Walch nasce a Milano, completa gli studi a Venezia e si trasferisce a Bolzano per lavoro. Qui conosce e sposa il marito, erede di una storica famiglia vinicola altoatesina. Si trasferisce così a Tramin, piccolo paese della Val d’Adige e patria di uno dei vitigni più profumati d’Italia, il gewürztraminer, dove prende forma la storia della cantina che oggi porta il suo nome.
I vini nascono in un territorio particolarmente vocato grazie all’esposizione dei vigneti, alle escursioni termiche e alla vicinanza del lago di Caldaro. Alcune delle etichette più prestigiose affinano nelle gallerie di un’ex miniera d’argento tra le più alte d’Europa. A duemila metri di altitudine, tra oscurità e un’ umidità costante del 95%, prende forma una parte importante dell’identità produttiva dell’azienda.
Dopo anni dedicati alla ricerca della qualità e dell’innovazione, il testimone passa alle figlie Julia e Karoline, formatesi in alcuni dei territori vinicoli più importanti al mondo, dalla Borgogna a Bordeaux, fino ad Adelaide in Australia.
È proprio da questa nuova generazione che nasce l’idea di spostarsi leggermente più a sud e dedicarsi anche alla produzione di spumanti metodo classico alle pendici del Monte Calisio. Nel cuore del Trento Doc prende così vita Moncalisse.
Moncalisse: un nuovo capitolo
Un nuovo territorio, nuove tecniche produttive e una denominazione differente impongono un approccio completamente nuovo. Molte cantine in tutto lo Stivale hanno deciso di aggiungere alla loro linea di prodotti anche una bollicina, convinti non solo dal senso di sfida dato dalla novità ma anche dalla quota significativa che le bollicine hanno sull’export italiano: nel 2024-2025 degli 8 miliardi di euro totali 1,7 dei ricavi sono dati dagli spumanti italiani.
I vigneti di Moncalisse si trovano a seicento metri di altitudine, inseriti in un microclima caratterizzato da forti escursioni termiche, particolarmente adatto alla produzione di spumanti. Le varietà coltivate sono chardonnay e pinot nero, due uve che hanno contribuito a scrivere la storia del metodo classico internazionale e che trovano qui condizioni favorevoli per esprimere eleganza e freschezza. Non a caso la famiglia Walch ha scelto Londra per presentare le prime etichette di Moncalisse a un ristretto gruppo di sommelier provenienti da alcuni dei più prestigiosi ristoranti della capitale britannica.
I vini presentati sono stati due. Il Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva, ottenuto da chardonnay proveniente da una parcella di vecchie vigne, vinificato prevalentemente in acciaio con una piccola parte in barrique e successivamente affinato per 80 mesi sui lieviti. Il secondo è il Millesimato Extra Brut Riserva 2019, con 56 mesi di affinamento sui lieviti e una fermentazione svolta per l’80% in acciaio e per il restante 20% in barrique.
La cantina interrata che unisce architettura e paesaggio
La firma architettonica della cantina è affidata allo studio Stuflesser Moroder, che interpreta il paesaggio con un progetto ipogeo capace di emergere dal terreno trentino con forme morbide e geometrie essenziali. Un’architettura discreta, pensata per dialogare con i vigneti circostanti e fondersi armoniosamente con il territorio. Minimalista nell’espressione, la cantina si distingue per una presenza silenziosa ma riconoscibile. A completare l’esperienza, una terrazza panoramica affacciata sulle vigne e un bistrot che celebra i prodotti tipici del territorio, dalla trota affumicata alla bresaola.
«Nasce tutto nel 2016 – racconta Karoline Walch al Gambero Rosso – quando abbiamo scoperto questo straordinario vigneto, protetto e silenzioso, come un anfiteatro naturale. Abbiamo percepito subito l’importanza storica di quel luogo e scoperto una vecchia pergola di settant’anni coltivata a chardonnay. Nei vigneti abbiamo trovato anche le coppelle, incisioni rupestri nella roccia risalenti all’Età del Bronzo e del Ferro. Tutti questi elementi ci hanno fatto innamorare del posto. Abbiamo deciso di raccogliere la sfida con l’obiettivo di creare un brand e un vino che abbiano una propria identità, distinta da quella già consolidata della nostra famiglia».
La scommessa sull’enoturismo
Il mondo del vino da sempre legato all’essere umano, ai gusti e ai cambiamenti della società è oggi attraversato da una fase di profonda trasformazione, come ricorda anche Karoline Walch «Il mondo del vino è sicuramente in movimento attualmente. Il consumatore è sempre più attento. Vuole bere un po’ meno e i dati ce lo dimostrano, ma è più attento alla sostenibilità ed è disposto a spendere di più pur di trovare prodotti di maggiore qualità».
L’evoluzione ha cambiato anche il modo di fare ospitalità all’interno delle aziende. Il consumatore è sempre alla ricerca di un’esperienza data dalla maggiore informazione e anche dal ruolo che i social hanno ormai nella vita di tutti i giorni: «Noi puntiamo tantissimo sull’enoturismo – spiega la produttrice – l’idea è di far vivere al consumatore la nostra esperienza. La cantina è sempre aperta per fare una passeggiata in mezzo ai vigneti, per far capire ciò che noi viviamo ogni giorno. Vedo che stiamo avendo tantissimo riscontro anche con una clientela più giovane, vengono coppie con figli a visitarci. Il vino va raccontato in modo immediato e facile. Non dobbiamo spaventare le persone con troppi tecnicismi, ma trovare nuovi linguaggi per comunicare».
Moncalisse rappresenta molto più di una semplice estensione della gamma produttiva della famiglia Walch. È un progetto che nasce da un territorio diverso, da una nuova interpretazione e dalla volontà di costruire un’identità autonoma. Una sfida che richiederà tempo, come spesso accade nel mondo delle bollicine, ma che sembra già avere una direzione precisa.
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Lorenzo Cecconi
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