La cautela di Broadcom offre il pretesto per il profit taking sulla tecnologia.
Il conflitto USA-Iran ancora lontano dalla soluzione, le borse non lo temono.
Disaffezione per preziosi e cryptos, attenzione al possibile rimbalzo.
L’ottimismo dei mercati su una possibile soluzione diplomatica della crisi in Medio Oriente si è nuovamente raffreddato. Le trattative tra Stati Uniti e Iran sembrano infatti essere tornate in una fase di stallo, mentre sul terreno continua l’escalation militare.
Nel fine settimana l’Iran ha lanciato un attacco missilistico contro Israele in risposta alle operazioni israeliane contro postazioni di Hezbollah in Libano. Israele ha successivamente colpito obiettivi militari nell’Iran occidentale e centrale, nonostante le indiscrezioni secondo cui Donald Trump avrebbe invitato il premier Benjamin Netanyahu a evitare ulteriori azioni offensive.
Solo pochi giorni prima, Tel Aviv aveva bombardato Beirut per la prima volta dall’annuncio del piano americano di tregua in Libano. Nonostante il deterioramento del quadro geopolitico, Trump continua a sostenere che un accordo per porre fine al conflitto regionale rimanga possibile.
Venerdì 5 le Borse europee hanno chiuso in territorio negativo, trascinate dalle vendite che hanno colpito Wall Street dopo la pubblicazione di dati sul lavoro americano molto più forti delle attese. A Milano il Ftse Mib ha perso lo 0,56%, penalizzato soprattutto da STM (-5,9%), vittima del violento sell-off che ha colpito il comparto tecnologico globale.
Il rapporto sul mercato del lavoro statunitense ha modificato radicalmente le aspettative degli operatori. A maggio sono stati creati 172 mila posti di lavoro, contro gli 80 mila previsti dal consensus, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%. Anche i dati di marzo e aprile sono stati rivisti significativamente al rialzo.
Per il mercato il messaggio è chiaro: la componente della “massima occupazione” del mandato della Federal Reserve appare sotto controllo, mentre resta aperto il fronte dell’inflazione. Con il petrolio ancora su livelli elevati e le pressioni sui prezzi in aumento, l’ipotesi di un taglio dei tassi appare ormai accantonata.
Al contrario, gli operatori stanno aumentando le probabilità di un rialzo del costo del denaro entro la fine dell’anno, come dimostrato anche dal rafforzamento del dollaro.
Wall Street ha reagito con una seduta pesantemente negativa: Dow Jones -1,35%, S&P500 -2,63% e Nasdaq -4,18%, nella peggiore giornata per il comparto tecnologico da mesi.
A pesare sono state anche le indicazioni deludenti fornite dal produttore di semiconduttori Broadcom, che hanno riacceso i dubbi sulla sostenibilità degli investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale.
La debolezza si è trasferita stamane, 8 giugno, ai mercati asiatici: Nikkei225 giapponese -3,74%, Hang Seng di Hong Kong -1,5%, Shanghai Composite -1,6%, CSI300 -1,7%, mentre in India il BSE Sensex è arretrato -0,7%.
Particolarmente pesante la seduta coreana, col Kospi a -7%, nonostante Nvidia abbia annunciato nuove partnership strategiche con aziende tecnologiche locali nell’intelligenza artificiale e nella filiera dei chip di memoria.
A Tokyo Nikkei a -4% con le vendite che hanno colpito soprattutto il settore tecnologico, SoftBank -8%.
Il Giappone ha comunicato una crescita annualizzata dell’economia dell’1,8% nel 1’ trimestre 2026, inferiore alla stima preliminare di 2,1%, ma superiore alle aspettative di Bloomberg ferme all’1,4%.
Il mercato obbligazionario mostra segnali di tensione. La scorsa settimana i principali governativi hanno registrato performance negative: circa -0,7% per il Treasury decennale americano e -1,3% per il BTP decennale italiano.
L’attenzione si concentra ora sulle banche centrali. L’11 giugno sarà il turno della BCE. Con l’inflazione dell’Eurozona salita al 3,2% a maggio, ed il PIL del primo trimestre in calo di -0,2%, il mercato si attende un rialzo di 25 punti base.
La Federal Reserve si riunirà il 17 giugno. Il consenso prevede tassi invariati, ma il primo intervento pubblico del nuovo governatore Kevin Warsh sarà osservato conattenzione per comprendere l’orientamento futuro della banca centrale ed il suo grado di autonomia rispetto all’Amministrazione.
Nel frattempo, il settore bancario italiano è stato scosso dall’offerta di Intesa Sanpaolo su Monte Paschi, un’operazione da 30,6 miliardi di euro che potrebbe ridisegnare il panorama del credito nazionale. L’offerta prevede 1,6 azioni Intesa più 1 euro in contanti per ogni azione Monte Paschi. In caso di successo dell’operazione, marchio e attività di MPS verrebbero ceduti a Unipol.
Tra le materie prime, il petrolio è tornato a salire. Il Brent guadagna circa il 4%, riportandosi a 96,8 dollari al barile, dopo il modesto rialzo dell’1% registrato nella settimana precedente e il forte ribasso dell’11% osservato in quella ancora precedente. Nonostante il recupero, il greggio resta sotto la soglia psicologica dei 100 dollari.
Settimana estremamente difficile invece per i metalli preziosi. L’oro quota intorno a 4.315 dollari, mentre l’argento tratta a 67,80 dollari. Nell’ultima settimana l’oro ha perso il 4,6% e l’argento il 10%, cancellando integralmente i guadagni accumulati dall’inizio del 2026. Il rialzo delle aspettative sui tassi rappresenta infatti uno dei principali fattori negativi per gli asset privi di rendimento.
Situazione delicata anche per le criptovalute. Il Bitcoin tenta di stabilizzarsi in area 62.600 dollari, dopo aver archiviato la peggiore settimana dal novembre 2022 con una perdita del 16%. Venerdì le quotazioni sono scese fino a 59.101 dollari, sui minimi dall’ottobre 2024. A pesare sono stati l’aumento delle aspettative sui tassi, i consistenti deflussi dagli ETF spot statunitensi e la crescente concorrenza di altri segmenti ad alta crescita, come intelligenza artificiale e aerospazio, dove cresce l’attesa per la futura quotazione di SpaceX.
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