Intesa Sanpaolo lancia l’Opas su Mps, Cimbri spiega il ruolo di Unipol e il dossier Generali


È stata la proposta di aggregazione recapitata da Banco Bpm a Monte dei Paschi di Siena a far precipitare gli eventi. Intesa Sanpaolo, che lavorava all’operazione già da tempo, ha immediatamente risposto con un’Opas su Mps-Mediobanca volontaria e totalitaria annunciata lunedì 8 giugno: per ogni dieci azioni Mps portate in adesione, gli azionisti riceveranno sedici azioni Intesa di nuova emissione più dieci euro in contanti, per una valorizzazione di 10,091 euro per titolo e un premio del 12,5% rispetto all’ultima chiusura di Borsa.

L’obiettivo finale è il delisting di Mps e la nascita del secondo gruppo bancario quotato nell’Eurozona per capitalizzazione, attorno ai 126 miliardi di euro. Al fianco di Ca’ de Sass, con un ruolo industriale preciso, c’è Unipol. Carlo Cimbri, presidente del gruppo bolognese, ha illustrato in conferenza stampa i termini dell’accordo, chiarendo che l’azione era «programmata già da qualche tempo» e che la lettera di Banco Bpm non ha fatto altro che anticipare l’operazione.

Il meccanismo è articolato. Unipol rileverà da Intesa una banca composta da circa 635 filiali storiche di Mps, le strutture centrali di Siena e lo stesso brand Montepaschi. Questo pacchetto sarà poi proposto a Bper, di cui Unipol è già azionista di riferimento, con l’obiettivo di promuovere una fusione. Il risultato finale sarà un istituto che assumerà ufficialmente il nome di Banca Monte dei Paschi, destinato a diventare il secondo polo bancario italiano per sportelli e raccolta diretta. La soluzione serve anche a disinnescare preventivamente eventuali obiezioni dell’Antitrust: scorporando una quota rilevante della rete, Intesa evita una concentrazione di mercato che avrebbe altrimenti reso l’operazione difficilmente percorribile. Per sostenere il piano, Unipol ha deliberato un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro e ha già sottoscritto derivati per acquisire un ulteriore 4,99% di Bper. La quota complessiva nell’istituto modenese salirà in modo significativo: «Andremo oltre il 40%», ha detto Cimbri, escludendo però qualsiasi Opa. «Non è nostra intenzione fare un’Opa perché proporremo una fusione. La fusione esenta dall’Opa».

Sul piano finanziario, Cimbri ha respinto le stime di alcuni broker che ipotizzavano un effetto diluitivo per gli azionisti. L’operazione, ha spiegato, «accresce fin da subito l’utile di Unipol e i dividendi», con l’intenzione di alzare il livello minimo della remunerazione ai soci. Il modello di riferimento è l’acquisizione di FondiariaSai, che Cimbri considera il precedente di successo a cui guardare: «Convinti di poter offrire ai nostri azionisti soddisfazioni ancora migliori di quello che è il gruppo oggi». Le sinergie stimate per l’asse Bper-Mps superano gli 800 milioni di euro.

Sul fronte occupazionale il messaggio è stato rassicurante ma prudente. Finché Mps resterà nella disponibilità di Unipol, «non vediamo particolari temi occupazionali, così com’è la prenderemo». La valutazione degli eventuali impatti della fusione con Bper è rimandata a una fase successiva: «Non ci saranno azioni traumatiche, anche se oggi è presto per parlarne». Il futuro dell’attuale amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, è ancora da definire: Cimbri ha detto di volersi confrontare con lui di persona, aggiungendo che «ora è presto per dare una risposta sugli assetti».

L’operazione si inserisce in un quadro più ampio. In parallelo all’Opas su Mps, il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha approvato l’acquisto diretto del 3,01% di Assicurazioni Generali, assistito da un contratto derivato. Messina ha chiarito che si tratta di una partecipazione non di controllo, senza interferenza sulla governance della compagnia triestina. Cimbri ha commentato l’operazione con favore, definendola «un elemento di garanzia per il risparmio degli italiani». Alla domanda su un eventuale maxi-gruppo che riunisse Intesa, Generali e Unipol, il presidente ha risposto con una battuta secca: «Non ci gettiamo nelle ammucchiate, noi siamo dei tradizionalisti». Su possibili acquisizioni di Banca Generali o Alleanza, ha lasciato aperta la porta in linea di principio, escludendo però che esistano opportunità concrete allo stato attuale.

Sul rapporto con il governo, Cimbri non ha risposto direttamente, ma ha ribadito che un consolidamento di questa portata «penso sia un bene per il nostro Paese e va nell’interesse di chi governa», aggiungendo che l’operazione si muove nella direzione indicata dalla Bce e auspicata dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta nelle sue recenti Considerazioni finali. Sul piano regolatorio, il presidente si è detto ragionevolmente fiducioso in un atteggiamento favorevole sia domestico sia europeo.

La gestione di Bper resta nelle mani di Gianni Papa, verso cui Cimbri ha espresso stima esplicita: «Sta facendo un ottimo lavoro, coerentemente con il mandato che gli è stato affidato». Altrettanto netta la chiusura su Alberto Nagel, ex Mediobanca, legato a Cimbri da amicizia personale: «Non ha avuto alcun ruolo in questa operazione», e un suo coinvolgimento nel futuro aggregato è escluso in modo categorico. L’unico advisor esterno citato è Rothschild.

L’operazione è costruita su un’identità precisa, quella di un’alleanza interamente italiana. «Se grandi soggetti italiani uniscono le forze, anche questo Paese è in grado di fare operazioni che piacciono al mercato», ha detto Cimbri. Non una chiusura verso l’Europa, ha precisato, ma la convinzione che per competere a livello continentale occorra arrivarci «con il passo sicuro e la schiena dritta».

Foto in copertina: Carlo Cimbri, presidente di Unipol

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