Santo Stefano, accordo MiC-Commissario per valorizzare gli archivi storici del carcere


Gli archivi dell’ex carcere borbonico di Santo Stefano diventano parte integrante del progetto di recupero e valorizzazione del complesso monumentale. È questo l’obiettivo dell’accordo di collaborazione sottoscritto tra il Commissario straordinario del Governo per il recupero e la valorizzazione dell’ex carcere di Santo Stefano-Ventotene, Giuseppe Francesco Maria Marinello, e il Direttore generale Archivi del Ministero della Cultura, Antonio Tarasco, presentato al Collegio Romano nel corso dell’iniziativa dedicata agli esiti della ricognizione del patrimonio documentario dell’ex penitenziario. L’intesa punta a costruire una collaborazione stabile tra la struttura commissariale e la Direzione generale Archivi per la ricerca, la tutela, la valorizzazione e la divulgazione del patrimonio archivistico legato alla storia del carcere borbonico, considerato un elemento strategico sia per la ricostruzione storica dell’istituto sia per la progettazione del futuro museo e dei percorsi espositivi previsti nell’ambito del programma di recupero dell’isola.

L’ACCORDO

Al centro dell’accordo vi sono in particolare i fondi documentari conservati presso l’Archivio di Stato di Latina e l’Archivio di Stato di Napoli, individuati come archivi fondamentali per raccontare oltre due secoli di storia del penitenziario, dalla sua fondazione fino alla chiusura avvenuta nel 1965. Le parti riconoscono la centralità del patrimonio archivistico come componente integrante del futuro percorso museale e come risorsa essenziale per attività di studio, ricerca e divulgazione. L’intesa prevede forme di collaborazione permanenti, anche con il coinvolgimento di soggetti terzi, per sviluppare iniziative comuni di ricerca, formazione, educazione al patrimonio e progettazione scientifica.

Particolare attenzione sarà dedicata all’innovazione digitale, anche attraverso il coinvolgimento dell’Istituto Centrale per gli Archivi (ICAR), con l’obiettivo di ampliare l’accessibilità delle fonti e favorire nuove modalità di consultazione e partecipazione. La Direzione generale Archivi metterà a disposizione competenze tecnico-scientifiche per le attività di ricerca e collaborerà alla realizzazione di mostre, pubblicazioni, convegni e iniziative divulgative dedicate alla storia del carcere. È inoltre prevista la possibilità di utilizzare le riproduzioni dei documenti conservati negli Archivi di Stato di Latina e Napoli per il futuro allestimento museale.

IL PROGETTO DI RECUPERO

L’accordo si inserisce nel quadro del più ampio progetto di recupero dell’ex carcere di Santo Stefano, sostenuto attraverso il Contratto istituzionale di sviluppo e da finanziamenti pubblici destinati alla riqualificazione del complesso monumentale. Nel corso dell’incontro il capo Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del Ministero della Cultura, Luigi La Rocca, ha ricordato che il progetto dispone di un finanziamento di 70 milioni di euro e coinvolge una pluralità di amministrazioni e competenze. Tra gli interventi previsti figurano il consolidamento delle falesie, la realizzazione dell’approdo, il restauro del Panopticon e degli edifici annessi, la creazione del percorso museale e la sistemazione ambientale dell’intero complesso. “La formalizzazione di questo lavoro si inserisce pienamente nell’ambito del più ampio progetto di recupero dell’ex carcere di Santo Stefano-Ventotene”, ha spiegato La Rocca, sottolineando il valore storico e simbolico di un luogo riconosciuto come bene di eccezionale interesse culturale e successivamente dichiarato monumento nazionale.

LA ROCCA: “LA MEMORIA PARTE DAI DOCUMENTI”

Secondo La Rocca, il recupero delle fonti archivistiche rappresenta il primo tassello del percorso di valorizzazione del sito. “È importante che questo percorso di valorizzazione e di recupero della memoria sia partito proprio dallo studio, dalla conservazione e dalla valorizzazione del patrimonio archivistico”, ha affermato. Carte e fotografie, ha aggiunto, consentono di dare concretezza a una memoria spesso evocata ma non sempre conosciuta attraverso le fonti originali. Il capo Dipartimento ha inoltre evidenziato come il progetto si inserisca in una strategia più ampia di valorizzazione del patrimonio culturale di Ventotene e Santo Stefano, comprese le testimonianze archeologiche terrestri e subacquee presenti nell’arcipelago, da sviluppare secondo criteri di sostenibilità e tutela del delicato ecosistema naturale.

CANNELLA: “GLI ARCHIVI SONO SPAZI VIVI”

Nel messaggio inviato all’iniziativa, il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella ha definito la conservazione documentaria uno strumento fondamentale per comprendere l’identità delle comunità e trasmettere la memoria alle nuove generazioni. “Gli archivi sono tutt’altro che chiusi; sono spazi vivi nei quali la memoria viene preservata, interpretata e trasmessa alle generazioni future”, ha scritto Cannella, sottolineando come digitalizzazione e accessibilità del patrimonio archivistico rappresentino oggi una priorità strategica per il sistema culturale nazionale. Secondo il sottosegretario, gli archivi dell’ex carcere costituiscono una fonte di eccezionale valore per ricostruire la storia dell’istituto, l’evoluzione del sistema penitenziario e i processi che hanno accompagnato la costruzione dell’Italia democratica.

MARINELLO: “UN CAROTAGGIO DELLA STORIA D’ITALIA”

A illustrare il contenuto e il valore della documentazione è stato il commissario straordinario Giuseppe Marinello, che ha definito gli archivi dell’ex carcere “gli archivi dell’intera vita della struttura”. La documentazione ricostruisce infatti quasi 170 anni di attività del penitenziario, dall’arrivo dei primi detenuti nel 1795 fino alla chiusura nel 1965, registrando la quotidianità del carcere, le vicende amministrative e giudiziarie, ma soprattutto le storie umane che hanno attraversato il complesso. “Più che uno spaccato, è un carotaggio”, ha affermato Marinello, spiegando che le carte restituiscono una stratificazione di epoche, sistemi legislativi e concezioni della pena differenti. Attraverso questi documenti è possibile seguire l’evoluzione della società italiana, dal periodo borbonico all’Unità d’Italia, dal fascismo alla Repubblica, osservando il progressivo mutamento della sensibilità verso il sistema penitenziario e la funzione stessa della pena.

Particolarmente significativi, secondo il commissario, sono i documenti che raccontano la vita dei cosiddetti “coatti”, persone spesso condannate non per gravi delitti ma per la loro condizione di marginalità sociale. “Le pagine che riguardano questa povera gente sono quelle che maggiormente mi hanno colpito”, ha osservato Marinello, evidenziando il valore umano oltre che storico del patrimonio documentario. Con l’accordo sottoscritto tra la struttura commissariale e la Direzione generale Archivi, questo patrimonio sarà ora al centro delle future attività di ricerca, divulgazione e valorizzazione, diventando uno degli strumenti principali per raccontare al pubblico la storia di Santo Stefano e il suo ruolo nella memoria civile italiana ed europea.

TARASCO: FONTI POTRANNO ESSERE VALORIZZATE E RESE SEMPRE PIÙ ACCESSIBILI

“L’Ergastolo di Santo Stefano – ha commentato il Direttore Generale Archivi del MiC, Antonio Tarasco – è uno dei luoghi più significativi della storia italiana, non soltanto per la sua funzione penitenziaria ma anche perché attraverso le sue vicende è possibile leggere passaggi fondamentali del Risorgimento, dell’Italia unita, della costruzione della nostra democrazia e della storia del diritto penale e penitenziario. Il patrimonio documentario conservato negli Archivi di Stato restituisce voce ai detenuti, agli amministratori, agli operatori e alle comunità che hanno vissuto questo luogo nel corso di oltre due secoli. Grazie alla collaborazione con il Commissario straordinario e al lavoro degli istituti archivistici coinvolti, queste fonti potranno essere valorizzate e rese sempre più accessibili anche attraverso il nuovo portale ‘Archivi Nazionali’, affinché la storia di Santo Stefano possa essere conosciuta e compresa da un pubblico sempre più ampio”.

LA RICOGNIZIONE ARCHIVISTICA

L’ex carcere edificato dai Borbone alla fine del ‘700 nell’isolotto inaccessibile di Santo Stefano situato a un miglio marino da Ventotene, famoso per la sua struttura panottica a anfiteatro a cielo aperto, ha visto detenuti tra le sue celle patrioti italiani del risorgimento, condannati politici e comuni, le cui vite emergono individualmente o come comunità reclusa dalle corrispondenze di direttori, agenti di custodia e cappellani che pure ebbero un ruolo fondamentale per il conforto dei detenuti. Dopo la sua chiusura nel 1965, a cui è seguito un lungo periodo di vandalismo, incuria e degrado, dal 2016 è stato avviato un progetto governativo di recupero e valorizzazione per finalità culturale dell’intera cittadella carceraria che verrà rifunzionalizzata per ospitare spazi museali e spazi dedicati all’alta formazione, integrati a percorsi espositivi naturalistici. La ricognizione archivistica costituisce inoltre un importante tassello del percorso di valorizzazione digitale del patrimonio documentario nazionale. Le fonti relative all’Ergastolo di Santo Stefano saranno progressivamente integrate nei sistemi informativi archivistici coordinati dall’Istituto Centrale per gli Archivi, nell’ambito del nuovo portale “Archivi Nazionali”, che rappresenterà il punto di accesso unico per la ricerca e la consultazione di tutte le risorse descrittive attualmente presenti nei diversi sistemi e portali archivistici. L’esposizione dei risultati della ricognizione archivistica, che abbraccia un periodo di oltre duecento anni, è stata affidata a Marilena Giovannelli e Libera Pennacchi, già Direttrici dell’Archivio di Stato di Latina, e a Ferdinando Salemme, Direttore dell’Archivio di Stato di Napoli.


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