Alla lettera, significa pugilato con i calci e rappresenta una felice fusione tra la boxe e le arti marziali. La kickboxing è, infatti, una disciplina da combattimento, che vede l’utilizzo di pugni e calci tipici del karate, mescolati a tecniche pugilistiche. Proprio perché è previsto il contatto fisico con l’avversario, questo sport si pratica con l’ausilio di adeguate protezioni pensate per evitare traumi e infortuni.
Affonda le sue radici nelle antichissime arti marziali, ma in tempi moderni la kickboxing (anche se è accettata la versione al maschile, è preferibile quella al femminile) si inizia a vedere in Giappone, dagli anni Sessanta del secolo scorso, per poi arrivare prima negli Stati Uniti e poi in Europa.
«In Italia è partita inizialmente in sordina, negli anni Ottanta, salvo poi crescere in modo esponenziale in tempi più recenti. La kickboxing federale comprende diverse specialità, differenziate per regolamento e modalità di combattimento, che permettono una progressione graduale e un adattamento alle diverse caratteristiche degli atleti. Attualmente ci sono sette stili: quattro si praticano sul tatami e tre sul ring. Pointfighting, Light contact e Kick light sono a contatto leggero, prevedono colpi controllati e si possono praticare a livello agonistico dai dieci anni. Le discipline da ring – Full contact, Low kick e K1 – si possono praticare agonisticamente dai sedici anni e prevedono colpi che possono essere portati a segno a contatto pieno», spiega Riccardo Bergamini, dal 2025 presidente di Federkombat, la Federazione Italiana Kickboxing, Muay Thai, Savate, Shoot Boxe, Sambo, MMA. Riconosciuta dal Coni, conta mille società e oltre 36 mila atleti.
E poi c’è lo stile Musical forms: è praticabile a livello agonistico a partire dagli otto anni. Racchiude in sé tutte le arti marziali (Karate, Kung Fu, Wushu…), combina movimenti coreografici, acrobazie e tecniche marziali sincronizzate anche con la musica, con o senza l’ausilio di armi che enfatizzano velocità, precisione e spettacolarità.
La pratica della kickboxing sta vivendo un momento di grande popolarità in Italia. E i risultati sportivi non si sono fatti attendere. A fine 2025, la Nazionale Italiana ha vinto la classifica per nazioni ai Campionati Mondiali Wako Senior 2025, disputati ad Abu Dhabi. Il primo posto nel medagliere – grazie a successi di atleti come Silvia Gristina, Paolo Leoni, Carlotta Pra e Federico Boscolo – è un traguardo storico sia negli sport da ring che in quelli da tatami.
Il luogo comune più diffuso e che occorre sfatare è che si tratti di una pratica violenta, in quanto sport da contatto. «Sono in questo ambiente, da praticante prima e tecnico poi, da quarant’anni e in sole due occasioni ho assistito a risse sugli spalti. Basti pensare che episodi di questo tipo in altri sport, dal calcio alla pallavolo, si verificano una volta a settimana. È uno sport in cui si lavora per obiettivi, dando spazio a tattica e strategia. Allena ai valori e al piacere di stare insieme», prosegue Bergamini.
Non è uno sport violento, ma una disciplina che insegna a canalizzare energia e tensione in modo controllato, contribuendo anche a ridurre l’aggressività.
Per chi è e perché
Ma quali sono i vantaggi nel praticare questo sport? «Ci sono benefici di tipo fisico. La kickboxing è uno sport completo che sviluppa forza, velocità, elasticità e resistenza. Migliora sia la circolazione sanguigna che la respirazione », sintetizza Bergamini.
I benefici fisici, oltre che evidenti, hanno il pregio di arrivare in tempi anche relativamente brevi. Migliora il funzionamento dell’apparato cardiovascolare, rafforza tutta la muscolatura e rende più agili. È un allenamento completo, che coinvolge tutto il corpo e che permette di bruciare molte calorie in poco tempo.
«Ma migliora anche la concentrazione. In più, a causa dei cambiamenti continui a cui sottopone l’atleta, allena anche la capacità di prendere decisioni quando si è sotto pressione. Una competenza, questa, sempre più importante sia al lavoro che nella vita di tutti i giorni», prosegue Bergamini. Per eseguire correttamente le tecniche servono coordinazione, precisione e controllo del movimento: qualità che, con il tempo, accompagnano anche fuori dalla palestra. Non è un caso che venga scelta sempre più spesso da chi svolge lavori ad alta responsabilità o da chi sente il bisogno di uno sport capace di “svuotare la testa” dopo una giornata intensa.
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Come tutti gli sport di combattimento, se praticato con regolarità, riduce lo stress, migliora l’umore, aumenta la fiducia in se stessi. Può aiutare anche nei periodi segnati da ansia. Questa disciplina, bilanciando forza e controllo, aiuta a raggiungere la fitfulness, cioè uno stato di benessere sia fisico che mentale conseguente proprio alla pratica di un’attività sportiva. In più, è un’attività per tutti, perché non richiede qualità o requisiti particolari. Si può praticare sin da giovanissimi, ma iniziare anche passati i 50 anni.
In Italia le palestre che offrono corsi di kickboxing si sono moltiplicate. Per avere garanzie sulla professionalità degli istruttori, ci si può rivolgere a Federkombat, con strutture locali diffuse capillarmente su tutto il territorio nazionale. A livello amatoriale, la frequenza consigliata degli allenamenti è di un paio di volte alla settimana. Gli agonisti si allenano tutti i giorni. Naturalmente, come ogni sport da combattimento, la kickboxing espone al rischio di infortuni, contusioni e strappi muscolari, soprattutto per gli arti e la testa. A essere messe a dura prova possono essere le articolazioni, specialmente delle ginocchia e delle caviglie.
Perciò è particolarmente importante allenarsi in ambienti sicuri, sotto la guida di istruttori professionisti, e svolgendo ogni volta l’opportuno riscaldamento. L’associazione Federkombat promuove attività in collaborazione con le scuole, dalle elementari alle università, tra cui l’iniziativa Progetto scuola attiva, finalizzata a diffondere una cultura sportiva basata sul rispetto e la partecipazione. Forte l’impegno anche sul fronte dell’inclusione di giovani con disabilità fisiche e cognitive, perché possano trovare nello sport un’occasione di realizzazione e socialità.
Non è uno sport per soli uomini
Elisabetta Canalis in veste di kikboxer in occasione dell’evento Night Of Kick And Punch – Black Tie Edition tenutosi alla Reggia di Venaria Reale (Torino) nel 2023 (© Getty Images)
«Per me significa equilibrio, stabilità. Ma anche tanto sudore. Mi alleno costantemente da tempo e amo questa disciplina perché richiede, oltre allo sforzo fisico, tanta concentrazione su se stessi e anche sull’avversario». A pronunciare queste parole non è un atleta nerboruto, ma una modella e attrice che pratica questa attività da anni, si allena tutti i giorni ed è anche passata all’agonismo: Elisabetta Canalis. Ma una donna che pratica kickboxing non è un’eccezione. «In Italia sono il 40% dei praticanti. E nel consiglio della federazione, ho voluto un 60% di donne», sottolinea Bergamini.
Del resto, i vantaggi “in rosa” di questa disciplina hanno anche una ricaduta pratica. Ha scritto sempre la Canalis sul suo profilo Instagram: «Ho imparato a modulare la mia “cazzimma”. Avere padronanza del mio corpo mi ha fatto sentire più sicura, anche in situazioni di vita quotidiana». Ma ci sono anche altre Vip “innamorate” della kickboxing: da Adriana Lima a Kate Hudson, da Jennifer Garner a Belén Rodriguez. Il loro desiderio? Mantenersi in forma, mettere d’accordo corpo e mente e, perché no, migliorare le capacità di autodifesa.
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Lucia Ingrosso
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