Musk triliardario, borse in rally globale su ACTIVTRADES:USA500 di ActivTrades — TradingView


MUSK, MISTER TRILIARDO

Grande euforia sui mercati nella seduta di ieri, con Wall Street che ha registrato progressi significativi, trainata dallo storico accordo geopolitico tra Stati Uniti e Iran e dal proseguimento del rally di SpaceX.

Il Dow Jones sale dello 0,92%, il Nasdaq avanza del 3,07%, mentre l’S&P 500 mette a segno un progresso dell’1,66%.

SpaceX, dal canto suo, ha archiviato la seduta in rialzo del 20%, aumentando la sua capitalizzazione di mercato di 412 miliardi di dollari. Il proprietario, Elon Musk, è diventato ufficialmente il primo triliardario della storia.

Detenendo circa il 42% delle quote di SpaceX (valutate da sole oltre 800 miliardi) e combinando il patrimonio con la sua partecipazione nella casa automobilistica Tesla (valutata circa 1.200 miliardi), il patrimonio netto del magnate ha superato i 1.100 miliardi di dollari, registrando una crescita di oltre 60 miliardi in un solo giorno.

Il traguardo raggiunto da Elon Musk non rappresenta soltanto un record finanziario, ma segna l’ingresso in una nuova era. Per la prima volta, la ricchezza accumulata da un singolo individuo supera il PIL di intere nazioni industrializzate.

Se pensiamo che solo i primi 20 Paesi al mondo per PIL nominale superano la ricchezza di Musk, ci rendiamo conto di quanto il mondo stia cambiando. Per fare un esempio, il PIL della Svizzera è inferiore alla ricchezza del magnate statunitense (1.100 miliardi contro 937 miliardi di dollari).

BOJ, SU I TASSI

La Banca del Giappone ha alzato i tassi ufficiali di 25 punti base, portandoli all’1,0%, con 7 voti favorevoli e 1 contrario, durante la riunione di giugno.

Questo valore rappresenta il livello più alto da settembre 1995 e si allinea alle aspettative del mercato. La decisione ha come obiettivo il contrasto a un’inflazione in ripresa.

Nella dichiarazione di politica monetaria, il consiglio ha affermato che l’inflazione core potrebbe accelerare oltre l’obiettivo del 2% a causa dell’aumento dei costi energetici.

Ha inoltre osservato che le condizioni finanziarie rimarranno accomodanti nonostante l’aumento dei tassi, continuando a sostenere l’attività economica.

I responsabili della politica monetaria hanno dichiarato che continueranno ad aumentare i tassi in base all’evoluzione economica, dei prezzi e delle condizioni finanziarie, monitorando attentamente l’impatto del conflitto in Medio Oriente.

Lo yen rimane stabile a 160,30 contro il dollaro.

VALUTE

Martedì l’indice del dollaro si è stabilizzato intorno a 99,7, dopo l’indebolimento della sessione precedente, con gli investitori che hanno spostato l’attenzione dall’annuncio dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran alla prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve.

Si prevede che la banca centrale lascerà i tassi di interesse invariati nella sua prima riunione sotto la presidenza di Kevin Warsh.

Tuttavia, i responsabili della politica monetaria si trovano ad affrontare un contesto difficile, con recenti dati sull’inflazione superiori alle attese, a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia legato al conflitto con l’Iran.

Gli investitori guardano anche alle decisioni di politica monetaria delle banche centrali di Giappone, Australia, Regno Unito e di altre importanti economie previste per questa settimana.

L’EUR/USD, dopo aver toccato 1,1620, è sceso nuovamente a 1,1580, incapace di rompere le resistenze chiave. Il “Cable” ripiega a 1,3400, mentre l’USD/JPY rimane stabile tra 160,00 e 160,50.

Il dollaro resta comunque stabile, in attesa della firma del memorandum di accordo tra Stati Uniti e Iran, prevista in Svizzera per venerdì.

RBA, TASSI INVARIATI

La Reserve Bank of Australia ha mantenuto i tassi fermi al 4,35%, con una decisione unanime e in linea con le aspettative, dopo tre aumenti all’inizio dell’anno.

La decisione riflette un significativo aumento dell’inflazione nella seconda metà del 2025, che rimarrà elevata anche nel 2026 a causa delle maggiori pressioni sulla capacità produttiva e dell’aumento dei prezzi dei carburanti e delle materie prime legati al conflitto in Medio Oriente.

Sebbene i prezzi del petrolio si siano recentemente ridotti, rimangono al di sopra dei livelli pre-conflitto, con evidenti ripercussioni sui prezzi di beni e servizi.

Gli aggregati macroeconomici restano solidi, anche se emerge un rallentamento della domanda.

Le aspettative di inflazione a breve termine sono diminuite, ma restano al di sopra dei livelli di inizio anno.
L’AUD/USD è stabile a 0,7050.

PETROLIO

Il WTI scende sotto la soglia degli 80 dollari al barile in apertura dei mercati di oggi, dopo un crollo di quasi il 5% nella sessione precedente.

I mercati attendono ulteriori dettagli sul presunto accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, che potrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

L’accordo provvisorio dovrebbe essere firmato in Svizzera venerdì, con il presidente Donald Trump che ha affermato che il libero flusso di petrolio dal Golfo Persico riprenderà una volta entrato in vigore.

Tuttavia, né Washington né Teheran hanno pubblicato il testo del memorandum d’intesa, lasciando i mercati cauti e spingendo le compagnie di navigazione a ritardare l’invio di navi attraverso la rotta fino a quando non emergerà maggiore chiarezza.

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades

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