Fuorigioco, il calcio che educa al riscatto


Il calcio sa essere una formidabile metafora della vita, soprattutto quando il rettangolo verde si trasforma in un ponte tra il mondo di “dentro” e il mondo di “fuori”. Accade a Taranto, dove la casa circondariale ha aperto le porte alla presentazione della nona edizione di “Fuori. gioco”. Si tratta di un solido progetto rieducativo ideato e coordinato dall’avvocato Giulio Destratis, presidente dell’A.P.S. – E.T.S. Fuorigioco. Condivisa dalla direzione dell’istituto e patrocinata da Ministero della Giustizia, l’iniziativa gode del sostegno di Regione Puglia, Provincia e Comune, oltre che dell’Associazione Nazionale Magistrati.

Per la direttrice reggente della casa circondariale Maria Donatella Laricchia «è un progetto che si propone di diffondere quelli che sono i valori positivi dello sport, a cominciare dallo spirito di squadra».

Dietro la macchina organizzativa c’è un’idea di inclusione che rifiuta le scorciatoie. L’avvocato Giulio Destratis lo sottolinea con forza, rivendicando l’ambizione e lo spessore dell’iniziativa. «Il progetto Fuorigioco – ha osservato – non è semplicisticamente una partita di calcio, ma è un progetto articolato, complesso e completo attraverso il quale noi intendiamo diffondere quelli che sono i valori fondanti dell’ordinamento sportivo. Siamo giunti alla nona edizione di quello che è un progetto che intende trasmettere i valori fondanti dell’ordinamento sportivo alla popolazione detenuta: il rispetto delle regole, il rispetto dell’avversario, il rispetto dell’arbitro, oltre ovviamente a diffondere valori quali la lealtà e la correttezza».

Coordinato sul campo dall’Ispettore Capo Domenico Madeo e da Doriana De Gaetani dell’Area Trattamentale, il progetto non si limita a lanciare un pallone tra i piedi dei detenuti. Prima viene la testa: i ragazzi hanno affrontato lezioni in aula su tattica, aspetti normativi, giustizia sportiva e prevenzione degli infortuni. Poi sono arrivate le sessioni di allenamento, arricchite dall’incontro con professionisti del settore come Ciro Danucci, tecnico del Taranto Calcio.

L’avv. Giulio Destratis, il dirigente sportivo Pantaleo Corvino e la direttrice del carcere Maria Donatella Laricchia

Ma l’ospite d’eccezione di questa edizione è un fuoriclasse dei direttori sportivi italiani: Pantaleo Corvino. L’uomo che ha scoperto talenti generazionali in tutta Europa ha guardato negli occhi i ragazzi reclusi, parlando loro non di fuorigioco o diagonali, ma di futuro. «È un progetto importantissimo – ha dichiarato – perché lo sport, come ho detto ai detenuti, è uno strumento che educa e che riabilita. Questa è forse la sfida più importante della loro vita, quello di impegnarsi a vincere questa partita che stanno giocando qui per formarsi per il futuro. Il passato è ormai passato. È importante far capire anche il rispetto delle regole perché senza quelle non c’è partita, oltre al rispetto degli avversari. Quindi essere qui come uomo di sport e trasferire loro questi messaggi per me è importante».

Un dialogo che ha lasciato il segno, come ha raccontato lo stesso dirigente. «Ogni volta – ha affermato Pantaleo Corvino, ex direttore sportivo di Lecce, Fiorentina e Bologna – rispondo molto volentieri quando sono invitato nei penitenziari. I ragazzi hanno ascoltato e ho visto molta concentrazione. Non è stato un ascolto passivo. Quello che abbiamo detto credo che abbia avuto una valenza per loro e quindi, più che farmi delle domande, è stato importante che loro abbiano capito quello che abbiamo detto. Noi lo abbiamo detto con il cuore, lo hanno compreso e ce l’hanno esternato».

Tutto questo lavoro, fisico e mentale, culminerà sabato 27 giugno (dalle ore 18.30) nel tradizionale torneo quadrangolare. A causa dei lavori allo stadio “lacovone” di Taranto, l’evento traslocherà sul manto erboso di ultima generazione dello stadio comunale “Rizzo” di San Giorgio Jonico. In campo si affronteranno quattro squadre unite dallo stesso obiettivo: Magistrati, Avvocati, Agenti Penitenziari e Detenuti.

Un momento in cui le distanze si azzerano e i ruoli si fondono nel rispetto del fischietto, come evidenziato ancora da Destratis. «Sono particolarmente orgoglioso – ha putualizzato – perché la partecipazione di enti istituzionali di notevole importanza, oltre che di personalità del mondo della giustizia, manifestano costantemente attenzione nei confronti del progetto. Noi cerchiamo di dare concreta attuazione alle parole della presidente Mattarella, il quale in più occasioni ha richiamato il fatto che il carcere non debba essere soltanto un luogo di custodia ma deve essere un luogo di emotività, affettività ed anche progettualità. E questo che intendiamo fare con il progetto Fuorigioco. Tra i 20 e i 25 detenuti prenderanno parte al quadrangolare conclusivo».

La conferenza stampa di presentazione del progetto

Giocare insieme significa anche allentare la pressione in un ambiente strutturalmente difficile. Il comandante della Polizia Penitenziaria, Bellisario Semeraro, non ha nascosto la complessità della vita tra le sbarre, specialmente nei mesi estivi, ma rilancia il valore terapeutico dello spogliatoio. «È un percorso importante – ha ammesso – quello della rieducazione e del trattamento dei detenuti che sicuramente con lo sport assume una valenza maggiore perché il rispetto delle regole, il rispetto dei principi e dei valori insiti nello sport, in particolar modo nel calcio, sono fondamentali. E poi non dimentichiamo l’importanza della squadra, dell’essere gruppo, del fare gruppo, del giocare insieme, divertirsi insieme. È quello che facciamo con tutta la direzione, l’area trattamentale, la polizia penitenziaria. Partecipiamo credendoci fermamente, tanto che siamo arrivati alla nona edizione».

Il comandante è intervenuto con estrema franchezza anche sulle recenti e croniche criticità dell’istituto jonico. «Quanto agli episodi delle aggressioni nei confronti degli agenti, sono cose – ha evidenziato – che purtroppo accadono. Le condizioni detentive sono quelle che conoscono tutti. La tensione è sempre alta, soprattutto in questo periodo, il caldo comincia a farsi sentire. Le condizioni già precarie insomma diventano ancora più difficili per cui il disagio cresce, crescono le tensioni, cresce anche il nervosismo purtroppo. Sono episodi da condannare sicuramente perché noi veniamo qui per lavorare, ma sono anche i rischi anche del mestiere».

Proprio per questo, la partita di sabato assume un significato più profondo per la comunità intera. Lo ha ribadito l’assessore comunale allo Sviluppo Economico, Francesco Cosa, che vede nel torneo un’opportunità di riscatto collettivo. «Il progetto Fuorigioco ovviamente si basa su dei messaggi forti e fondamentali che sono quelli del rispetto delle regole e poi a partecipare al torneo – ha concluso – sono tutte le figure che ruotano appunto intorno al detenuto, quindi la polizia penitenziaria, gli avvocati e i magistrati, quindi davvero un’occasione importante per fare socialità e per dare dei messaggi positivi a tutta la cittadinanza».

I cancelli dello stadio di San Giorgio Jonico si apriranno per dimostrare che, anche quando la vita ti ha messo momentaneamente “in fuorigioco”, c’è sempre un secondo tempo da giocare.


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