L’ultimo report sulla sicurezza registra un aumento dei minorenni denunciati per rapina, con una forte incidenza degli stranieri.
La criminalità giovanile continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni dell’opinione pubblica italiana. Le cronache degli ultimi anni, scandite da aggressioni di gruppo, baby gang, rapine violente e casi di omicidio che coinvolgono adolescenti, hanno alimentato la percezione di una generazione sempre più incline alla violenza. Il nuovo rapporto Eurispes La criminalità giovanile tra realtà e rappresentazione, realizzato con il contributo della Direzione Centrale della Polizia Criminale, offre però un quadro più articolato, nel quale i numeri raccontano una realtà diversa da quella spesso descritta dai titoli di giornale.
L’analisi prende in esame il periodo compreso tra il 2015 e il 2025 e mostra come il numero complessivo dei giovani tra i 14 e i 24 anni denunciati o arrestati sia diminuito rispetto a dieci anni fa. Le segnalazioni sono infatti passate da 175.157 nel 2015 a 170.076 nel 2025. Un dato che conferma una tendenza generale alla riduzione della criminalità giovanile nel lungo periodo, nonostante l’inversione registrata dopo la pandemia e il lieve aumento del 2,54% osservato nell’ultimo anno.
Dietro questo apparente miglioramento si nasconde però una trasformazione del fenomeno. Se alcuni reati tradizionali risultano in calo, crescono infatti le condotte più aggressive e violente. Il caso più evidente è quello delle rapine.
Nel 2025 sono state registrate 10.449 segnalazioni di giovani denunciati o arrestati per questo reato, contro le 7.253 del 2021. L’aumento nel quadriennio successivo alla pandemia sfiora il 20%, ma il dato più allarmante riguarda i minori tra i 14 e i 17 anni. In questa fascia d’età le segnalazioni per rapina sono passate da 1.841 nel 2020 a 3.999 nel 2025, più che raddoppiate in appena cinque anni.
Secondo gli analisti, il fenomeno è legato a diversi fattori. Da un lato il ritorno alla socialità e alla vita di strada dopo le restrizioni pandemiche, dall’altro una crescente propensione alla violenza come strumento di affermazione personale e di riconoscimento all’interno del gruppo dei pari. Molte rapine vengono commesse da piccoli gruppi di adolescenti che prendono di mira coetanei o persone percepite come vulnerabili, spesso con modalità particolarmente aggressive e sproporzionate rispetto al bottino ottenuto.

Crescono i minori stranieri denunciati o arrestati
Un altro elemento che emerge con forza dall’analisi riguarda il peso crescente dei minori stranieri nelle statistiche della criminalità giovanile. Nel 2025 i minori denunciati o arrestati sono stati 18.587 tra gli stranieri e 18.583 tra gli italiani, confermando una tendenza iniziata nel 2022 quando, per la prima volta, le segnalazioni a carico degli stranieri hanno superato quelle dei coetanei italiani. Il fenomeno appare ancora più evidente nei reati contro il patrimonio.
Per i furti, nel 2025, i minori stranieri denunciati o arrestati sono stati 3.526 contro 2.658 italiani. Nelle rapine il divario è ancora più marcato: 2.308 segnalazioni tra gli stranieri contro 1.691 tra gli italiani. Anche tra i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 24 anni la presenza straniera risulta predominante in alcuni reati. Per le rapine, ad esempio, nel 2025 sono stati segnalati 4.069 stranieri contro 2.381 italiani, pari a oltre il 63% del totale.
Numeri che inevitabilmente alimentano il dibattito sull’immigrazione e sulla sicurezza urbana, ma che raccontano anche una realtà fatta di periferie difficili, dispersione scolastica, disagio familiare e percorsi di integrazione spesso fallimentari. Una combinazione di fattori che rende una parte dei giovani stranieri particolarmente vulnerabile al reclutamento da parte delle baby gang e della criminalità organizzata, trasformando il disagio sociale in un problema di sicurezza sempre più visibile nelle grandi aree urbane. Diversa la situazione per i furti, che continuano a rappresentare il reato più diffuso tra i giovani ma mostrano un netto ridimensionamento rispetto al passato.
Le segnalazioni sono passate da oltre 35 mila nel 2015 a poco più di 25 mila nel 2025. Anche in questo ambito, tuttavia, emergono nuovi elementi. Il rapporto sottolinea come molti episodi siano accompagnati dalla ricerca di visibilità sui social network. Non è raro che i giovani riprendano le proprie azioni con lo smartphone e condividano i video online per ottenere approvazione e consenso da parte dei coetanei.
I social network amplificatori della violenza
L’indagine dedica ampio spazio proprio al ruolo delle piattaforme digitali. Eurispes evidenzia come i social network non possano essere considerati la causa diretta della devianza giovanile, ma svolgano spesso una funzione di amplificazione. La continua esposizione a contenuti violenti, l’esaltazione dell’aggressività e la ricerca compulsiva di attenzione contribuiscono a normalizzare comportamenti che in passato sarebbero stati percepiti come marginali o inaccettabili. In questo modo le piattaforme digitali finiscono per trasformare episodi di violenza o illegalità in modelli da imitare.
Anche i reati legati agli stupefacenti mostrano una sostanziale stabilità nel lungo periodo. Dopo anni di oscillazioni, il numero complessivo delle segnalazioni del 2025 è quasi identico a quello registrato dieci anni prima.
La maggior parte dei casi continua a riguardare giovani italiani, sia tra i minori sia tra i giovani adulti.Più preoccupante appare invece l’andamento dei reati più gravi contro la persona. Le segnalazioni per tentato omicidio sono passate dalle 339 del 2020 alle 696 del 2025, mentre quelle per omicidio consumato sono salite da 142 a 156 nello stesso periodo. Sebbene si tratti di numeri contenuti rispetto al totale dei reati, il loro incremento viene interpretato come un indicatore della crescente intensità della violenza in alcuni contesti giovanili.
La conclusione del rapporto è chiara: la criminalità giovanile non può essere spiegata con una sola causa. Dietro i comportamenti devianti si intrecciano disagio psicologico, fragilità familiari, difficoltà economiche, carenze educative, marginalità sociale e modelli culturali sempre più influenzati dall’ambiente digitale. Per questo motivo gli autori ritengono insufficiente una risposta esclusivamente repressiva.
La prevenzione, il rafforzamento del ruolo della scuola, il sostegno alle famiglie e la costruzione di opportunità concrete per i giovani restano gli strumenti più efficaci per contrastare una deriva che, pur non configurando un’emergenza generalizzata, presenta segnali che sarebbe pericoloso sottovalutare.
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Stefano Piazza
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