La Commissione europea ha adottato il pacchetto sulle revisioni strategiche pre-allargamento, che indica le scelte politiche e le azioni necessarie a preparare l’Unione ai prossimi ingressi. Le misure riguardano governance, politiche e bilancio e rafforzano al tempo stesso la tutela dei valori dell’Unione e dello Stato di diritto. Il pacchetto risponde all’annuncio fatto da Ursula von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione del 2023 e al mandato del Consiglio europeo.
“Il futuro dell’Europa dipende dalle scelte che facciamo oggi”, ha dichiarato la presidente della Commissione. “L’allargamento è un imperativo geopolitico. Poniamo oggi le basi perché un’Unione più grande sia anche più forte: più resiliente, più efficace, saldamente ancorata ai valori e alle regole che ci definiscono”. Von der Leyen ha poi aggiunto che, mentre i Paesi candidati avanzano sulla strada delle riforme, l’Ue deve essere pronta ad accoglierli: bisogna preparare le istituzioni, adattare le politiche alle nuove realtà e fare in modo che il bilancio rifletta le ambizioni comuni.
Dalle analisi emerge che l’Unione può accogliere nuovi membri entro il quadro dei Trattati vigenti e con i trattati di adesione. Il requisito più ricorrente, sia nell’Ue sia nei Paesi candidati, è la capacità amministrativa. Competenze, capacità normativa e di vigilanza, sistemi interoperabili e cooperazione tra amministrazioni dovranno essere rafforzati prima dell’adesione.
Pensando che l’Ue si appresta ad accogliere Paesi che sul fronte della corruzione e dello Stato di diritto non sono proprio all’avanguardia, come nel caso dell’Ucraina, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro e Albania, l’impressione è che si stia preparando il terreno per nuove criticità. Senza contare che si parla di mercati piccoli e di Stati poveri che, potrebbero ottenere più di ciò che portano per la crescita dell’Ue.
Ma, secondo la consolatoria “analisi” della Commissione, si possono sostenere i nuovi ingressi senza rinunciare alle priorità attuali. Nella proposta di quadro finanziario pluriennale 2028-2034 i candidati sarebbero finanziati con lo strumento Global Europe prima dell’adesione. Dopo l’ingresso, i fondi confluirebbero nei piani nazionali e regionali di partenariato del nuovo Stato membro, con risorse aggiuntive per coesione, agricoltura, affari interni e Interreg. Per l’Ucraina, dato il peso e la produttività del suo settore agricolo, sono previste intese mirate che limitino in modo significativo sostegno finanziario e accesso al mercato per i prodotti sensibili, aiutando Kiev a recuperare i mercati di esportazione tradizionali fuori dall’Ue.
Insomma, tutto “giusto e perfetto”.
Sul fronte della governance, la Commissione continuerà a spingere per le clausole passerella, che permettono di passare dall’unanimità al voto a maggioranza qualificata in ambiti chiave come sanzioni, frode fiscale e misure fiscali in materia di energia. Esaminerà inoltre le proposte bloccate per individuare dove la cooperazione rafforzata possa superare le impasse. Per i negoziati di adesione propone il voto a maggioranza qualificata per l’apertura dei cluster negoziali e per le altre decisioni intermedie, così da rendere il processo più dinamico. Bruxelles vuole poi discutere con Parlamento e Consiglio una gestione più efficace delle procedure dell’articolo 7, compresi possibili termini temporali. Le relazioni annuali sull’allargamento e sullo Stato di diritto resteranno gli strumenti principali di monitoraggio, e la seconda sarà estesa agli altri paesi candidati quando saranno pronti.
Integrazione graduale.
La Commissione intende poi mappare gli strumenti esistenti e individuare dove approfondire l’integrazione in settori strategici come energia, trasporti, digitale e difesa. Il percorso affiancherà il negoziato di adesione, con una partecipazione basata sul merito, condizionata e reversibile. Saranno avviati dialoghi annuali con i partner dell’allargamento per verificare i progressi e colmare le lacune. Sappiamo, avendole vissute, le difficoltà per l’Ue ad adeguarsi a improvvise criticità. Lo è stato con il Covid, con la guerra in Ucraina e ora con il conflitto in Iran. Non è dato immaginare quale shock potrebbe portare il futuro ingresso di tali Paesi extra-Ue, in caso di crisi future.
Salvaguardie.
Il capitolo più delicato riguarda le garanzie contro i passi indietro dopo l’adesione. La Commissione propone un quadro comune: i futuri trattati rafforzerebbero le clausole settoriali, estendendo in modo significativo il periodo in cui possono essere attivate in aree come economia, mercato interno e giustizia e affari interni. Verrebbe introdotta anche una clausola istituzionale per le violazioni gravi dei valori dell’articolo 2 del Trattato sull’Ue e del principio di leale cooperazione. Nei casi più seri le misure potrebbero arrivare alla sospensione del diritto di voto in Consiglio. Sono previsti anche periodi transitori, ad esempio per libera circolazione di lavoratori e servizi, agricoltura, prodotti sensibili, finanziamenti e partecipazione ai sistemi comuni. Per un periodo limitato, infine, un nuovo Stato membro potrebbe impegnarsi a non bloccare futuri allargamenti per dispute bilaterali.
Prossimi passi.
Il pacchetto alimenterà il confronto strategico tra gli Stati membri, a partire dal Consiglio europeo di ottobre, e orienterà il lavoro con Parlamento e Consiglio sugli adeguamenti istituzionali e operativi. Con il pacchetto allargamento 2026 la Commissione presenterà tabelle di marcia indicative per Montenegro, Albania, Moldova e Ucraina, a condizione che mantengano lo slancio riformatore, insieme a un approccio coerente all’integrazione graduale.
Il percorso parte dal discorso del 2023 e dalla dichiarazione di Granada, che affiancava le riforme dei candidati alla preparazione interna dell’Ue. Prosegue con la comunicazione del marzo 2024 su valori, politiche, bilancio e governance e con la tabella di marcia adottata dal Consiglio europeo nel giugno 2024.
foto Mediamodifier da Pixabay.com
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