Il porto di Taranto punta a diventare un hub strategico per l’eolico offshore nel Mediterraneo, ma per trasformare questa ambizione in una concreta opportunità industriale servono finanziamenti certi, infrastrutture adeguate e tempi definiti. È il messaggio emerso dalla terza edizione di Offshore Wind Revolution, l’appuntamento internazionale dedicato allo sviluppo dell’eolico in mare e al ruolo degli scali portuali, svoltosi a Taranto dal 7 al 9 ottobre.
Al centro del confronto, il ridimensionamento dei fondi destinati all’hub ionico e la necessità di ripristinare le risorse inizialmente previste. Un passaggio decisivo per consentire al porto di attrezzarsi per le attività di produzione, assemblaggio, stoccaggio e movimentazione delle componenti necessarie agli impianti eolici offshore, in particolare quelli galleggianti.
Il nodo dei finanziamenti
A riportare la questione al centro dell’attenzione è stato il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti, che ha sollecitato Governo e istituzioni a garantire continuità finanziaria al progetto. «Taranto è pronta a diventare una piattaforma industriale e logistica per l’eolico offshore nel Mediterraneo, ma non può più attendere», è il messaggio rilanciato dal presidente.
Le risorse destinate al porto erano state inizialmente quantificate in circa 28,5 milioni di euro, ma sono state successivamente ridotte a 13,94 milioni. Il ridimensionamento, comunicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, rientra in una più ampia rimodulazione dei fondi destinati anche al porto di Augusta.
Durante l’iniziativa, il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha assicurato l’impegno del Governo sul ripristino delle risorse mancanti. Una rassicurazione importante per il futuro del progetto, che dovrà tuttavia tradursi in atti formali per garantire la disponibilità effettiva dei finanziamenti.
L’Autorità portuale ha già chiesto ai ministeri competenti la riconferma dello stanziamento originario e garanzie sulle risorse da assegnare nel 2027. L’obiettivo è pubblicare il bando e avviare senza ulteriori ritardi gli interventi di consolidamento delle banchine e di adeguamento dei piazzali.
Si tratta di opere indispensabili per sostenere il peso e le dimensioni delle grandi strutture destinate agli impianti offshore e consentire le operazioni logistiche e industriali richieste dalla nuova filiera. Senza infrastrutture adeguate, il riconoscimento di Taranto come polo strategico rischia di non tradursi in opportunità concrete.
Una prospettiva oltre la logistica
Per Gugliotti, il progetto rappresenta una leva strategica per diversificare le attività portuali e rafforzare il ruolo dello scalo ionico. La prospettiva non riguarda soltanto la movimentazione delle componenti, ma la possibilità di attrarre imprese, sviluppare lavorazioni specializzate e costruire nuove professionalità.
È una sfida particolarmente rilevante per un territorio alle prese con la crisi del comparto siderurgico e con la necessità di individuare nuove direttrici di sviluppo economico e occupazionale. L’eolico offshore può contribuire a questo percorso, ma i benefici dipenderanno dalla capacità di attrarre investimenti e creare un sistema produttivo radicato nel territorio.
Nel corso della manifestazione, il viceministro Rixi ha confermato l’interesse del Governo per lo sviluppo del settore, mentre il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luigi Sbarra ha indicato Taranto come una realtà con le caratteristiche necessarie per assumere un ruolo di primo piano nella filiera energetica e contribuire alla competitività del Mezzogiorno.
Anche la Regione Puglia ha sottolineato l’importanza di accompagnare gli investimenti con formazione e sviluppo delle competenze. L’assessore regionale allo Sviluppo economico, Eugenio Di Sciascio, ha richiamato la necessità di creare opportunità e preparare professionalità adeguate alle esigenze di un comparto in evoluzione.
Le regole per sbloccare gli investimenti
Accanto alle infrastrutture portuali, resta centrale il quadro normativo. Fulvio Mamone Capria, presidente di Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, ha sollecitato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a concludere la revisione del decreto FER2 e a trasmetterla alla Commissione europea, così da fornire certezze agli investitori e favorire l’avvio delle aste.
Secondo Mamone Capria, il ripristino dei finanziamenti portuali dovrebbe inserirsi in una strategia nazionale più ampia, attraverso un piano dedicato agli scali coinvolti nello sviluppo dell’eolico offshore. Tra le ipotesi avanzate, destinare una quota delle risorse previste per il settore energetico al potenziamento di porti strategici come Taranto, Augusta, Brindisi e Civitavecchia.
L’obiettivo sarebbe creare una rete di infrastrutture specializzate, evitando interventi isolati e mettendo in relazione le capacità dei diversi scali. In gioco, secondo Aero, non ci sono soltanto gli obiettivi di decarbonizzazione, ma anche la possibilità di consolidare una filiera industriale nazionale e ridurre la dipendenza dall’estero.
La sfida del Mediterraneo
I confronti internazionali di Offshore Wind Revolution hanno evidenziato che nessun porto può affrontare da solo una trasformazione industriale di queste dimensioni. Servono strategie coordinate, imprese specializzate, ricerca, formazione e collaborazione tra territori.
Un esempio è quello della Regione francese Occitanie, dove il distretto Wind’Occ riunisce imprese, università e infrastrutture attorno a una strategia di sviluppo dell’eolico offshore. Un modello di cooperazione che richiama la necessità di costruire anche nel Mediterraneo un sistema capace di collegare investimenti e competenze.
Particolare attenzione è rivolta alla tecnologia floating, che consente di installare turbine su piattaforme galleggianti e rende strategiche le infrastrutture portuali in grado di gestire componenti di grandi dimensioni. Per Taranto, la possibilità di ospitare attività di assemblaggio e movimentazione potrebbe aprire nuove prospettive industriali, purché sia accompagnata da investimenti e da un tessuto produttivo in grado di rispondere alla domanda.
La creazione di occupazione, infatti, non è automatica: richiede imprese, personale qualificato e una programmazione capace di collegare le esigenze degli operatori ai percorsi di formazione.
Dagli annunci ai cantieri
Taranto dispone di un riconoscimento strategico e di una prospettiva industriale significativa, ma la partita si gioca ora sulla capacità di trasformare gli impegni in risultati. Il primo passaggio è la definizione del quadro finanziario; seguiranno il bando, il consolidamento delle banchine e l’adeguamento dei piazzali. Parallelamente, occorrerà garantire certezze normative agli investitori e accelerare le procedure necessarie allo sviluppo degli impianti.
La sfida è duplice: rendere il porto adeguato alle esigenze dell’eolico offshore e costruire attorno allo scalo una filiera capace di generare valore, competenze e lavoro. In un territorio chiamato a diversificare la propria economia, l’energia del mare può rappresentare un’opportunità concreta. Ma il passaggio decisivo resta quello dalle dichiarazioni alle risorse disponibili e dai progetti ai cantieri.
*sull’argomento Il porto torna ad arrancare in attesa di una svolta
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