Intesa Sanpaolo avvia il Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze: 150 indicatori per analizzare i territori e orientare risposte sociali mirate
Intesa Sanpaolo avvia il Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze, un nuovo progetto di ricerca pensato per leggere in modo più profondo e articolato le trasformazioni sociali ed economiche dei territori italiani. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Intesa Sanpaolo per il Sociale, la struttura della Banca guidata da Carlo Messina dedicata ai programmi di contrasto alle disuguaglianze e a favore dell’inclusione sociale, AICCON Research Center, il centro di ricerca di Intesa Sanpaolo SRM – Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, e il Research Department di Intesa Sanpaolo.
Il Monitor nasce con l’obiettivo di offrire una nuova lente di analisi sulle fragilità territoriali, superando una lettura basata esclusivamente sul reddito o sugli indicatori economici tradizionali. Le disuguaglianze, infatti, non si manifestano più soltanto attraverso la disponibilità economica, ma si sviluppano all’incrocio di molteplici fattori: lavoro, demografia, accesso ai servizi, salute, istruzione, inclusione sociale, qualità del contesto produttivo e condizioni ambientali.
Lo studio intende quindi analizzare il carattere multidimensionale delle fragilità, riconoscendo che la vulnerabilità di un territorio può derivare da una combinazione complessa di elementi. Una provincia può mostrare buoni risultati economici, ma presentare criticità sul piano sociale; oppure può avere una struttura produttiva dinamica, ma soffrire sul fronte demografico, dell’accesso ai servizi o dell’inclusione. È proprio questa complessità che il Monitor punta a misurare e interpretare.
Il progetto analizza in modo sistemico le dinamiche territoriali italiane a livello provinciale, attraverso una base informativa composta da circa 150 indicatori, organizzati in 11 domini e 37 dimensioni. L’impianto metodologico consente di osservare i territori da diverse angolazioni, integrando dati relativi al lavoro, al reddito, alla salute, all’istruzione, alla qualità dei servizi, all’inclusione sociale, all’ambiente e al tessuto produttivo. La scelta di lavorare su scala provinciale permette di cogliere le differenze interne al Paese con maggiore precisione, evitando letture troppo generali che rischiano di nascondere disuguaglianze profonde anche all’interno della stessa area geografica. Le fragilità, infatti, possono assumere forme diverse non solo tra Nord e Sud, ma anche tra territori vicini, tra aree urbane e aree interne, tra sistemi produttivi forti e comunità più esposte a vulnerabilità sociali.
Uno degli elementi centrali del Monitor è la volontà di integrare la dimensione economica con quella sociale. La fragilità di un territorio non viene osservata soltanto attraverso la capacità di produrre ricchezza, ma anche attraverso l’impatto che le condizioni economiche e sociali hanno sulla vita delle persone. È proprio l’impatto sulle persone, secondo l’impostazione del progetto, il maggiore fattore di amplificazione delle disuguaglianze. In questa prospettiva, il Monitor si propone come uno strumento utile non solo per fotografare le criticità, ma anche per orientare interventi concreti. L’analisi dei dati può infatti aiutare a individuare i bisogni reali delle comunità, a comprendere dove le fragilità sono più intense e a costruire risposte più mirate, coinvolgendo istituzioni, imprese, Terzo settore e attori locali.
“Il Monitor conferma quanto le disuguaglianze siano fenomeni complessi e non lineari, capaci di manifestarsi in modo diverso da territorio a territorio”, ha dichiarato Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer di Intesa Sanpaolo. “In questa prospettiva, Intesa Sanpaolo, con la sua capacità di coniugare la dimensione economica e sociale, vuole svolgere un ruolo abilitante nella costruzione di risposte mirate ai bisogni reali delle comunità e delle persone”.
Secondo Bonassi, le analisi del Monitor saranno utili anche a orientare l’azione della Banca, rafforzando il legame tra ricerca, intervento sociale e impatto concreto sui territori. “Con una vocazione evolutiva e aperta, Intesa Sanpaolo lo mette a disposizione di istituzioni, imprese e attori sociali del Terzo settore per contribuire a creare valore sociale e favorire un impatto sempre più significativo”, ha aggiunto. Il progetto si inserisce nel più ampio impegno di Intesa Sanpaolo per il contrasto alle disuguaglianze e il sostegno all’inclusione sociale. Attraverso Intesa Sanpaolo per il Sociale, la Banca ha strutturato un’area dedicata ai programmi rivolti alle persone e alle comunità più fragili, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di risposte concrete ai bisogni emergenti del Paese.
Il Monitor rappresenta quindi anche uno strumento di conoscenza a supporto delle politiche di impatto sociale. La capacità di leggere i territori in modo integrato diventa un passaggio essenziale per definire priorità, allocare risorse e costruire progettualità efficaci. Non si tratta soltanto di misurare le disuguaglianze, ma di comprenderne le cause, le interconnessioni e gli effetti sulla qualità della vita delle persone. La collaborazione con AICCON Research Center, SRM e il Research Department di Intesa Sanpaolo conferisce al progetto una forte componente scientifica e analitica. L’integrazione tra competenze economiche, sociali e territoriali consente di costruire un quadro conoscitivo ampio, capace di restituire la complessità dei fenomeni osservati.
In un’Italia attraversata da trasformazioni demografiche, cambiamenti del mercato del lavoro, nuove povertà, divari educativi e differenze nell’accesso ai servizi, il Monitor punta a diventare uno strumento stabile e aggiornabile. La sua vocazione evolutiva consente di adattare nel tempo l’analisi ai nuovi bisogni e alle nuove forme di fragilità che potranno emergere. L’obiettivo finale è contribuire alla costruzione di un modello di sviluppo più inclusivo, capace di tenere insieme crescita economica, coesione sociale e qualità della vita. Per Intesa Sanpaolo, la lettura delle disuguaglianze non può infatti fermarsi alla dimensione statistica: deve diventare una base per l’azione, un supporto per decisioni più consapevoli e uno strumento per generare valore sociale nei territori.
Le dichiarazioni di Gregorio De Felice, Chief Economist e Head of Research di Intesa Sanpaolo ad Affaritaliani
“Un aspetto peculiare di questo Monitor è la capacità di mettere in relazione diverse variabili: quella economica, quella sociale, la demografia e il progresso tecnologico. Le disuguaglianze e le fragilità sociali sono infatti strettamente legate a questi fattori. Una maggiore crescita economica, in teoria, può contribuire a ridurre le disuguaglianze, ma non è detto che ciò avvenga automaticamente. Una crescita molto forte e non governata, infatti, potrebbe produrre nuove disparità o accentuare quelle già esistenti. Un’altra variabile centrale è la demografia. Una popolazione che invecchia tende ad accentuare alcune forme di disuguaglianza: le persone più mature modificano i propri consumi, spendono meno per determinati beni e di più per la sanità e per altri servizi, aumentando anche la domanda di risorse pubbliche, ad esempio attraverso il sistema pensionistico. In questo quadro, il progresso tecnologico, e in particolare l’intelligenza artificiale, può offrire un contributo importante alla crescita. Tuttavia, è fondamentale che l’AI sia diffusa, accessibile e disponibile per tutti. In caso contrario, anche la tecnologia rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di disuguaglianza“, ha dichiarato Gregorio De Felice, Chief Economist e Head of Research di Intesa Sanpaolo, ai microfoni di Affaritaliani.
Le dichiarazioni di Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il Sociale ad Affaritaliani
“Noi partiamo da una riflessione abbastanza semplice: per conoscere davvero un Paese nel suo complesso, i suoi territori e le sue comunità, è fondamentale capire, individuare e studiare le fragilità, prima ancora di valutarne i punti di forza. Da questo punto di vista, il Monitor pone l’attenzione proprio su questi aspetti e ci aiuta a comprenderli meglio.Per intervenire nel sociale, e per farlo in modo efficace, i numeri sono fondamentali. Intesa Sanpaolo vuole essere un attore proattivo in campo sociale e, per calibrare correttamente la propria azione sui territori, ha bisogno di dati reali, concreti e aggiornati. Solo così è possibile offrire interventi precisi, realmente collegati ai bisogni delle comunità“, ha chiosato Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il Sociale, ai microfoni di Affaritaliani.
“Il dato, in questa prospettiva, non è più soltanto un numero: diventa una bussola. Orienta le scelte, indica dove intervenire, aiuta a definire le priorità e gli strumenti più adeguati. Per Intesa Sanpaolo, e in particolare per Intesa Sanpaolo per il Sociale, comprendere in profondità la realtà dei territori è fondamentale, perché consente di indirizzare azioni concrete ed efficaci. Il Monitor non è quindi solo uno strumento di osservazione, ma anche un modo per mettere insieme soggetti diversi. Con questo progetto vogliamo alimentare un lavoro comune, che coinvolga pubblico, privato ed economia sociale, quindi anche gli enti del Terzo settore, profit e non profit. Ognuno può contribuire con le proprie responsabilità e competenze, perché è proprio questa collaborazione a generare impatto e valore sui territori“, ha concluso Forghieri.
Le dichiarazioni di Paolo Venturi, Direttore di AICCON, Centro Studi sull’Economia Sociale ad Affaritaliani
“Parto da tre numeri: 11, 37 e 150. Undici sono i domini, trentasette le dimensioni e centocinquanta gli indicatori che compongono il Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze di Intesa Sanpaolo. Si tratta di uno strumento che permette di osservare le disuguaglianze da una prospettiva nuova e più articolata. Fino a oggi le disuguaglianze sono state spesso osservate e certificate per poi attivare meccanismi e soluzioni di risposta. Lo sguardo di Intesa Sanpaolo, invece, è più evoluto, perché cerca di leggere le fragilità all’interno del loro contesto, mettendole in relazione con altri fattori: sociali, ambientali e relazionali. Oggi sappiamo, ad esempio, che una parte significativa delle disuguaglianze deriva anche dalla solitudine, un elemento difficilmente misurabile attraverso le metriche tradizionali. Lo sforzo, quindi, è quello di utilizzare il Monitor non soltanto per restituire numeri, ma per attivare uno strumento capace di coinvolgere le comunità attraverso il dialogo e contribuire alla costruzione di nuove economie più inclusive“, ha commentato Paolo Venturi è Direttore di AICCON, Centro Studi sull’Economia Sociale, ai microfoni di Affaritaliani.
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