Dollaro in rafforzamento; sostegno nei commenti «hawkish» di Warsh.
Si chiuse l’offerta del BTP retail, indicizzato: bene, senza entusiasmo.
Wall Street a nuovi record: Asia solida, Europa più sensibile alla politica.
Mercati in equilibrio: la tregua Usa-Iran non basta, Fed e dollaro tornano protagonisti
La reazione dei mercati alla firma dell’accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran è stata improntata alla prudenza. Il documento, siglato a distanza dai rispettivi presidenti, estende di altri 60 giorni il cessate il fuoco annunciato ad aprile e apre una nuova fase negoziale per arrivare a un’intesa più stabile sul nucleare e a un accordo di pace definitivo.
La tregua è entrata in vigore, con la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz, arteria strategica per il commercio energetico mondiale. Secondo JD Vance, 12,5 milioni di barili di petrolio sono già transitati attraverso lo stretto, mentre il Kuwait prevede un ritorno ai livelli produttivi prebellici nel giro di poche settimane. Tuttavia, gli operatori restano cauti: la ripresa dei traffici marittimi procede lentamente, soprattutto per le navi rimaste bloccate per circa tre mesi.
Nonostante il miglioramento dello scenario geopolitico, le Borse europee hanno chiuso senza particolare entusiasmo. Il dato sui sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti e il buon avvio di Wall Street non hanno modificato il quadro: Francoforte è stata la migliore con un rialzo dello 0,4%, mentre Londra ha ceduto lo 0,8% dopo la decisione della Bank of England di lasciare invariati i tassi. Milano ha chiuso a +0,18%.
Ben più brillante la seduta americana, con S&P 500 (+1,1%) e Nasdaq (+1,9%) sostenuti dal comparto tecnologico. Tra i protagonisti resta alta l’attenzione su SpaceX, che dopo il debutto continua a mostrare forte volatilità: il titolo ha perso il 3,6% dopo il -10% della seduta precedente, attestandosi a 185 dollari. La capitalizzazione di mercato si aggira intorno ai 2,4 miliardi di dollari.
Sul fronte energetico, il petrolio continua a beneficiare della distensione in Medio Oriente. Il Brent, a 79,8 dollari al barile, si avvia a chiudere la seconda settimana consecutiva di forte arretramento, con un calo complessivo vicino al 9%.
Anche il gas europeo resta sotto pressione. Il TTF olandese si prepara a completare la quarta settimana negativa su cinque, con prezzi intorno ai 42 euro/MWh, ben lontani dal picco di 73 euro raggiunto a metà marzo. I future di luglio restano in calo dell’1,68% a 41,21 euro/MWh. Gli analisti ricordano che il mercato dovrà comunque fare i conti con la riduzione della produzione del Qatar dopo gli attacchi dello scorso 2 marzo.
Sul mercato valutario torna protagonista il dollaro, sostenuto dalle aspettative di una Fed più restrittiva. Il cambio si mantiene intorno a 1,14 dollari per euro, con il biglietto verde sui massimi da metà marzo contro la moneta unica e il Dollar Index ai livelli più elevati dell’ultimo anno. Gli investitori hanno interpretato le indicazioni emerse dall’ultimo meeting guidato da Kevin Warsh come un segnale favorevole al mantenimento di tassi elevati più a lungo, aumentando le probabilità di un ulteriore rialzo nel corso dell’anno.
In Europa, la Bank of England ha confermato i tassi al 3,75%, mantenendo un approccio prudente per valutare gli effetti dell’aumento dei prezzi energetici e il rischio di nuove pressioni inflazionistiche.
Sul fronte obbligazionario italiano si chiude oggi alle 13 l’offerta del Btp Italia Sì dedicata al retail. Il collocamento dovrebbe raccogliere circa 9 miliardi di euro, un risultato positivo ma non sorprendente. Il titolo offre un rendimento minimo dell’1,6%, a cui si aggiunge la componente indicizzata all’inflazione.
In Asia prevale la cautela: questa mattina, 19 giugno, l’MSCI Asia Pacific perde lo 0,3% dopo cinque sedute positive consecutive. Chiusi per festività Wall Street e Cina, mentre i future sull’Eurostoxx indicano un possibile avvio negativo dello 0,5%.
Il Giappone registra una nuova debolezza dello yen, scivolato a 161,4 contro dollaro, minimo da luglio 2024. Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha dichiarato che il governo è pronto a intervenire contro eventuali movimenti speculativi.
In Corea del Sud, il Kospi arretra dello 0,2%: i prezzi alla produzione hanno registrato il ritmo di crescita più rapido degli ultimi quattro anni, spinti dai costi energetici. Il Sensex di Mumbai perde l’1%, penalizzato da un monsone insolitamente debole che rischia di pesare su raccolti e attività industriale.
Soffrono infine gli asset rifugio e quelli più speculativi. L’oro, a 4.123 dollari, perde il 2%, mentre l’argento arretra del 3%. La combinazione tra dollaro forte e Fed più rigida accentua la fase negativa dei metalli preziosi: l’oro si avvia alla quinta settimana negativa su sei, con un calo trimestrale del 12% e una performance da inizio anno pari a -4,5%. L’argento segna invece un calo annuo dell’11,5%.
Debole anche il comparto crypto. Il Bitcoin scende per il quarto giorno consecutivo, attestandosi intorno a 62.500 dollari. A questi livelli rischia di chiudere il terzo trimestre negativo consecutivo, con una perdita vicina all’8%, evento che non si verificava da sei anni. Da inizio anno il calo raggiunge il 29%. La prospettiva di tassi più alti più a lungo continua a penalizzare gli asset più rischiosi, mentre la tregua tra Stati Uniti e Iran non è bastata a rilanciare il sentiment sulle criptovalute.
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