Fertilità, l’allarme di Omceo Roma: “Nascite ai minimi storici”



ROMA – L’Aula Roberto Lala dell’Ordine dei Medici-chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma ha ospitato il Corso di aggiornamento dal titolo ‘Medicina della riproduzione’. Coordinatore scientifico del convegno Alberto Vaiarelli, vicepresidente della Società italiana di fertilità e sterilità e medicina della riproduzione (Sifes) e coordinatore medico-scientifico del Centro Genera di Roma, Clinica Valle Giulia. “Quello dell’infertilità- ha spiegato- è un tema più attuale che mai.

Oggi ci troviamo di fronte a una denatalità che è diventata una vera emergenza. Non si tratta soltanto di un problema italiano, ma di un fenomeno globale che coinvolge numerosi Paesi, compresi Cina e India. Attualmente il tasso di fertilità, cioè il numero medio di figli per donna in età riproduttiva, è pari a 1,2. Nel 1960 in Italia nasceva circa un milione di bambini all’anno. Oggi siamo scesi a circa 350mila. Si tratta di un calo vertiginoso e ogni anno registriamo circa 20mila nascite in meno”.

Secondo il vicepresidente della Sifes, l’emergenza non riguarda soltanto il numero delle nascite, ma investe l’intera struttura sociale. “Una società equilibrata dovrebbe avere una base ampia di giovani e una quota più ridotta di anziani. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a una piramide demografica quasi capovolta: aumentano le persone sopra i 50 anni e diminuiscono costantemente i bambini”.

A questo scenario si aggiunge il progressivo rinvio della ricerca di una gravidanza. “Le coppie- ha detto- cercano un figlio sempre più tardi per ragioni personali, lavorative e di studio. Inoltre, si è diffusa l’idea che sia possibile programmare la maternità senza conseguenze, ma il sistema riproduttivo umano non è cambiato. È sostanzialmente lo stesso che avevano le nostre nonne e bisnonne, che diventavano madri intorno ai 25 anni”.

Vaiarelli ha poi sottolineato come l’età rappresenti ancora oggi uno dei principali fattori che incidono sulla fertilità. “L’età media della prima gravidanza è di circa 31,5 anni, ma noi ci troviamo spesso a seguire pazienti over 35. Nella donna il sistema riproduttivo esprime il massimo potenziale prima dei 35 anni. Successivamente si verifica una progressiva riduzione, sia qualitativa sia quantitativa, della riserva ovarica”.
Un fenomeno che riguarda anche gli uomini. “È vero che nel maschio la produzione di spermatozoi è continua, ma anche questa va incontro a un processo di invecchiamento. Oggi vediamo donne ancora molto giovani e uomini cinquantenni con un potenziale riproduttivo significativamente ridotto. Il nostro compito è aiutare le coppie che desiderano un figlio attraverso le tecniche di procreazione medicalmente assistita”.

In Italia, ha poi osservato il coordinatore medico-scientifico del Centro Genera di Roma, circa il 5% dei bambini nasce grazie alla procreazione medicalmente assistita, ma il dato potrebbe essere sottostimato. “Non sempre questi percorsi vengono dichiarati e molte pazienti continuano a rivolgersi all’estero per alcuni trattamenti. Per questo motivo il dato reale potrebbe essere più alto. Le proiezioni indicano che in futuro fino al 10% dei bambini potrebbe nascere grazie alla fecondazione in vitro”.

Da qui l’importanza di coinvolgere non soltanto gli specialisti della riproduzione, ma anche i medici di medicina generale e tutti i professionisti che seguono le pazienti nelle diverse fasi della vita. “Dobbiamo fare informazione e sensibilizzazione molto prima che emerga un problema di fertilità”. Proprio questo è l’obiettivo dell’evento che si è tenuto all’Omceo della Capitale. “Vogliamo raggiungere le persone prima che diventino nostri pazienti. Se una donna decide di non cercare subito una gravidanza per motivi del tutto legittimi, è importante che sappia come proteggere la propria fertilità attraverso corretti stili di vita e controlli adeguati. Eventuali problematiche devono essere identificate precocemente per poter essere gestite nel modo migliore”.

Tra gli strumenti oggi disponibili, Vaiarelli ha richiamato l’attenzione sulla crioconservazione dei gameti. “Il congelamento degli ovociti è un tema molto dibattuto, ma rappresenta una sorta di assicurazione sulla fertilità. Una donna che congela i propri ovociti a 35 anni e decide di cercare una gravidanza a 40 può beneficiare di probabilità di successo legate all’età in cui gli ovociti sono stati conservati, e non a quella in cui intraprende il percorso di fecondazione in vitro”.

Per l’esperto, tuttavia, la questione continua a ricevere un’attenzione insufficiente da parte della politica. “Si tratta di interventi che producono risultati nel lungo periodo e per questo spesso vengono trascurati. Il nostro compito non è soltanto aiutare chi oggi ha difficoltà a concepire, ma anche informare chi non sta ancora cercando una gravidanza e potrebbe averne bisogno in futuro. Dobbiamo intercettare queste persone prima, fornire loro gli strumenti per fare scelte consapevoli e prepararci alle sfide che ci attendono”.

Alberto Vaiarelli ha inoltre richiamato l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali della denatalità. “Per garantire il ricambio generazionale il tasso di fertilità dovrebbe essere pari a 2,1 figli per donna. Con i livelli attuali rischiamo di compromettere la sostenibilità del nostro sistema sociale. Avremo sempre meno giovani che lavorano e sempre più persone che necessitano di assistenza e sostegno. Per questo il nostro lavoro deve essere letto in una prospettiva molto più ampia: non ci occupiamo soltanto di aiutare chi non riesce ad avere figli, ma affrontiamo una questione che riguarda il futuro dell’intera società”.

“I dati riportati dal collega sono impressionanti- ha commentato la professoressa Maria Grazia Tarsitano, responsabile della Formazione Ecm dell’Ordine dei Medici di Roma– e mostrano un quadro complesso con una necessità sempre più crescente per le coppie italiane di ricorrere alle terapie mediche per fertilità.
L’Ente sta mostrando una grande capacità di intercettare il sempre più crescente interesse di formazione degli iscritti nei diversi ed innovativi campi della medicina contemporanea”. “Sono proposti corsi di aggiornamento in maniera costante sulle tematiche più importanti per la salute dei cittadini, rafforzando la rete tra territorio ed i centri specialistici- ha concluso Tarsitano- in modo che il paziente possa raggiungere più facilmente le realtà disponibili sul territorio romano”.




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 Francesco Demofonti

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