Opere, infrastrutture, periferie, politiche pubbliche e paesaggi in evoluzione: come è cambiata l’architettura in Campania dal 1945 al 2025?
A Napoli, negli spazi di Palazzo Gravina, sede del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, la mostra “ArchiCam. Napoli e la Campania. Architettura e Paesaggio 1945-2025” prova a ricostruire le tracce lasciate, nelle città e nei paesaggi campani, da ottant’anni di costruzioni, ricostruzioni, programmi pubblici e interventi progettuali.
Visitabile fino al 15 luglio 2026 e curata da Pasquale Belfiore, Alessandro Castagnaro e Marella Santangelo, l’esposizione si articola in tre macro-sezioni e mette in relazione la storia dell’architettura campana del secondo dopoguerra con le pratiche progettuali contemporanee, includendo opere realizzate, processi di rigenerazione urbana, politiche territoriali e interventi ancora in corso.
Attraverso disegni originali, plastici, fotografie, filmati e documenti, la mostra riunisce materiali storici e lavori recenti che hanno contribuito a definire il volto attuale di Napoli e della Campania. Alle tre sezioni principali si affiancano gli approfondimenti dedicati ad alcuni nodi della storia architettonica e urbana regionale, insieme a due esposizioni fotografiche su Roberto Pane e sulla Fabbrica Olivetti e a una selezione di fotografia contemporanea di architettura.
Tra i temi centrali figurano le periferie e la città pubblica, ambiti in cui il progetto diventa uno strumento concreto per leggere fragilità, urgenze e possibilità di cambiamento. Il percorso comprende i casi della Vela Celeste di Scampia e delle nuove residenze di Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio.
La mostra dedica spazio anche alle politiche e ai programmi regionali che negli ultimi anni hanno orientato il ridisegno di parti significative della Campania: dai programmi di rigenerazione urbana sostenuti dai fondi europei, come PICS e PRIUS, agli interventi di housing sociale, fino ai Programmi Integrati di Valorizzazione e alle strategie per le Aree Interne.
Le tre sezioni della mostra
La prima sezione, di carattere storico, ripercorre ottant’anni di trasformazioni urbane e paesaggistiche attraverso una selezione di opere considerate emblematiche. Il racconto prende avvio dal secondo dopoguerra e segue le principali fasi di sviluppo del territorio regionale, mettendo in evidenza architetture, interventi e processi che hanno inciso sull’evoluzione delle città e dei paesaggi. È una sezione che consente di ricostruire una genealogia del progetto in Campania, osservando come le scelte architettoniche abbiano accompagnato – e spesso condizionato – i cambiamenti sociali, economici e territoriali della regione.
La seconda sezione è dedicata ai progetti contemporanei firmati da architetti e studi attivi sul territorio. I lavori sono organizzati per temi progettuali e restituiscono un quadro aggiornato della produzione architettonica regionale, con attenzione alle diverse scale del progetto: dall’edificio allo spazio pubblico, dal recupero dell’esistente alle infrastrutture.
La terza sezione affronta il tema della città pubblica e del paesaggio, con focus su infrastrutture, mobilità, periferie e interventi di rigenerazione urbana in corso. Qui la mostra si concentra sul ruolo del progetto nei processi di trasformazione urbana e territoriale, evidenziando il rapporto tra indirizzo pubblico, qualità architettonica e sviluppo delle città. L’architettura viene così restituita come strumento per intervenire sui luoghi fragili, sulle aree in transizione e sui paesaggi ancora in formazione.
Gli approfondimenti tematici
Alle tre sezioni principali si affianca un sistema di approfondimenti dedicati ad alcuni nodi della storia architettonica e urbana campana, pensati per attraversare il percorso non solo in ordine cronologico, ma anche per temi.
Tra questi figurano Un passato controverso, Una modernità da costruire, La città pubblica, Periferie, Ricostruzione e rigenerazione, Paesaggi in formazione e in transizione.
Sono nuclei che permettono di leggere la storia recente della Campania attraverso questioni trasversali: il rapporto con la modernità, la costruzione dello spazio pubblico, le trasformazioni dei margini urbani, il ruolo della ricostruzione e i cambiamenti dei paesaggi regionali. La mostra restituisce così la complessità di un territorio in cui architettura, pianificazione e politiche pubbliche si intrecciano continuamente, tra eredità difficili da interpretare e processi di trasformazione ancora aperti.
Fotografia, archivi e progetti contemporanei
Il percorso espositivo comprende rassegne di filmati, fotografie, disegni originali e plastici. Accanto ai materiali documentari, la mostra include due esposizioni fotografiche dedicate a Roberto Pane e alla Fabbrica Olivetti, insieme a una selezione di fotografia contemporanea di architettura.
Tra i progettisti presenti figura anche od’a – Officina d’Architettura, che presenta tre lavori: la Palazzina Cosenza, legata al tema del restauro del moderno; il progetto di rigenerazione urbana delle opere a terra del porto di Marina di Stabia; e la Stazione di Baia, intervento di carattere infrastrutturale.
Il ciclo di incontri e convegni
Durante il periodo di apertura, da maggio a luglio, ArchiCam sarà affiancata da un ciclo di incontri e convegni pensati come occasione di confronto tra istituzioni, studiosi, professionisti e università. Al centro degli appuntamenti ci saranno i temi dell’architettura, dell’urbanistica, della rigenerazione urbana e del paesaggio in Campania.
La mostra è organizzata dalla Fondazione Annali dell’Architettura e delle Città insieme al DiARC – Dipartimento di Architettura dell’ateneo federiciano, con il contributo della Regione Campania.
ARCHICAM. NAPOLI E LA CAMPANIA. ARCHITETTURA E PAESAGGIO 1945-2025
fino al 15 luglio 2026
Dove: DiARC – Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Napoli Federico II,
Palazzo Gravina, via Monteoliveto 3, Napoli
Orari:
giorni feriali, ore 9-19
sabato, ore 9-13
+info: unina.it
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