Il sottosegretario rivendica 15mila agenti assunti e il piano da 750 milioni per gli istituti
Alberto Balboni, avvocato ferrarese nato nel 1959, è senatore di Fratelli d’Italia e sottosegretario di Stato alla Giustizia dal 22 aprile 2026. In Parlamento ha maturato una lunga esperienza sui temi istituzionali, ricoprendo anche l’incarico di presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. Storico esponente della destra italiana, è considerato una figura di solida competenza giuridica e parlamentare. Dal 22 aprile è sottosegretario alla giustizia, al posto del dimissionario Andrea Del mastro delle Vedove.
Sottosegretario Balboni, quali sono le priorità che intende affrontare nel suo nuovo incarico al Ministero della Giustizia e quale contributo vuole portare all’azione del Governo Meloni?
“Con riferimento alle deleghe che il ministro Nordio mi ha conferito, concentrerò il mio lavoro a migliorare le condizioni nelle carceri italiane, sia per quanto concerne la Polizia penitenziaria sia per quanto concerne i detenuti. Purtroppo, nonostante i passi in avanti compiuti da questo governo, le criticità sono ancora molte. Continuerò inoltre nel percorso intrapreso a favore dei magistrati onorari a cui abbiamo garantito stabilizzazione, tutele parificate e regime di esclusività dopo 25 anni di precarietà”.
La durata dei processi continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema italiano. E allo stesso c’è il tema della critica situazione delle carceri italiane… Cosa si può fare per migliorare la condizione secondo lei?
“Per quanto riguarda le carceri, nel 2022 abbiamo ereditato una situazione disastrosa, tuttavia mi preme ricordare gli enormi investimenti e l’enorme attenzione che il governo Meloni ha rivolto al settore penitenziario. Dal 2022 ad oggi sono stati assunti oltre 15 mila nuovi agenti penitenziari, abbiamo garantito benefici economici e normativi al Corpo, nuovo equipaggiamento ed elevato gli standard di sicurezza degli istituti penitenziari con i sistemi anti drone, abbiamo saturato la pianta organica dei funzionari giuridico pedagogico. Senza dimenticare un Piano carceri da 750 milioni che punta alla realizzazione di 10 mila nuovi posti detentivi entro il 2027.
Inoltre, è stato approvato in Senato il ddl per il recupero dei detenuti per ragioni di tossicodipendenza o alcol dipendenza, che permetterà una deflazione carceraria in quanto i detenuti che versano in questa condizione e che aderiscono a un programma di recupero, potranno scontare la pena agli arresti domiciliari presso strutture accreditate. In questo modo garantiamo le esigenze di recupero e reinserimento sociale ma senza sconti indiscriminati di pena come vorrebbe la sinistra. Ovviamente bisogna fare di più e meglio ma la strada intrapresa è quella giusta”.
La riforma della giustizia è uno dei temi centrali dell’agenda di Governo. Quali risultati sono già stati raggiunti e quali sono, invece, i passaggi ancora necessari per rendere il sistema più rapido, efficiente e vicino ai cittadini?
“Sul fronte giustizia c’è sempre da migliorare ma abbiamo garantito un sistema più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini attraverso investimenti concreti: dal primo luglio oltre 9 mila precari con contratti legati al Pnrr verranno stabilizzati a tempo indeterminato, si parla di personale qualificato che garantisce una giustizia migliore. Inoltre, per velocizzare i tempi della giustizia, per la prima volta nella storia della Repubblica colmeremo i vuoti d’organico nella magistratura, con 1600 nuovi magistrati entro la fine dell’anno. È grazie a questi investimenti in personale umano che garantiamo certezza del diritto, tempi prevedibili e garanzie a imprese e lavoratori”.
Presidente Balboni, durante la sua guida della Commissione Affari costituzionali il Parlamento ha affrontato riforme particolarmente rilevanti per l’assetto istituzionale del Paese. Qual è il risultato del quale si considera maggiormente soddisfatto e quali questioni ritiene siano rimaste ancora aperte?
“Sulla guida della Commissione Affari Costituzionali. Reputo che tutti i provvedimenti siano importanti, sarebbe ingiusto sceglierne solamente uno. Se proprio devo dirne uno è sicuramente molto importante la legge che porta la mia prima firma con cui abbiamo istituito la Commissione bicamerale contro la violenza alle donne, e conseguente il lavoro che ha portato all’istituzione il nuovo reato di femminicidio perché Fratelli d’Italia è sempre stato in prima linea nella lotta alla violenza contro le donne: nel 2013, infatti, Giorgia Meloni è stata la prima firmataria della proposta di legge di ratifica della Convenzione di Istanbul.
La linea d’azione dell’esecutivo si è sempre basata su tre pilastri: prevenzione, protezione e certezza della pena. Con questo provvedimento si vogliono velocizzare le valutazioni preventive sui rischi che corrono le potenziali vittime di femminicidio o di reati di violenza contro le donne o in ambito domestico e favorire anche un cambiamento culturale nella lotta contro la violenza di genere: è necessario che le nuove generazioni prendano coscienza di questo problema”.
La presidenza della Commissione le ha richiesto di confrontarsi quotidianamente con temi come l’equilibrio tra i poteri dello Stato, le garanzie costituzionali e il rapporto tra maggioranza e opposizione. Quanto quell’esperienza incide oggi sul suo modo di svolgere il ruolo di sottosegretario alla Giustizia?
“Come Presidente di Commissione ho dovuto spesso confrontarmi con le opposizioni, dovendo fronteggiare ostruzionismo e migliaia di emendamenti. Sicuramente questa esperienza mi servirà nel mio nuovo ruolo e spero di riuscire a dialogare in modo costruttivo con tutti come è successo in Commissione, trovando poi un punto d’incontro, sempre con rispetto reciproco per arrivare a risultati auspicabilmente condivisi”.
Digitalizzazione, intelligenza artificiale e innovazione tecnologica stanno trasformando anche il settore giudiziario. Quali opportunità possono offrire e quali limiti devono essere posti per tutelare i diritti, la trasparenza e il ruolo insostituibile del giudice?
“Anche nel settore giudiziario è entrata prepotentemente l’Ia, strumento che può risultare molto utile ma che è anche potenzialmente pericoloso. Proprio per questo è fondamentale che la persona umana resti al centro delle decisioni, nel senso che il giudice o l’avvocato non possono delegare all’intelligenza artificiale la responsabilità delle scelte che competono loro.
Il mezzo tecnologico può essere utile ma solo come ausilio. Come governo teniamo molto a questo tema, difatti abbiamo voluto la nuova fattispecie di reato che punisce l’omessa adozione delle misure di sicurezza nei sistemi di IA ad alto rischio e la loro alterazione. Il fatto viene punito, e disciplinato dal nuovo articolo 437-bis del codice penale, quando dalla condotta derivi “un pericolo concreto per la vita, l’incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato”.
Guardando alla fine della legislatura, quale risultato concreto vorrebbe fosse associato al suo lavoro e più in generale all’azione del Governo Meloni nel campo della giustizia?
“Uno dei primi provvedimenti che ho seguito da sottosegretario è stato il “Liberi di scegliere” voluto fortemente dalla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo. Una proposta di legge bipartisan per proteggere minori e giovani sotto i 25 anni, figli di famiglie mafiose, e anche quei genitori – spesso madri – che vogliono allontanarsi dal contesto della criminalità organizzata. Il progetto vuole assicurare ai minori e alle giovani madri una concreta alternativa di vita. L’obiettivo è di creare percorsi di allontanamento sicuri con il sostegno necessario. Come ha detto Colosimo questa legge “disegna la terza via della lotta alla mafia”.
Quale e il suo pensiero sulla polemica via social tra Trump e la premier Giorgia Meloni?
“Le parole del presidente Usa non offendono solo il presidente del Consiglio ma il nostro Paese e indeboliscono l’Occidente. Bene ha fatto Meloni a rispondere alle menzogne di Trump: ‘Io e l’Italia non imploriamo mai’. Avanti sempre a schiena dritta e testa alta”.
Lei pensa che questa polemica possa in qualche modo compromettere i rapporti tra Usa ed Italia?
“I rapporti tra USA e Italia continuano indipendentemente da chi è al governo e che come ha detto Meloni la questione è chiusa. Sull’export l’Italia ha superato il Giappone e questo grazie soprattutto all’interscambio con gli Usa, a riconferma dell’ottimo rapporto tra le due nazioni che continuerà ad esserci”.
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