Esternalizzazione dei codici minori al Pronto Soccorso, Comanducci chiama Torre: «Misura temporanea». Critiche da M5S e Sinistra Italiana


AREZZO – L’affidamento della gestione dei codici a bassa priorità del Pronto soccorso dell’ospedale San Donato a un’Associazione Temporanea di Scopo riscalda il clima del confronto politico in questo torrido giugno. La misura, prevista dalla delibera 626 del 18 giugno 2026, nasce come risposta all’emergenza dovuta al sovraffollamento del Pronto soccorso e alla cronica carenza di medici dell’emergenza-urgenza. La convenzione ha una durata di un anno, rinnovabile per un secondo, con un costo di circa 570 mila euro annui e l’obiettivo di alleggerire il carico di lavoro sui professionisti del servizio pubblico.

Sul tema sono intervenuti il sindaco di Arezzo Alessandro Comanducci, il Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana.

Il primo cittadino spiega di aver affrontato direttamente la questione con il direttore generale della Asl Toscana Sud Est Marco Torre.

«Ho ritenuto doveroso confrontarmi direttamente con il direttore generale della Asl Toscana Sud Est, Marco Torre», afferma Comanducci. «Mi ha spiegato con chiarezza che il pronto soccorso del San Donato vive da tempo una situazione di forte pressione. Nonostante il continuo scorrimento delle graduatorie e la costante ricerca di personale, la direzione sanitaria non riesce a reperire medici di medicina d’urgenza in numero sufficiente. Si tratta purtroppo di una criticità che riguarda molte realtà italiane e che non può essere ignorata».

Per il sindaco, la scelta deve rimanere circoscritta alla fase emergenziale.

«Confido che l’attuale modalità di affidamento della gestione dei codici minori sia solo temporanea, una misura ponte per alleggerire il carico del pronto soccorso, ridurre i tempi di attesa e consentire ai medici di concentrarsi sui casi più gravi, nell’interesse della collettività», sottolinea.

Comanducci riferisce inoltre che la direzione aziendale gli ha illustrato una strategia di lungo periodo basata sul rafforzamento della sanità territoriale, sull’attivazione dei Punti di intervento rapido, su una diversa organizzazione dei percorsi assistenziali e sul reclutamento di nuovi professionisti. «Continuerò a seguire con la massima attenzione l’evoluzione di questo percorso, mantenendo un dialogo costante con la direzione della Asl e vigilando affinché gli impegni assunti si traducano in risultati concreti. Gli obiettivi devono essere un pronto soccorso sempre più efficiente, sicuro e servizi sanitari di eccellenza come Arezzo merita».

Di diverso avviso il Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, che pur riconoscendo le criticità del sistema sanitario sottolinea come il pronto soccorso rappresenti un servizio essenziale garantito dai Livelli Essenziali di Assistenza.

Secondo il M5S, il crescente afflusso di pazienti al San Donato è anche il risultato del progressivo ridimensionamento degli altri presidi ospedalieri provinciali e delle difficoltà della medicina territoriale nel rispondere ai bisogni dei cittadini.

I pentastellati chiedono alla Asl quali siano gli interventi strutturali previsti per superare la carenza di personale, se sia stata effettuata una comparazione tra il costo della convenzione – circa 570 mila euro l’anno – e quello dell’assunzione diretta di medici e infermieri e come saranno valutati i risultati della sperimentazione.

Tra gli interrogativi posti figurano anche la formazione prevista per il personale esterno, la trasparenza sulle eventuali modifiche organizzative, l’assenza di indicatori di risultato con obiettivi misurabili e la gestione dei pazienti nelle ore serali e notturne, quando il servizio esternalizzato non sarà operativo.

«Riteniamo che il tema non sia semplicemente chi gestisce un servizio, ma quale idea di sanità pubblica vogliamo costruire per il futuro», afferma il Movimento 5 Stelle. «Le risorse pubbliche devono essere orientate prioritariamente al rafforzamento del personale, dei servizi territoriali e della capacità di presa in carico dei cittadini, piuttosto che a soluzioni che rischiano di intervenire sugli effetti senza affrontarne le cause».

Il gruppo conclude annunciando che continuerà a seguire l’evoluzione della sperimentazione «chiedendo trasparenza, dati, verifiche sui risultati e garanzie affinché il diritto alla salute rimanga realmente universale, equo e pubblico».

Netta anche la posizione di Sinistra Italiana. Il segretario provinciale Gianni Mutarelli giudica l’affidamento all’ATS una forma di esternalizzazione di attività fondamentali del servizio sanitario.

«Conosciamo la situazione di sovraffollamento del Pronto soccorso e le difficoltà dichiarate dall’Azienda nell’assumere personale medico e infermieristico», osserva. «Ma se a fronte di queste difficoltà si impegnano oltre 567 mila euro per affidare la gestione dei codici minori a una ATS, è evidente che il rapporto tra paziente e Azienda sanitaria si arricchisce di un terzo soggetto».

Mutarelli chiede quale sia il piano della Asl per uscire dall’emergenza e impedire che una misura temporanea diventi permanente.

«Qual è il progetto per riportare la situazione alla normalità? Se alla scadenza dei due anni non si sarà fatto nulla di diverso, si continuerà a prorogare all’infinito?», domanda.

Per Sinistra Italiana, pur distinguendo tra affidamenti al terzo settore e privatizzazioni a fini di lucro, la scelta rappresenta comunque una frammentazione del servizio sanitario pubblico.

«Non può essere questa la strada per affrontare le difficoltà del Servizio sanitario. Questa soluzione costa quasi 600 mila euro l’anno, senza considerare spazi, pulizie e strumenti messi a disposizione dalla Asl. Se la convenzione dovesse durare due anni si arriverebbe a circa 1,2 milioni di euro: con quella cifra quanti medici di Pronto soccorso e quanti infermieri dell’area critica si potrebbero assumere?», conclude il segretario provinciale.


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 Redazione Arezzo24

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