L’anima ritrova la sua musica



Un Graziano Uliani particolarmente orgoglioso annuncia l’edizione numero 38 del Porretta Soul Festival, in programma dal 23 al 26 luglio 2026. L’instancabile direttore artistico della rassegna, che fondò nel lontano 1988 nella prospettiva, visionaria e apparentemente fuori dalla realtà, di riconvertire un centro termale dell’Appennino nel principale avamposto all’estero della Sweet Soul Music afroamericana, vi ha fatto sfilare giganti del soul e del rhythm & blues guadagnandosi la stima e il sostegno di appassionati e istituzioni da tutto il mondo. Rufus Thomas, Ann Peebles, Billy Preston, Carla Thomas, Dan Penn, Eddie Hinton, Isaac Hayes, James Carr, Jimmy McCracklin, Mavis Staples, i Memphis Horns, Otis Clay, Sam Moore, Sir Mack Rice, Solomon Burke, Sugar Pie DeSanto, Syl Johnson, William Bell, Wilson Pickett, Booker T. & the MGs: non è mancato nessuno, e questi sono solo tra i nomi dei primi anni.

Nel 2017 il Festival ricevette, a Memphis, il premio Keeping the Blues Alive, destinato a chi si è battuto per mantenere vivo e attuale il genere. Il 12 febbraio 2025 un atto ufficiale ha sancito il gemellaggio di Alto Reno Terme, il comune che dal 2016 ingloba Porretta, con la città di Memphis e, a settembre, Uliani in persona è stato cooptato nella Memphis Music Hall of Fame, portandosi nuovamente a casa un manufatto dal peso non solo simbolico (“Sarà sui cinque chili. Lo esporremmo al Soul Museum, a Porretta”). Nella stessa cerimonia, modestamente, il prestigioso consesso ha accolto pure Robert Johnson, Johnnie Taylor e Denise LaSalle.

Non sorprende che la parte principale degli snodi musicali sul palco, annunciati dall’insostituibile Rick Hutton, presentatore di carisma e humour, sia affidata nuovamente alla Memphis Music Hall of Fame Band. Sono nove elementi e tre coriste sotto la direzione del tastierista Kurt “KC” Clayton, a cui toccherà di accompagnare, tra gli altri, stelle del più genuino Southern Soul: Dot.Moore, emersa a Los Angeles e ora ritornata alle sue radici di Memphis in tempo per il lancio del nuovissimo album “Connect the Dots”, Bigg Robb, da Cincinnati, fisico imponente e repertorio scollacciato e godereccio, Karen Wolfe, che perpetua la tradizione delle blues ladies di fascino, street-cred e autorevolezza. È il settore che va ancora per la maggiore nel chitlin’ circuit ma che i benpensanti bianchi commentano di solito con sufficienza; d’altronde ci hanno messo un bel pezzo ad accettare Bobby Rush, e Johnny “Guitar” Watson non l’hanno ancora mandato giù.

Shunta Mosby, Dani McGhee e Candy Fox, il trio vocale che accoglie i visitatori sorridendo da manifesti e locandine, sono gioielli di casa: il direttore Clayton le ha battezzate collettivamente The Jewels. E poi, da Oakland, il favoloso Lenny Williams, frontman dei Tower of Power durante il loro periodo d’oro e in seguito soul crooner in proprio, dalla tecnica vocale impeccabile e dall’irresistibile groove. Per non dire del benvenuto ritorno di John Ellison, già dei Soul Brothers Six e responsabile del classico “Some Kind of Wonderful”, targato 1967, e della cantautrice in soul e blues Sandy Carroll, emersa nei club di Beale Street e inattesa meteora all’edizione 2025.

Star indiscussa, la manifestazione ospita Eric Gales, tra i chitarristi “crossover” più importanti della sua generazione. Spesso paragonato a Jimi Hendrix per energia e inventiva, è mancino ma suona alla rovescia una chitarra per destrorsi e fonde blues, rock, funk e soul ad alta definizione. Il suo album, tributo al fratello Little Jimmy King che si esibì a Porretta nel 2000, è candidato al Grammy.

Tra gli altri pesi massimi, un nuovo gettone di presenza per Mitch Woods, che si porta dietro il suo boogie pianistico dallo swing conviviale e dalle parentele stilistiche con Louis Jordan, Fats Domino e Jerry Lee Lewis. Con lui la brillante Bononia Sound Machine, band tra le più longeve e competenti del panorama bolognese.

E poi Curtis Salgado, il performer dell’Oregon che insegnò a John Belushi come diventare un Blues Brother e che torna in compagnia del suo potente gruppo francese, i Soul Shots. Insignito dei Blues Awards 2026 come “Cantante soul blues maschio”, Salgado si ritroverà sul palco con la sua controparte femminile, la magnifica detroitiana Thornetta Davis, Soul Blues Female dell’anno. Davis esordisce a Porretta accompagnata dalla ZBlues Band, diretta da Fabio Ziveri sulle linee più schiette della tradizione blues contemporanea.

Prima volta al Festival anche per Tad Robinson, da Bloomington, Indiana, uomo di punta della Delmark e della Severn Records. Mago dell’armonica, dallo stile in debito con Junior Wells e Junior Parker, è tra i migliori cantanti della categoria blue-eyed soul, grazie a una voce duttile, da consumato professionista, specialmente nei brani lenti, desolati, senza quartiere. Lo accompagnano The Özdemirs, che avranno pure l’onore di aprire, per loro conto, la prima serata. La rodatissima family band tedesca (il cognome è turco) è composta dal padre Erkan Özdemir, bassista, e dai figli Kenan e Levent, rispettivamente alla chitarra e alla batteria, e impreziosita dall’organo Hammond di Alberto Marsico e dal sax tenore di Diego Borotti.

Due i premiati: il Sweet Soul Music Award per l’anno 2026 sarà consegnato a Jerry Phillips, che attualmente dirige i Phillips Recording Studios al 639 di Madison Avenue, a Memphis. Jerry, si capisce, è figlio del leggendario Sam Phillips, l’uomo che, nella visione di Peter Guralnick “inventò il rock ‘n’ roll”. Lo stesso Guralnick si vestì a festa quando ricevette a sua volta il premio, nel 1995.

Invece lo speciale Sweet Soul Music Legacy Award spetta a Albhy Galuten. Produttore, arrangiatore e innovatore, Galuten ha collaborato con prime donne del calibro di Barbra Streisand, Diana Ross, Bee Gees, Eric Clapton, Kenny Rogers e Dolly Parton. Il suo talento ha segnato la storia della musica soul, pop, funk e disco, contribuendo alla colonna sonora di “Saturday Night Fever” e a hit come “Stayin’ Alive”, “How Deep Is Your Love” e “Islands in the Stream”.

Impossibile trascurare, a fianco del cibo per l’anima, anche il sostentamento del corpo, a cui concorre l’esteso e rinomato Street Food Village, con delizie da asporto provenienti da varie regioni d’Italia. Per la soddisfazione di smartphone e fotocamere è d’obbligo il percorso a rintracciare, lungo i luoghi più suggestivi del paese, i quindici murales dedicati ai divi della “musica dell’anima”; sono stati realizzati da artisti selezionati tra 33 concorrenti provenienti da tutta Europa. Come pure una visita al Soul Museum e al suo invidiabile schieramento di documenti, memorabilia, abiti di scena, fotografie, pubblicazioni e pannelli informativi, assemblato e catalogato dal 1988 a oggi.

Nelle giornate di sabato e domenica, le vie del centro saranno pattugliate dalla vivace processione profana della Oversoul Street Band, umbra di pedigree e veterana di oltre trecento chilometri percorsi suonando, cantando e marciando; durante le ore diurne di tutti e quattro i giorni, infine, non meno di diciannove sigle animeranno i concerti gratuiti in piazza della Libertà sul Rufus Thomas Cafe Stage. Ignorare le loro performance sarebbe imperdonabile, anche perché sovente i protagonisti del palco principale sono felici di unirsi a gruppi locali o emergenti.


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