Dalle donne bruciate vive al patto delle streghe: Levone guiderà cinque Comuni del Nord Ovest


Levone sarà il Comune capofila della «Rete dei Comuni delle Streghe del Nord Ovest», il nuovo progetto che mette insieme cinque amministrazioni di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per valorizzare la storia dei processi per stregoneria e trasformarla in un’occasione di promozione culturale e turistica. L’accordo è stato sottoscritto domenica 18 ottobre, al Teatro Teresa Belloc di San Giorgio Canavese, dai rappresentanti di Levone, Miagliano, Rifreddo, Saint-Denis e Triora.

Un’alleanza tra cinque territori accomunati da un passato segnato da accuse di stregoneria, processi e condanne al rogo, che punta ora a costruire itinerari turistici, iniziative culturali e progetti condivisi. I primi obiettivi sono già stati individuati: la realizzazione di un portale digitale dedicato alla storia dei Comuni coinvolti e la creazione di un marchio che identifichi la nuova rete. L’intesa consentirà inoltre alle amministrazioni di partecipare insieme a bandi e finanziamenti.

Per Levone, dove nel 1474 quattro donne furono accusate di stregoneria e due di loro finirono sul rogo, si tratta di un ulteriore passo nel percorso di recupero e valorizzazione della memoria delle cosiddette Masche. Un lavoro che negli ultimi anni ha riportato all’attenzione pubblica una delle pagine più drammatiche della storia del piccolo paese canavesano.

L’accordo, fortemente voluto dal sindaco di Levone Massimiliano Gagnor, assegna proprio al Comune canavesano il ruolo di capofila di una collaborazione che punta a trasformare questo patrimonio storico in un’occasione di promozione dei territori.

All’incontro hanno partecipato gli amministratori dei cinque Comuni fondatori, chiamati a raccontare le vicende che legano i rispettivi paesi alla storia della stregoneria. Tra i protagonisti, oltre a Gagnor, il sindaco di Miagliano Alessandro Mognaz, quello di Rifreddo Elia Giordanino, il primo cittadino di Saint-Denis Guido Théodule e l’assessore alla Cultura di Triora Giacomo Oliva. A moderare il confronto la scrittrice e saggista Margherita Giacobino, mentre gli onori di casa sono spettati al sindaco di San Giorgio Canavese Marco Baudino.

Dietro il progetto c’è una storia che, almeno a Levone, non ha nulla di fiabesco. Nell’estate del 1474 quattro donne, Antonia De Alberto, Francesca Viglone, Bonaveria Viglone e Margarota Braya, vennero accusate di stregoneria e trascinate davanti all’Inquisizione nel castello di Rivara. Interrogate e sottoposte a torture, furono coinvolte in un procedimento alimentato dalle paure di un’epoca segnata da malattie, carestie e mortalità infantile.

Il 7 novembre 1474 Antonia De Alberto e Francesca Viglone furono bruciate vive, nei pressi del torrente Malone. Margarota Braya riuscì a fuggire, mentre sulla sorte di Bonaveria Viglone le ricostruzioni storiche sono meno definitive. Una vicenda rimasta impressa nella memoria del paese, dove ancora oggi le quattro donne vengono ricordate come le Masche di Levone.

Ma quella canavesana non è una storia isolata. A Miagliano affondano le radici di Giovanna de Monduro, donna originaria del Biellese processata a Salussola nel Quattrocento e condannata al rogo. A Rifreddo, nel Cuneese, i documenti raccontano le persecuzioni del 1495, legate al monastero di Santa Maria della Stella. A Saint-Denis, in Valle d’Aosta, la memoria conduce al castello di Cly e alla vicenda di Johanneta Cauda, condannata al rogo nel 1428. E poi c’è Triora, nell’Imperiese, conosciuta come il paese delle streghe per i celebri processi celebrati tra il 1587 e il 1589, oggi raccontati anche attraverso un museo dedicato alla storia e alle tradizioni locali.

Sono proprio queste vicende, documentate e spesso drammatiche, a rappresentare il punto di partenza della nuova alleanza. L’obiettivo è andare oltre il folklore, recuperando gli atti dei processi e le testimonianze storiche per ricostruire il contesto in cui tante donne furono perseguitate, accusate di praticare magie e considerate responsabili delle disgrazie delle loro comunità.

Un lavoro che Levone ha già avviato negli ultimi anni, anche attraverso il progetto cinematografico Masche, le streghe di Levone, il docufilm diretto da Andry Verga e presentato per la prima volta a Ivrea nel marzo scorso. La pellicola, nata nell’ambito dell’iniziativa Sui passi delle Streghe di Levone, ha coinvolto numerosi professionisti e volontari del territorio, portando sullo schermo il processo del 1474. Lo scorso 30 luglio era stata proiettata anche a Miagliano, in una serata che aveva contribuito a consolidare i rapporti tra le amministrazioni coinvolte nella nuova rete.

Con la firma di San Giorgio Canavese si passa ora alla fase operativa. Tra i primi progetti annunciati ci sono la realizzazione di un portale digitale dedicato alla storia dei cinque territori e la creazione di un logo comune, destinato a identificare le iniziative della rete.

L’intesa prevede inoltre la progettazione di itinerari turistici condivisi, attività culturali, percorsi educativi e strumenti digitali per raccontare le vicende storiche. I Comuni potranno scambiarsi documenti, studi ed esperienze, ma soprattutto partecipare insieme a bandi e finanziamenti, cercando risorse per iniziative che difficilmente le singole amministrazioni riuscirebbero a sostenere da sole.

L’accordo apre così una prospettiva anche economica per cinque piccoli territori che puntano a intercettare un turismo interessato alla storia, ai borghi e al patrimonio culturale, mettendo in collegamento il Canavese con il Biellese, la Valle Po, la Valle d’Aosta e l’entroterra ligure.

La firma del protocollo rappresenta però soltanto il primo passo. Adesso bisognerà capire quali progetti riusciranno a diventare realtà, quali finanziamenti saranno intercettati e se la collaborazione saprà tradursi in iniziative capaci di richiamare visitatori.

Per Levone è una nuova occasione per far conoscere la propria storia ben oltre i confini del Canavese. Una storia che comincia più di cinquecento anni fa, con quattro donne accusate di essere streghe, e che oggi prova a diventare un percorso di memoria condivisa. Senza dimenticare che dietro le leggende, le masche e i racconti tramandati per generazioni ci furono persone reali. E che per alcune di loro quella storia finì tragicamente davanti a un rogo.




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