Antonio Costa, l’alchimista del bilancio europeo?


Buongiorno! Siamo David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, gli autori del Mattinale Europeo.

L’analisi del giorno è dedicata ai risultati del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Christian Spillmann torna sui negoziati sul bilancio 2028-34 e spiega che Antonio Costa dovrà trasformarsi in un alchimista per arrivare a un accordo.

Nelle brevi ci occupiamo di Ucraina: Volodymyr Zelensky ha presentato una serie di richieste agli europei dopo il tradimento di Trump. Ursula von der Leyen ha annunciato che presenterà il ventiduesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Al Consiglio europeo, i leader si sono scontrati sulla politica migratoria: Pedro Sánchez si è opposto a un emendamento xenofobo presentato da Mette Frederiksen e Giorgia Meloni. Sabato è stata una giornata di violenza e caos in Francia, subito strumentalizzata da Trump. C’è spazio anche per le elezioni in Spagna.

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Di Christian Spillmann

Trasformare il piombo in oro in due mesi. La missione affidata al portoghese Antonio Costa dai leader dell’Unione europea durante il loro vertice del 15 e 16 ottobre viene giudicata impossibile. Il presidente del Consiglio europeo ha tuttavia accettato di indossare i panni dell’alchimista e promette di fare tutto il possibile per presentare ai 27 un progetto accettabile per finanziare l’Ue nei prossimi sette anni, dal 2028 al 2034. Ma per riuscirci dovrà trovare la chiave per rimettere in moto il motore franco-tedesco, bloccato sulle nuove risorse proprie. Fino al vertice del 17 e 18 dicembre si annunciano molte crisi e molta drammatizzazione. Antonio Costa gioca la sua credibilità e il rinnovo del suo mandato.

Incrociato venerdì sera dal Mattinale Europeo e interrogato sul suo ruolo di alchimista, Antonio Costa è scoppiato a ridere e ha riconosciuto che non sarà facile. Riparte da zero. Gli irlandesi, contrari a una tassa sui servizi digitali dei giganti tecnologici americani — vacche da mungere per la loro economia — si sono ben guardati dal riprendere le proposte del Parlamento europeo per alimentare il bilancio con nuove risorse proprie, limitandosi a proporre tagli per 141 miliardi di euro alla proposta della Commissione europea. Senza sorpresa, il loro lavoro è stato respinto. «Il Parlamento non accetterà un bilancio negoziato all’ultimo minuto e frettolosamente, senza finanziamenti adeguati per la competitività, la difesa, l’agricoltura e la coesione. Un bilancio debole significa un’Unione debole», ha avvertito il suo negoziatore, l’eurodeputato rumeno Siegfried Mureșan, uno dei pesi massimi del Partito Popolare Europeo.

«Occorre dotare il bilancio di nuove risorse proprie per ridurre i contributi nazionali. Serve una maggioranza di 361 voti per approvare il bilancio, e questa maggioranza sarà molto difficile da trovare in questo Parlamento», ha messo in guardia la presidente Roberta Metsola, anch’essa membro del PPE.

Tre mesi sono andati perduti e Antonio Costa si ritrova con un grosso blocco di piombo da trasformare in oro. Il presidente del Consiglio è favorevole alle risorse proprie, ma avanza su un terreno minato. Il clan dei “frugali” guidato dalla Germania respinge l’idea stessa perché si tratta di “tasse”. I sei — Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Svezia, Finlandia — hanno scatenato i loro “cecchini” e contro Antonio Costa è partita una campagna di denigrazione: è sospettato di non essere un negoziatore imparziale perché «è socialista» e il suo paese appartiene al campo degli «amici della coesione», quei paesi denunciati come i grandi spendaccioni d’Europa.

Emmanuel Macron non ha firmato la lettera degli “amici della coesione”, perché la Francia, contributrice netta al bilancio europeo, è “a corto di soldi” e si trova per forza di cose nel campo degli oppositori a un aumento dei contributi nazionali. «Bisogna parlare di risorse proprie», ha insistito il presidente francese al vertice, citando le «opzioni credibili» proposte dal Parlamento europeo: tassare gli operatori del digitale, le transazioni in criptovalute o utilizzare il meccanismo di adeguamento alle frontiere. Diversi paesi dell’Ue, tra cui la Francia, hanno già tasse nazionali su alcuni proventi del settore digitale. Proiezioni elaborate a livello europeo indicano che, a seconda dei criteri, le tasse sul digitale potrebbero fruttare tra 3 e 36 miliardi di euro l’anno al bilancio europeo.

Il premier belga Bart De Wever ha però raffreddato gli entusiasmi nella sua conferenza stampa. «Serve l’unanimità. Un solo “no” e finisce tutto», ha ricordato. De Wever ha smontato le opzioni del Parlamento europeo evocate da Macron. «Il MACF — la carbon tax alle frontiere — è considerata un’ottima idea, ma, sarò forse stupido, nessuno è mai riuscito a spiegarmi come funzionerà in pratica». La tassazione dei servizi digitali? «È molto popolare, ma alla fine sono i cittadini europei a rischiare di pagarla, e potrebbe anche irritare un grande paese che potrebbe reagire male», ha sottolineato, in allusione alle minacce di Donald Trump. De Wever si è detto contrario ai dazi doganali, rifiutati dalla Germania, dai Paesi Bassi e dal Belgio perché colpirebbero il porto di Anversa, di cui è ancora sindaco in carica. «Sarebbe prendere soldi dalle nostre tasche per metterli nel bilancio europeo», ha protestato. Stessa riserva sulle accise sul tabacco, che rischiano di essere «impopolari nei paesi con molti grandi fumatori».

Il compromesso passa per un accordo franco-tedesco. Al momento le posizioni dei due paesi sono agli antipodi. La Germania si oppone a un prelievo sulle grandi imprese con un fatturato consolidato superiore a 100 milioni di euro nell’Ue. Eppure tale prelievo sarebbe un modo per tassare i giganti della Silicon Valley per le loro attività nell’Ue, sottolineano alcuni negoziatori.

Friedrich Merz non ha mostrato alcun segnale di apertura durante il vertice, ci hanno confidato diversi partecipanti. Il cancelliere chiede tagli più consistenti alla proposta di bilancio e blocca sulle risorse proprie indicate dalla Commissione, quantificate in 55 miliardi di euro l’anno. «I tagli ai finanziamenti previsti per l’innovazione sono contrari allo spirito del rapporto di Mario Draghi», ha sostenuto Macron. «Non bisogna esagerare. Ci sono stati molti tagli (nella proposta irlandese). Hanno danneggiato il fondo per la competitività e non è il miglior segnale», ha aggiunto il presidente francese.

La prossima tappa è il vertice informale previsto a Dublino il 12 e 13 novembre. Ma non bisogna aspettarsi troppo. Antonio Costa si metterà a consultare. «Bisogna capire dove le cose si muovono». Il processo è avviato e Costa punta a «riavvicinare» le posizioni di Francia e Germania, perché «è indispensabile», ha spiegato un negoziatore. «Ma non siamo ancora nelle condizioni per un accordo», ha insistito un altro interlocutore.

Nessuna nuova proposta sarà presentata a Dublino. Bisognerà aspettare il vertice speciale del 26 e 27 novembre. Eppure il tempo stringe. La Francia è già in campagna per le presidenziali del maggio 2027, e Marine Le Pen — la candidata dell’estrema destra anti-europea — chiede che non ci sia nessun accordo prima delle elezioni. L’Europa non può correre questo rischio. Un accordo è imperativo in dicembre, perché ci vuole almeno un anno perché l’accordo possa essere attuato dall’inizio dell’esercizio, il 1° gennaio 2028, ha spiegato Costa.

«Ci vorranno crisi e disaccordi», ha previsto Macron. «Ma spero che ci sia il meno dramma possibile», ha aggiunto il presidente francese. «Alla fine ci saranno probabilmente un po’ di risorse proprie, ma abbiamo bisogno di molti soldi e non saranno la soluzione miracolosa per salvare il bilancio», ha avvertito il premier belga De Wever.

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La frase

«Se gli Stati Uniti prendessero ufficialmente le parti della Russia, ovviamente non potremmo vincere. Non riusciremmo a resistere.»

Volodymyr Zelensky.

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Le richieste di Zelensky all’Ue dopo il tradimento di Trump — Dopo il nuovo tradimento di Donald Trump, l’Europa è rimasta «l’unico alleato» dell’Ucraina, ha detto il primo ministro lettone Andris Kulbergs prima che il Consiglio europeo accogliesse Volodymyr Zelensky venerdì 16 ottobre. Il presidente ucraino lo ha preso alla lettera. Nel suo intervento davanti ai capi di Stato e di governo, Zelensky ha chiesto all’Ue e ai suoi Stati membri quello che era considerato impensabile fino all’accordo sul cessate il fuoco concluso da Trump con Vladimir Putin: nuove sanzioni con un ventiduesimo pacchetto; 70 miliardi di euro per coprire il costo della guerra nel 2027; il trasferimento degli attivi congelati della Russia in uno strumento finanziario speciale sotto controllo dell’Ue; almeno 300 intercettori Patriot per superare l’inverno; investimenti massicci nella produzione di droni e missili balistici; un ulteriore passo avanti nel processo di adesione dell’Ucraina.

Putin vuole «annichilire» l’Ucraina perché «pensa davvero che non siamo un paese e una nazione», ha spiegato Zelensky durante una conferenza stampa. Il tradimento di Trump? «Resisteremo per l’Ucraina e il popolo ucraino», ha risposto Zelensky: «Siamo stati attaccati, il nostro territorio è stato occupato e la nostra gente è stata uccisa. È del tutto legittimo che abbiamo il diritto all’autodifesa».

Von der Leyen annuncia il ventiduesimo pacchetto di sanzioni — I capi di Stato e di governo dell’Ue hanno riservato a Zelensky una calorosa accoglienza, in una dimostrazione di unità attorno a un presidente ucraino la cui legittimità è esplicitamente contestata da Trump. Quando è entrato nella sala del Consiglio europeo, tutti si sono alzati in piedi e lo hanno applaudito. «Non è il momento di ritirare il sostegno all’Ucraina, né di allentare le sanzioni contro la Russia. È il momento di intensificare il nostro sostegno e di accrescere la pressione», ha detto il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.

I simboli e le belle parole contano poco. Dagli attivi congelati russi ai Patriot, passando per le sanzioni e gli aiuti finanziari, gli ultimi mesi hanno mostrato una crescente reticenza a fare tutto il necessario per sostenere l’Ucraina. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato la preparazione di un ventiduesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma il ventunesimo pacchetto era rimasto bloccato per mesi per l’opposizione di Grecia, Germania, Portogallo, Italia e Francia su alcune misure che avevano un impatto sulle loro economie.

Un nuovo prestito da 70 miliardi per il 2027? — Il buco da 70 miliardi nel bilancio dell’Ucraina per il 2027 sarà il prossimo banco di prova per l’Ue. Fino alla scorsa settimana, la Commissione era stata inflessibile di fronte alla richiesta di Zelensky di contribuire alle necessità finanziarie di Kyiv oltre al prestito da 90 miliardi di euro. La richiesta di coprire un buco di bilancio da 27 miliardi per il 2026 era stata rigettata. Il tradimento di Trump ha cambiato i calcoli. La proposta di alcuni paesi di utilizzare gli attivi sovrani russi immobilizzati si scontra con l’opposizione del Belgio. Lo stesso Zelensky ha modificato la sua posizione: il trasferimento dei 200 miliardi di euro di attivi russi dalla società belga Euroclear a uno strumento finanziario dell’Ue dovrebbe impedire a Putin e a Trump di metterci le mani sopra.

Per coprire il buco da 70 miliardi nel 2027, con ogni probabilità servirà un nuovo prestito dell’Ue. «L’anno scorso abbiamo messo a disposizione 90 miliardi per il 2026 e il 2027. Sappiamo che l’Ucraina con questi soldi non ce la fa», ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz. «Dovremo tornare sul tema già a novembre e dicembre».

Frederiksen e Meloni contro Sánchez sull’immigrazione — Giorgia Meloni e Mette Frederiksen hanno tentato un colpo di mano sulle politiche migratorie nella seconda giornata del Consiglio europeo venerdì, proponendo un emendamento alla bozza di conclusioni che avrebbe spostato l’equilibrio ancora più verso le posizioni dell’estrema destra. L’immigrazione irregolare veniva descritta come «una sfida seria per la coesione delle nostre società» e causa di «allarme sociale». Meloni e Frederiksen hanno anche proposto un meccanismo di consultazione a livello europeo ogni volta che un governo adotta misure di regolarizzazione di massa, considerate come un «incentivo» all’immigrazione irregolare. Il bersaglio era Pedro Sánchez.

Sostenuto dal presidente francese Emmanuel Macron, il premier spagnolo ha espresso la sua opposizione all’emendamento Meloni-Frederiksen. La loro operazione si è rivelata controproducente. Alla fine, le conclusioni del Consiglio europeo sono passate da 10 paragrafi ad appena due. L’unica novità è il sostegno alla proposta della Commissione di sviluppare un quadro di emergenza in caso di crisi o di strumentalizzazione da parte di attori esterni.

Un sabato nero a sei mesi dalle presidenziali, Trump ne approfitta — Sabato la Francia ha vissuto una delle peggiori giornate di violenza della sua storia recente, dopo che le manifestazioni legate alla protesta degli studenti sono state prese in ostaggio da gruppi di giovani che hanno seminato distruzione e danni in diverse città. Il simbolo del 17 ottobre resterà l’incendio del comune di Limoges, un palazzo della fine del XIX secolo. Più di duemila persone sono state fermate, di cui 557 solo a Parigi. Più di 600 poliziotti, gendarmi e pompieri sono rimasti feriti, ha annunciato il ministro dell’Interno Laurent Núñez. Oltre mezzo milione di persone hanno partecipato ai cortei. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha attribuito la responsabilità delle violenze all’«estrema sinistra» e a gruppi criminali.

Il presidente americano Donald Trump ne ha approfittato per soffiare sul fuoco del sentimento anti-immigrati. «La Francia brucia! L’immigrazione di persone provenienti da un mondo completamente diverso, persone che nutrono odio nel cuore, ha distrutto questo paese un tempo grande», ha scritto Trump sulla sua piattaforma Truth Social. «Chiudete le frontiere e riprendete il controllo, prima che sia troppo tardi!», ha aggiunto.

L’estrema sinistra non riesce a coalizzarsi in Spagna — Le speranze di Pedro Sánchez di restare al potere dopo le elezioni del 29 novembre si sono assottigliate, dopo che i partiti dell’estrema sinistra non sono riusciti a trovare un accordo per presentarsi con una lista unitaria. Podemos non ha voluto aderire a “Frente Amplio”, un’alleanza che include diversi partiti di estrema sinistra, tra cui Sumar e Izquierda Unida. “Frente Amplio” e Podemos correranno insieme soltanto nelle Isole Canarie e nella Comunità Valenciana.

Secondo gli analisti, una coalizione unica in tutta la Spagna avrebbe consentito ai partiti dell’estrema sinistra di ottenere un numero complessivo di seggi maggiore, indebolendo così il Partido Popular e Vox. Gran parte dei sondaggi continua a indicare che il partito conservatore e quello di estrema destra saranno in grado di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.

Accade oggi

  • Consiglio Occupazione e Affari sociali

  • Parlamento europeo: sessione plenaria a Strasburgo (dibattiti sull’Omnibus ambientale; la politica di coesione)

  • Parlamento europeo: riunione dell’Ufficio di presidenza

  • Parlamento europeo: audizione del commissario McGrath alla commissione Libertà civili

  • Commissione: conferenza stampa dei commissari Šefčovič e Dombrovskis, insieme a Xavier Espot, capo del Governo di Andorra, e Luca Beccari, segretario di Stato per gli Affari Esteri di San Marino, sugli accordi di associazione e monetari con l’Ue

  • Commissione: il commissario Brunner a Londra; discorso al King’s College

  • Commissione: il commissario Jorgensen a Bratislava partecipa a una riunione ministeriale del V4 sull’energia

  • Commissione: il commissario Hanse partecipa alla riunione dei ministri dell’Agricoltura del G7 a Parigi

  • Eurostat: prezzi e costi nel settore delle costruzioni

Alcuni testi del Mattinale Europeo sono tradotti con strumenti di intelligenza artificiale, ma sono tutti redatti e verificati da persone in carne e ossa. Sia l’IA sia gli esseri umani possono commettere errori. Grazie per le vostre segnalazioni: ci aiutano a correggerli e a migliorarci.

Il Mattinale Europeo è una newsletter di informazione edita da DC NEXUS EUROPE Srl. David Carretta ne è il direttore responsabile. Per sponsorizzazioni o contatti: dcnexuseurope@gmail.com


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