Nella seduta di ieri, 3 giugno 2026, Wall Street ha chiuso in deciso ribasso, interrompendo una striscia positiva di record storici, a causa delle forti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran e dei timori legati alle prossime mosse della Federal Reserve.
Il Dow Jones ha ceduto l’1,21%, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq hanno chiuso rispettivamente a -0,74% e -0,89%. Il rischio di un’escalation militare in Medio Oriente ha scatenato un’ondata di vendite, spingendo al contempo al rialzo le quotazioni del petrolio.
Allo stesso tempo, i dati sul mercato del lavoro, pubblicati negli ultimi due giorni, hanno evidenziato una resilienza sorprendente. Le previsioni degli analisti indicano ora possibili rialzi dei tassi da parte della Fed nel prossimo autunno.
I dati ADP hanno mostrato che il settore privato ha aggiunto 122.000 posti di lavoro netti a maggio, al di sopra delle aspettative, consolidando l’idea di un mercato del lavoro solido e offrendo alla Fed maggiore margine di manovra per combattere l’inflazione.
Nel frattempo, i nuovi attacchi iraniani in Bahrein e Kuwait hanno messo a dura prova l’attuale cessate il fuoco, facendo salire i prezzi dell’energia.
I titoli finanziari hanno chiuso in ribasso a causa dell’aumento dei rendimenti, con JPMorgan in calo dell’1%. Anche le società hyperscale hanno subito forti ribassi, con Oracle, Nvidia e Microsoft in calo di oltre il 2,5%.
Ciononostante, l’impennata degli ordini di infrastrutture per l’intelligenza artificiale ha continuato a sostenere il settore.
ASIA IN RIBASSO
Le borse asiatiche hanno registrato un calo a causa dei rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran, che hanno smorzato le speranze di un accordo di pace.
Gli elevati prezzi dell’energia hanno mantenuto in primo piano le pressioni inflazionistiche e le preoccupazioni sui tassi di interesse.
Anche le deboli prospettive di Broadcom hanno inciso negativamente sul sentiment nel settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale a livello globale.
VALUTE E BITCOIN
L’EUR/USD si mantiene a ridosso di 1,1600, ancora sopra i supporti chiave, mentre il dollaro si rafforza per via del ritorno del risk-off. Tuttavia, questa avversione al rischio resta latente e non evidente se si osserva, ad esempio, l’indice VIX, ancora fermo a 16 punti.
Nel frattempo, l’USD/JPY si è avvicinato pericolosamente ai 160 yen per dollaro, livello considerato da molti come possibile soglia di intervento della Bank of Japan, anche se finora non si sono visti interventi.
I rendimenti dei titoli di Stato mostrano un decennale giapponese al +2,66%, il che lascia pensare che stavolta la BoJ potrebbe dover alzare il costo del denaro oppure intervenire sul mercato dei cambi.
Il cambio GBP/USD (Cable) rimane sopra 1,3400, ma per ora non riesce a superare quota 1,3510.
Il franco svizzero resta stabile contro euro e dollaro, rispettivamente a 0,9180 e 0,7920. Anche AUD e NZD rimangono nel trading range degli ultimi giorni, a dimostrazione di cambi generalmente neutrali rispetto alle vicende mediorientali e geopolitiche.
In calo invece il Bitcoin, che si conferma un asset speculativo: tende a salire nei momenti di appetito per il rischio e a scendere in fasi di risk-off. La discesa ha toccato i 61.000 dollari, il livello più basso da fine febbraio.
ADP IN RIPRESA
Negli Stati Uniti, le imprese private hanno aggiunto 122.000 posti di lavoro netti a maggio 2026, il valore più alto da gennaio 2025. Il dato si confronta con i 105.000 di aprile (rivisti al ribasso) ed è superiore alle previsioni di 117.000.
Gli aumenti occupazionali si sono registrati nei settori dell’istruzione e dei servizi sanitari (+57.000), oltre che nel commercio, trasporti e servizi di pubblica utilità (+36.000).
Le aziende con meno di 50 dipendenti hanno assunto 67.000 persone, quelle con 500 o più dipendenti 40.000, mentre le medie imprese hanno registrato 17.000 nuove assunzioni.
La crescita salariale annua per chi ha mantenuto il proprio impiego si è attestata al 4,4%, mentre per chi ha cambiato lavoro è salita leggermente al 6,6%.
PETROLIO
I prezzi del WTI spot sono scesi nell’ultima seduta dopo tre sessioni consecutive di rialzi. Gli investitori restano vigili rispetto all’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, che continuano a offuscare le prospettive di un accordo di pace e la normalizzazione dei flussi energetici in Medio Oriente.
In seguito all’attacco statunitense a una petroliera vuota diretta in Iran martedì, Teheran ha risposto colpendo basi navali statunitensi in Bahrein e Kuwait, oltre a navi mercantili.
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta cruciale per circa un quinto delle forniture globali di petrolio e GNL, è rimasto ridotto dall’inizio del conflitto.
Tuttavia, alcune fonti indicano che il traffico sia aumentato nelle ultime due settimane, con alcune navi operative in coordinamento con l’esercito statunitense, anche se i volumi restano ben al di sotto dei livelli precedenti al conflitto.
Nel frattempo, i dati dell’EIA hanno mostrato che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite per la sesta settimana consecutiva, avvicinandosi ai minimi operativi.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
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