Marco Malvaldi: “Libri sotto l’ombrellone, i miei suggerimenti”


FOIANO DELLA CHIANA – Un viaggio tra romanzi, saggi, classici e scoperte letterarie raccontato con ironia, intelligenza e leggerezza. È quello andato in scena sabato scorso al Valdichiana Reading, ospitato al Valdichiana Designer Village di Foiano della Chiana, dove lo scrittore Marco Malvaldi e il libraio e curatore della rassegna Davide Ruffinengo hanno portato sul palco “Leggere non serve a niente”, un originale format dedicato ai libri degli altri.

Più che una presentazione tradizionale, un vero e proprio ping pong letterario nel quale i due protagonisti si sono alternati nel suggerire letture, raccontare aneddoti, condividere riflessioni e provocazioni sul significato stesso del leggere oggi. Un titolo volutamente provocatorio che, alla fine dell’incontro, lascia una certezza: leggere serve eccome.

Al termine della serata abbiamo incontrato Malvaldi per approfondire alcuni dei temi emersi durante il reading.

Con le vacanze estive ormai alle porte, la prima domanda riguarda inevitabilmente i libri da mettere in valigia.

«Innanzitutto dei gialli», risponde senza esitazioni. Tra i titoli consigliati c’è Dio di illusioni di Donna Tartt, un romanzo che definisce un giallo anomalo: «Sappiamo fin dall’inizio chi è morto e sappiamo anche chi sono i colpevoli. Quello che ci spinge a leggere è capire come si sia arrivati a quel punto».

Accanto a questo, Malvaldi suggerisce Gli scellerati di Frédéric Dard, «un libro che riesce a nascondere la propria vera natura fino all’ultima pagina, quando improvvisamente tutto cambia prospettiva».

Ma tra le letture più amate compare anche Gentiluomo in mare di Herbert Clyde Lewis, un piccolo classico che racconta la storia di un uomo caduto in mare durante una crociera.

«È un piccolo capolavoro della comicità», spiega lo scrittore. «La situazione è tragica, sappiamo subito che il protagonista è destinato a morire, ma possiamo ridere della sua timidezza, della sua educazione quasi patologica. Non riesce a salvarsi perché non vuole disturbare gli altri chiedendo aiuto. E credo che in quel comportamento ci sia molto di tante persone che conosciamo».

Dal romanzo si passa alle scelte di vita. Durante il reading Malvaldi ha proposto anche La moglie di Darwin di Steven Johnson, un libro che prende spunto dal celebre elenco di pro e contro compilato da Charles Darwin prima di decidere se sposarsi.

«È un libro che parla di una cosa fondamentale eppure quasi mai insegnata: come si prendono le decisioni», osserva. «A scuola impariamo l’algebra, la filosofia, la storia dell’arte. Ma nessuno ci insegna a scegliere».

Una riflessione che porta naturalmente a una domanda: anche non scegliere è una scelta?

«Assolutamente sì. E qualche volta può essere quella giusta. Non sempre possediamo tutte le informazioni necessarie per decidere. In certi casi scegliere significa semplicemente scommettere. E allora la decisione più ragionevole può essere aspettare».

Tra i libri presentati nel corso del reading ce n’è uno che affronta uno dei temi più discussi del nostro tempo: l’intelligenza artificiale. Un argomento che Malvaldi affronta senza entusiasmi ingenui ma anche senza pregiudizi.

«L’intelligenza artificiale spesso vince perché è velocissima», osserva. «Bisogna imparare a conoscerla e capire come funziona. Questi sistemi lavorano su base statistica: producono la risposta più probabile, non necessariamente quella corretta».

Per lo scrittore il rischio è attribuire a questi strumenti caratteristiche che non possiedono.

«Pensano, ma pensano in maniera diversa da noi. E soprattutto dobbiamo essere consapevoli che non esistono garanzie assolute. Le famose leggi della robotica di Asimov appartengono alla fantascienza. Non possiamo imporre a un’intelligenza artificiale di non fare mai qualcosa di dannoso. Per questo è fondamentale comprenderla invece che limitarci a subirla».

Naturalmente il dialogo tocca anche il suo ultimo libro, L’uomo vestito di arancione, una raccolta di racconti che riporta il lettore nell’universo del BarLume.

«Per me il BarLume è casa», racconta sorridendo. «È la mia comfort zone. È un mondo nel quale torno volentieri perché so che mi divertirò a scrivere. E se mi diverto io, il resto viene dopo».

Ma il cuore dell’incontro resta il rapporto tra chi scrive e chi legge. Perché uno scrittore affermato decide di dedicare uno spettacolo ai libri degli altri?

La risposta di Malvaldi arriva quasi naturale.

«I libri degli altri sono molto più importanti dei miei. Prima di tutto per una questione numerica: grazie al cielo si leggono molti più libri di quanti se ne scrivano. E poi c’è una frase di Borges che mi ha sempre colpito: diceva di essere più orgoglioso dei libri che aveva letto che di quelli che aveva scritto».

Da qui nasce una riflessione che rappresenta forse il messaggio più profondo della serata.

«Leggere è più importante che scrivere. È leggendo che alleniamo l’empatia, l’astrazione, la capacità di entrare nella mente degli altri. Quando leggiamo viviamo esperienze che non abbiamo vissuto, incontriamo persone che non conosceremo mai e attraversiamo mondi che non esistono. Noi passiamo gran parte della vita a cercare di allungarla. Leggendo facciamo qualcosa di diverso: la allarghiamo».

E allora viene spontaneo chiedersi come interpretare il paradosso di un Paese che legge sempre meno ma che continua a organizzare festival, incontri e rassegne dedicate ai libri.

«Forse proprio questi eventi nascono da un bisogno», riflette Malvaldi. «Se aiutano le persone a leggere di più è un bene. Ma anche leggere meglio è importante. Perché leggere male, leggere solo libri destinati a essere dimenticati, rischia di essere un’occasione persa».

Infine, una difesa appassionata dell’oggetto libro.

«Comprare un libro è già una scelta culturale. Significa decidere di dedicare soldi e spazio della propria casa a qualcosa che potrebbe servire un giorno a noi, ai nostri figli, ai nostri amici. Un libro continua a esistere anche quando non lo stiamo leggendo. Per questo vale sempre la pena averlo accanto».

Alla fine del pomeriggio il pubblico del Valdichiana Reading saluta Malvaldi e Ruffinengo con un lungo applauso. E il titolo della serata, “Leggere non serve a niente”, appare per quello che è davvero: una provocazione intelligente per ricordarci quanto, invece, la lettura continui a essere uno degli strumenti più preziosi per capire il mondo e noi stessi.


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 Guido Albucci

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