ROMA – Mancano gli elementi concreti per confermare contatti e rapporti diretti tra Cosa Nostra e l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, morto il 12 giugno 2023, e il suo stretto collaboratore Marcello Dell’Utri. Con questa motivazione il gip del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l’archiviazione delle accuse contro Dell’Utri, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Il decreto di archiviazione è stato firmato lo scorso 15 gennaio. Dopo 30 anni si tratta della sesta archiviazione.
MARINA BERLUSCONI: “TEOREMA GIUDIZIARIO COSTRUITO CON IL FANGO”
Critica Marina Berlusconi. La figlia dell’ex premier, citata da Repubblica, dichiara: “Stupisce – e molto – che il decreto di archiviazione del Tribunale di Firenze risalga a gennaio e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o sarebbero bastate cinque ore, se non cinque minuti?”.
“L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze, – continua Marina Berlusconi – mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana, e conferma anche che la sconfitta del referendum di marzo è stata un’immensa occasione perduta per il nostro Paese. Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti, a partire dall’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati. Quella della giustizia resta un’emergenza. La bandiera del garantismo non può e non deve essere ammainata”.
“Tutto questo accanirsi su una tesi insensata – cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia – ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali”, sottolinea Berlusconi.
“È la sesta volta che l’assurda inchiesta di Firenze finisce nel nulla. È la sesta volta che viene archiviata, come sempre su richiesta stessa dei Pubblici ministeri. È un risultato che non stupisce, visto che parliamo di un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico“, conclude.
TAJANI: SEI ARCHIVIAZIONI SMONTANO TEOREMA CONTRO BERLUSCONI E DELL’UTRI
“Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze. Altro che mandanti occulti“, commenta in una nota Antonio Tajani, segretario nazionale di Forza Italia.
“Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia. È indegna di questo Paese la lentezza con cui si è arrivati a questa conclusione, e disgustoso l’accanimento con il quale si è cercato di neutralizzare politicamente il fondatore di Forza Italia e il suo partito. Finalmente giustizia è fatta, ma è incredibile che una decisione presa il 15 gennaio diventi pubblica soltanto adesso”, prosegue Tajani. “Tutto questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia fondamentale la nostra battaglia per una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini”, conclude il vicepremier.
CRAXI (FI): VERITÀ SU BERLUSCONI SI AFFERMA SU TEOREMI INFONDATI
“L’archiviazione disposta dal Gip di Firenze rispetto alle accuse nei confronti di Dell’Utri nell’inchiesta sulle stragi di mafia del 1993, non è soltanto un atto giudiziario: è l’ennesima conferma di una verità che ha dovuto attendere decenni per affermarsi su sospetti e distorsioni ideologiche dei fatti. Si è cercato di dare vita a una ricostruzione che coinvolgesse Silvio Berlusconi in una pagine buia della nostra storia recente”, aggiunge la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi.
“Ora- dice ancora- è finalmente chiaro a tutti che non c’era alcun elemento a sostegno di quelle accuse. Tutto questo dovrebbe indurre a una riflessione seria su ciò che comporta il trasformare un’ipotesi in una condanna senza appello. Tutti coloro che hanno cavalcato in questi anni il pregiudizio e i teoremi a discapito della realtà, oggi dovrebbero davvero interrogare le proprie coscienze”.
DEBORAH BERGAMINI (FI): ARCHIVIAZIONE CHIUDE PAGINA DI BUGIE
“L’archiviazione delle accuse su Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri per le stragi di mafia del 1993 costituisce la fine, doverosa, di una pagina di bugie e mistificazioni. Un accanimento giudiziario durato oltre un trentennio che ha fornito l’occasione a molti diffusori di veleno per alimentare sospetti presso l’opinione pubblica”, scrive in una nota Deborah Bergamini, vice segretario nazionale di Forza Italia.
“Peccato che il Presidente non possa vedere riconosciuto il pieno ristabilimento di una verità che lui e noi tutti abbiamo sempre conosciuto e difeso. Resta una certezza: questo stillicidio di false accuse, amplificate da una certa stampa ideologizzata e giustizialista e dalla maggior parte della sinistra, ha purtroppo impresso un freno all’opera di cambiamento che questo grande leader ha impresso al Paese. Senza i decenni di persecuzione basata su accuse stravaganti, la sua opera riformatrice sarebbe stata ancora più importante”, conclude Bergamini.
MULÈ: ORA ANCHE PIÙ ACCANITI ODIATORI BERLUSCONI SE NE FARANNO RAGIONE
“Nel lungo catalogo delle infamità, nel grande libro del disonore che si è cercato di scrivere con inchiostro fasullo contro Silvio Berlusconi l’accusa di aver avuto con Marcello Dell’Utri un qualsiasi ruolo nelle stragi di mafia degli anni Novanta supera di gran lunga qualsiasi altra ignominia. Per questo, la sesta archiviazione su quei fatti è sintomatica di un accanimento legato al pregiudizio nei confronti del fondatore di Forza Italia. L’impegno antimafia vero e reale di Berlusconi e dei suoi governi è testimoniato da leggi e provvedimenti che hanno segnato la storia della lotta contro Cosa Nostra. Forse, finalmente, anche i più accaniti odiatori dopo sei archiviazioni inizieranno a farsene una ragione“, dice il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
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