Prima osservare, poi decidere. Vincenzo Trione inaugura così la sua presidenza alla Triennale di Milano, scegliendo una linea di prudenza operativa ma anche di ambizione culturale. Al termine della prima riunione del nuovo Consiglio di amministrazione, che lo ha designato alla guida dell’istituzione milanese, il neo presidente ha spiegato di volersi prendere un mese per entrare davvero nei meccanismi di una realtà che non considera paragonabile ad altri modelli culturali italiani.
“Io credo che sia importante prendersi un mese per studiare questa macchina unica, complessa, totalmente diversa rispetto a quelle che esistono nel nostro Paese. In fondo, a differenza di Biennale, questa è un’istituzione che non si spegne e si accende, ma è sempre viva, è una sorta di grande centrale elettrica sempre in movimento e ha delle peculiarità”, ha dichiarato Trione come riferisce Ansa. La formula è già un’indicazione di metodo: niente annunci immediati, nessuna rivoluzione proclamata il primo giorno, ma un lavoro di lettura interna dell’istituzione. Una centrale elettrica, appunto: immagine non banale per un luogo che vive di mostre, design, architettura, teatro, ricerca, relazioni internazionali e produzione culturale continua.
“Ripensamento nella continuità” dopo la presidenza Boeri
Il passaggio di consegne arriva dopo gli otto anni di presidenza di Stefano Boeri. Trione ha scelto di riconoscere esplicitamente il peso della gestione precedente, ma ha anche indicato la necessità di aprire una nuova fase. “Triennale va studiata, compresa, valorizzata ulteriormente nel segno da un lato della continuità con la gestione precedente”, ha spiegato. Poi il riferimento diretto al lavoro di Boeri: “La presidenza di Stefano Boeri ha avuto un ruolo rilevante e credo che bisogna farne tesoro, ma al tempo stesso le istituzioni hanno bisogno di un ripensamento nel segno della continuità e quindi prenderemo tutto il tempo necessario, un mese, non di più, per avere un’idea più completa”.
La linea, dunque, non è quella della discontinuità muscolare. Piuttosto, un tentativo di ripensare la Triennale senza negarne l’eredità recente. Continuità e revisione: una coppia di parole che, nelle istituzioni culturali, spesso viene usata per dire tutto e il contrario di tutto. Qui Trione sembra volerla legare a un obiettivo preciso: trovare una filosofia complessiva, non limitarsi a gestire un calendario.
Non “eventi spot”, ma un racconto unitario
Il punto più significativo riguarda proprio l’identità futura della Triennale. Trione ha detto chiaramente di non immaginare un’istituzione fondata su singoli appuntamenti slegati tra loro. “A me non piacerebbe che la Triennale fosse di eventi spot o di mostre spot, ma che ci fosse un racconto unitario”, ha affermato. Il nuovo presidente ha poi indicato una possibile direttrice di lavoro: “L’idea di mettere in dialogo architettura e design con l’arte contemporanea sarà sicuramente un asset decisivo, ma anche con la musica, le scienze, le tecnologie”.
È una visione coerente con il profilo di Trione, che arriva alla presidenza con un percorso costruito tra critica d’arte, curatela, università e istituzioni culturali. Professore ordinario di Arte e media e di Storia dell’arte contemporanea all’Università Iulm di Milano, è stato preside della Facoltà di Arti e turismo dal 2015 al 2024, coordinatore del Dottorato di ricerca in Visual and Media Studies dal 2016 e, dal 2023, direttore del Center for Media and Visual Studies.
Nel suo curriculum figurano anche il ruolo di commissario della XIV edizione della Quadriennale di Roma nel 2003, la direzione generale di Valencia 09-Confines. Pasajes de las artes contemporaneas nel 2009 e la curatela del Padiglione Italia alla 56esima Biennale di Venezia, arti visive, nel 2015. Dal 2013 al 2020 ha diretto il Dipartimento di ricerca e formazione del Museo d’arte contemporanea Madre di Napoli e dal 2020 al 2024 è stato presidente della Scuola dei beni e delle attività culturali del ministero della Cultura.
Michele De Lucchi verso un ruolo nella nuova Triennale
Tra i nomi che potrebbero accompagnare il nuovo corso c’è anche quello dell’architetto Michele De Lucchi, per il quale era circolata l’ipotesi di una sorta di direzione artistica. Trione non ha confermato una formula precisa, ma ha lasciato intendere che il coinvolgimento ci sarà. “Non è confermato”, ha chiarito il neo presidente. “Michele De Lucchi è una figura assolutamente straordinaria e quindi avrà un ruolo, stiamo lavorando, ci stiamo confrontando, non è ancora definito, ma sicuramente avrà un ruolo decisivo nella vita della Triennale dei prossimi quattro anni”. Anche in questo caso, la prudenza lessicale nasconde però una scelta già politicamente e culturalmente rilevante: De Lucchi, se davvero avrà un ruolo decisivo, potrà diventare una delle figure chiave nella ridefinizione dell’identità della Triennale.
Il ministro Giuli: “Nomine di alto livello”
Sulla nomina è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha espresso soddisfazione per l’esito della prima riunione del nuovo Cda. “Le mie congratulazioni al nuovo Presidente della Fondazione La Triennale di Milano, Vincenzo Trione, e al nuovo Consiglio di Amministrazione che oggi si è riunito per la prima volta”, ha dichiarato. Giuli ha poi sottolineato il valore istituzionale della scelta: “In modo speciale ringrazio il Cda per aver accolto in modo unanime la proposta del ministero della Cultura, a conferma di una scelta intonata alla collaborazione e alla concordia fra tutti i rappresentanti di un’istituzione culturale così importante come la Triennale, vanto della cultura milanese, italiana e globale”.
Il ministro ha ringraziato anche i soci della Fondazione, “Comune di Milano, Regione Lombardia e Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, per aver contribuito a creare il clima ideale per una nomina di tale livello”. A tutti, ha concluso, “vanno i miei migliori auspici di buon lavoro”.
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