La guerra in atto a Gaza giuridicamente non era un GENOCIDIO, almeno fino a due anni fa. Ma che cosa è successo in seguito? Quali azioni intraprese hanno comportato delle importanti modifiche rispetto ai parametri di sicurezza della popolazione che vive e viveva a Gaza?
Innanzi tutto la posizione politica: la vicinanza della popolazione di Gaza ad Hamas ha causato un avvicinamento alla cultura del terrorismo, trasformando, in seguito alla “Grande Alluvione”, i cittadini maggiorenni in combattenti passivi, ovvero scudi umani, rispetto alle dinamiche di guerra, protettori dei terroristi, giuridicamente parlando. In questo modo è stata targettizzata la maggioranza della popolazione maggiorenne di Gaza rendendo lecite molte operazioni, ma ciò non esclude le conseguenze sul piano civile.
Il caso de Luca è emblematico
Per questo motivo citiamo quello che ha cambiato attualmente la guerra a Gaza. Erri de Luca è intervenuto alla presentazione dell’anteprima del Festival di Salerno definendone l’applicazione al conflitto una “distorsione storica e verbale”, il che era assolutamente vero fino a che non sono state rase al suolo le abitazioni dei palestinesi arabi in Gaza e sono stati deportati i civili più volte da un campo a una casa, poi dai campi (di accoglienza) alla strada.
Erri De Luca era intervenuto anche sul significato del termine SIONISMO, perché spesso è stato usato come sinonimo di colono, inteso come conquistatore, mentre a riguardo dello Stato di Israele, in questo caso, come ha ben detto De Luca, il sionista difende un territorio conteso. Sarebbe dunque non per mire espansionistiche, ma per propria ambizione di determinazione e difesa. Quella zona geografica è già formalmente terra politica senza un vero e proprio Stato palestinese, sulla carta: una situazione che in occidente si continua ad ignorare, ma che non può essere ignorata, nel momento in cui gli interlocutori credibili e gli attori politici palestinesi non sono liberi.
Quando ci si trova a valutare un’operazione militare, in genere, si tende a dare molta importanza al destino dei civili, ma questo non accade a Gaza: lì pare sempre che sia una terra di nessuno, ma anche se politicamente la Palestina non è divisa e riconosciuta, la terra, almeno, è di chi l’abita.
La questione Israelo Palestinese, non ha soluzioni, è religiosa, è un or/or
La Terra di Israele era un luogo sacro per gli ebrei, tanto che attualmente hanno cambiato registro, sia a causa del potenziale armamento dell’Iran, che per la difficile situazione creatasi con i paesi del Medio Oriente e della Repubblica sovietica, dove oramai non si riesce più a fare mediazione. Sempre meno facile riuscire a capire che cosa sta succedendo, perché, dopo anni di guerra, siamo oramai circondati da oltre 5 anni di guerra in Ucraina e da oltre 2 anni di guerra in Palestina.
Leggono i giornali e accendono radio e televisione per hobby, non per informarsi
Nemmeno essere una giornalista, persona con una posizione senza dubbio migliore, per quantità e qualità di informazioni ricevute, rispetto alla media, consente di trovare un modo per parlare del problema e di farlo presente. Possiamo scrivere tutto quello che vogliamo, ma – di fatto – sono più le persone che leggono le bollette, il prezzo del gasolio e della benzina al distributore, il prezzo delle patate, del pane e della verdura di importazione, rispetto a chi legge i report di guerra, il numero dei morti, le aree geografiche a rischio. Non c’è una spiegazione diversa, altrimenti avremmo tutti i giorni sui quotidiani, non le class action dei consumatori, ma le proposte politiche per le pacificazioni nei territori contesi, le soluzioni civilistiche, gli aiuti umanitari in consegna, etc..
Quante volte abbiamo scritto il numero impietoso di vittime, in questi due conflitti, sia in Europa che in Palestina? Non è valso a nulla, non abbiamo sentito tuonare le parole dell’ONU delle Nazioni Unite, non abbiamo sentito nessuno pronunciarsi per la protezione e l’accoglienza di minori e adolescenti, tra i politici, ma nemmeno si è parlato di aprire corridoi umanitari perché i civili possano vivere in cittadelle prefabbricate, mentre IDF e Israele potevano condurre le loro azioni militari.
Cambiamenti fondamentali geopolitici
In questo modo, a distanza di quasi 3 anni, Israele è diventato il nemico pubblico, quasi invisibile agli occhi anche la sua di libertà, visto che anche in questo Stato, vivere, è diventato difficile, a causa del continuo rischio di essere attaccati dall’Iran, a sua volta oggetto di attacchi da parte americana.
In questo delicato contesto sembra di vivere in una distopia, che è il risultato del nostro vaneggiamento politico, la mancanza di una linea: se rispetto al nemico pubblico Putin l’Europa ha deciso stoicamente di far saltare accordi e anche condotti per il gas, non è accaduto lo stesso in Iran, dove per logica gli americani avrebbero dovuto stoicamente riparare su alternative al greggio. Invece qui emerge l’enorme differenza tra il vecchio continente e il nuovo continente.
Europa e Stati Uniti corrono su binari opposti
Ecco, signori, in mezzo a che pasticcio ci troviamo: da una parte l’Europa, i cui prezzi stanno superando l’immaginazione, specialmente per i petroli e per i beni alimentari; dall’altra gli Stati Uniti d’America, che intendono procedere nell’esacerbazione del conflitto, che attualmente è in fase di stallo e che onestamente non può più essere risolto a colpi di dichiarazioni su Truth o di post su X.
Se il conflitto in Ucraina è alla sua massima espressione, perché le perdite russe sono interminabili, il conflitto a Gaza si è notevolmente silenziosamente espanso e attenzione, perché Libano, Palestina, Gaza, Cisgiordania, Iran, non sono solamente espressioni sulla carta geografica, come poteva essere considerato lo Stato palestinese, ma sono enti giuridici, Stati, probabilmente la situazione è già oltre la gestibilità.
Studenti, classi politiche emergenti, intellettuali, si stanno sempre più indignando della “figura” che sta facendo l’Europa, che non esprime uno, che sia uno, interlocutore autorevole, per essere presente su tutti i media del mondo, uno il cui parere conti, come contava il parere del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, prima di spuxxanarci.
Quando parlavano De Gasperi, Andreotti, Berlusconi, Monti, il resto del mondo stava in ascolto. Da tempo abbiamo perso il carisma, dall’elezione di Renzi, Grillo, Conte abbiamo totalmente perso credibilità a livello internazionale, ma Meloni ha una gavetta di 40 anni, non è una politica di primo pelo, come si direbbe: la credibilità e l’affidabilità dell’Italia sono crollate?
La politica è bassa, perché si fa sui social, non nelle sedi dedicate
Probabilmente uno dei motivi sta nel fatto che, per molto tempo, sono state definite assurde pretese, al Governo, che hanno preso il posto delle scelte politiche di caratura, che erano quelle che servivano: discussioni grosse per questioni minuscole, che vanno dalla sempre verde discussione sulla costruzione del Ponte dello Stretto di Messina, alla sempre meno credibile capacità di intervenire nelle città per la questione della sicurezza e del degrado.
Mettono le tasse per il turismo, ma mancano le case per chi lavora e vive grazie al settore del turismo: l’idea è che il Governo sia anni luce da una linea. Fosse che non fosse, ma le case servono anche a chi lavora, non solo a chi soggiorna per turismo.
Dal rifiuto di usare i giusti termini, ossia che siamo in una fase di economia di guerra, alla volontà di chiudere i porti per i migranti, l’emergenza che attualmente non c’è. Il mancato sostegno governativo alle operazioni di creazione di una difesa comune europea, per liberarci dal ganglio della NATO e consentire una vita militare indipendente, che non finanzi altri stati, per l’acquisto delle armi, ma che investa per la propria sicurezza, prima di tutto. E così via.
Fino a che la stampa produrrà pagine e pagine, ore e ore di discussioni sterili, che vanno dalla spettacolarizzazione degli omicidi di ragazze, dove il Modello Garlasco è un copyright con garanzia di introiti, alle sfide politiche sul modello Shlein contro Meloni, alle crociate sproporzionate contro singoli cittadini o famiglie, vedasi i gossip contro la Famiglia del Bosco, ormai riconosciuta a livello universale, o casi come Belen, sempre in rotocalco anche quando non sta facendo nessuna trasmissione, allora possiamo dire che la stampa è defunta.
Disposti a impegnarsi, ma solo a colpi di like e di flash mob
L’impressione è che per gli italiani sia più importante avere l’ultimo modello di una corta di cornetto scaramantico, un orologio da taschino prodotto da due marchi, uno pop ed uno classy, che si sono corteggiati, rispetto alla protezione dei minori a Gaza. Ci sono poche proteste per difendere la pace, troppo poche anche per difendere l’ambiente, e il problema è che la maggior parte dei partecipanti alle già poche discese in piazza per Gaza o per l’ambiente, sono in gran parte gli stessi che corrono a fare la benzina dove costa meno, senza rinunciare, sono gli stessi che ogni due anni cambiano il telefono o comprano le auto elettriche o i pannelli solari, senza pensare che poi tutto questo è da smaltire, sono gli stessi che se possono comprano sui siti come Sh e T perché costa poco. I giovani. I nostri poveri giovani. A loro abbiamo dato tutto quello che non serviva, tranne la cartina geografica per orientarsi.
Il giornalismo è morto, ma nemmeno i social sono proprio in ottima salute.
Martina Cecco
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