Quaranta giorni di vertici, missioni diplomatiche e possibili decisioni militari. Giorgia Meloni entra in una fase particolarmente delicata della politica estera italiana, segnata dalla guerra in Ucraina, dal conflitto in Iran, dalle tensioni con Washington e dalla richiesta americana di un maggiore impegno europeo nella difesa.
Il calendario prevede il G7 in Francia, il Consiglio europeo a Bruxelles, il vertice Nato di Ankara e la riunione della Coalizione dei Volenterosi a Parigi. Prima ancora, il governo dovrà chiarire in Parlamento la propria posizione sulle missioni internazionali e sull’eventuale coinvolgimento italiano nello Stretto di Hormuz.
Il G7 e il Consiglio europeo
Meloni sarà a Évian-les-Bains dal 15 al 17 giugno per il vertice del G7. Subito dopo raggiungerà Bruxelles per il Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.
Sul tavolo dei leader europei ci saranno la guerra russa contro l’Ucraina, gli sviluppi in Medio Oriente, la difesa comune, la competitività, le migrazioni e il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione.
La premier illustrerà la posizione italiana nelle comunicazioni al Parlamento previste prima degli appuntamenti internazionali.
Roma dovrà spiegare fino a che punto intenda sostenere le iniziative militari europee e quali limiti voglia porre all’impiego di uomini e mezzi italiani.
Crosetto a Washington per incontrare Hegseth
Uno dei passaggi più significativi sarà la missione del ministro della Difesa Guido Crosetto a Washington, prevista il 15 giugno.
Al Pentagono dovrebbe incontrare il segretario americano alla Difesa Pete Hegseth. Il colloquio servirà a discutere di Nato, Ucraina, Iran, basi americane in Italia e aumento delle spese militari europee.
L’obiettivo politico è anche quello di attenuare le tensioni emerse negli ultimi mesi tra Roma e l’amministrazione Trump.
Crosetto ha descritto i contrasti come una discussione all’interno di una famiglia: quando viene pronunciata una frase sgradita, si evita di esasperare lo scontro e si continua a lavorare insieme.
Le tensioni tra Roma e Washington
I motivi di frizione non sono mancati.
Donald Trump ha criticato la posizione italiana sulla guerra in Iran, mentre il governo Meloni ha mantenuto una linea più prudente rispetto alle operazioni militari e all’ipotesi di un conflitto prolungato.
Anche la presenza delle basi americane sul territorio italiano e il loro possibile utilizzo nelle operazioni internazionali rappresentano temi sensibili.
Il governo vuole preservare il rapporto strategico con gli Stati Uniti, ma deve contemporaneamente evitare l’immagine di un’Italia trascinata automaticamente in ogni scelta militare americana.
Hegseth chiede agli europei di riarmarsi
Durante le commemorazioni dello sbarco in Normandia, Hegseth ha nuovamente invitato gli alleati a investire maggiormente nella propria difesa.
Gli Stati Uniti continueranno a esercitare una funzione di guida, ha sostenuto, ma gli europei devono assumersi responsabilità maggiori e restare al fianco di Washington.
Il messaggio è coerente con la linea dell’amministrazione Trump: l’America non intende più sostenere quasi da sola i costi della sicurezza europea.
Hegseth ha inoltre legato il tema della difesa a quello delle migrazioni, utilizzando parole molto controverse sugli arrivi via mare sulle coste di Italia, Spagna, Grecia e Bulgaria.
Crosetto propone un’Europa continentale della difesa
Il ministro italiano condivide la necessità di rafforzare la capacità militare europea, ma immagina un progetto più ampio rispetto alla sola Unione europea.
Crosetto propone una struttura continentale che comprenda anche Regno Unito, Norvegia, Turchia e Ucraina.
L’obiettivo sarebbe costruire un pilastro europeo più forte all’interno della Nato, capace di sostenere maggiormente la sicurezza del continente senza rompere il rapporto con gli Stati Uniti.
Secondo il ministro, anche l’Alleanza atlantica dovrebbe sviluppare legami più stretti con Paesi come Australia, India, Giappone, Corea del Sud e Brasile.
Il nodo dei fondi Safe
Il progetto di rafforzamento militare si scontra però con le risorse disponibili.
L’Italia aveva chiesto di poter utilizzare 14,9 miliardi di euro di prestiti europei del programma Safe, destinato agli investimenti comuni nella difesa.
Le ultime valutazioni del governo avrebbero ridotto il ricorso effettivo a circa 5 miliardi.
La scelta riflette la prudenza del Ministero dell’Economia davanti a nuovo debito pubblico e la volontà politica di non concentrare tutte le risorse disponibili sugli armamenti.
Crosetto considera invece il programma indispensabile per colmare le carenze delle Forze armate e sostenere l’industria italiana della difesa.
Martedì il confronto in Parlamento
Martedì 9 giugno Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani saranno ascoltati dalle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
I due ministri riferiranno sulla prosecuzione delle missioni già in corso e sull’eventuale partecipazione italiana a nuove operazioni internazionali nel 2026.
Il confronto sarà particolarmente importante perché diverse ipotesi militari non sono ancora diventate decisioni ufficiali.
Il governo dovrà chiarire obiettivi, costi, rischi, regole di ingaggio e basi giuridiche di ogni eventuale missione.
L’ipotesi dei dragamine nello Stretto di Hormuz
Tra gli scenari allo studio c’è l’impiego di navi dragamine italiane in una futura missione per la sicurezza dello Stretto di Hormuz.
Il passaggio è strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas ed è diventato uno dei punti più delicati del conflitto iraniano.
L’Italia potrebbe contribuire alla rimozione di ordigni e alla sicurezza della navigazione soltanto dopo la cessazione delle ostilità e all’interno di una missione dotata di regole chiare.
Ogni partecipazione dovrebbe comunque essere sottoposta al Parlamento.
Non si parla quindi, allo stato, di un ingresso immediato dell’Italia nella guerra, ma di una possibile operazione successiva di sicurezza marittima.
Unifil e il futuro della missione in Libano
Crosetto ha chiesto alle Nazioni Unite anche una revisione della missione Unifil nel Libano meridionale.
Secondo il ministro, il contesto operativo è radicalmente cambiato e i caschi blu non possono continuare a lavorare con strumenti e regole pensati per una situazione precedente.
L’Italia propone un rafforzamento del mandato, nuove regole di ingaggio e un sostegno maggiore alle Forze armate libanesi.
L’obiettivo è evitare un vuoto di sicurezza nel sud del Libano e impedire una nuova escalation tra Israele e Hezbollah.
Il vertice Nato di Ankara
Il 7 e 8 luglio i leader dell’Alleanza atlantica si riuniranno ad Ankara.
Il vertice dovrà affrontare l’aumento delle spese militari, la produzione industriale della difesa, il sostegno all’Ucraina e il rapporto tra Stati Uniti ed Europa.
Per Meloni sarà un appuntamento particolarmente delicato. Dovrà dimostrare affidabilità atlantica senza accettare automaticamente ogni richiesta americana.
Il governo italiano sostiene la Nato, ma chiede che l’aumento degli investimenti venga distribuito nel tempo e comprenda anche infrastrutture, sicurezza energetica, cybersicurezza e resilienza civile.
L’Ucraina e la Coalizione dei Volenterosi
Roma osserva con cautela anche le iniziative della Coalizione dei Volenterosi.
La riunione prevista a Parigi il 14 luglio dovrebbe discutere delle future garanzie di sicurezza per Kiev e dell’eventuale presenza di contingenti europei dopo un cessate il fuoco.
Il governo italiano continua a sostenere l’Ucraina, ma non ha aderito all’ipotesi di inviare soldati sul territorio ucraino.
Negli ambienti governativi prevale inoltre uno scarso ottimismo sulle possibilità di una rapida soluzione diplomatica, dopo il rifiuto di Vladimir Putin di incontrare Volodymyr Zelensky.
L’appello del Papa al negoziato
Nel dibattito è entrato anche Papa Leone XIV, che ha invitato la comunità internazionale a spingere per la ripresa del negoziato.
Il governo italiano ha registrato il richiamo del Pontefice, pur riconoscendo che al momento le posizioni di Mosca e Kiev restano molto distanti.
La Russia ritiene di poter migliorare la propria posizione sul campo. L’Ucraina chiede invece nuove armi, sanzioni e garanzie occidentali.
In questo scenario, l’Italia cerca di mantenere contemporaneamente il sostegno a Kiev, il rapporto con Washington e uno spazio per una futura iniziativa diplomatica.
Meloni davanti a scelte decisive
La fitta agenda internazionale non sarà soltanto una sequenza di incontri.
Nei prossimi quaranta giorni l’Italia dovrà decidere quanto investire nella difesa, quali missioni sostenere, come gestire il rapporto con Trump e quale ruolo assumere nei negoziati sull’Ucraina e sull’Iran.
Meloni proverà a presentarsi come ponte tra Europa e Stati Uniti. Ma il margine di equilibrio si restringe ogni volta che Washington chiede più armi, gli europei discutono di truppe e le guerre si avvicinano alle rotte commerciali e alle basi militari italiane.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Anna Buono
Source link






