Ancona, 7 giugno 2026 – “Con cinque euro di elemosina ho comprato un Gratta e Vinci e ho vinto mezzo milione. Per dieci anni non avevo niente, adesso posso solo dire: Italia grazie” È la storia di Imagbe Ehizomwengie, 36 anni, nigeriano e residente a Falconara. Ha attraversato il deserto, è stato sequestrato in Libia, è arrivato in Italia su un barcone. Per quasi dieci anni ha vissuto senza documenti, chiedendo l’elemosina. Poi un’incredibile svolta sotto forma di un biglietto vincente da 500mila euro. Una fortuna che non ha potuto incassare direttamente perché senza permesso di soggiorno. Oggi, dopo la sentenza del Tribunale di Ancona che gli ha riconosciuto il diritto alla protezione speciale, ripercorre il suo viaggio. Imagbe, partiamo da quel giorno. Ma davvero quel Gratta e Vinci lo aveva comprato con i soldi dell’elemosina?
“Sì, ho comprato un biglietto da cinque euro. In quel periodo mi mantenevo facendo l’ambulante e chiedendo l’elemosina fuori da un supermercato. E ho tentato la fortuna. Lunedì farò una festa in un locale a Falconara. Sono tutti invitati”.
Il locale comprato con la vincita
Chi arriva davanti alla stazione di Falconara cercando il negozio comprato con la vincita da 500mila euro rischia quasi di non notarlo. Nessuna grande insegna, nessuna vetrina appariscente. Solo un piccolo locale affacciato sulla via Flaminia, stretto tra un money transfer e un kebab. Una porta a vetri, qualche scaffale all’interno e il cartello di un operatore telefonico. È qui che una parte della clamorosa vincita da mezzo milione di Imagbe Ehizomwengie, 36enne nigeriano, è stata investita per costruire il suo futuro. Ieri, però, quella porta era chiusa. Imagbe non c’era. Era a Roma, dove aveva raggiunto il suo avvocato dopo la sentenza che gli ha riconosciuto il diritto al permesso di soggiorno per protezione speciale.
Il racconto del negoziane Omar
Davanti al locale, invece, c’erano i passanti. Gente che va e viene dalla stazione, pendolari, commercianti, clienti dei negozi vicini. Molti avevano già letto la notizia. A raccontare chi è davvero quel ragazzo che oggi tutti cercano sono soprattutto le persone che frequentano ogni giorno questo pezzo di città. A pochi metri di distanza c’è il negozio di Omar Faruq, 40enne del Bangladesh, l’uomo che quell’attività l’ha venduta al cugino di Imagbe. Si occupa del money transfer, un’attività piuttosto redditizia e usata dagli stranieri per spedire i soldi guadagnati in Italia alle loro famiglie. “Io lui non lo conoscevo personalmente – racconta -. Avevo messo il cartello per vendere il negozio. Un suo amico mi ha detto: ‘Guarda che il mio amico ha vinto dei soldi e vuole comprare qualcosa’. Così ci siamo messi d’accordo”. La trattativa, spiega, è stata semplice.
“Adesso ha il negozio. È una cosa bella”
Di fianco, tra chi lavora e chi passa ogni giorno davanti a quella vetrina senza insegna, c’è anche Javed Akbar, 26enne del Pakistan, che gestisce il kebab della zona.
Non conosce bene Imagbe, lo ha incrociato poche volte, ma il giudizio nei suoi confronti è di grande affetto. “Sì, è bravo. È un lavoratore. Tutti loro sono brave persone”. Quando gli si fa notare che quei soldi, invece di finire in auto di lusso o vacanze, sono stati investiti proprio lì, nel quartiere, è contento. “È una cosa bella. Noi siamo felici quando una persona vince qualcosa e investe qui, per lavorare, per fare una cosa utile alla città”. Poco più avanti c’è David Okhuelegibe 45enne, connazionale di Imagbe, uno che la zona la vive e che con lui ha condiviso chiacchiere e incontri. “Sì, lo conosco. Sono contento per lui, perché no?”. Le parole sono poche, ma sincere. “Adesso ha il negozio. È una cosa bella”. Ed è proprio il contrasto tra la grandezza della storia e la normalità del luogo a colpire chi arriva fin qui.
Il passato di Imagbe
Perché il simbolo di una vincita da mezzo milione di euro non è una villa o una macchina sportiva, ma una piccola attività davanti alla stazione, senza nemmeno un’insegna. Imagbe non ha pensato di scappare col malloppo, ma ha investito sul suo futuro, nella città che lo ospita e alla quale evidentemente deve molto. Questo atteggiamento gli è valso il “premio” del permesso di soggiorno. Secondo quanto emerge dal ricorso presentato al Tribunale di Ancona, Imagbe era arrivato in Italia nel 2016 dopo essere fuggito dalla Nigeria, aver attraversato il Niger e la Libia, dove racconta di essere stato anche sequestrato.
Una vincita che cambia la vita
Per quasi dieci anni ha vissuto senza documenti, mantenendosi con lavori saltuari, vendita ambulante ed elemosina. Proprio con cinque euro raccolti così ha comprato il Gratta e Vinci che gli ha cambiato la vita. Una fortuna che, però, si è trasformata subito in un problema. Senza permesso di soggiorno non avrebbe potuto incassare direttamente il premio e si è affidato a un connazionale. Da lì sarebbero nati dissapori e discussioni, fino all’accordo che ha consentito al cugino di acquistare questa attività commerciale, e anche un’altra in provincia di Latina, dove oggi Imagbe spera di lavorare stabilmente. Ieri, però, qui c’era solo la serranda abbassata. Nessun festeggiamento, nessuna ostentazione. Soltanto qualche passante che si fermava a guardare quella vetrina anonima chiedendo: “È questo il negozio del ragazzo che ha vinto?”. La risposta arriva quasi sempre da chi lo conosce. “Sì, è quello. È un bravo ragazzo. Siamo contenti per lui”.
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