Arte, online la più grande piattaforma digitale sui manoscritti di Leonardo


L’Ambasciata d’Italia a Londra – in collaborazione con il Museo Galileo e il Ministero della Cultura – ha ospitato il lancio di una nuova piattaforma online che riunisce per la prima volta dopo oltre 400 anni le due principali raccolte di scritti e disegni di Leonardo da Vinci. Consultabile da oggi, 8 giugno, all’indirizzo teche.museogalileo.it/leonardo, Leonardotheka costituisce la più vasta risorsa digitale al mondo dedicata ai manoscritti vinciani. A coronamento di un progetto decennale ideato da Museo Galileo e sviluppato in partnership con il Royal Collection Trust, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e la Biblioteca Leonardiana di Vinci e realizzato grazie all’impegno di illustri studiosi e degli esperti IT, circa 3.500 pagine di manoscritti di Leonardo, rimaste separate sin dalla fine del XVI secolo, sono state finalmente riunite. Leonardotheka offre una nuova prospettiva sul pensiero, la visione e il metodo di lavoro di Leonardo. Grazie al restauro digitale di una parte dei fogli, la piattaforma evidenzia la connessione esistente tra gli studi scientifici e i disegni figurativi del Genio toscano, arbitrariamente separati da Pompeo Leoni alla fine del ‘500. Il Museo Galileo ha promosso la collaborazione tra varie istituzioni – integrando le competenze dei massimi esperti mondiali con le conoscenze accumulate in secoli di studi – con l’obiettivo di ampliare l’accesso alla ricca eredità di Leonardo attraverso una piattaforma pubblica.

Leonardotheka riunifica i 1.119 fogli del Codice Atlantico – la più vasta raccolta di scritti di Leonardo facente capo ad un unico corpus, custodita presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana – con il più importante nucleo di disegni figurativi, anatomici, paesaggistici e naturalistici del Genio di Vinci, ovvero i circa 550 fogli della Royal Collection di Windsor. Queste due collezioni – provenienti originariamente dal medesimo insieme di manoscritti vergati da Leonardo dalla metà degli anni Settanta del Quattrocento fino alla sua morte nel 1519 – sono oggi digitalmente ricongiunte in una piattaforma accessibile a tutti. Alla morte di Leonardo, Francesco Melzi – il suo ultimo allievo – ereditò tutti i manoscritti. Questi ultimi finirono poi nelle mani, però, dello scultore aretino Pompeo Leoni, che smembrò taccuini e fogli sciolti, distribuendo il materiale così ottenuto in due album: nel primo – il più consistente – collocò illustrazioni e scritti relativi ad argomenti tecnici e scientifici, riservando il secondo agli studi artistici e figurativi. All’inizio del XVII secolo Polidoro Calchi, genero di Leoni, ereditò i manoscritti e vendette l’album più corposo, in seguito denominato Codice Atlantico, al conte Galeazzo Arconati, che lo donò alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana nel 1637. L’altro album, contenente i lavori figurativi, fu portato in Inghilterra negli anni venti del Seicento ed entrò a far parte della Royal Collection intorno al 1670, probabilmente come dono destinato a re Carlo II. La nuova versione di Leonardotheka ha consentito la ricomposizione di 50 manoscritti, grazie all’inserimento di piccoli frammenti conservati a Windsor all’interno delle pagine del Codice Atlantico, ripristinandone così il loro contesto originale. Questo risultato è frutto di un lavoro complesso, che ha richiesto l’analisi delle dimensioni e della preparazione della carta, dei mezzi di scrittura e delle filigrane – tutti elementi disponibili come filtri all’interno di Leonardotheka. Una ricostruzione particolarmente significativa ha consentito di riaccostare il disegno di un cavallo (foglio 912345r della Royal Collection) a un appunto sul monumento equestre tardoantico del Regisole a Pavia (foglio 399r del Codice Atlantico). Il foglio così ripristinato ‘fotografa’, con ogni probabilità, il momento in cui Leonardo concepì il bozzetto per il cavallo destinato all’ambizioso, e mai completato, monumento equestre dedicato a Francesco Sforza. Gli avanzati strumenti di Leonardotheka consentono agli utenti di navigare nel labirinto delle carte di Leonardo grazie a dati minuziosi sulle proprietà fisiche e materiali (le filigrane sono state acquisite e digitalizzate da Haltadefinizione, tech company di Gruppo Panini Cultura) e sulle tecniche di scrittura e disegno. La piattaforma contiene inoltre link a fogli correlati, trascrizioni, note critiche, indici tematici e bibliografie, inclusi quelli ai materiali della biblioteca digitale del Museo Galileo.

L’Ambasciatore Fabio Cassese, che ha aperto la conferenza “Leonardotheka, an innovative tool for the study of Leonardo’s codices” all’Ambasciata d’Italia a Londra, ha dichiarato: “L’importanza di Leonardo trascende i confini nazionali. Leonardo non appartiene soltanto all’Italia, ma al patrimonio culturale e scientifico dell’intera umanità. La sua opera rappresenta l’incontro straordinario tra arte e scienza, immaginazione e capacità di osservazione, creatività e razionalità. Per questo, progetti come Leonardotheka rivestono un’importanza cruciale, che va ben oltre la ricerca accademica. La collaborazione tra il Museo Galileo di Firenze, il Royal Collection Trust di Windsor e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano costituisce un esempio virtuoso di questo spirito di cooperazione e dimostra come istituzioni di Paesi diversi possano lavorare insieme per rendere la conoscenza più accessibile, interconnessa e viva”.

Paolo Galluzzi, Presidente Emerito ed ex Direttore del Museo Galileo, ideatore e responsabile scientifico della Leonardotheka, ha commentato: “Leonardotheka è uno strumento che mette a disposizione degli studiosi del mondo intero inaudite possibilità di esplorazione dell’enorme e prezioso tesoro di informazioni contenuto nei manoscritti di Leonardo da Vinci. Grazie all’ accordo di collaborazione scientifica del Museo Galileo con la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e il Royal Collection Trust, Leonardotheka 2.0 consente l’esplorazione integrata del Codice Atlantico e del prezioso complesso dei fogli vinciani conservati presso la Royal Library a Windsor. Questo strumento innovativo segna l’avvio di una nuova ed estremamente promettente stagione di studi sull’eredità artistica, scientifica e letteraria del Genio di Vinci”.

Michele Ciliberto, Presidente dell’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, Firenze, ha sottolineato: “Leonardotheka 2.0 è un lavoro di grande importanza che favorirà lo sviluppo degli studi leonardiani, su nuove basi. Grazie al Museo Galileo, all’avanguardia in Italia e sul piano internazionale nel delineare nuove prospettive di indagine su protagonisti della cultura umanistica e rinascimentale, questo rivoluzionario progetto non contribuisce solo a rimettere a fuoco nella sua forma originale un autore complesso come Leonardo, ma contribuisce alla nuova interpretazione, in corso ormai da alcuni anni, di quest’epoca cruciale nella storia dell’Europa. Attraverso innovativi strumenti digitali progettati per analizzare i testi originali, Leonardotheka 2.0 renderà possibile questa sfida”.

Roberto Ferrari, Direttore Esecutivo del Museo Galileo, ha rimarcato: “Leonardotheka rappresenta un precedente ineludibile che dimostra come le istituzioni culturali possano e debbano mantenere la proprietà intellettuale delle proprie iniziative digitali, resistendo alla tentazione di delegare tali responsabilità a piattaforme commerciali. Questo modello si pone in deliberato contrasto con due tendenze altrettanto riduttive: la proliferazione di biblioteche digitali generiche, che privilegiano la quantità dei contenuti a scapito della profondità scientifica, e il crescente tentativo di trasformare l’eredità di Leonardo in una risorsa commerciale, mascherata sotto la veste rispettabile della cosiddetta ‘industria culturale’. In un’epoca di rapidissima evoluzione dell’intelligenza artificiale, questo progetto ci ricorda che il vero valore degli studi umanistici digitali risiede nella volontà delle istituzioni scientifiche di assumersi la responsabilità diretta di plasmare gli strumenti attraverso cui il nostro patrimonio comune viene esplorato e compreso”.

Il Museo Galileo – Istituto e Museo di Storia della Scienza, fondato nel 1925, dal 1930 ha sede a Palazzo Castellani, un edificio sulle rive dell’Arno risalente all’XI secolo. Le sue raccolte di rilevanza mondiale contano oltre 5.000 strumenti scientifici databili dall’XI al XIX secolo, provenienti in massima parte dalle collezioni medicea e lorenese. È un centro internazionale di ricerca e documentazione. Progetta e produce esposizioni che esplorano le relazioni tra scienza, tecnologia e arte.


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