Smartphone e pc più cari, la corsa all’intelligenza artificiale riapre la crisi dei chip – JUORNO.it / IL GIORNO


La crisi dei semiconduttori non è finita. Ha cambiato volto. Dopo la grande emergenza degli anni della pandemia e una fase di parziale normalizzazione, il mercato globale dei chip torna sotto pressione. Questa volta il motore principale è la corsa all’intelligenza artificiale, che assorbe enormi quantità di componenti, memoria, capacità produttiva e investimenti.

Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ha sintetizzato la situazione con parole nette: tutto scarseggia, la domanda è altissima e questa condizione potrebbe durare per diversi anni. Il messaggio è chiaro: la fame di potenza di calcolo per data center, server IA, smartphone evoluti e computer di nuova generazione sta ridisegnando l’intera filiera tecnologica.

Il risultato arriva fino ai consumatori: dispositivi più costosi, modelli economici più difficili da produrre, scorte più fragili e una distanza crescente tra prodotti di fascia alta e prodotti accessibili.

Memorie sempre più care, smartphone sotto pressione

Il punto più delicato riguarda la memoria. Carl Pei, cofondatore e amministratore delegato di Nothing, ha segnalato che la memoria è diventata uno dei componenti più costosi negli smartphone moderni, arrivando in alcuni casi a pesare più del processore o del display.

È un cambio di equilibrio importante. Per anni la competizione si è giocata soprattutto su fotocamere, schermi e processori. Ora, invece, l’aumento dei costi di RAM e storage diventa una variabile decisiva. Se la memoria costa di più, aumenta il costo industriale del telefono. E se il costo industriale sale, il prezzo finale tende a crescere.

Negli ultimi dodici mesi molti modelli di fascia alta hanno già registrato rincari. La tendenza potrebbe proseguire anche nel 2027, soprattutto se la domanda dei grandi data center continuerà ad assorbire una parte rilevante della produzione globale.

Il mercato si divide tra modelli economici e premium

La pressione sui componenti rischia di spaccare ancora di più il mercato degli smartphone. Da un lato ci sono i modelli economici e di fascia media, tradizionalmente collocati tra i 200 e i 500 euro, dove ogni aumento di costo pesa molto sui margini. Dall’altro ci sono i dispositivi premium, più cari, nei quali i produttori possono giustificare il prezzo con nuove funzioni di intelligenza artificiale, fotocamere evolute e processori più potenti.

Secondo gli analisti di Counterpoint, nel primo trimestre del 2026 le spedizioni globali di chip per smartphone sono diminuite rispetto all’anno precedente, con un impatto rilevante sui segmenti entry level e mid range. La crisi delle memorie penalizza soprattutto i prodotti più accessibili, perché su quei modelli è più difficile assorbire aumenti di costo senza alzare il prezzo al pubblico.

In controtendenza restano le fasce alte, dove Apple, Samsung e altri grandi produttori possono contare su economie di scala, architetture proprietarie e un maggiore controllo sulla filiera.

L’IA diventa la giustificazione dei rincari

La nuova generazione di smartphone viene sempre più presentata come “AI ready”. Le funzioni di intelligenza artificiale richiedono processori più potenti, più memoria, maggiore efficienza energetica e integrazione profonda tra hardware e software.

Per i produttori è una necessità tecnica, ma anche una leva commerciale. In un mercato spesso povero di vere sorprese, l’intelligenza artificiale diventa il grande argomento per convincere gli utenti ad acquistare modelli più recenti e più costosi.

La conseguenza è evidente: gli smartphone di primo prezzo rischiano di restare indietro, sia per disponibilità sia per capacità di supportare le funzioni più avanzate. L’innovazione, almeno nella prima fase, potrebbe concentrarsi sui modelli premium, lasciando ai dispositivi economici una dotazione più tradizionale.

Apple e Samsung puntano sul controllo della filiera

In questo scenario, chi produce o progetta una parte rilevante dei propri chip parte avvantaggiato. Apple ha costruito negli anni una filiera fondata su processori proprietari e integrazione stretta tra hardware e sistema operativo. Samsung, a sua volta, ha una presenza rilevante nella produzione di componenti e memorie.

Il vantaggio non è soltanto tecnologico. È anche strategico. Avere maggiore controllo sulla progettazione dei chip permette di ridurre alcune dipendenze esterne, ottimizzare i costi e programmare meglio i lanci dei prodotti.

Il nuovo MacBook Neo di Apple, basato su chip A18 Pro, segnala proprio questa direzione: usare architetture già mature, nate per dispositivi mobili, anche su computer portatili più accessibili. È una scelta che può aiutare a contenere alcuni costi, valorizzare piattaforme esistenti e rafforzare l’integrazione dell’ecosistema.

Anche i pc vanno verso prezzi più alti

La tensione non riguarda soltanto gli smartphone. Anche il mercato dei pc e dei notebook deve fare i conti con memorie più care, componenti più difficili da reperire e domanda crescente di macchine capaci di gestire funzioni di intelligenza artificiale.

Gli analisti di Idc segnalano che i produttori potrebbero faticare a mantenere scorte adeguate fino alla fine del 2027. I prezzi, di conseguenza, rischiano di restare sotto pressione. Il successo commerciale di alcuni marchi, a partire da Apple, può mascherare il problema generale, ma non lo elimina: l’intero comparto resta esposto a una filiera più costosa e più instabile.

La prospettiva è quella di un mercato in cui i consumatori troveranno computer più potenti, più orientati all’IA, ma anche meno convenienti rispetto al passato.

Geopolitica e sovranità tecnologica

La crisi dei semiconduttori non è soltanto industriale. È geopolitica. La produzione mondiale resta concentrata in pochi grandi poli, con un ruolo centrale dell’Asia e in particolare di Taiwan, Corea del Sud, Cina e Singapore. Le tensioni internazionali, i conflitti regionali e la competizione tra Stati Uniti e Cina rendono più fragile ogni passaggio della catena di fornitura.

Per questo l’Europa parla sempre più spesso di sovranità tecnologica. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori esterni e rafforzare la capacità produttiva sul territorio europeo. Il Chips Act europeo e le nuove proposte di aggiornamento vanno in questa direzione.

Anche l’Italia prova a ritagliarsi uno spazio. L’accordo con Silicon Box per il sito produttivo di Novara, dedicato ai semiconduttori e al packaging avanzato, viene presentato come una tappa importante per costruire una filiera più solida nel Paese.

La tecnologia del futuro costerà di più

Il paradosso della nuova rivoluzione digitale è che l’intelligenza artificiale promette servizi più potenti, dispositivi più intelligenti e sistemi più efficienti, ma nel breve periodo contribuisce ad aumentare i costi dell’hardware.

La domanda dei grandi data center spinge verso l’alto il prezzo delle memorie. I produttori di smartphone e pc devono scegliere se assorbire i rincari, ridurre i margini o scaricare una parte del costo sui consumatori. La strada più probabile è una combinazione di tutte e tre le soluzioni, con effetti diversi a seconda delle fasce di mercato.

La nuova crisi dei chip non significa necessariamente scaffali vuoti come negli anni peggiori della pandemia. Significa, però, una tecnologia meno scontata, meno economica e più dipendente dagli equilibri globali. Smartphone e pc continueranno a evolvere. Ma l’era dei prezzi stabili potrebbe essere finita.


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 Anna Buono

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