Che Donald Trump fosse ossessionato dal denaro era noto, così come che fosse fallito più volte con le sue operazioni immobiliari al di là di ogni ragionevole rischio. Era lecito quindi immaginarsi che, una volta alla Casa Bianca, potesse avvantaggiarsi di informazioni privilegiate per compiere operazioni sui mercati “a colpo sicuro”, ossia manipolando il mercato a piacimento.
L’insider trading consiste nella compravendita di strumenti finanziari da parte di un insider, cioè di una persona che, in virtù della posizione che ricopre, è a conoscenza di informazioni privilegiate che vengono appunto utilizzate per ottenere un profitto. Definiamo aggiotaggio o manipolazione del mercato il reato che consiste nell’alterare artificiosamente il prezzo di merci o di strumenti finanziari. Viene commesso diffondendo notizie false o compiendo operazioni simulate allo scopo di trarre un profitto ingiusto.
È notizia di qualche settimana fa che Donald Trump – ne ha parlato per primo il Wall Street Journal, definito dal presidente Usa “nemico del popolo” – nel primo trimestre del 2026 ha compiuto oltre 3.700 operazioni di Borsa (trades su titoli azionari, Big Tech, petrolio), conoscendo gli effetti delle sue dichiarazioni sull’inizio e sulla fine della guerra all’Iran, che ha bloccato lo stretto di Hormuz e infiammato il prezzo del petrolio, andato ben sopra i 100 dollari.
3.711 operazioni in 3 mesi (informazione resa disponibile, “disclosed”, da Trump l’8 maggio) – 66 giorni lavorativi – significa ben 56 operazioni al giorno (un’enormità), realizzate dai gestori per suo conto. In trasparenza Trump ha dichiarato l’acquisto di Oracle (controllata dal suo amico miliardario Larry Ellison) il 12 gennaio, pochi giorni prima che Oracle finalizzasse l’acquisto delle attività Usa del social media TikTok. Alcuni mesi dopo Trump spinge affinchè la Paramount Skydance (controllata dalla famiglia Ellison) conquisti la Warner Bros. Discovery (che controlla anche la Cnn).
L’operazione caratterizzata dal maggior conflitto di interesse è stata per Trump l’acquisto di azioni per alcuni milioni di dollari di Dell Technologies il 10 febbraio, pochi mesi dopo il conferimento da parte della famiglia Dell di 6,2 milioni nella “Trump Account Initiative”, un progetto per consentire più facilmente gli investimenti da parte dei neonati americani. L’8 maggio Trump non riesce a contenersi e invita i risparmiatori a comprare azioni Dell – “go out and buy Dell” -, un caso clamoroso di manipolazione del mercato. Trump ha investito anche in Meta (holding di Facebook), Nvidia (il cui amministratore delegato Jensen Huang è salito poche settimane fa sull’Air Force One con Trump per andare in Cina a chiudere contratti con il presidente cinese Xi Jinping), Microsoft, Amazon, Boeing e il gruppo di consegne a domicilio Doorwash.
La vignetta di Ellekappa su Repubblica è stata formidabile. Trump con un sacco di banconote intorno a sé e dollari in bocca dice: “Nessuno sa se attacco o non attacco, è un segreto tra me il mio broker”. E ancora Trump: “…li sterminiamo, forse no, vogliamo l’accordo, li facciamo saltare in aria, magari domani… e anche per oggi ci siamo guadagnati la pagnotta”. Siamo in piena cleptocrazia. Le regole valgono per tutti, ma non per lui. C’è qualcuno più uguale degli altri come nella Fattoria degli animali di George Orwell. Infatti la Corte Suprema a maggioranza ha sancito che il presidente degli Stati Uniti non è perseguibile per i reati commessi durante il mandato.
Nelle lezioni di Sistema Finanziario in università si insegna il ruolo delle autorità di vigilanza sui mercati, in primis della Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità che vigila sui mercati statunitensi, fondata nel 1934 dal presidente Franklin Delano Roosevelt tramite il Securities and Exchange Act, all’indomani della crisi del 1929 nell’ambito del New Deal.
Il presidente della Sec è Pauk S. Atkins è stato nominato da Trump nella primavera 2025 ed è noto per essere favorevole all’innovazione finanziaria e alle criptovalute. Sul sito www.sec.gov fa sorridere il payoff: “We make markets work better. We’re the agency the protects investors from misconduct, promotes fairness and efficiency”. Cosa fa la Sec per promuovere l’efficienza e la correttezza in presenza di un presidente degli Stati Uniti che approfitta della sua posizione e della sua potenza d’impatto sui mercati per guadagnare per sé e la sua famiglia? Mistero.
Idem per l’altra Watchdog Agency, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC), la cui missione è di promuovere l’integrità e la resilienza del mercato americano dei derivati attraverso una regolamentazione appropriata. Secondo diversi osservatori, tra cui la senatrice Elisabeth Warren, ha ridotto le sue azioni di enforcement. La CFTC dal 22 dicembre 2025 è guidata da Michael Selig, un avvocato che in passato ha assistito società attive nel mercato delle criptovalute e delle piattaforme predittive (definite allo stesso Selig “macchine della verità”).
Sono ben lontani i tempi della Sec dove si propugnava il market egalitarism, ossia la parità dei punti di partenza conoscitiva per tutti coloro che partecipano alle contrattazioni sul mercato azionario. Nell’ormai classico di Guido Rossi Trasparenze e vergogna (Il Saggiatore), uscito nel maggio 1982 – a un mese dall’assassinio di Roberto Calvi presidente del Banco Ambrosiano sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra il 18 giugno 1982 – il giurista ghisleriano si affidò all’antropologia per distinguere le due culture: le guilt cultures e le shame cultures: società di colpa e società di vergogna: “Nelle società di “colpa” ai membri del gruppo sono imposti divieti e la sanzione per la violazione del divieto, sul piano psicologico, è un senso di angoscia e di colpa, alla quale sul piano del diritto fa riscontro la pena…Diverse invece le società di vergogna, nelle quali ai membri del gruppo più che imporre divieti si propugnano modelli positivi di comportamento; nelle quali solo chi si adegua al codice sociale proposto gode della pubblica stima e nelle quali la perdita di tale pubblica stima (una sorta di moderna infamia) è sanzione così forte da comportare di fatto l’esclusione dell’indegno dal gruppo…Ben più della sanzione penale sarà, infatti, efficace la demou phemis cioè la “voce popolare”: quella voce che già gli eroi omerici temevano, poiché capace di fare un uomo un eroe come Achille o un vile come Tersite; quella stessa voce popolare che nella nuova comunità societaria metterà in moto il meccanismo della vergogna” (pp. 215-6). Purtroppo Guido Rossi non ha avuto ragione. Non siamo affatto avviati verso una comunità societaria sempre più simile a una società di vergogna. La vergogna non esiste più, anzi ci si vanta di essere arroganti e impuniti (Trump: “Non ho pagato la federal income tax? That makes me smart”, 2016).
Il New York Times ha analizzato cosa è successo nei mesi di marzo e aprile 2026, dove abbiamo assistito ai seguenti episodi:
23 marzo: Trump scrive sulla sua piattaforma social Truth di aver rimandato un attacco all’Iran e aggiunge che sono in corso “negoziati produttivi”. Il prezzo del petrolio cala del 10%.
30 marzo: Trump posta su Truth la minaccia di “distruggere completamente” le infrastrutture iraniane. L’indice S&P 500 scende paurosamente.
4 aprile: Trump dà agli iraniani “48 ore prima che scateni l’inferno”.
7 aprile: Trump minaccia: “Un’intera civiltà morirà oggi”, ma poi annuncia la tregua.
C’è da considerare anche l’attività dei familiari di Trump. Il figlio Donald jr, primogenito, è infatti molto attivo sui mercati predittivi, ossia piattaforme online dove si scommette su eventi futuri, per esempio Polymarket e Kalshi, dove è advisor e azionista tramite il fondo di venture capital “1789 Capital”. A fine gennaio 2026 sul Polymarket imperversavano le scommesse – pari a 385 milioni di dollari – sulla nomina di Kevin Warsh presidente della Federal Reserve. E’ evidente come il figlio di Trump sapesse in anticipo della nomina e abbia potuto scommettere con le carte segnate, sicuro di poter realizzare un guadagno significativo. Poche settimane prima, a inizio gennaio 2026, poche ore prima che l’amministrazione americana comunicasse l’attacco al Venezuela e l’arresto del presidente Nicolas Maduro, su Polymarket un alto ufficiale americano, grazie a informazioni privilegiate aveva puntato 32mila dollari sull’invasione – ritenuto improbabile dal mercato – realizzando una vincita – incassata in criptovalute – pari a oltre 400 mila dollari. Gillian Tett sul Financial Times – Don’t bet Trump will rein in prediction markets, 30 maggio 2026 – sostiene che Trump non farà nulla per limitare le scommesse sulle piattaforme predittive, anzi, e conclude: “Se Trump detterà le regole dello sviluppo, senza punire l’insider trading, mentre la sua famiglia realizzerà profitti, Washington sarà sempre più considerata un casinò corrotto”.
Dove è finita l’integrità, la “fairness” dei mercati e la parità informativa, ossia che tutti gli investitori hanno le stesse informazioni disponibili? Un’analista autorevole, repubblicana, Mona Charen, già nello staff di Ronald Reagan (presidente Usa dal 1981 al 1989) sostiene che “gli Stati Uniti per corruzione avevano superato anche Uruguay ed Emirati. Già prima di questa orgia di saccheggi”.
Un’ulteriore notizia ha reso ancora più surreale la situazione: Trump ha negoziato con l’Agenzia delle Entrate – Internal Revenue Service, IRS – un’immunità perenne per sé e per la propria famiglia. Un assurdo giuridico dove le due controparti sono la stessa persona, creando di fatto un accordo viziato da un gigantesco conflitto di interessi. Anni fa un dipendente di Booz Allen al servizio dell’IRS, diffuse ai giornali alcune dichiarazioni dei redditi, tra cui quella di Trump, che fece causa all’incolpevole IRS chiedendo un indennizzo di 10 miliardi di dollari. Nonostante l’IRS abbia dimostrato in una nota che la richiesta fosse senza fondamento, in cambio del ritiro della causa, Trump ha ottenuto la creazione da parte del Department of Justice di un fondo da 1.8 miliardi di dollari diretto a risarcire le vittime di “unfair investigations” e discriminazioni antitrumpiane. I democratici hanno parlato di uno “Slush fund (fondo nero, ndr) diretto ad arricchire i suoi amici”. Il Financial Times del 22 maggio con un commento titolato “Trump’s egregious deal with his own justice department” ha sottolineato come funzionari del DoJ non hanno escluso che gli indennizzi potrebbero anche andare ai rivoltosi che hanno assaltato Capitol Hill il 6 gennaio 2021 dopo la proclamazione della vittoria di Joe Biden: “a tool for personal vendetta” all’interno di una caduta della “rule of law”. Vedremo se Trump riuscirà a creare questo fondo perché anche i senatori repubblicani hanno forti dubbi
Se andiamo un po’ indietro nel tempo, possiamo vedere come chi ha cercato di ingannare e manipolare i mercati finanziari non abbia fatto una bella fine. Stiamo parlando di Raul Gardini e il gruppo Ferruzzi che nel 1989 realizzarono una drammatica scommessa al Chicago Board of Trade di Chicago. Il 13 luglio 1989 Milano Finanza titolò: “Ferruzzi sotto accusa. Ha gonfiato i prezzi della soia”. Infatti proprio quel giorno il CBOT emanò un emergency order nella convinzione che un operatore di mercato, la Ferruzzi, stesse tentando di “corner the market” nel settore della soia, letteralmente mettere nell’angolo il mercato, cioè assumere una posizione di controllo praticamente oligopolistico che consente a chi si trovasse in questa posizione di determinare i prezzi (leggasi Luciano Segreto, Il costruttore e il giocatore. Serafino Ferruzzi, Raul Gardini e la fine di un grande gruppo industriale, Feltrinelli, 2025). Se il CBOT riservava un tributo speciale a Serafino Ferruzzi ogni qualvolta fosse presente, per Gardini – giocatore di poker, pessimo manager, assolutamente impreparato per il ruolo ricoperto, incapace di pensare in maniera strategica – il venir meno alle regole di correttezza del mercato significò la perdita della reputazione nel mondo oltre a una perdita sul mercato superiore ai 400 milioni di dollari.
Venendo a vicende più recenti, abbiamo visto come il consigliere Stefano Di Stefano, nominato dal Ministero del Tesoro nel consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi, si sia dimesso l’11 febbraio 2026 dopo l’apertura delle indagini a suo carico per insider trading. La Procura di Milano lo ha accusato di presunti acquisti di titoli Mediobanca e Mps prima dell’Offerta pubblica di Scambio lanciata da Mps su Mediobanca, conclusasi poi positivamente. Come scriveva Luigi Spaventa, già presidente della Consob, ”L’azionista di minoranza è sempre esposto a un rischio di taglieggiamento” (Le mele marce della finanza, Lavoce.info, 17 settembre 2002).
Il quadro che esce da queste vicende è da fine dell’impero americano. Lo scrittore Richard Ford ha dichiarato di aver faticato a capire a comprendere Trump, poi “ho capito l’uomo Trump leggendo con grande interesse una biografia di Stalin. Sì, uno è nato povero l’altro nato ricco, ma il temperamento ha similitudini notevoli, l’ego, l’incapacità di tollerare non il dico il contraddittorio ma il dialogo. Stalin faceva ammazzare la gente, Trump non è che uccida direttamente i suoi collaboratori ma di sicuro quando qualcuno lo delude viene cancellato e non torna più nelle sue grazie. Ho capito Trump grazie a un libro su Stalin: questo fa capire come siamo messi” (“Ho capito Trump con un libro su Stalin”, intervista di Matteo Persivale, Corriere della Sera, 28 maggio 2026).
Non c’è alcun dubbio che le intemperanze, l’inaffidabilità, le volgarità di Trump hanno dato un duro colpo all’attrattività degli Stati Uniti, al soft power americano – concetto coniato da Joseph Nye sul finire degli anni Ottanta nel volume Soft power. The means to success in world politics. Gli Stati Uniti saranno capaci di tornare indietro e rinunciare alla demagogia del movimento MAGA? (per valutazioni di questo tipo, si consiglia la lettura di Mario Del Pero, Buio Americano, il Mulino, 2025).
In copertina, President Donald Trump speaks with members of the media before boarding Marine One on the South Lawn of the White House en route to Joint Base Andrews, Maryland, Friday, January 9, 2026. (Official White House Photo by Molly Riley) – Wikimedia Commons.
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Anita Romanello
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