Mamma Maria indossa una maglia di suo figlio, col nome sulle spalle di Yldiz, calciatore della Juventus, che papà Roberto aveva regalato a Joele Nathan, trasmettendogli la passione bianconera. Entrambi i genitori hanno il volto scavato dal dolore quando arrivano alla camera ardente della casa funeraria della Croce Verde dove ieri mattina i familiari, gli amichetti e tante persone hanno voluto dare un primo saluto all’11enne morto giovedì in bicicletta dopo essere stato travolto da un camion dei rifiuti all’attraversamento ciclopedonale fra via Zanichelli e viale Magenta, davanti agli occhi della sorella Elestea, 14 anni e del fratellino Noha, 8 anni, anche loro con lui in bicicletta mentre tornavano a casa dal campo estivo.
Alle 11,30 si aprono le visite. Papà Roberto continua a camminare avanti e indietro davanti all’obitorio, devastato dal dolore, scuotendo la testa e guardando in cielo. Pian piano arrivano tutti i familiari a confortarlo e ad abbracciarlo. Antonio, il nonno materno di Joele, assieme alla zia Marissa Ornella – arrivati dalla Basilicata, regione d’origine della famiglia – cercano di consolarli. E di fare da ‘scudo’. “A Joele piaceva tanto giocare a basket e girare in bicicletta. Erano le sue due passioni più grandi – racconta la zia, sorella della madre del ragazzino – Era un altruista. E quello che è successo, ci piace pensare che nella sua bontà, si sia sacrificato per gli altri affinché cambino quel maledetto semaforo. Lì non deve morire più nessuno…”. Un altruismo che purtroppo, seppur la volontà ci fosse, non è potuto sfociare nella donazione degli organi di Joele Nathan, troppo compromessi dalle lesioni riportate. Nel frattempo, una signora anziana che ascolta il discorso e lì presente per un suo caro defunto, la interrompe e ci tiene a dire: “Povera creatura. Non lo conoscevo, ma mi dispiace tantissimo”.
Nonno Antonio (foto in alto a sinistra, con la maglia rossa, abbracciato da un familiare), lo stesso che nel sit-in organizzato venerdì pomeriggio dall’associazione Tuttinbici nell’incrocio maledetto, ribadisce: “Il nostro bambino purtroppo ormai non torna indietro. Ora è giusto fare qualcosa per gli altri, sistemare la sicurezza in quella strada. Tragedie simili non devono mai più accadere”. Sul conducente del camion per la raccolta della carta che ha travolto fatalmente il nipotino, dice: “Ci affidiamo alle indagini della polizia locale, certo chi ha sbagliato dovrà pagare. Ma non me la sento di infierire, abbiamo saputo che è rimasto sotto choc. Anche io faccio l’autista come mestiere, certo ancora non riesco a capire come non abbia potuto vedere Joele che era alto oltre un metro e settanta, di corporatura robusta e in sella ad una bicicletta. Tra l’altro mi hanno detto gli altri due nipoti, che il camionista lo avevano già visto prima sulla strada mentre andava un po’ forte tanto che gli avevano anche gridato di rallentare. Forse andava di fretta per lavoro, non lo so. Di certo anche la sua vita e la sua famiglia oltre alla nostra, è distrutta. Avrà dispiacere per sempre…”. Il conducente, dipendente di Iren Ambiente che gestisce coi propri mezzi la raccolta differenziata in città, ora è stato messo in ferie dall’azienda, al fine di consentirgli di difendersi essendo indagato per omicidio stradale nel fascicolo aperto dal sostituto procuratore Piera Cristina Giannusa. “Non l’ho visto”, ha detto subito dopo l’incidente, non dandosi pace.
La zia Marissa poi aggiunge: “Di solito i tre fratellini viaggiavano sempre allineati. Quel maledetto giorno, Elestea e Noha erano davanti a Joele. Il camion ha rischiato di tirarli sotto tutti e tre…”. Il nonno poi ha provato a confortare papà Roberto: “Gli ho detto che Joele vivrà sempre in lui. Era la sua fotocopia. Il dolore è atroce, fino ad oggi forse ancora non si rendevano conto di quanto successo e non realizzavano. Ma vedere un figlio o un nipote senza vita in una bara è tremendo. Una sensazione che ho già vissuto due volte. Negli ultimi 15 anni ho perso altri due nipoti…”. E ancora: “Servirà tanto sostegno psicologico per mamma, papà, Elestea e Noha. All’inizio, quando succedono queste disgrazie, non ci si rende conto. Poi più avanti, quando nel quotidiano senti la mancanza di un figlio, si fa dura”.
Infine, nonno Antonio ci tiene a ringraziare la città: “A Reggio abbiamo trovato persone gentili che ci stanno vicine in questi momenti. Non possiamo dire niente su questo, dall’associazione che ha organizzato la manifestazione fino al sindaco e all’assessora Bonvicini. Chiedo loro però nuovamente di risolvere la situazione di quell’incrocio maledetto”.
Intanto alla camera ardente arriva la sorella Elestea, poi comincia il rosario davanti alla bara del piccolo Joele. Un lutto composto, di grande dignità e coraggio. Da qui in poi, per tutta la giornata, è un viavai di persone. Le amiche abbracciano Elestea. Piangono assieme. Poi tanti genitori accompagnano i loro figli, compagni di classe di Joele, chi con un disegnino, chi con una letterina e chi con un fiore, da consegnare alla famiglia e da riporre vicino alla bara. Una mamma porta un grande mazzo di fiori bianchi a nome di tutta la 5ªB della scuola Calvino. Joele Nathan aveva appena ritirato il diploma giovedì mattina. E poi era andato al ‘Grest’ della parrocchia Sacro Cuore dove la sorella Elestea fa l’educatrice. Tantissimi gli amichetti del campo estivo che sono venuti a dare un abbraccio alla famiglia.
Un pensiero gradito è arrivato anche dalla polizia locale, col vicecomandante Nello Monelli che è venuto di persona, insieme ad un collega, ieri mattina in visita alla camera ardente, consegnando una borsina alla famiglia. Mentre sul libro del commiato messo a disposizione dalla Croce Verde fuori dalla camera ardente, piovono ricordi. “Caro Joele, sei stato un grande regalo per noi. Resterai sempre nel nostro cuore”.
Una giornata che ha testimoniato un grande affetto, aspettando domani quando si preannuncia gremita la chiesa del Sacro Cuore dove alle 14 si celebranno i funerali. Joele Nathan sarà lasciato volare in cielo, ma il suo cuore resterà a terra.
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